Recensione di Mega Man 10 - Recensione

Recensione di Mega Man 10 di Console Tribe

Battere il ferro finché è caldo. Questa frase potrebbe essere accomunata alla consuetudine che tantissime software house sono oramai solite utilizzare.
Pur senza escludere capolavori assoluti non possiamo negare che saghe come Final Fantasy, Halo e Metal Gear (per citarne alcune), cavalchino spesso l’onda del successo commerciale e ad innegabile testimonianza di ciò possiamo considerare il numero sempre maggiore di Spin off o di titoli che spesso si agganciano solo per quanto riguarda l’ambientazione o i personaggi con le serie originali.
Ma se tali “masterpiece” hanno iniziato un mero sfruttamento del nome, cosa possiamo dire di un personaggio che conta più di 117 titoli ad esso dedicati?
Mega Man (o Rockman come è conosciuto nel suo paese natale) è si diviso in saghe che per trama e ambientazioni risultano varie, ma in quella impressionante cifra di giochi l’ossatura del titolo non è mai stata veramente stravolta. Eppure non siamo davanti a una serie che ha dato tutto, anzi, ancora oggi il piccolo robottino blu riesce a risvegliare piacevoli ricordi nella mente dei giocatori più anziani, e addirittura a farsi apprezzare dai più giovani.

Si stava meglio quando si stava peggio…

La scelta forse più corretta, in questo senso, è stata indubbiamente quella di non voler strafare, di non creare titoli che strizzassero l’occhio solamente al pubblico moderno, che facilmente avrebbero fallito, schiacciati dalla mole di giochi nati fin da subito con questo obbiettivo. Capcom ha infatti sempre mantenuto le solide fondamenta su cui si regge l’intera saga, innovando e rinnovando ma senza alcuno stravolgimento.

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Non è un caso che questo Mega Man 10 (il decimo capitolo della saga originale) mantenga ancora menù, grafica e gameplay tipiche delle console a 8 bit su cui vide la luce più di 20 anni or sono. Il genere è ovviamente quello che all’epoca andava fortissimo in tutte le sale giochi e nelle case degli allora videogiocatori: ovverosia un action-platform. I due personaggi giocabili: Mega Man e Proto Man (ben conosciuti da tutti i fan della serie) mantengono tutte le loro caratteristiche peculiari, con il secondo più debole ma con la possibilità di difendersi tramite uno scudo, in aggiunta alle classiche possibilità di corsa e salto. Una volta fatta questa scelta si verrà catapultati nella classica struttura del gioco, dove saremo chiamati a terminare otto livelli con relativi boss conclusivi per giungere alla battaglia finale. Le possibilità di scelta, oltre al vostro alter ego, comprenderanno anche il livello di difficoltà. È però necessaria una precisazione: anche nella modalità facile, e con svariati aiuti a disposizione, Mega Man 10 rimane difficile e punitivo; se affrontato come si affronta un moderno FPS alle difficoltà più basse probabilmente basteranno pochi secondi per veder comparire la scritta Game Over.
Questo perché il nuovo lavoro Capcom è una sorta di portabandiera della concezione di gioco che era in auge ai tempi del NES (console su cui comparì Rockman) ovverosia titoli che garantissero sempre un grado di sfida parecchio elevato fin dalle prime battute, per sfociare in vere e proprie follie da maniaci quando nei bar il livello di difficoltà dei cabinati era sapientemente settato ai livelli più alti.
Non sarebbe comunque corretto dire che il gioco è mal calibrato, le possibilità di procedere sono garantite, a patto che si capiscano le meccaniche e i movimenti richiesti dal gioco stesso e si rinunci ad andare avanti a testa bassa senza osservare bene l’ambientazione. Quella che invece risulterà una feature preclusa sotto ogni aspetto a chi non assimilerà le “doti” richieste dal titolo è la modalità “sfide”: una replica di alcuni ambienti visti nella normale fase di gioco che per essere completati richiedono il completamento di determinati obbiettivi. Questo extra concentra in se una sorta di insano gusto per la sconfitta che di fatto la rende una sfida per pochi eletti.

