Recensione di Star Raiders - Recensione

Recensione di Star Raiders di Console Tribe

Purtroppo o per fortuna, nessuno ha ancora trovato il giusto antidoto alla febbre da remake e Atari continua a cavalcarne l’onda. Dopo il rilascio di Yar’s Revenge e l’annuncio di altri titoli in arrivo su Xbox Live Arcade, ci ripropone infatti il celeberrimo Star Raiders in una veste tutta nuova. Probabilmente i più giovani non avranno la pelle d’oca, ma i nostri padri ricorderanno come l’omonimo titolo del ’79 rivoluzionò un genere in soli 8-bit! Sia chiaro, non fu il primo titolo basato sul dogfight tra velivoli, ma si distinse per la grafica e la complessità del gioco. Star Raiders ispirò una serie infinita di cloni e comparve sui primi home computer (Commodore 64, Amstrad CPC e ZX Spectrum) prima di estinguersi nel ’95 con il flop dell’Atari Jaguar. Nonostante tutto, ancora oggi gli vengono riconosciuti dei meriti e nel 2007 è stato inserito nella classifica dei 10 giochi più importanti di sempre dalla Stanford University. I requisiti, ma soprattutto i rischi, per una trasposizione su console di nuova generazione ci sono tutti ed anche chi ha meno familiarità col genere sarebbe tentato dal provare con mano un V.I.P. del red carpet videoludico. Che sia l’ennesimo fuoco di paglia?

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Buoni contro cattivi. Atari contro Zylon. I buoni vincono. Punto.

No, non è una sintesi estrema, né tantomeno ci è passata la voglia di recensire, ma è tutto ciò che vi è dato sapere sulla trama. Avviata la prima partita, un filmato in stile fumettistico vi propinerà cinque personaggi stereotipati, di cui non sentirete più parlare nel corso del gioco, e vi introdurrà alla guerra intergalattica tra la flotta Atari ed i malefici Zylons. Il tutto in una trentina di secondi scarsi, così, alla boia di un Giuda! A meno che non abbiate letto la miniserie a fumetti prodotta dalla DC in concomitanza delle prime copie di Star Raiders (ne dubito fortemente! Ndr), capirete ben poco e verrete catapultati nell’azione. Se la trama lascia il tempo che trova, in compenso le meccaniche di gioco sono abbastanza semplici ed intuitive. Nelle prime missioni-tutorial i comandi verranno illustrati più di una volta affinché anche i più duri di comprendonio possano imparare a manovrare la navicella spaziale. Con questo nuovo titolo Atari resta fedele al genere, sebbene non avremo più la visuale in prima persona ma osserveremo il nostro velivolo dal suo deretano. Ogni mezzo spaziale sarà dotato di due modalità di fuoco: i classici fucili automatici e l’arma secondaria che potrà variare dai fasci al plasma ai missili, passando per gli impulsi elettromagnetici. I vari upgrade saranno acquistabili una volta approdati alla Solaris, la nave madre, tramite dei crediti che conquisterete distruggendo le flotte nemiche o piccoli asteroidi ricchi di metallo prezioso. La vera novità sta nella possibilità di poter assumere tre forme differenti con il proprio bolide, ciascuna avente determinate caratteristiche per affrontare un pericolo specifico. Sostanzialmente, ad una perdita di manovrabilità/velocità corrisponde una potenza di fuoco inversamente proporzionale: nella modalità fighter sarete in grado di muovervi liberamente ed inseguire le navi nemiche, mentre nella forma turret sarete pressoché statici ma dotati di una potenza di fuoco notevole! Ciò vi renderà particolarmente efficaci nell’affrontare fregate e grosse navi da battaglia. Tuttavia, vi basterà affrontare le prime missioni per capire che il gioco non vi offrirà più di tanto. Che si tratti di una missione ricognitiva, offensiva o difensiva, lo scopo è sempre e solo quello: distruggere le navi degli Zylons. La ripetitività straziante del gioco viene aggravata da una scarsa varietà dei velivoli da abbattere (si possono contare sulle dita di una mano! Ndr) e da un livello di difficoltà praticamente assente. Al di là dei limiti di tempo imposti in alcune operazioni, non dovrete curarvi di nient’altro. Grazie ai respawn infiniti e privi di qualsiasi conseguenza negativa, anche ai soli fini statistici, Caronte potrebbe aspettarvi per secoli sulle rive dello Stige senza avere mai il piacere di trasportarvi sulla sponda dei morti. Nel caso in cui terminiate le munizioni e non abbiate voglia di virare verso una stazione di rifornimento orbitante, lasciatevi disintegrare dal primo nemico di turno. Infine, sappiate che non è prevista nessuna modalità multiplayer, dunque non potrete condividere il vostro strazio con un altro povero malcapitato. Mal comune mezzo gaudio? Non stavolta. Nel caso decideste di acquistarlo sappiate che sarà una croce che dovrete portare da soli!

