Recensione di Smash Court Tennis 3 - Recensione

Recensione di Smash Court Tennis 3 di Console Tribe

Scegliete una superficie che restituisca un buon rimbalzo, disponete
alcune righe secondo un preciso schema geometrico, alzate una rete a
circa novanta centimetri, procuratevi qualche pallina, una racchetta ed
un avversario paziente. Fatto? Bene, ora siete pronti per giocare e
divertirvi ad uno degli sport più vecchi del mondo, il tennis. Se
invece siete pigri o non avete voglia d’uscire di casa potete provare i
diversi videogames che tentano di farci rivivere, stando comodamente
seduti in poltrona, le gesta dei grandi campioni di questo difficile
sport. Top Spin 3 di 2K Sports e Virtua Tennis 3 di Sega
dominano attualmente il settore, soddisfacendo alla grande sia chi
cerca un approccio decisamente simulativo sia chi invece preferisce un
gameplay tipicamente arcade. Tra i due mostri sacri tenta oggi di
inserirsi il terzo capitolo di un franchise storico, Smash Court Tennis 3 di Bandai Namco.




Scuola tennis



Il menu principale offre immediatamente una panoramica esaustiva delle varie modalità di gioco che Smash Court Tennis 3
propone. Nonostante la tentazione di entrare subito in campo sia
forte,, anche solo in modalità esibizione, l’esperienza ci consiglia di
pazientare e saggiare piuttosto le nostre potenzialità tecniche nel tutorial.
In ventidue lezioni piuttosto semplici abbiamo la possibilità di
affinare tutti i colpi che il gioco mette a nostra disposizione e
valutare, allo stesso tempo, il lavoro fatto dal team di sviluppo
sull’aspetto più importante di un gioco tennistico: il sistema di
controllo. L’assegnazione dei pulsanti ai diversi colpi rispetta uno
schema classico e funzionale: colpo piatto con i pulsante X, backspin con A, top spin con B e pallonetto con Y. Da sempre in Smash Court
l’efficacia di questi colpi dipende dalla perfetto timing sulla palla,
in linea con la giocabilità delle simulazioni tenniste di stampo
nipponico, storicamente contrapposta alla “filosofia” occidentale
legata al caricamento di ogni colpo. Smash Court 3 gioca in
contropiede cercando di prendere il meglio da chi lo ha preceduto
proponendo una via di mezzo dei due classici sistemi di controllo. Dopo
che il nostro avversario colpisce la palla dobbiamo premere il pulsante
relativo al colpo da eseguire, tenerlo premuto e lasciarlo nel momento
dell’impatto perfetto: la presenza di una lunga scia lasciata dalla
palla sarà la prova che tutto è avvenuto in modo perfetto. Già dopo i
primi colpi ci accorgiamo però che quasi nulla funziona come dovrebbe.
Il lavoro che è stato svolto per differenziare i colpi in base al
timing sulla palla si dimostra subito troppo superficiale in quanto non
è stata prevista una scala di valori che incida in maniera efficace
sull’impatto della stessa con le corde della racchetta. In pratica si
può colpire o in maniera perfetta oppure in grave ritardo, senza le vie
di mezzo che invece caratterizzano un normalissimo scambio tennistico.
A peggiorare le cose due aspetti piuttosto gravi che inficiano
irrimediabilmente la giocabilità. La differenza tra un colpo perfetto
ed uno fuori tempo è veramente minima, soprattutto quando si utilizzano
i tennisti con valori medio-alti; oltre a quest’aspetto, la ricerca
della perfezione sui colpi è resa inutile dal fatto che tenendo premuto
il pulsante del pad, senza dunque rilasciarlo al momento dell’impatto,
il colpo parte ugualmente. Qualsiasi siano i valori dei tennisti sul
campo di gioco, risulta assolutamente impossibile qualsiasi
accelerazione o cambio di ritmo e, di conseguenza, impraticabili la
stragrande maggioranza degli schemi tipici del tennis. Realizzare un
passante lungo linea è un evento miracoloso, quasi sempre dovuto ad una
dormita del tennista a rete controllato dalla CPU. E’ nel gioco al
volo, sorprendentemente, che Smah Court 3 si avvicina al tennis
reale grazie a delle volèe e demi-volèe giocabili con immediatezza ed
efficacia; assolutamente risibile, invece, il modo in cui il tennista
si libra nell’aria, quasi avesse un jet-pack, per eseguire uno smash.
Novità interessante è l’introduzione del “challenge” ovvero la
possibilità di chiamare a supporto, durante la partita, la moviola in
campo. Come tutti gli altri aspetti del gioco purtroppo anche questo è
stato studiato con poca cura ed avendo poco riguardo all’utilizzo fatto
nella realtà: non è possibile farvi ricorso in qualsiasi momento ma
solo alla fine dello scambio e nelle situazioni scelte a caso dalla
CPU; inoltre nel caso un nostro punto vincente venga chiamato fuori ma
il “challenge” capovolga la chiamata dell’arbitro, non otteniamo la
conquista del punto ma solo la possibilità di rigiocarlo. Durante uno
scambio in Smash Court Tennis 3 mai si ha la sensazione di
essere padroni del campo o, al contrario, di essere dominati dal gioco
dell’avversario e di capovolgere la situazione con un colpo decisivo.



