Recensione di Sniper: Ghost Warrior - Recensione

Recensione di Sniper: Ghost Warrior di Console Tribe

Il vento mi accarezza delicatamente il viso ricordandomi che sono ancora vivo. In lontananza sento il vivace canto degli uccelli, ancora del tutto ignari del colpo che sto per esplodere. Mi sdraio lentamente sul manto erboso di questa collina dimenticata da Dio e dal mondo; riesco a malapena a percepirne l’umidità, la stessa che mi ricorda, proprio come il vento, di essere ancora vivo. Stringo forte tra le mani il fucile e inizio ad inquadrare il bersaglio. Sudo freddo, d’improvviso non sento più nulla, silenzio assoluto. Entro in simbiosi col mirino del mio Dragunov: adesso è la mia vista e il mio passaporto per la salvezza. L’indice della mia mano destra tituba sul grilletto e trema, conscio dell’imminente boato risolutore. Ho l’affanno e il cuore comincia a galoppare sempre più forte: non c’è altro tempo da perdere, non posso fallire. Trattengo il respiro, inquadro nuovamente il bersaglio e faccio fuoco. Sono salvo.
Questa è la mia vita, il mio lavoro. Peccato che mi tocca farlo in Sniper: Ghost Warrior…

Destinazione: Isla Trueno

Dopo lo scarso successo riscosso dal primo capitolo, gli sviluppatori di City Interactive hanno pensato bene di imbracciare nuovamente il fucile e di riprovarci, proponendo questa volta Sniper: Ghost Warrior.
Impersonando il sergente Tyler Wells, tiratore scelto dei Marines, verremo inviati in missione nelle giungle della fittizia Trueno, un’isola dell’America latina vittima del regime dittatoriale di un tiranno senza scrupoli. Il nostro compito sarà quello di rovesciarne le sorti aiutando i pochi ribelli rimasti in gioco ed eliminando i nemici, uno dopo l’altro. Per riuscirci saremo equipaggiati con una speciale mimetica che ci confonderà tra la vegetazione, grazie alla quale potremo così fronteggiare una minaccia che meglio di noi conosce l’ambiente circostante. La nostra priorità è di infliggere un colpo letale alla dittatura sfruttando le nostre capacità di cecchino e sopravvivendo alla violenza degli assalti ravvicinati vestendo i panni di un membro di una squadra d’assalto della Delta Force, determinata a liberare l’isola dall’oppressore.

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Pensa, prima di sparare, pensa…

Una volta avviato il gioco, ci troviamo dinanzi ad un menu decisamente convenzionale – senza infamia e senza gloria – pronto a darci il benvenuto e a gettarci nel bel mezzo dell’azione attraverso la selezione delle due modalità disponibili: Giocatore Singolo e Multigiocatore.
Scegliendo la prima, così come avviene in tutti gli FPS, prenderemo parte alle varie missioni che di fatto compongono la campagna principale del gioco, della durata complessiva di circa dieci/dodici ore (dipende dal livello di difficoltà selezionato e dalla vostra temerarietà).

Così come accennato brevemente poco sopra, nel corso della campagna saremo chiamati a vestire i panni sia di un tiratore scelto che di un soldato appartenente alla squadra d’assalto; questo alternarsi, come potete immaginare, non fa altro che incidere sull’approccio di gioco rendendolo praticamente camaleontico e in parte persino slegato da quelle che sono poi le reali intenzioni dell’ultima fatica dei ragazzi di City Interactive. Ad ogni modo il cecchino ricoprirà un ruolo di primaria importanza dall’inizio alla fine, caratterizzando a conti fatti l’esperienza globale che il titolo ha da offrire. Laddove l’infinita schiera dei moderni FPS propone un gameplay frenetico e decisamente incentrato sull’azione, Sniper: Ghost Warrior richiede un’attenta analisi della mappa di gioco e della posizione dei nemici, obbligando il giocatore a pianificare una strategia atta ad individuare i luoghi più nascosti dove poter stazionare e freddare in silenzio e in tutta tranquillità gli ostili, possibilmente colpendoli alla testa! Sostanzialmente la campagna si sviluppa attraverso il raggiungimento degli ormai arcinoti checkpoint, raggiunti i quali verremo aggiornati via radio con nuovi obiettivi da portare a termine. Il più delle volte si tratterà di eliminare un determinato numero di nemici, raggiungere un punto dello scenario senza allertare le ronde, demolire basi nemiche, recuperare informazioni preziose cadute nelle mani sbagliate, salvare ostaggi e così via. Insomma, anche stavolta la solita routine…