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Lo stretto indispensabile

Già dalla prima schermata avrete un impatto borderline: non saprete decidere tra una grafica effettivamente scadente o ai limiti inferiori delle potenzialità. Fatta eccezione per il brevissimo filmato introduttivo, in cui potremo avere il piacere di ascoltare la voce del nostro pilota nonché godere di artworks fumettistiche, il resto non è poi così gradevole. Il layout dei vari menù di gioco è caratterizzato da riquadri spigolosi e caratteri “lillipuziani” impossibili da decifrare, anche su uno schermo di 17 pollici (a meno che non lo abbiate ad un palmo dal naso)! Questa impostazione minimal, se così vogliamo chiamarla, tenderà a caratterizzare tutti gli aspetti grafici del gioco, a partire dalla telecamera: incollata com’è al retro del velivolo, renderà ogni piccolo movimento al pari di un giro sulle montagne russe, senza la minima percezione della velocità. Che siate fermi o alla massima accelerazione, l’inquadratura non farà una piega! La definizione delle astronavi, così come quella dello spazio circostante, si mantiene ai limiti dell’accettabilità e l’idea di dover avere a che fare sempre con i soliti modelli tridimensionali dopo un po’ stufa. Se da un lato bisogna riconoscere che la caratterizzazione dell’universo è di per sé un’impresa difficile (quindi eviteremo di essere troppo cattivi da questo punto di vista, ndr), sul versante sonoro si poteva fare decisamente qualcosa di meglio. Una musichetta elettronica in loop vi accompagnerà per tutta la durata della vostra odissea, ma ben presto imparerete ad ignorarla tra i rumori assordanti di esplosioni e sparatorie. I pochi personaggi che incontrerete sul vostro cammino, l’ammiraglio ed il generale della flotta, vi passeranno gli ordini senza proferire parola. Un consiglio? Tenete il volume basso…

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Un disco incantato

Eh sì, ci vorrebbe il buon vecchio Arthur Fonzarelli per far ripartire il juke box con uno dei suoi ganci! Ma alla guida del vostro fighter dimenticatevi dei “giorni felici” e preparatevi ad una trentina di livelli pressoché uguali. Oltre alla possibilità di trasformare il vostro velivolo, Star Raiders non offre alternative e la ripetitività renderà insopportabile anche gli elementi già visti. Tutto ciò farà sì che il gioco sembri interminabile, e non nel senso buono! Sconfitti i terribili Zylons, difficilmente vi verrà voglia di una seconda partitella ed in men che non si dica farete piazza pulita sull’hard disk. Nonostante i presupposti per un titolo decente, gli aspetti da migliorare non si contano sulle dita di due mani. Date retta a noi, custodite gelosamente i vostri 800 Microsoft points o al massimo fate della sana beneficenza! Sarebbe stato meglio lasciare una statua commemorativa piuttosto che riesumare il cadavere del titolo originale. Gli zombie lasciamoli a Romero.