Recensione di Puzzlegeddon - Recensione

Recensione di Puzzlegeddon di Console Tribe

Se tra gli scaffali dei negozi predominano gli sparatutto in prima persona, per quanto riguarda gli arcade acquistabili online la scena è dominata dai puzzle game. In questi ultimi anni si sono susseguiti numerosi titoli, alcuni di questi davvero brillanti come concezione, altri invece non hanno fatto altro che riproporre meccaniche già viste e ben conosciute. Puzzlegeddon tenta quindi di portare una ventata d’aria fresca ad un genere classico, ma ancora tremendamente attuale, che ha bisogno di ringiovanirsi. Partendo da una meccanica piuttosto semplice il titolo Tecmo non fa altro che aggiungere spessore e profondità di gioco senza per forza creare sistemi complessi e macchinosi.

Un Puzzle Strategico

I puzzle, si sa, necessitano d’impegno e costanza, e il più delle volte offrono una sfida contro se stessi piuttosto che con degli avversari. Anche quando il gameplay prevede sfide contro nemici controllati dal computer o in carne ossa si tratta sempre di sfide a tempo o semplicemente a chi raggiunge un determinato punteggio. Puzzlegeddon, diversamente da altri titoli, si pone il difficile compito di collocare un puzzle game in un ambiente belligerante e combattivo.

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La meccanica principale, decisamente già vista, è costituita da una griglia rettangolare composta da quadratini colorati, compito del giocatore è semplicemente quello di raggrupparli cinque alla volta dello stesso colore per farli esplodere. Fin qui nulla di nuovo, una meccanica di gioco ampiamente usata in altri titoli dello stesso genere. La novità della produzione Tecmo sta nell’assegnare ad ogni colore determinati punti abilità, che una volta accumulati possono essere usati contro degli avversari presenti nell’arena di gioco. Puzzlegeddon, infatti, prevede delle vere e proprie sfide sia con dei bot inanimati che con degli avversari umani attraverso la modalità multigiocatore. Questo sistema di gioco non fa altro che inserire degli elementi strategici in un puzzle game altrimenti monotono e poco coinvolgente.
Per accumulare punti e distruggere i quadratini colorati, il giocatore può spostare a proprio piacimento sia le colonne verticali che orizzontali che compongono la griglia di gioco. A seconda del colore i blocchi così distrutti andranno a riempire delle apposite barre chiamate semplicemente risorse che, doneranno al giocatore alcuni potenziamenti. Queste abilità speciali sono quattro: una per l’attacco, una per la difesa ed altre due che aggiungono bonus e malus particolari. La tatticità del titolo viene fuori proprio, quando si deve decidere quale risorsa potenziare, facendo sempre caso ai movimenti dell’avversario. Se per esempio accumulerete unicamente punti attacco, mentre il vostro avversario avrà sia attacco che difesa, incapperete in una sonora sconfitta.
Il divertimento sta proprio nel riuscire a pianificare una doverosa strategia e al tempo stesso risolvere i puzzle che abbiamo davanti nel minor tempo possibile.
Quello che stupisce è la profondità di cui il gioco dispone, ogni aspetto del gameplay è stato curato a dovere, vi basti pensare che per ogni fattore in campo c’è data la possibilità di modificarne opzioni, creando partite personalizzate adatte alle nostre esigenze. La modalità di gioco principale inoltre prevede sia la possibilità di gareggiare contro la CPU sia di intrattenersi con delle sfide a tempo. Il risultato finale è piacevole ma, nonostante la buona idea iniziale, un senso di monotonia colpisce piuttosto in fretta il giocatore. Sebbene l’impostazione strategica sia gradevole il puzzle di fondo rimane stantio e poco coinvolgente, con molta probabilità sarebbe stato più opportuno servirsi di più puzzle di base su cui applicare la stessa meccanica strategica.

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Anche l’occhio vuole la sua parte… o forse no?

Difficile parlare di comparto tecnico in un titolo che fa un uso piuttosto circostanziale della grafica. I menu di gioco hanno un look accattivante, così come le icone e i fondali che grazie ad una palette di colori vivace appaiono gradevoli e rilassanti. Il design delle arene e dei bot selezionabili è di un discreto livello, con qualche trovata stilistica degna di nota. Nel complesso tuttavia è chiaro che, per ovvie ragioni, si sia puntato davvero poco sull’aspetto visivo del titolo. Resta allo stesso tempo palese come si potesse creare qualcosa di più interessante senza per forza usufruire di un comparto tecnico in altissima definizione ma semplicemente dedicando più impegno alla realizzazione artistica.
Per quanto riguarda l’audio vale lo stesso discorso fatto per la grafica. Le musiche non incidono molto sull’esperienza giocata, ma offrono semplicemente un sottofondo musicale all’azione, senza mai risultare incisive o degne di nota. Discreta la campionatura degli effetti sonori, che restano in linea dell’intera produzione e allo stesso tempo ben si amalgamano con lo spirito generale del titolo.

Puzzlend

Il titolo messo appunto da Tecmo mostra decisamente degli spunti interessanti. L’idea di inserire una meccanica strategica in un gioco del genere è sicuramente piacevole. Il tasso di sfida offerto è sicuramente elevato, grazie anche ad una mole d’opzioni da poter modificare a proprio piacimento. La longevità si attesta su ottimi livelli, ma allo stesso tempo questa è condizionata da una monotonia di fondo che ben presto si manifesta al giocatore. In quest’ottica il multiplayer avrebbe giovato molto ma, purtroppo, difficilmente incontrerete giocatori senza parlare di alcuni problemi del netcode. Puzzlegeddon resta comunque consigliato agli amanti del genere ormai stanchi delle solite produzioni, chi invece non è avvezzo al puzzle game farebbe meglio ad evitarlo.