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Recensione Recensione di Operation Flashpoint: Dragon Rising

Recensione di Operation Flashpoint: Dragon Rising di Console Tribe

di: Redazione

Gli sparatutto finora sbarcati su console si sono rivelati
perlopiù FPS adrenalinici, in cui l’azione immediata e i
buoni riflessi prevalgono sulla tattica e la strategia.

Quante volte si sono visti titoli in cui uno sparuto gruppo di
combattenti hanno combattuto contro orde di nemici pronti a fargli la
pelle, per poi cavarsela con qualche colpo di scena?

Parlando di Operation Flashpoint: Dragon Rising
però si descrive un gioco realistico, in cui si impersona un
marine alle prese con pericolose missioni da affrontare in territorio
ostile, in cui pochi proiettili possono costare la vita.

L’unica cosa su cui si potrà contare, oltre che sul
supporto dei propri compagni, sarà l’utilizzo di strategie
atte ad eliminare i nemici nella maniera più veloce e sicura
possibile.

Se pensate di avere sufficiente sangue freddo per fronteggiare tali
sfide e siete incuriositi da questo titolo, scopriamo assieme se
è degno di essere acquistato.





“Benvenuto sull’isola di Skira, soldato!”



2008: una crisi di enormi proporzioni scuote l’intero sistema
finanziario globale, mettendo in crisi gli equilibri economici
esistenti.

La Cina, la cui crescita eccessiva è stata prima rallentata
dalla crisi e poi arrestata improvvisamente da una mancanza di risorse
energetiche adeguate, è uno dei paesi che più risente di
questo tracollo.

2010: la Cina decide di attaccare la Russia per prendere il controllo
di una determinata area. Lo scopo è quello di mettere le mani
sui preziosissimi, nonché ormai rari, nuovi giacimenti di
petrolio scoperti sull’isola di Skira, nel mare del Giappone.

Questa regione diventa così il teatro di terribili scontri armati tra le due fazioni.

La Russia, dovendo sostenere un conflitto con un fin troppo agguerrito
nemico, chiede l’intervento degli Stati Uniti per porre fine
all’invasione cinese.



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Questo è lo scenario fantapolitico presentato dai ragazzi di Codemasters, che hanno deciso quindi di continuare la serie Operation Flashpoint dopo la scissione dai Bohemia Interactive, impegnati invece con la serie ArmA.

E con un particolare quanto interessante filmato introduttivo, unico
momento in cui si accenna alla storia che fa da background al gioco,
viene presentato al giocatore lo scenario in cui si svolgeranno le
missioni a lui assegnate.

Oltre 220 km² comporranno l’isola di Skira, riprodotta utilizzando come modello quella esistente di Kiska.

Uno scenario totalmente realistico, costruito basandosi su mappe e foto
satellitari, sarà quindi esplorabile sia a piedi che guidando
mezzi militari, anche se in maniera piuttosto limitata durante lo
svolgimento dei compiti assegnati. Nonostante ciò
permetterà comunque sempre grande libertà di manovra
all’utente, consentendogli la creazione di tattiche ogni volta
differenti in base alla posizione e alla zona in cui si trova,
studiando anche le condizioni climatiche dell’ambiente, tra
missioni diurne ed altre notturne.


“Illuminate quelle truppe cinesi!”



Un tale titolo simulativo è sinonimo di grandi fatiche nel
portare a termine le undici missioni affidate nel corso della campagna:
il livello di sfida è alto, specialmente nelle sessioni
più avanzate, e tutti coloro che sono alla ricerca di un
piacevole sparatutto in cui uccidere avversari senza troppi problemi,
dovrebbero puntare il loro sguardo su altri giochi.

Dragon Rising si rivela quindi fin dai primi momenti ostico come pochi altri videogame.

Dimenticatevi i numerosi Call of Duty o Medal of Honor:
qui ogni proiettile nemico può significare una prematura morte,
specialmente alle modalità di difficoltà più
elevate.

È vero che si è sempre accompagnati da tre compagni
d’armi, che dovrebbero facilitare le sparatorie, ma questi nella
modalità offline peccano di un’I.A. a volte troppo
incerta: capita che obbediscano agli ordini impartiti in maniera
approssimativa, rendendo alcune sezioni di gioco più difficili
di quanto già non lo siano.

