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Recensione Recensione di Magic: The Gathering: Duels Of The Planeswalkers

Recensione di Magic: The Gathering: Duels Of The Planeswalkers di Console Tribe

di: Redazione
C’erano una volta le figurine Panini, che per decenni hanno
accompagnato sia le vecchie che le nuove generazioni. Quanti pomeriggi
trascorsi a cercare di convincere l’amichetto di turno a concludere uno
scambio che a noi sembrava vantaggioso… e quanti litigi per il
compagno di classe sleale che provava a sottrarci parte dei nostri
mazzi di doppie!

In questa sorta di festival del collezionismo la parte più
divertente era proprio lo scambio e la ricerca allo scopo di riempire
gli immancabili buchi sull’album, tradizione che si ripeteva ogni anno.

La cosa triste, sicuramente notata da chiunque abbia avuto a che fare
con le figurine adesive, è che solo i collezionisti più
assidui hanno tratto un divertimento duraturo da tali raccolte, infatti
il 90% degli album, una volta finiti, finivano a prendere polvere e
venivano così buttati via da mamme esasperate.



Ventinove anni or sono Richard Garfield, un matematico statunitense,
decise probabilmente di creare una collezione con la capacità di
divertire ed essere “utile” al possessore per molto tempo. Passarono
circa quattordici anni da quando Richard del 1980 iniziò, come
studente, ad immaginare il gioco e ciò che ne scaturì
è ancora oggi il manifesto universalmente riconosciuto dei
giochi di carte collezionabili: Magic: The Gathering (l’Adunanza in Italia).

L’idea di base è semplicissima: affiancare al semplice
collezionismo anche una struttura ludica realizzabile con le carte
possedute che andasse ben al di là di un banale “side game”. Magic
infatti non è solo collezione o gioco, è entrambe le cose
contemporaneamente e nessun “adepto” riesce a sottrarsi da questo
perfetto intreccio: la collezione è difatti necessaria per
sconfiggere gli avversari e il gioco si rivela indispensabile per
conoscere altre persone con le quali effettuare scambi o acquistare
nuove carte.

Insomma, Garfield riuscì a creare un gioco da cui non si poteva
fuggire, con infinite possibilità di sviluppo, che ancora oggi
garantiscono a Magic
una costante evoluzione che ovviamente, specie ai giorni nostri, non ha
potuto tralasciare il mondo dei videogame. La stessa Wizard (la casa
che produce e distribuisce) ha da tempo creato Magic Online, un videogioco che ricrea fedelmente il Magic
reale con tanto di compravendita di carte e tornei ufficiali. Tale
soluzione, però, oltre ad essere a pagamento, era adatta quasi
esclusivamente a persone molto esperte o a veri e propri nerd
del settore, mentre coloro che volevano soltanto fare qualche partita e
che non avrebbero mai speso centinaia e centinaia di euro, sceglievano
soluzioni open-source, di fatto castrate sia dal punto di vista grafico
che tecnico e pertanto lontanissime dal gioco reale.

Ed è qui che la sempre più grande diffusione delle
console di nuova generazione entra in gioco; la piattaforma Xbox 360
è semplicemente perfetta per ospitare un gioco dedicato a Magic
ed è in grado, tramite Live, di ricreare la sfida e la tipica
atmosfera tra diversi giocatori sparsi per il globo. Di certo Wizard
non poteva lasciarsi scappare l’occasione, creando Magic: The Gathering Duel of the Planswalker.





Magic a schermo? Non proprio.



Come ci si aspetta da un prodotto ufficiale Wizard of the Coast, questo titolo si basa su tutte le meccaniche proprie di Magic
e le segue in modo fedele, anche se, essendo basato sull’ultimissima
revisione di regole uscita, alcuni, specie i veterani di magic
potrebbero trovarsi spiazzati da alcune azioni permesse o vietate;
questo perchè, il set di regole uscito insieme alla nuova
espansione ha, oltre all’aggiunta di alcune tipologie di carte,
rimescolato alcune meccaniche da tempo invariate e assimilate dai
giocatori.

La base su cui poggia Magic rimane però la stessa. Da sempre i
giocatori hanno avuto a disposizione creature da evocare con le quali
attaccare l’avversario, stregonerie in grado di fare danni o
distruggere le armate nemiche, incantesimi capaci di ribaltare le sorti
delle battaglie e addirittura istantanei (magie veloci) creati per
anticipare le mosse del giocatore posto di fronte a noi.

Ebbene tutto ciò è presente in Duels of the Planswalker,
regolato dall’ormai collaudato sistema del mana: in pratica ogni
giocatore ha bisogno di una sorta di energia mistica per evocare le sue
creature o lanciare qualsiasi incantesimo, energia che viene fornita
dalle terre (carte che rappresentano un particolare terreno tra
montagne, pianure, paludi, isole e foreste), ognuna delle quali
provvede a fornire una unità di mana di un determinato colore.

