Recensione di NBA 2K9 - Recensione

Recensione di NBA 2K9 di Console Tribe

Nata nel lontano 1999 come esclusiva per la sfortunata console Sega
Dreamcast, la serie NBA 2k si è sempre contraddistinta per il
continuo e disperato tentativo (dagli esiti altalenanti) di riprodurre,
il più fedelmente possibile, la realtà di uno sport che fa
dell’imprevedibilità e della spettacolarità i suoi
punti di maggior interesse: elementi che difficilmente potevano essere
implementati in un universo ristretto e rigido come quello videoludico. Nel 2005, il passaggio della serie nelle mani di Take-Two Interactive (che assorbì il team di sviluppo Visual Concepts) ha permesso di fare quel salto di
qualità next-gen di cui aveva disperatamente bisogno,
grazie anche alle maggiori disponibilità di risorse del nuovo
publisher. Nonostante le innovazioni apportate ogni anno e
l’esperienza dei suoi creatori, NBA 2k8 era stato oggetto di
feroci critiche per alcune scelte coraggiose nella loro finalità
di avvicinare l’esperienza di gioco il più possibile alla
realtà, ma infelici nella realizzazione tecnica. Visual Concepts
è riuscita ad imparare dai suoi errori? Scopriamolo.





NBA: where amazing happens




Il gameplay è sempre stato il punto forte della serie e,
fortunatamente, anche nell’incarnazione del 2009 questa regola
non viene ignorata: NBA 2k9 è LA simulazione di basket.
L’ermetico libretto d’istruzioni (quasi inutile) riesce a
dare solo un piccolo assaggio delle possibilità offerte da
questo titolo. La complessità dei comandi, seppur ben calibrata,
può scoraggiare i neofiti ma, dopo appena poche ore
di gioco, permettere a Lebron James di schiacciare in testa a Shaquille
O’Neal sarà la cosa più semplice del mondo, grazie
all’ottimo lavoro svolto nella mappatura dei comandi. E’
proprio la complessità di quest’ultimi a permettere ad NBA
2k9 di avere quell’imprevedibilità e quella
spettacolarità così a lungo ricercate: ora è
possibile, per esempio, muovere lo stick analogico destro in una
qualsiasi direzione, durante l’esecuzione di un tiro, per
evitare di venire intercettati. L’ottima IA degli avversari
permette di disputare match senza esclusione di colpi (soprattutto ai
livelli di difficoltà più elevati), dove il sangue freddo
dei vostri giocatori farà la differenza tra una vittoria
esaltante e una sconfitta umiliante. Anche gli allenatori virtuali, fedelmente riprodotti in campo, sfruttano tutte quelle tattiche
(timeout chiamati nei momenti critici, utilizzo panchinari nel garbage
time, gestione affaticamento, falli tattici etc…) che rendono il
loro lavoro maledettamente stressante. La pessima gestione della difesa
nell’1vs1 e l’eccessiva lentezza nella costruzione del
gioco, vero tallone d’Achille della scorsa edizione, sono state
finalmente eliminate: Lebron non potrà più passare come
un “pulmino” (per citare Federico Buffa) su chiunque tenti
di fermarlo e Shaq non fermerà con una facilità
allarmante tutti i tiratori della vostra squadra. Gli “indicatori
di gioco” presenti nelle opzioni permettono di personalizzare la
nostra esperienza di gioco andando a modificare tutti gli elementi
chiave della simulazione come la velocità di gioco, le
percentuali di tiro, la tolleranza ai falli e la frequenza degli
infortuni, permettendoci, in definitiva, di vivere l’NBA a modo
nostro, secondo i nostri gusti. Permangono alcuni problemi
nell’attuazione dei blocchi (spesso i vostri giocatori vi
gireranno intorno tentando di fermare il vostro difensore) e
nell’aggancio dei difensori, ma queste imperfezioni non alterano
in alcun modo un gameplay equilibrato ed altamente spettacolare. Per
quanto concerne le modalità di gioco, oltre ovviamente alla
partita veloce, è presente la stagione,
per vivere un intero campionato con la stessa squadra, i playoff, la sfida delle matricole e l’immancabile
allenamento, con la piacevole (seppur superficiale) aggiunta della
modalità Blacktop (tornei di street basket di varia natura,
dalla gara di schiacciate alla competizione dei tiri da 3). Tuttavia,
il vero fulcro del gioco rimane la modalità Associazione (ora
ribattezzata Associazione 2.0), in cui dovrete vestire i panni del
manager di una squadra e quindi occuparvi sia delle prestazioni in
campo che della situazione economica della franchigia, controllando i
bilanci, partecipando al draft, organizzando gli allenamenti e gestendo
nel miglior modo possibile il vostro staff. Particolarmente
interessante è la gestione dello spogliatoio: ogni giocatore
pretenderà di giocare il più possibile e toccherà
a voi trovare il miglior modo per equilibrare la rotazione delle
sostituzioni ed evitare malcontenti che possano influenzare
negativamente il rendimento complessivo della squadra (ottimo metodo
trovato dagli sviluppatori per evitare la creazioni di squadre
all-stars).