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One shot, one kill

A differenza di molti altri FPS di ultimissima generazione, in Sniper: Ghost Warrior la rigenerazione della barra della salute è vincolata all’utilizzo degli ormai anacronistici medikit sparsi qua e là lungo tutta l’area di gioco; una scelta stilistica alquanto discutibile ma che in un certo senso enfatizza il concetto stesso di “sopravvivenza”. Per tale ragione, inoltre, ci sentiremo ancor più obbligati a procedere con cautela, evitando di correre come pazzi forsennati in preda al delirio in campo aperto ed individuando invece la “copertura” migliore, imbracciando uno dei diversi fucili di precisione che il gioco ci mette a disposizione (Dragunov, SR-25, MSG90 e il pesante AS50).
E per avere la meglio sull’avversario potremo contare anche su diverse armi secondarie, come C4, mine Claymore, granate e coltelli da lancio.

Fondamentali i tantissimi indicatori di cui l’HUD è ricco; nella parte inferiore dello schermo è presente quella che potremmo chiamare “barra di stealth” (accompagnata dall’indicatore di postura del nostro alter-ego), che si rivela di fondamentale importanza per capire se il nemico nei paraggi è totalmente inconsapevole della nostra presenza: nel caso in cui dovessimo essere avvistati, la barra si riempirà progressivamente di colore rosso segnalandoci quindi che la missione è stata compromessa e che siamo stati individuati. In questi frangenti di particolare tensione saremo spesso sorpresi e demotivati dalla superiorità numerica dell’avversario che, senza pensarci due volte, ci sparerà addosso a oltranza fino a farci secchi, a meno di non mettersi al riparo dandosela a gambe e conquistando nuovamente una posizione di vantaggio.
Un altro importante indicatore si trova sulla parte superiore dello schermo e si attiva guardando nel mirino del nostro fucile di precisione; quest’ultimo, che potremmo chiamare “indicatore di stress”, non è altro che il cardiofrequenzimetro: più il nostro battito sarà accelerato (in seguito ad una lunga corsa, ad esempio), maggiore sarà il rischio di invalidare la precisione del colpo. Insomma, per dirla breve, qualora vogliate essere certi di mettere a segno un colpo alla testa, vi converrà aspettare che il vostro battito torni sulla media degli ottanta al minuto.
Come è logico che sia, ciascun colpo sarà influenzato pure dalla velocità e direzione del vento e dalla distanza del bersaglio. Questi due parametri, assolutamente variabili ed imprevedibili, andranno quindi a modificare la zona di impatto del proiettile, che ci verrà segnalata mediante un cerchietto di colore rosso che, stabile come un ballerino di hip-hop, ci suggerirà dove puntare. Ma non allarmatevi, colpire alla testa non sarà poi così difficile come sembra: premendo l’analogico sinistro saremo in grado di rallentare il tempo arrivando a gestire anche i colpi più difficili stendendo a terra quegli stessi nemici che sembravano affetti dal morbo di Parkinson.

