Recensione di NBA 2K11 - Recensione

Recensione di NBA 2K11 di Console Tribe

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e io l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Queste sono le parole pronunciate da quello che è considerato universalmente il cestista più forte di ogni epoca ed utilizzate in un celeberrimo spot televisivo di qualche tempo fa. Parliamo, ovviamente, di Michael Jeffrey Jordan. A distanza di anni, queste parole sembrano racchiudere le sensazioni ed emozioni che si provano giocando ad NBA 2K11, titolo che, per la prima volta, sfrutta l’immagine di sua maestà, re del basket moderno. Il franchise targato 2K Sports da ormai diversi anni è considerata la miglior simulazione di questo fantastico sport di squadra e, anticipiamo, ancora una volta riesce a migliorare se stesso. All’altezza del suo illustrissimo testimonial.

Air

Il primo caricamento del gioco mette subito in chiaro le cose: sulle note suggestive di Sirius (Alan Parson Project), un sorridente e carico Jordan ci porta sul parquet dello United Center, in cui lo aspettano i quattro compagni del mitico quintetto dei Chicago Bulls: lo scenario è la finale NBA del 1991 contro i Lakers di Magic e James Worthy. L’atmosfera è incredibile. Senza tergiversare, NBA 2K11 ci catapulta all’interno delle innovazioni più importanti costituite dalle modalità di gioco legate strettamente alla presenza di Michael Jordan. Il centro nevralgico è costituito da “La Sfida Jordan”, che fa rivivere al player alcune delle memorabili gesta dell’asso dei Chicago Bulls: i 63 punti contro i Celtics nell’aprile del 1986, i 69 contro i Cavs nel 1990, il fantastico match contro Dominique Wilkins sempre nel 1990, i 55 punti fatti dopo esser rientrato dal periodo dedicato al baseball, le finali NBA contro i Jazz di Malone e Stockton, per un totale di 10 sfide.

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Molto interessante, non solo per feticisti, la pagina dedicata alle scarpe indossate dal numero 23, sbloccabili nelle diverse modalità di gioco proposte da NBA 2K11, ma soprattutto per le caratteristiche di upgrade: indossare le diverse scarpe equivale a migliorare diversi parametri fisici e tecnici dei giocatori. La modalità Jordan si rivela fin da subito molto affascinante e stimolante, non solo per i players che hanno vissuto in tv le gesta di Jordan nel corso degli anni ’90 ma anche per coloro che cercano qualcosa di diverso e divertente, che vada al di là delle consuete modalità di gioco. Oltretutto, nonostante nei primi minuti di gioco la forza devastante di Jordan possa far sembrare tutto molto facile, gli obiettivi da raggiungere sono piuttosto ardui, visto e considerato che non si tratta quasi mai solo di infilare il canestro ma farlo con azioni corali e percentuali al tiro piuttosto elevate.

Coach

Abbiamo già detto come, dal punto di vista delle modalità di gioco, quelle dedicate a Jordan costituiscano la novità più corposa, ma questo non vuol dire che 2K Games abbia tralasciato le modalità più fortunate della serie. NBA Blacktop, rimane sicuramente la più indicata per chi ha poco tempo da dedicare davanti alla console, ma vuole comunque divertirsi: gara delle schiacciate (in split screen, molto più veloce e divertente rispetto allo scorso anno), gare urbane, shootout da 3 punti e partite ai 21 punti. In sostanza, un concentrato di basket senza troppo impegno.
La “Associazione” è senza dubbio la modalità di gioco più impegnativa, in quanto coinvolge il giocatore nel ruolo di general manager, coach e giocatore lungo un’intera stagione NBA, di cui si possono personalizzare numero di squadre controllabili, numero di partite, draft, durata dei match e numerosi altri parametri: l’interfaccia principale fornisce in modo chiaro e preciso tutte le informazioni sulla stagione in corso mentre, come di consueto, con lo stick sinistro si apre il menù principale, attraverso il quale si può accedere a NBA.com, alla gestione del calendario e del roster, alla pianificazione dei piani e degli schemi di gioco.