Roster



Una simulazione sportiva moderna non può prescindere dal presentare un roster composto da veri tennisti professionisti e Smash Court Tennis 3 non fa eccezione. Un titolo tennistico che proponga tutti i giocatori del circuito ATP,
come succede per tutti gli altri videogames sportivi, è ancora un
lontano miraggio e come la concorrenza, NAMCO si è limitata
all’acquisizione di sedici licenze più o meno importanti: Federer,
Nadal, Berdych, Feliciano Lopez, Monfils, Blake, Nalbandian, Seppi i
tennisti maschili mentre la fanciulle sono la Henin, Hingins, Ivanovic,
Krajicek, Mauresmo, Mirza, Vaidisova e Sharapova. Nessuna licenza
ufficiale invece per quanto riguarda i tornei, tutti assolutamente
inventati: al posto del leggendario Wimbledon dovremo disputare il British Tennis Campionship, invece degli US Open ci accontenteremo degli USA National Open e
cosi via. Nella scelta delle superfici dei vari tornei, inoltre, non
viene rispettata la tradizione tennistica dei vari paesi e
paradossalmente ci troveremo a giocare sulla terra rossa nella
verdissima Irlanda e su un soffice manto erboso nell’assolata Spagna,
storicamente regno della terra battuta.





Pro Tour



Diventare numero uno del mondo in singolare ed in doppio è lo scopo della modalità principale di Smash Court Tennis 3,
il “PRO TOUR”. Come ormai consueto nei giochi di questo tipo il primo
passo consiste nella creazione del nostro alter ego tennistico
determinandone la struttura fisica, il viso, l’abilità tecnica, lo
stile e l’abbigliamento. L’editor a nostra disposizione propone un
numero di opzioni paragonabili a quelle proposte dal blasonatissimo Top Spin 3 ma
rovinate da una realizzazione tecnica assolutamente imbarazzante che
rende inutile ogni sforzo dedito alla caratterizzazione del tennista :
dopo i primi trenta secondi la voglia è quella di lasciare tutte le
opzioni settate in default e passare direttamente alla programmazione
della nostra carriera. Parlare di programmazione, però, nel caso di Smash Court Tennis 3
è un’esagerazione. All’inizio di ogni settimana dobbiamo decidere se
prendere parte ad una allenamento specifico, un evento sponsorizzato,
un match contro un avversario per convincerlo a diventare nostro
compagno di doppio, un torneo di singolare o di doppio. Il problema è
che in una settimana possiamo fare solo una di queste attività e di
conseguenza, se troviamo finalmente un compagno di doppio siamo
costretti ad aspettare un torneo accessibile alla nostra classifica
mondiale, ottenere uno sponsor rende impossibile disputare un torneo
importante e prendere parte agli allenamenti significa rinunciare ad
una settimana di incontri agonistici. A peggiorare le cose il fatto che
tutte questa attività, paradossalmente anche l’allenamento, incidono
negativamente sul nostro stato di forma costringendoci a saltare
diverse settimane di attività per ritornare al 100%: a parte gli
infortuni ed il periodo di fine stagione, nessun tennista in realtà
dovrebbe mai saltare un giorno di attività.