!==PB==!
Benvenuti nel “paradiso dei camperoni”

Così come tanti altri esponenti appartenenti allo stesso genere, anche Sniper: Ghost Warrior propone un comparto multiplayer che, nonostante la sua dubbia validità, merita di essere menzionato. Tanto per cominciare le modalità disponibili sono soltanto tre – Team Deathmatch, Deathmatch e V.I.P. – e i giocatori che possono parteciparvi sono soltanto dodici. Mentre le prime due non necessitano di alcuna spiegazione, per comprendere la terza vi basti sapere che l’obiettivo trainante sarà dare la caccia al giocatore etichettato come V.I.P.; quando quest’ultimo viene ucciso, il killer guadagnerà punti bonus ereditando al contempo lo stesso titolo.
Le mappe disponibili sono sei, e sono caratterizzate essenzialmente da paesaggi tropicali dalla vegetazione rigogliosa contaminati da piccoli insediamenti e/o antiche rovine. L’elemento ricorrente di ogni mappa rimane l’estensione e la ricchezza di punti strategici dove trovare riparo e procedere quindi allo scan dell’area. Peccato che il gioco online si riduca proprio a questo: trovare uno dei punti più elevati della mappa, stazionare e attendere che qualche sprovveduto si goda il panorama trotterellando qua e là mostrando il capo al primo proiettile vagante. Insomma, ci troviamo di fronte ad un autentico “paradiso dei camperoni”, né più e né meno. Dimenticate quindi la tipica frenesia di molti FPS di ultima generazione: qui vi tocca accovacciarvi e scrutare il paesaggio attraverso l’occhio elettronico del vostro fucile, ovviamente senza farvi notare e senza crollare a terra dalla noia.
Volgendo la nostra attenzione alla stabilità del netcode, possiamo affermare che, nonostante alcune incertezze riconducibili il più delle volte alla qualità della connessione dei partecipanti, questo si dimostra tutto sommato all’altezza della situazione e non crea particolari problemi, complice soprattutto il numero esiguo di giocatori online, il che la dice lunga.
Chiudono il cerchio le consuete ed immancabili classifiche, ospitanti statistiche come la precisione di tiro, il numero di kill consecutive e i punti “uccisione” acquisiti.

Abort mission, I repeat, abort mission! We lost him!

Imbarazzante. Non esiste parola migliore per descrivere il comparto tecnico di Sniper: Ghost Warrior. Sebbene le intenzioni degli sviluppatori siano nobili, almeno per quanto riguarda il concept di gioco, la cura realizzativa lascia semplicemente a desiderare, ponendoci di fronte ad un titolo che a stento sembra appartenere a questa generazione di console. Il Chrome Engine 4, lo stesso motore grafico di Call of Juarez: Bound in Blood, mostra tutte le sue debolezze sin dai primissimi minuti gioco, elargendo un’esperienza a tratti frustrante, a tratti raccapricciante. Tutto – dall’aspetto estetico al gameplay – sembra essere il risultato di una ricetta culinaria i cui ingredienti sono andati a male da un bel pezzo. E la cosa ancora più grave è che tale piatto venga spacciato per uno di quelli prelibati, uno di quelli che dovrebbe farti alzare da tavola sazio e soddisfatto. Ma così non è. “Gustando” Sniper: Ghost Warrior ci si alza da tavola nauseati ed increduli, con l’unica sicurezza di dover cambiare ristorante, e alla svelta.

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Per rendervi partecipi della nostra esperienza gastronomica vi basti pensare che il gioco è un’accozzaglia di bug grafici di ogni tipo, ce n’è praticamente per tutti i gusti; ad esempio non è poi così difficile notare un avversario che per muoversi decide che è meglio “pattinare” anziché camminare (che fine ha fatto la gravità? Non diteci che è un optional!?), oppure ancora usare il teletrasporto. No, non è un gioco di fantascienza, eppure un paio di volte abbiamo beccato due guardie passare da un punto ad un altro della mappa “teletrasportandosi”, il tutto sotto il nostro sguardo vigile e, chiaramente, incredulo. Un’altra volta abbiamo provato a ferire un nemico colpendolo alla gamba destra, giusto per vederne gli effetti… beh… è morto! Le ipotesi sono due: o è morto per lo spavento o è svenuto all’idea di dover morire poco dopo per un colpo ben assestato in fronte. Noi siamo più per la seconda.

