Recensione di Skate 3 - Recensione

Recensione di Skate 3 di Console Tribe

Avete presente quando uscite di casa e avete la sensazione di esservi dimenticati qualcosa?
Date una fugace controllata nelle vostre tasche e il cellulare si fa sentire al tatto. Guardate nel pantalone e il portafogli è proprio lì dove dovrebbe essere. Cercate impazienti nella giacca e le chiavi di casa le avete portate con voi. Allora non c’è alcun dubbio, quello che serviva risponde all’appello come da routine.
Vi sentite tranquilli, in cima a una rampa alta venti metri con una tavola da skate proprio sotto i vostri piedi. Del resto è tutto quello che vi occorre. Esalate un ultimo profondo respiro e poi vi lanciate verso quella panchina in lontananza. Il vento vi taglia il viso e lo sguardo è pronto ad eseguire l’impossibile trick, il grind che avete sempre sognato. Aspettate il momento giusto e poi… zack! Con uno scatto vi librate nell’aria.
O almeno è quello che credete, perché in realtà avete la faccia spalmata contro l’asfalto, un braccio piegato in posizione innaturale e un paio di molari che vi stanno dicendo addio.
E proprio lì, mentre giacete per terra come carne da macello, capite cosa avete dimenticato. Quei dannati antidolorifici!

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Tony “non mi ricordo come si chiama” Pro Skater

La vita da skater non è facile, lo sanno bene i ragazzi di Black Box che da un po’ di anni a questa parte hanno deciso di stravolgere le regole sulle nostre console domestiche.
Una prova riuscita a gonfie vele nel 2008, quando la loro opera Skate riuscì da un giorno all’altro a rubare lo scettro di questo improbabile genere, fino a poco tempo prima tenuto ben saldo nelle mani di Neversoft, proprietaria della famosa serie Tony Hawk’s Pro Skater.
Successo tale non solo in grado di spodestare un sovrano monopolizzatore, ma persino da metterlo in serie difficoltà creative, soprattutto negli ultimi anni.
Il merito va a un geniale e divertente sistema di controllo che ha permesso al team Black Box di portare la difficile e pericolosa disciplina dello skateboarding a un livello di realismo (o se preferite “simulazione”) senza pari.

Come capita spesso a serie di videogiochi dal tema sportivo, ogni nuovo capitolo tende a migliorarsi progressivamente rispetto al passato (pensate a FIFA): le caratteristiche positive verranno riproposte e gli errori saranno via via limati o sostituiti da nuove trovate ludiche, con lo scopo di raggiungere un possibile stato di perfezione.
Ma la serie Skate, benché sia sempre molto fruibile capitolo dopo capitolo, purtroppo non rientra in questo standard qualitativo. Spieghiamo i perché procedendo per gradi.

Per fare un albero ci vuole un seme… o uno skate?

Tutto ha inizio con un filmato introduttivo niente male: a dir la verità non si tratta del solito video realizzato in computer grafica, ma di un piccolo cortometraggio in alta definizione in cui gli stessi skater protagonisti del gioco (improvvisati attori) si destreggeranno in piccole parti recitate. Il tutto al solo scopo di illustrarvi una catena di produzione di legname. “Cosa c’entra?” Vi starete chiedendo… ebbene seguirete le grottesche vicissitudini che portano l’albero di un bosco a divenire una splendida tavola da skate pronta per l’uso.

E la vostra avventura ha inizio proprio ora: insieme a un collega strampalato e un po’ visionario darete il via a un’attività di produzione di tavole, e ci riuscirete solo equipaggiati di skateboard e di una videocamera.
In breve, più vi farete notare dai vari magazine locali, dalle varie multinazionali del settore o dagli sponsor e maggiore sarà la vostra ricompensa in denaro.
Per eccellere in tale impresa dovrete rimboccarvi le maniche e armarvi di coraggio, perché di sfide “estreme” ce ne saranno ad ogni angolo.