Uno show realistico



Graficamente, NBA 2k9 non delude le aspettative. Sfruttando le
potenzialità delle console next-gen, questo titolo offre uno spettacolo
visivo senza precedenti nel settore: l’ottimo lavoro svolto nella
realizzazione dei giocatori , con volti spesso ai limiti del
fotorealismo si unisce ad un’eccellente riproduzione delle arene
e del pubblico. I movimenti dei giocatori, il loro modo di palleggiare
e tirare, le loro schiacciate,
le interazioni tra gli stessi e persino il loro modo di esultare: tutto
finemente elaborato per rendere l’esperienza più
simulativa possibile e mantenere il framerate su livelli sempre
ottimali. E’ stato svolto un grande lavoro per rendere le
collisioni tra i corpi e la gestione della palla nel modo più
realistico possibile: vedere il proprio centro di 2.23 cm al secondo
tempo supplementare stremato e pieno di sudore non è mai stato
così “reale”. Purtroppo , la genuina qualità
visiva del titolo “in campo” stona con la superficiale
realizzazione della presentazioni tv che precede le partite (ma i
giornalisti sul tavolo T-Mobile che fine hanno fatto?), con un editor
facciale da denuncia penale (i giocatori creati non hanno le
sopracciglia…) e con una disposizione del menù non
impeccabile: imperfezioni sicuramente evitabili anche se poco
incisive. La telecamera svolge sempre un ottimo lavoro e la
riproduzione delle migliori azioni alla fine di ogni partita è
la classica ciliegina sulla torta. L’hardware di nuova generazione sciuramente non
è stato ancora utilizzato al 100%, ma non
possiamo proprio lamentarci.





Hip Hop rulez



La sensazione di realismo conferita dalla qualità visiva di NBA
2k9 è esaltata da un comparto audio di grandissimo livello. Il
caos della folla, le urla dell’allenatore, le grida dei
giocatori, la voce dello speaker: dimenticherete di avere un freddo
controller tra le mani e vi sembrerà di essere in campo con i
vostri compagni a giocarvi il tutto per tutto. Molto gradita la
possibilità di configurare l’audio in campo per
privilegiare la modalità di partecipazione che preferite: oltre
all’impostazione manuale (potrete aumentare il volume del
pubblico, dello speaker etc…) , potrete scegliere tra vari
settagli di default (in panchina, in campo, sugli spalti o diretta tv). Il commento della partita (rigorosamente in inglese), affidato al
trio Cheryl Miller, Clark Kellogg e Kevin Harlan, svolge sempre il
proprio compito in maniera più che soddisfacente. Ad eccezione
del commento tecnico, il resto del gioco è completamente
localizzato in italiano, anche se si riscontrano grossolani errori di
traduzione e frasi non tradotte per niente. La colonna sonora,
rigorosamente hip hop, contiene 25 tracce provenienti dagli artisti
più disparati (tra cui spiccano N.E.R.D., Beastie Boys e The
Cool Kids per citarne alcuni) ed è perfettamente coerente con lo
spirito di questo titolo.





“Se incontri Buddha sulla strada, fagli mangiare la palla”



Il nuovo comparto multiplayer di NBA 2k9 è senza dubbio la
principale fonte di innovazione di una serie che ormai
non può prescindere da una componente fondamentale come il match
online. Il titolo di Visual Concepts, oltre ad offrire il solito
binomio di incontri pubblici e partite private, regala a noi giocatori
l’interessante modalità 5 vs 5 (simile per impostazione al
10 vs 10 di FIFA 09) , che si rivela il vero asso nella manica di
questa simulazione. A differenza del titola EA , in NBA 2k9 i ruoli e quindi i giocatori da utilizzare nella suddetta modalità sono
scelti casualmente e lo stesso discorso vale per le squadre in campo
(evitando, di fatto, 4000 incontri tra i Boston Celtics e i Los Angeles
Lakers): una scelta obbligata vista anche la possibilità di
entrare nel quintetto 2k che riunisce i più bravi giocatori del
Live. Nelle partite online fortunatamente non si riscontrano problemi
di lag, salvo eccezioni sporadiche nel 5 vs 5. La longevità del
titolo è impreziosita anche dalla funzione del Living Roster,
che permette di aggiornare in tempo reale le rose delle franchigie NBA
e le statistiche dei giocatori con cadenza quasi settimanale: peccato
per l’impossibilità di importare (come nei vecchi titoli)
i giovani talenti di College Hoops 2k per rendere i draft ancora
più realistici. Originale l’implementazione della funzione
2k share, che permette di condividere replay, giocatori creati e team
personalizzati con altri utenti della rete.





“Tra gli spost al chiuso il basket è il secondo più eccitante: il primo non dovrebbe avere spettatori”


Se avete ancora la maglia numero 23 dei Chicago Bulls appesa in camera
e custodita meglio della sacra sindone, se rimanete svegli come dei
vampiri per assistere in diretta alle partite dei vostri campioni
preferiti, se pensate che non si può vivere di solo calcio (tra
i vari sport made in USA il basket rimane il più accessibile
visti i tecnicismi di Madden e company) o se, semplicemente, volete
sentire cosa si prova ad essere in svantaggio di un punto a 7 secondi
dalla fine con la folla che freme per un vostro tiro, NBA 2k9 è il gioco
che fa per voi.



PRO

• Grafica dettagliata ed animazioni molto fluide;

• Comparto audio da urlo;

• Gameplay vario e profondo;

• Modalità Associazione 2.0 coinvolgente ;

• Multiplayer online appassionante;

• Aggiornamenti settimanali delle franchigie.



CONTRO

• Presentazioni TV migliorabili;

• Editor facciale scandaloso;

• I movimenti richiedono pazienza per essere padroneggiati;

• Imperfezioni nella localizzazione.