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Una modalità per certi versi simile ma con caratteristiche del tutto particolari, è “Il mio giocatore”: a differenza dell’Associazione, in cui si deve portare al successo una franchigia curandone qualsiasi aspetto, l’obiettivo è raggiungere l’apice utilizzando un unico giocatore, creato da zero. A tal proposito, è doveroso sottolineare il notevole miglioramento dell’editor rispetto allo scorso anno, soprattutto riguardo alla personalizzazione delle animazioni del cestista, davvero molto più varie e numerose. La carriera ha inizio con alcune partite, sotto gli occhi degli osservatori NBA in preparazione del draft: l’obiettivo è quello di non eccedere in personalismi, giocare di squadra, fare sempre la scelta giusta e limitare il nostro avversario diretto. La valutazione è relazionata alla considerazione dei nostri compagni di squadra e mai, come in 2K11, ci è sembrata onesta e verosimile: sbagliare un canestro non equivale ad una valutazione bassa se il tiro è stato effettuato con i tempi giusti, così come passare la palla con successo non ci gioverà se fatto in una situazione forzata. Le partite di allenamento sono utili per accumulare crediti da utilizzare per gli upgrade dei vari parametri fisici, mentali e tecnici anche se, da questo punto di vista, risultati più immediati si ottengono, almeno all’inizio della carriera quando il giocatore è piuttosto scarso, grazie a singole prove che testano le capacità dell’atleta nelle varie situazioni di gioco: palleggio, tiro, post alto e basso, penetrazione. Più di tutte le altre, questa modalità riesce a trasmettere perfettamente lo spirito del basket, che non è fatto solo di soluzioni spettacolari ma soprattutto di lavoro di squadra, allenamento, visione di gioco, sacrificio per i compagni. Inizialmente può lasciare interdetti il fatto di utilizzare un unico giocatore in campo ma ben presto si entra nei meccanismi di squadra e quasi ci si dimentica di questa peculiarità.
Per chi non volesse addentrarsi nei meandri della gestione manageriale di una franchigia ma volesse comunque affrontare la stagione NBA, è sempre presente la modalità “Stagione”, in cui ci si limita, appunto, all’azione sul parquet. Da sempre cavallo di battaglia in tutte le simulazioni sportive più importanti, oggi ha un certo sapore anacronistico rispetto alle altre modalità di gioco, ma va comunque detto che rimane irrinunciabile.

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Pick and roll

La serie NBA 2K ha da sempre come fiore all’occhiello un gameplay di altissimo livello, migliorato anno dopo anno, in grado di ricreare molte delle situazioni e sensazioni che si provano sul campo da basket o, perlomeno, davanti alla tv. Normale aspettarsi da 2K11 un ulteriore passo verso il realismo estremo passando attraverso i compromessi di un videogame. Pad alla mano, la prima impressione è che la risposta ai comandi sia sensibilmente più rapida e che le nuove finte, trick e conclusioni siano piuttosto intuitive e immediate: del resto, la combinazione dei pulsanti da utilizzare con lo stick, è rimasta invariata. I più tradizionalisti possono sempre utilizzare i pulsanti digitali per effettuare le conclusioni o azioni difensive, ma in questo caso si perde l’immediatezza e il feeling regalati dai controlli analogici. Giocando a fondo, magari affrontando o utilizzando tutte le squadre, ci si rende conto dell’enorme lavoro che è stato fatto sull’intelligenza artificiale dei giocatori, sia considerati come singoli sia come parte integrante di un team. Chi conosce le star NBA, non faticherà a riconoscerli immediatamente o addirittura a prevedere la loro prossima azione, sia in difesa che in attacco: James, Wade, Bryant, Howard, Garnett, Allen, Rondo si comportano esattamente come nella realtà e la stessa cosa si può affermare per le decine di atleti meno conosciuti. Come dicevamo, molta attenzione è stata dedicata ai movimenti dell’intera squadra in relazione agli schemi di gioco selezionati e, salvo qualche rara eccezione, non ci sono quasi mai sorprese negative. NBA 2K11 è un gioco che se affrontato con leggerezza o comunque con un approccio arcade, è destinato a suonarle a chiunque: forzare un passaggio, un tiro, una situazione difensiva si traduce sempre in una palla persa o in un fallo. NBA 2K11 si gioca come si gioca il vero basket, considerati i limiti imposti dalla natura di un videogioco: chi vuole una simulazione vera, non può trovar di meglio.
Per quanto riguarda i match online, non è stato difficile trovare avversari, sia nelle partite classificate che in quelle pubbliche. Più ostico trovare spazio nelle varie squadre nella modalità “Alleanza”, ma in questo caso è preferibile organizzare un team con i propri amici.
Le opzioni sono molte ma quello che interessa maggiormente a un giocatore è l’efficienza del servizio: ebbene, nei numerosi incontri disputati, non abbiamo mai sofferto il lag fastidiosissimo che rovinava l’esperienza dello scorso anno.