L’accesso ai vari tornei, sia di singolo che di doppio, è relazionato
alla posizione che occupiamo in classifica che inizialmente è quella
del 250° posto. Arrivare ai vertici e vincere i tornei più prestigiosi,
nonostante necessiti di diverse stagioni a causa della rigidissima
struttura scelta da Namco,
è piuttosto semplice e poco stimolante. I nostri avversari saranno per
lo più dei bizzarri tennisti sconosciuti agghindati con dei completini
improponibili ed equipaggiati con racchette inesistenti nonostante Smash Court Tennis 3 abbia le licenze di marchi conosciutissimi nel settore quali Wilson, Yonnex, Adidas, Lotto, Babolat, Head, Prince.
Il perché tali oggetti ufficiali siano stati utilizzati solo per i
giocatori sotto licenza è inspiegabile, giocatori che oltretutto
affronteremo in rarissime occasioni durante un’intera carriera.

I punti guadagnati durante i nostri impegni professionali permettono di
acquistare features particolari nel negozio, che vanno da nuove
pettinature, scarpe, completini a nuovi particolari metodologie di
allenamento. Alla lunga il negozio, seppur già visto in decine di altri
titoli e tutt’altro che completo, si rivela la caratteristica trainante
della modalità “PRO TOUR”, decisamente zoppicante sotto quasi tutti gli
aspetti.




Sahara




La realizzazione tecnica mediocre del titolo Namco incide pesantemente
sulle modalità multiplayer online che risultano assolutamente deserte.
Tali modalità sono anche piuttosto varie in quanto propongono partite
del giocatore, match classificati ed una decina di vari tornei ma il
problema è che il gioco è talmente poco appagante che quasi nessuno ci
gioca. Nei pochi casi in cui si riesce a trovare un avversario il lag
regna sovrano e determina inesorabilmente l’esito finale del match.




Su e giù per le scale




Se Smash Court Tennis 3 fosse un gioco per console della passata generazione, o volendogli bene un titolo d’esordio nella next generation,
forse potremmo chiudere un occhio davanti alla catastrofica
realizzazione tecnica. I nostri occhi vedono nella prima schermata uno
sfondo old style a bassissima risoluzione ma il cervello ci suggerisce
di entrare in campo prima di spegnere la nostra console e guardare con
nostalgia la vecchia Xbox a riposo da tempo. Entrati sul campo
è difficile credere a quello che si muove sullo schermo ed anche a
quello che rimane fermo. Gli elementi dinamici possono essere
considerati solo gli arti dei tennisti in campo, scordiamoci subito
animazioni dei capelli, magliette e pantaloncini; le animazioni dei
colpi sono piuttosto fluide ma limitatissime nella varietà e
completamente slegate tra loro. I tennisti godono di un dettaglio
ridicolo, di volti legnosi ed di una espressività somatica
agghiacciante e lo scenario che li circonda è di fattura ancora più
scarsa. Sembra di essere stati invitati al festival dell’aliasing, in
cui le scalettature degli elementi di contorno sembrano invitare
evoluzioni di abili skater e non le gesta dei professionisti della
racchetta. Occasionalmente potremmo scorgere delle condizioni mutevoli
della luminosità sul campo da gioco, realizzate talmente male che
potremmo inizialmente attribuire il fenomeno ad un problema tecnico del
TV. La realizzazione tecnica degli effetti sonori è in linea con la
qualità generale del titolo: è quasi impossibile distinguere dal rumore
dell’impatto pallina-corde un top spin, smorzata, back spin come del
resto è difficile associare il rumore di fondo al vociare nervoso del
pubblico di una partita di tennis.





Doppio fallo



Qualsiasi aspetto venga considerato fa di Smash Court Tennis 3
un titolo assolutamente anacronistico, schiacciato da un progresso
tecnologico inesorabile con il quale deve fare i conti. Probabilmente i
giudizi sarebbero stati altrettanto negativi se fosse stato rilasciato
sei anni fa od oggi in qualità di arcade nei vari store online. Un
gameplay superficiale e mai divertente ed una realizzazione tecnica
imbarazzante tengono Smash Court Tennis 3 molto lontano dalla
sufficienza. Se allegoricamente dovessimo associare il titolo Namco ad
un colpo del tennis, sceglieremmo il doppio fallo: assolutamente da
evitare.