E che dire della straordinaria I.A. degli avversari? Davvero superlativa! Praticamente oltre l’immaginabile collettivo: abbiamo fatto fuori un nemico che stava per mettere a repentaglio la nostra avanzata, quando improvvisamente sentiamo degli spari provenire dalla direzione opposta; ci giriamo di scatto ed inquadriamo due nuovi bersagli, due nemici dotati di fucili dai proiettili TELEGUIDATI! Perché? Perché gli “splendidi” stavano mirando completamente da un’altra parte eppure i proiettili ci hanno raggiunto senza alcun problema, costringendoci ad usare ben due medikit. Decisamente un ottimo sistema per garantire una buona I.A., non c’è che dire, davvero una bella trovata.
E come dimenticare quando abbiamo ucciso due nemici che una volta finiti a terra esanimi hanno continuato a chiacchierare scambiandosi le ricette della nonna? Da brivido! Sembrava di assistere ad un episodio di Ghost Whisperer! E le armi dei nemici che rimanevano sospese in aria non facevano altro che rafforzare la nostra sensazione di avere a che fare con qualcosa di sovrannaturale…

Passando all’aspetto estetico, purtroppo il discorso non cambia: a malapena si raggiunge la sufficienza; in particolar modo è impossibile non notare evidenti e frequenti episodi di compenetrazione di poligoni e texture in bassa risoluzione praticamente ovunque, aspetti che di conseguenza vanno ad inficiare il livello di dettaglio e la pulizia estetica generale. Grezza anche la modellazione poligonale di comprimari e ostili, dotati peraltro di una mimica facciale poco convincente e lungi dall’essere paragonata agli standard dei capisaldi del genere.
Il framerate, poi, è semplicemente inaccettabile, soprattutto se consideriamo il livello di dettaglio raggiunto. Il gioco arriva quasi a freezare poco prima di ogni dialogo o al raggiungimento di un checkpoint con relativo auto-salvataggio. Ma il framerate dà il meglio di sé nelle situazioni di gioco più concitate (quando si vestono i panni del soldato d’assalto), dove praticamente per riuscire a prendere la mira c’è da augurarsi che i nemici non sparino tutti in una volta, pena rallentamenti clamorosi e decisamente invalidanti.
La nostra speranza è che venga presto rilasciata una patch correttiva capace quantomeno di mitigare tutti questi difetti; patch che tra le altre cose, stando alle ultime news, sarebbe già in lavorazione.

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Anche l’interazione con l’ambiente circostante è scadente: fatta eccezione per alcuni elementi che si distruggono all’esplosione di un barile esplosivo o di una bomba, tutto il resto rimane praticamente intatto, così come la vegetazione che si lascia attraversare come se fossimo dei fantasmi che vagano nella notte.

Il comparto audio, per fortuna, si difende abbastanza bene, grazie soprattutto ad una colonna sonora orecchiabile e consona al contesto. Buona pure l’effettistica ambientale, come il vento, lo scorrere dell’acqua e i “versi” prodotti dalla flora e volatili. Il doppiaggio, completamente curato in lingua inglese (lasciando spazio ai sottotitoli in italiano), si attesta nella media: convince ma non sorprende.

Colpo mancato

Concludendo, Sniper: Ghost Warrior rappresenta la classica occasione mancata, un titolo che avrebbe potuto aspirare a qualcosa di meglio e che invece mostra il fianco ad una realizzazione tecnica poco conforme agli standard attuali. L’impressione dominante è che il risultato finale non abbia convinto nemmeno gli stessi sviluppatori, il cui lavoro è stato possibilmente compromesso dal budget ridotto a propria disposizione.
Impersonare un cecchino di professione e dare supporto da una posizione di vantaggio poteva rivelarsi un’esperienza elettrizzante, soprattutto se impreziosita da un contesto narrativo migliore e sensibilmente meno prevedibile di quanto abbiamo avuto modo di sperimentare.
Come se non bastasse, il comparto online di Sniper: Ghost Warrior, nonostante alcune mappe ben realizzate, non può assolutamente competere con quanto offerto dai maggiori concorrenti, sia per coinvolgimento sia per modalità di gioco e varianti proposte.
In definitiva se cercate un FPS valido e divertente, volgete lo sguardo altrove; se invece siete degli autolesionisti concedetegli pure una chance ma non dite che non vi abbiamo avvisato.