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Se siete veterani del particolare sistema di controllo basato sui movimenti rapidi dei due stick analogici, troverete in Skate 3 pane per i vostri denti. Se invece non vi siete mai avvicinati a uno skateboard, molto probabilmente vedrete solo i denti… sparsi un po’ ovunque sull’asfalto. Ma state tranquilli, il gioco ha una curva di apprendimento molto rapida e dopo un po’ di tempo potrete già dare il via alle prime spettacolari evoluzioni.
Il sistema di controllo è rimasto pressoché invariato rispetto al passato ma con qualche piccolo cambiamento: è stata migliorata (rispetto a Skate 2) la gestione del vostro alter-ego in relazione all’ambiente circostante grazie alla possibilità di “staccare” i piedi dalla tavola e procedere semplicemente camminando o correndo; operazione tutt’altro che futile vista l’ingente quantità di ostacoli che incontrerete. La fisica degli skater e i movimenti stessi che accompagnano i personaggi durante le vostre rocambolesche evoluzioni hanno subito, invece, un leggero cambio di rotta che potrebbe infastidirvi: nonostante il livello di difficoltà (selezionabile ad inizio partita e modificabile in seguito dall’apposito menu) sia piuttosto calibrato, a volte si ha la strana sensazione di essere troppo fortunati o troppo sfortunati. In poche parole, capiterà che riusciate a vincere una gara al primo colpo rimanendo increduli della vostra impresa, oppure riprovare infinite volte una sfida che invece avrebbe dovuto rivelarsi semplicissima.
Del resto la disciplina dello skateboard è un po’ così: imprevedibile.

!==PB==!
Aggiungi un posto alla tavola

Skate 3 è un gioco enorme, con contenuti riempiti fino all’orlo sia a livello di personalizzazione che di comparto online, nonché una copiosa quantità di competizioni in giocatore singolo.
La città in cui sfoggerete le vostre abilità è completamente esplorabile, come da tradizione free-roaming dei precedenti capitoli: dite addio alla tanto cara San Vanelona (un sapiente miscuglio tra San Francisco, Vancouver e Barcellona) e siate pronti ad accogliere la nuova Port Carverton, dal taglio urbanistico decisamente più europeo. Le lunghe zone naturali, le piazze, le strade ampie e gli innumerevoli skate-park a disposizione saranno il vostro paradiso, a patto che siate fan della tavola a quattro ruote.
Insomma, di carne al fuoco ce n’è, e pure tanta.

Si va dalle classiche sfide foto e video, in cui vi verrà chiesto, per esempio, di saltare al di là di un corrimano mentre sarete costantemente monitorati, passando per gare di velocità contro altri concorrenti agguerriti, o ancora partecipare a piccoli contest ufficiali con tanto di folla ammiratrice e speaker d’ordinanza, e infine modalità autolesioniste come quella di Trasher Magazine… ovvero “più vi spaccate le ossa e più sarete ripagati”.
Tutti gli eventi sono sbloccabili solo dopo aver perlustrato a puntino le aree limitrofe, consultabili all’occorrenza su una mappa sempre visibile sullo schermo. Una volta portata a termine una sfida vi si apriranno una miriade di possibilità da affrontare: più sarete propensi all’esplorazione e più saranno le sfide che dovrete scegliere, quasi fossero delle sotto-missioni di uno strampalato gioco di ruolo. Per restare in argomento, avremmo preferito che una componente ruolistica, purché minima, venisse implementata nel titolo EA con lo scopo di accrescere le caratteristiche fisiche/d’abilità del nostro skater, che invece rimane piuttosto “impersonale” durante tutta la durata del gioco.

