Recensione di Sonic the Hedgehog 4: Episode 1 - Recensione

Recensione di Sonic the Hedgehog 4: Episode 1 di Console Tribe

Baldanzoso con i suoi baffetti e la sua salopette blu, Mario l’idraulico continuava a conquistare i cuori di milioni di fan, lasciando che intanto la mascotte dell’allora rivale SEGA (guai a non scriverlo tutto in maiuscolo all’epoca!), tale Alex Kidd, finisse nel dimenticatoio degli eroi in pensione. Era il 1990, e fu allora che, nel tentativo di sovvertire le sorti di questa “rivalità di mascotte” – che poi a ben pensarci oggi Sega e Nintendo paiono amici per la pelle – quei geniacci di Naoto Oshima, Hirokazu Yasuhara e Yuji Naka decisero di dare un taglio al passato, mettendo in piedi un personaggio nuovo, fresco e cool che facesse da testimonial per Sega negli anni a seguire. Fu così che nel 1991 Sonic, un velocissimo porcospino blu antropomorfo, debuttò con il suo primo apprezzatissimo videogame. Uscito per Sega Mega Drive e Master Sistem, Sonic the Hedgehog approdava sul mercato con successo, aprendo ai gamer di tutto il mondo non solo le prospettive di un nuovo personaggio da amare, ma anche un nuovo sistema di platforming che faceva della velocità il suo punto di forza. A ridosso dei vent’anni di età, Sonic ha purtroppo avuto un destino assai meno roseo di quello del suo rivale, tanto che negli ultimi anni nessuno dei titoli dedicatigli (tra cui vario ciarpame a tema racing) pareva esser degno dei fasti originali del porcospino blu. E diteci se non è questo un destino crudele per chi ha fatto la storia del videogame! È certamente con questa coscienza, e con la voglia di rifarsi, che Sega lancia dunque sul mercato quello che è uno dei titoli più attesi di sempre dalla vecchia guardia di videogiocatori. Ebbene sì, dopo ben sedici anni dal terzo capitolo della serie regolare, la società nipponica pubblica finalmente l’atteso Sonic the Hedgehog 4.

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Previsto in tre episodi digitali per tutte e tre le home console. Sonic 4 promette al grande pubblico un ritorno alle origini di tutto rispetto, riportando l’amato porcospino a quella che è la sua dimensione originale: il 2D!
Sarà riuscita Sega, per mezzo del team di sviluppo Dimps, a riportare Sonic alla gloria delle sue origini? Abbiamo provato per voi il primo di questo trittico di nuove avventure dedicate al porcospino blu, chiamato, neanche troppo fantasiosamente, “Episodio 1”. Ora non ci resta che scoprire insieme cosa ne è venuto fuori.

Ritorno alle origini!

Mantenendo tutte le promesse fatte ai fan (ormai arcistufi del Sonic in tre dimensioni) Sega, così come già aveva fatto Capcom per i suoi ultimi Megaman, si è finalmente decisa a rimettere il mondo di Sonic a posto, proponendo al giocatore quello che molto semplicemente, altro non è che un bel platform a scorrimento orizzontale, come tanti ne aveva pubblicati il buon Sonic decine di anni fa. Tutto il gioco in effetti pare sin da subito una sorta di omaggio a quelle che sono le origini di Sonic, attingendo dal passato non solo le meccaniche ma anche le inquadrature, i temi musicali, le animazioni ed i livelli! Il tutto, ovviamente, in una nuova scintillante veste grafica in alta definizione. A bene vedere, infatti, il gameplay di questo Sonic 4 altro non è che il frutto di tutta una serie di cliché cui la serie ci ha abituati, velocità in primis, uniti ad alcune trovate relativamente recenti che non vanno ad intaccare le caratteristiche fondamentali del titolo, quanto piuttosto ad arricchirle. Così, accanto alle frenetiche corse e agli “spinning dash”, Sonic potrà destreggiarsi tra corse su ingranaggi, spari da cannone e, su tutti, performance di platforming aereo attraverso l’arcinoto “homing attack”. Quest’ultimo in particolare (nulla più che un lock-on automatico sui nemici, utile per colpirli da una certa distanza con la sola pressione del tasto di salto), si dimostrerà più utile in quelle sezioni dove una serie di nemici sospesi a mezz’aria potrebbe fare da “ponte” tra una piattaforma e l’altra, e così via. Tutto il gameplay, quindi, risulta un more of the same ripescato appieno dai giochi cardine della serie, il cui risultato (forse proprio per tutto il tempo passato da Sonic 3) non risulta né fastidioso né ridondante, quanto piuttosto decisamente divertente. Il fan avrà infatti per le mani un titolo non molto distante dalle aspettative, mentre il neofita potrà destreggiarsi con quello che è certamente uno dei migliori Sonic editi negli ultimi anni. Tuttavia è indubbio come il prodotto si presenti più come un tributo al fanservice che un vero e proprio reboot, facendo di ogni sua facciata un pretesto – graditissimo – per riportare in auge la memoria storica della mascotte Sega.