Vintage è bello

Graficamente Mega Man 10 è rimasto tale e quale ai suoi antenati, le animazioni sono indubbiamente fluidissime e i colori più vivi e adatti alla riproduzione sui moderni LCD, ma anche in questo campo l’ossatura su cui poggia il comparto visivo è quella delle vecchie console a 8 bit.
Ciononostante possiamo affermare con certezza che il titolo “fa il suo sporco lavoro” con una resa minimalista che ha l’indubbio pregio di non distrarre il giocatore dalla concentrazione necessaria a non sbagliare alcun passaggio.
Ovviamente a chi non sopporta nulla che non sia ai livelli grafici attuali il gioco parrà antiquato, orrendo e inutile; beh nulla potrebbe essere più superficiale e sbagliato.
Mega Man è capace di “dare la paga” a parecchi titoli attuali, senza possibilità di replica, a patto che si scelga di accantonare il pregiudizio che allinea una grafica datata ad un gioco indegno di essere giocato.

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Vinili… mal conservati

Se dobbiamo fare un appunto a questo “porting” Capcom la motivazione la possiamo assolutamente trovare nel comparto sonoro.
Capiamo la scelta di prediligere una totale resa retrò del gioco, ma le MIDI dell’epoca sono forse una esagerazione in quella direzione.
Come Tetris infatti, anche Mega Man riesce a infondere una proverbiale irritazione con le sue musichette, che per tutta la sessione di gioco risultano abbastanza estenuanti per la tenuta psicologica del giocatore.
Non vorremmo mai che al termine di una partita insorgessero tic nervosi o problemi neurologici gravi dovuti allo stress che procura l’audio, forse l’unico aspetto del titolo che poteva essere aggiornato con l’utilizzo di melodie meno metalliche e ricorrenti.

Ritorno al futuro

I più ricorderanno sicuramente le tre lettere che proverbialmente apparivano di fianco a una serie di numeri che segnalavano il punteggio raggiunto nelle High Score dei cabinati (e le serie infinite di AAA immesse da chi ancora aveva la mano tremolante per il continuo battere sui tasti). Bene Megaman 10 cavalca l’onda retrò anche per quanto riguarda l’online: niente modalità multigiocatore, semplicemente delle classifiche online, su cui potrete vedere in ogni momento quanto lontani siate dai guru del gioco, anche se magari pensavate di avere appena terminato la partita della vita.

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Una cooperativa non sarebbe di certo stata difficile da inserire e avrebbe giovato alla longevità che, nonostante la difficoltà elevata, non riesce a garantire più di 3-4 ore di gioco. Tuttavia le leaderboard nominative mantengono un loro fascino datato che di certo non fa male ad un titolo del genere ed insieme al sistema di ricompense a fine missione e allo shop dove comprare svariati potenziamenti invitino ed invoglino a rigiocare più e più volte il tutto.

Ottima annata, perfettamente invecchiato

Sono passati 23 anni dall’uscita del primo Mega Man, ma ancora oggi, senza rivoluzionare nulla secondo i canoni dettati dalla moda, siamo di fronte a un titolo che riesce a divertire e ad impegnare, anche a livelli che molte uscite nuovissime nemmeno possono sognare. Certamente il gioco fa poco per massificarsi: richiedendo uno “studio” delle meccaniche che lo governano e una capacità di reazione abbastanza elevata; nulla che non possa essere acquisito in qualche partita, ma in alcuni casi questo poco tempo richiesto potrebbe essere fin troppo e, complice anche la proverbiale bastardaggine di alcuni passaggi condurre al prematuro abbandono.
Se siete amanti della serie ritroverete però subito il bandolo della matassa e passerete a godervi la trama, se siete giocatori smaliziati di quell’epoca andata apprezzerete sicuramente un gioco dal gusto di altri tempi, se malauguratamente invece appartenete alla categoria dei giovincelli o di coloro che non hanno mai giocato uno sparatutto a scorrimento, beh, armatevi di molta pazienza o lasciate perdere: Mega Man 10 è seriamente ostico ed impegnativo.