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Ma le vere novità di questo capitolo della serie risiedono nella possibilità di crearsi una squadra di skater (pronta a seguirvi in lungo e in largo ad ogni sfida) e soprattutto nella modalità Editor. Grazie ad essa potrete, in qualsiasi momento, aggiungere e sistemare elementi di scenario al mondo esistente: questo vuol dire che avrete il potere di cambiare radicalmente la struttura della città giocando un po’ a fare Dio, e dare vita a dei veri e propri parchi pieni zeppi di rampe, tubi, parabole e chi più ne ha più ne metta.
L’unico vero limite è la vostra creatività e il tempo che ci dedicherete per assecondarla. Basti pensare che ogni vostra creazione può essere condivisa in rete attraverso i server della EA, oltre che sfruttare tale supporto come semplice vetrina globale e condividere sempre più contenuti con altri giocatori come voi: si va da un semplice logo, passando per montaggi video, fino ad arrivare a giganteschi skate-park.
In un’era invasa da social network di ogni fattispecie, quindi, avrete a che fare con un un comparto multiplayer che strizza l’occhio a Facebook, Twitter, MySpace e tutta l’allegra comitiva; in definitiva un servizio online che allarga gli orizzonti della semplice partitella “tutti contro tutti”, per dare vita a qualcosa di molto più grande, al passo coi tempi.

Grafica da urlo, ma “Urlo di Munch”

Se la recensione dovesse finire in questo preciso istante potremmo ritenerci più che soddisfatti. Purtroppo, come vi accennavamo a inizio articolo, la serie di Black Box ha subito un triste avanzamento involutivo, specialmente nel comparto tecnico.
Ci rattrista dover ammettere che Skate 3 non solo monta uno dei peggiori motori grafici visti negli ultimi cinque anni, ma che presenta dei grossi problemi di framerate, che per fortuna inficiano solo in sporadici casi la giocabilità complessiva, sempre di buon livello.
Nonostante i temi paesaggistici ed urbani siano stati concepiti con una certa continuità e un buon studio delle varie aree (cittadine, portuali, accademiche, ecc.), il livello di dettaglio riscontrato è alquanto spoglio e denutrito. Se sfrecciate a tutta velocità potreste non notare la miriade di elementi di scena realizzati grossolanamente: fioriere di cartapesta, automobili in cartongesso e marciapiedi poligonali sono solo alcuni dei tristi oggetti che i vostri occhi dovranno sopportare a fatica, specialmente dopo essere stati abituati a titoli che (solo negli ultimi mesi) hanno saputo spremere le console fino al midollo con atmosfere da acquolina alla gola.
E parlando proprio di atmosfera, siamo rimasti perplessi dinanzi alla scelta dei programmatori di rimuovere quelle tonalità desaturate, sfuocate e graffianti che avevano fatto la fortuna del primo capitolo e che forse rappresentano alla meglio l’universo tipicamente underground dello skateboard. Molto discutibili anche alcune traduzioni nel nostro idioma; frasi del tipico gergo statunitense sono state tradotte “alla lettera” risultando ovviamente un po’ infelici per un gioco dall’ambientazione d’oltreoceano: per esempio “Yo’ bro” diventa “O’ cumpà”.
Nulla si può contestare, invece, per quanto riguarda il sonoro: sempre di buona fattura sia nella scelta della tracklist ufficiale (ormai un marchio di fabbrica EA) che spazia da brani della scena indie-rock al reggae, che per un carnet di effetti audio molto realistico, con particolare cura nei suoni della tavola e dei suoi stridii sulle varie superfici.

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E guerra sia!

Sarà per il nome inequivocabile o perché ci siamo affezionati, ma oramai ci viene automatico associare la parola “skate” alla serie omonima di Black Box, soprattutto mettendola a confronto di una concorrenza con poca sostanza: basti pensare alla triste mossa commerciale di Tony Hawk’s Ride.
Ciononostante Skate 3 ha voluto fare il passo più lungo della gamba, presentandosi con una miriade di novità entusiasmanti che allieteranno la gioia dei fan e incuriosiranno i potenziali neofiti, ma a scapito di un comparto grafico inspiegabilmente peggiorato che abbassa il realismo di una decina (se non quindicina) d’anni videoludici.
Questa, forse, potrebbe essere l’occasione giusta per far recuperare terreno al team Neversoft e tornare alla ribalta più agguerrito che mai.
Nei prossimi anni, quindi, prevediamo una guerra a botte di tavole di legno, di quelle molto pesanti rifinite in fibra di carbonio.
Ci si farà del male, stavolta non dimenticatevi gli antidolorifici.