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Sirius

Primi di addentrarci in quella che è la realizzazione tecnica in-game, ci sembra doveroso spendere due parole per quanto riguarda il lavoro che è stato fatto sulla grafica dei menù e della gestione generale delle varie opzioni. Forse meno accattivanti dal punto di vista stilistico rispetto allo scorso anno, preferiamo di gran lunga il compromesso raggiunto dai menu di NBA 2K11, che non rinunciano alla spettacolarità della realizzazione e permettono una navigazione quasi sempre intuitiva e mai dispersiva. Splendido lo stile grafico scelto per la presentazione dei match, con immagini digitalizzate dei vari campioni protagonisti arricchite da varie statistiche di gioco. Per i più curiosi: nel corso di tutto il gioco sono utilizzate foto in alta definizione dei vari atleti, fatta eccezione nel caso della presentazione, a pochi secondi dalla palla a due, del quintetto titolare, in cui viene invece usata la grafica in-game.
In linea con le caratteristiche generali del titolo, la grafica segna un discreto passo in avanti rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda la animazioni e la fluidità dell’azione. Ci troviamo davvero a poca strada dal puro fotorealismo, al punto che, utilizzando determinate visuali, sembra difficile distinguere il gioco da un match trasmesso in TV; in tal senso gioca un ruolo importante il nuovo set di animazioni, soprattutto quelle relative ai vari trick, finte, palleggio, conclusioni a canestro, passi difensivi e body language dei vari atleti. La realizzazione morfologica degli atleti e il loro livello di dettaglio (divisa, pelle, muscolatura, sudore, tatuaggi) raggiunge nuovi parametri di riferimento; ovviante ci sono ancora dei margini di miglioramento e ci riferiamo in particolare alle espressioni facciali catturate nei primi piani o a molti elementi di contorno, come il coach in panchina piuttosto che il pubblico sugli spalti: non parliamo di realizzazioni mediocri certamente ma comunque di aspetti che stonano un po’ con l’eccellente realizzazione di ciò che avviene sul parquet.

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Le attuali simulazioni sportive fanno a gara nel proporre colonne sonore di valore assoluto e, ovviamente, 2K11 si guarda bene dal costituire eccezione alla regola: il main theme, Game Time, è stato realizzato da Snoop Dogg mentre il pezzo di avvio, come accennato più sopra, è Sirius di Alan Parson. Big Boi, Drake, Meddleman, Ev, Fail Safe, Cassidy e molti altri vanno a costituire un’atmosfera perfettamente a tema col titolo. Tornando al gioco vero e proprio, in evidenza gli ottimi effetti sonori, sia quelli provenienti dal campo che quelli da bordo campo: nulla è lasciato al caso e, per rendersi conto dell’eccellente livello raggiunto, è sufficiente ascoltare gli effetti sonori durante un match di allenamento. Si conferma su altissimi livelli anche la telecronaca anche se gli interventi da bordo campo della bella inviata Doris Burke ci sono sembrati un po’ troppo frequenti ma tuttavia perfettamente contestualizzati.

Anello al dito

Siamo ormai a novembre, periodo in cui solitamente si tirano le somme sulla qualità dei titoli giocati nel corso dell’anno; almeno per quanto concerne le esigenze degli amanti delle simulazioni sportive, il 2011 verrà sicuramente ricordato per molto, molto tempo: tutti gli sport più importanti, infatti, possono vantare la migliore trasposizione videoludica mai realizzata. NBA 2K11 non solo è uno di questi ma, probabilmente, il migliore in senso assoluto: senza esagerare con la matematica, il titolo targato 2K Games sta alle simulazioni di basket come Michael Jordan sta al basket stesso. Chi odia la palla a spicchi non prenderà in considerazione l’acquisto ma, verosimilmente, non leggerà la recensione: dunque, se ancora non l’avete fatto, arricchite la vostra collezione con un titolo straordinario.