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Dunque, così come vent’anni fa il giocatore muoveva i suoi primi, rapidi passi attraverso le colline della leggendaria Green Hill Zone, così i giocatori di oggi cominciano la loro partita mettendo piede sui lussureggianti saliscendi della Splash Hill Zone, vera e propria rivisitazione dei primi livelli di Sonic 1 e 2. Ognuno dei quattro set di livelli ha, in tal senso, qualcosa da dire o ricordare a chi la serie la conosce anche solo vagamente. Persino i bonus stage, da sempre uno dei marchi di fabbrica della serie, altro non sono che la rivisitazione dei primissimi livelli bonus visti ai tempi del Mega Drive in cui, con Sonic al centro in modalità “pallina”, il giocatore potrà “ruotare” il livello attorno al porcospino al fine di recuperare uno dei sette Smeraldi del Caos, in un misto di flipper e pachinko in salsa psichedelica. Non bastasse quest’immensa opera tributaria, persino le musiche, i colori, le animazioni ed i rumori di sottofondo altro non sono che una rivisitazione del passato di Sonic, cui Dimps e Sega hanno sapientemente attinto, confezionando un lavoro che, almeno dal punto di vista estetico, non ha eguali nella storia del porcospino blu.

!==PB==!
Questioni (porco)spinose

“Almeno dal punto di vista estetico”. Così si diceva, ed in effetti sebbene l’estetica di Sonic 4 regali momenti decisamente ispirati, stessa cosa non si può dire per il gameplay che, nonostante un coefficiente di divertimento comunque buono, soffre di alcune magagne tecniche che proprio non possono essere ignorate da chi Sonic lo ama e lo conosce. Partiamo dalla qualità dei controlli, da sempre un aspetto fondamentale di ogni gioco e decisamente basilari in un platform che fa della velocità la sua forza. La sensazione generale è quella di avere le mani un personaggio veloce ma anche estremamente legnoso, soprattutto in quegli istanti in cui Sonic, più che correre, cammina. Infatti Sonic non parte subito in velocità ma diventa sempre più rapido grazie ad un’accelerazione progressiva. Ebbene, mentre nei momenti di corsa il personaggio si controlla abbastanza agevolmente, quando invece Sonic non corre si fanno strada nel giocatore molte perplessità. “Che ti importa” – direte voi – “Sonic è fatto per correre!”. Giusto, vi rispondo io, peccato che il gioco sia sostanzialmente un platform, e far saltare da una piattaforma all’altra un pezzo di legno (magari poi mentre ci sta per cadere qualcosa addosso) non è il massimo del divertimento. In secundis non capiamo bene quale sia la fisica di gestione dei salti, da sempre piuttosto precisa nella serie, e qui misteriosamente soggetta alla pressione della croce direzionale. Prima che ci lapidiate ci spieghiamo meglio: mentre generalmente in QUALSIASI titolo di Sonic, il porcospino seguiva per tutta la durata del salto la direzione iniziale impostata dalla croce, in Sonic 4 questa cosa è vera solo per metà, in quanto se durante il salto, per un motivo o per un altro, si toglie il dito dalla croce direzionale, Sonic si ferma, arrestando il salto lì dove si trova! La cosa probabilmente è stata fatta per agevolare le sezioni di platforming più precise, peccato che in un gioco dinamico come questo, il risultato finale pare piuttosto il contrario, costringendo spesso il giocatore ad una morte becera per una mera questione di mala gestione dei controlli. Dulcis in fundo, proprio mentre si fanno strada i primi adrenalinici momenti di corsa, per motivi astrusi i programmatori hanno ben pensato di frapporre tra Sonic e la sua corsa degli ostacoli ambientali che null’altro fanno che essere inutili. Nel corso degli anni, durante le corse del porcospino poteva giustamente capitare di imbattersi in una trappola, al prezzo di una corsa arrestata prematuramente. Qui invece non abbiamo trappole, quanto piuttosto un muro o un salto particolarmente alti, al più una sezione platform messa lì quasi a caso, cui poi segue di nuovo la corsa che si è appena interrotta. Un peccato, perché il più del level design è architettato magistralmente, con sezioni in cui il gioco si sposta anche verso l’alto in tutta una serie di velocissimi salti acrobatici. Fermare il divertimento fondamentale del gioco, ossia la corsa, aggiungendo al tutto un puzzle poco ispirato o peggio idiota, è qualcosa di decisamente lontano dai primi ideali capitoli. Una scelta discutibile, che non si può comprendere se si pensa invece allo sbalorditivo lavoro fatto dagli stessi Dimps per l’apprezzatissimo Sonic Rush su Nintendo DS.