Il menù utilizzabile per dare loro le necessarie disposizioni,
per quanto ricco di possibilità, nelle situazioni concitate si
rivela lento, diviso com’è in numerosi sottogruppi. È
particolarmente fastidioso vedere che i soldati non sparano ai nemici
per non andare contro un ordine precedentemente dato, facendosi
uccidere senza reagire.

Gli avversari, seppure agiscano in rare occasioni in maniera
irrazionale, si dimostrano di gran lunga più furbi, e
cercheranno sempre di accerchiare e sopraffare il gruppo, grazie anche
alla loro perenne superiorità numerica.

La maggior parte dei conflitti si svolgono sulla distanza, in cui
decine o centinaia di metri separano le due parti, rivelandosi molto
realistici ed emozionanti.

Però anche in questo caso sono presenti alcuni difetti.

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Oltre a colleghi non troppo reattivi, con alcune animazioni
approssimative, e avversari fin troppo precisi nella mira e in grado di
individuarvi con facilità eccessiva, molte armi presenti sul
campo risultano in più occasioni pressoché inutili.

Perché optare per un mitra dall’ottimo rateo di fuoco ma
dalla bassa precisione e dalla gittata troppo corta quando si
può utilizzare un fucile munito di mirino Red Dot o mirino
telescopico?

Inoltre i nemici in molti casi risulteranno davvero difficili da
individuare tra la boscaglia, e capiterà così magari di
lasciarne in vita qualcuno, che di certo non ricambierà il
favore nel caso riuscisse ad avervi sotto mira.

La possibilità di visualizzare una mappa dell’intera
isola, in cui vengono segnalate le posizioni delle truppe cinesi oltre
a quelle di obiettivi primari e secondari, facilita un po’ i
propri compiti, ma non troppo.

Per quanto riguarda gli scontri ravvicinati invece, essi si riveleranno
due volte su tre mortali. Se i soldati rivali possono sopportare un
buon numero di colpi senza battere ciglio, il giocatore non
sopravvivrà mai ad una raffica ad un paio di metri di distanza,
nemmeno nella più semplice, per così dire,
modalità Normale.

Altra nota da segnalare, anch’essa positiva e negativa al
contempo, è la presenza di numerosi veicoli utilizzabili: si va
dai semplici veicoli leggeri a quelli corazzati, dalle imbarcazioni ai
più sofisticati elicotteri d’assalto.

Se da un lato tutta questa varietà non fa che piacere, donando
alla campagna offline un senso di ulteriore immedesimazione ed
epicità, dall’altro fa notare una certa trascuratezza
nella programmazione del gioco. Anche in questi casi infatti, quando il
giocatore li utilizzerà, noterà più difetti che
pregi: la fisica che muove i mezzi lascia perplessi in numerose
occasioni, così come l’incapacità di iniziativa da
parte dei piloti gestiti dalla I.A. appartenenti al proprio plotone.



!==PB==!

“Qui Daga Uno: a tutti i Daga, assaltare l’avamposto!”



Per quanto riguarda il comparto multiplayer, è triste notare quanto esso non funzioni bene.

Il netcode è piuttosto instabile, rendendo spesso letteralmente
impossibile giocarsi una qualsiasi partita cooperativa tra lag di
proporzioni immani, disconnessioni improvvise ed espulsioni
incomprensibili.

Eppure c’è da dire che quelle volte in cui i match
funzionano, in particolar modo nelle modalità competitive, il
divertimento è assicurato: tra nemici controllati dalla I.A.,
soldati in carne ed ossa, una mappa vasta e aperta, mezzi vari da
comandare, punti esperienza da ottenere e tanto altro ad arricchire il
tutto non c’è effettivamente nulla di che lamentarsi. Solo
che, appunto, tutto questo funziona solo saltuariamente, in una maniera
che sembra quasi del tutto casuale.

I possessori della versione per PC di sicuro godranno di numerose patch
per aggiustare eventuali problemi, ma le versioni certamente più
trascurate per console avranno lo stesso trattamento?

Riceveranno le dovute modifiche, tramite aggiornamenti, per compensare le numerose lacune lasciate dai ragazzi di Codemasters?