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Concludiamo dicendo che il gioco risulterà a tutti così semplice che vi capiterà di perdere vite solo di rado. Quest’ultimo aspetto, sposato alla brevità di questo Episodio 1 (completabile in poco meno di 3 ore) ed al fatto che le stesse vite si accumulano con una facilità disarmante, fa crollare quell’ultimo ricordo di un Sonic originale decisamente più duro ed hardcore.

Corse del nuovo millennio

Tecnicamente parlando, vi abbiamo già detto come questo Sonic sia a tutti gli effetti un titolo curatissimo per ciò che concerne ogni aspetto estetico. Così come era in passato, Sonic 4 è un titolo coloratissimo e bello da vedere, il cui stile resta, a distanza di anni, certamente riuscito e gradevole. Anche Sonic, qui non in veste di sprite, ma di vera e propria modellazione poligonale; è decisamente ben fatto e ricalca in pieno tutte quelle che sono le movenze così come le si vedeva nella serie originale. Peccato solo che, per gli arcinoti motivi legati ai controlli, le ottime animazioni sembrino il più delle volte quasi goffe ed impacciate. Il gioco è ovviamente curatissimo nella sua veste in alta definizione, con un Sonic mai così vivido, definito e scintillante. Il tutto accompagnato da un framerate granitico, capace di restare sui suoi passi anche nelle concitatissime sezioni di corsa. Acusticamente parlando, sebbene non si possa contare sul carisma dei brani originali, ogni tema è ispirato alle musiche dei primi tre capitoli, con un risultato decisamente soddisfacente ed azzeccato. Completamente rimasterizzati ma fedelissimi all’epoca 16 bit sono, invece, i suoni, rumori e varie, che contribuiscono ancor di più a riallacciare, almeno idealmente, Sonic 4 alla serie originale.

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Prospettive

A conti fatti, cosa possiamo dire di questo Sonic the Hedgehog 4?
Innanzitutto ciò che ci ha deluso, più che i controlli, è stato il livello di difficoltà e la scarsa longevità. Soprattutto se si pensa che il solo primo episodio è venduto al “modico” prezzo di circa 13 euro! Certo, grazie agli Smeraldi del Caos (che come sempre uno può scegliere di collezionare o meno) un minimo di fattore di rigiocabilità è garantito, tuttavia parliamo di qualcosa di veramente infimo se accostato a 3 ore scarse di gioco. Avevamo aperto l’articolo con una domanda: “Sarà riuscita Sega, per mezzo del team di sviluppo Dimps, a riportare Sonic alla gloria delle sue origini?”
Mai sentenza fu più ardua, soprattutto per chi si accosta a questo Sonic 4 dopo anni di attesa. Da un lato abbiamo un titolo tutto sommato divertente, seppur sin troppo breve, dall’altro tutta una serie di imprecisioni e scelte sbagliate che pesantemente influiscono su quello che è l’indice generale di gradimento. Sonic 4 è, insomma, un titolo imperfetto, fatto in egual misura di alti e bassi, e forse proprio per questo incapace di accostarsi ai primi meravigliosi capitoli. Nonostante ciò, parliamo del gioco più vicino all’idea dei Sonic originali e proprio per questo paradossalmente capace di accostarsi ai primi capitoli.
“Ma come?! Prima dici una cosa e poi dici il contrario?!”
Ebbene sì, caro lettore, per chi scrive questo Sonic non può che essere classificato come un paradosso. E si sa, sciogliere un paradosso è impossibile, si tratta di una mera questione di prospettive. E le prospettive non possono che variare da persona a persona. Sonic c’è, questo è certo, che poi dobbiate gioirne o meno potete deciderlo soltanto voi. Fan o no.