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“Dirigersi verso 04E 0X7Y”



Dragon Rising, seppure pecchi di numerosi difetti, in certe
sezioni riesce davvero a stupire il giocatore, grazie anche al livello
simulativo davvero impressionante.

Ogni movimento del proprio alter-ego è riprodotto in maniera
convincente, sia quando ci si stende per terra, così quando si
cambia arma. In particolar modo colpiscono le animazioni legate
all’utilizzo di armi pesanti quali lanciamissili vari.

L’ambiente circostante inoltre è riprodotto
realisticamente e, seppur goda di un dettaglio grafico certamente
inferiore alla controparte PC, risulta tutto sommato piacevole.

La difficoltà è elevata, tipica dei simulatori, e se da
un lato può frustrare, dall’altro può esaltare,
costringendo all’utilizzo di tattiche varie per raggiungere gli
obiettivi e a sparatorie emozionanti come poche.

In particolar modo l’atmosfera guadagna numerosi punti grazie ad
un sonoro inaspettatamente buono, forte di un doppiaggio di buona
qualità e di un linguaggio militare fedele a quello realmente
utilizzato, in grado di sorprendere i fan dei simulativi ma allo stesso
tempo di spaesare i giocatori più casual. Gli effetti sonori
sono stati riprodotti in maniera eccellente e i pezzi musicali si
sentono solo nel menù principale del titolo, consentendo
così un’immedesimazione ulteriore.

Ultimo appunto da segnalare è la presenza di un sistema di
salvataggio basato sui checkpoint, che non stona con la produzione, ma
in certi casi risulta mal utilizzato.

Se in alcuni frangenti capita un salvataggio a distanza di pochi minuti
dal precedente, altre volte capiterà di dover procedere di molto
nella missione prima di poter raggiungere un nuovo punto di controllo.
E nel caso si finisse accidentalmente uccisi prima di trovarlo,
bisognerebbe riaffrontare l’intera lunga sessione.



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“Soldati tornate a casa, vi siete meritati un po’ di riposo!”



Il gioco si dimostra in alcuni momenti un titolo coraggioso ed
innovativo, in grado di portare finalmente un titolo di simulazione
militare su console quali PS3 e Xbox 360.

Se alcuni elementi si dimostrano ben sviluppati e dalla scelta
stilistica tanto particolare quanto indovinata, altri riescono a minare
seriamente la bontà del titolo.

Ad una immedesimazione senza pari e un livello di simulazione ottimo si
affiancano un gameplay in alcuni casi troppo macchinoso, un comparto
tecnico lacunoso e un’I.A. a tratti davvero imbarazzante.

La difficoltà che caratterizza il titolo, come già detto,
è elevata, non adatta ai giocatori casual, bensì ad un
pubblico alla ricerca di una vera sfida, capace di impegnare per ore e
ore.

Il gioco in questione risulta insomma uno di quei rari videogame capaci
sia di piacere molto sia di deludere enormemente, il tutto in base a
quanto si è in grado di chiudere un occhio sui difetti e
concentrarsi prevalentemente sulle qualità.

Per quanto riguarda l’online, che avrebbe potuto fare la
differenza sulla valutazione finale, si spera vivamente in qualche
aggiornamento atto a migliorarlo sensibilmente, perché per
adesso risulta in troppe occasioni frustrante e ingiocabile.



Dragon Rising è il tipico esempio di titolo dalle tante
potenzialità sfruttate solo in parte. E questo, ad essere
sinceri, dispiace, perché l’idea potenziale che sta alla
base del progetto è davvero ottima, e uno sforzo in più
da parte dei ragazzi di Codemasters non avrebbe certamente guastato.

Chi cerca una sfida e riesce a ignorare bug e difetti vari può
dargli una chance, e magari rimanerne anche soddisfatto, tutti gli
altri tengano gli occhi puntati su Modern Warfare 2,
titolo sicuramente meno simulativo e più facile ma altamente
cinematografico e, si spera, con un comparto tecnico più curato.





“Qui Daga Uno, obiettivo abbattuto! Ripeto obiettivo abbattuto! Codici OFPWEB1 e OFPWEB2 attivi, chiudo!”