Tramite questa sorta di potere il giocatore può quindi portare
avanti la sua strategia al fine di sconfiggere l’avversario. Se il
sistema è fedele alla controparte cartacea del gioco è
proprio qui che i primi scricchiolii iniziano a farsi sentire: nella
realtà il giocatore può usare le terre che preferisce per
lanciare un attacco (a patto di aver soddisfatto i requisiti scritti
sulla carta), cosa invece non possibile in questa versione virtuale,
per cui il gioco provvederà da solo a usare le terre quando si
cliccherà su una carta presente nella nostra mano. Se ciò
facilita e velocizza il gioco, rende di fatto impossibile qualsiasi
strategia legata alle carte possedute, in quanto attingendo a caso al
mana disponibile ci precluderà moltissime mosse che la nostra
intelligenza aveva previsto. E se un problema è legato alle
scelte fatte per l’immediatezza del gioco, facilmente non sarà
da solo.

Come abbiamo detto in apertura, Magic
non è mai stato solo gioco o solo collezione: trovare le carte,
costruirsi da soli il mazzo e utilizzarlo sono tre legami
indissolubili. E proprio nella creazione del mazzo il giocatore tipico
di Magic dilapida moltissimo tempo: ecco che vien fuori il secondo incredibile limite di questo Duel of the Planswalker.
Gli sviluppatori, infatti, non hanno in alcun modo inserito un editor
di creazione di deck (mazzi) personalizzati; l’unica cosa che ci viene
permessa è l’inserimento di alcune carte sbloccabili, aggiunte
che servono a poco e senza possibilità di rivoluzionare le
nostre strategie. Tali mancanze, legate ad una IA strana, minano
l’appetibilità del titolo a una specifica parte di utenza.

Durante la modalità campagna, indispensabile per sbloccare carte
e potersi quindi cimentare tramite Xbox Live con avversari reali, i
nostri avversari saranno incredibilmente avvantaggiati da una
successione perfetta fra terre e carte di attacco, mentre le nostre
pescate saranno accomunabili, come probabilità, a quelle che
avremo giocando con un mazzo reale e tangibile. Ma tale vantaggio deve
essere parso evidente anche agli sviluppatori che pertanto si rivelano
colpevoli di aver instupidito le strategie di gioco avversarie: alcune
volte faranno errori incredibili, regalandoci di fatto la vittoria,
cosa abbastanza fastidiosa. Sarebbe senz’altro stato più
stimolante avere avversari forti ma senza vantaggi da baro di poker.





Semplici carte



Se in questa generazione le discussioni sulla grafica sono all’ordine
del giorno, viene un po’ difficile parlare di impatto visivo su un
titolo di carte da gioco. Giusto e sbagliato allo stesso tempo,
certamente Duels of the Plasnwalker
non ha una grafica che lascia a bocca aperta ma è anche vero che
un gioco che punta ad essere fedele alla sua controparte reale non
può strafare. Siamo ben lontani dalle carte che evocano colossi
in grado di uccidere i giocatori come in YU-GY-OH, qui si parla di
semplici rettangoli di cartoncino senza potere alcuno. Ebbene, da
questo punto di vista il titolo è senza ombra di dubbio il
miglior titolo dedicato a Magic uscito finora.

Il tavolo da gioco è completamente visualizzabile in qualsiasi
momento: è permesso lo zoom su tutte le carte, anche quelle
avversarie, in modo da avere ben presenti tutti gli effetti correlati
alla loro entrata in gioco. Le animazioni degli attacchi sono sobrie e
le fasi dei turni sono sempre ben comprensibili.

Insomma, un “simulatore” di Magic da cui si può chiedere ben poco di più.





Vorrei essere sordo



Svariate teorie scientifiche affermano che alla perdita o al
peggioramento di uno dei cinque sensi ve ne sia un altro che si
acuisce: Magic in parte lo conferma.

Abbiamo già detto che graficamente il gioco è buono e che
non si potrebbe chiedere di più, almeno senza snaturarlo.
Paragonando suddette teorie al gioco si potrebbe dedurre che il sonoro
sia un po’ sottotono. Niente di più sbagliato, il comparto audio
non è mal realizzato, è semplicemente inesistente. Gli
effetti sonori che evidenziano l’effetto di un attacco o il lancio di
una magia sono a dir poco imbarazzanti e pessimi; si sarebbero potuti
facilmente inserire suoni come il clangore di spade, nel caso la
creatura attaccante fosse uno spadaccino, o un ruggito nel caso di una
belva feroce, invece no, i pochi suoni presenti si limitano a una
scarica elettrica o rumori sordi e secchi e spesso indecifrabili.
Probabilmente non inserirli del tutto sarebbe stata la scelta migliore.
L’assenza di musiche di sottofondo è davvero pesante, con la
conseguenza che il titolo dopo poco inizia a stufare e non fa nulla per
rendere più agevole lo scorrere del tempo.





Enjoy Live



Se giocando da soli tali mancanze diventano spesso insostenibili, il
cuore del gioco, cioè l’online, fortunatamente ne risente poco.
Grazie anche all’ottimo servizio di chat fornito da Xbox Live potremo
passare sopra alle mancanze sonore e discutere con l’avversario proprio
come se fossimo seduti a un vero tavolo da gioco.

Il matchmarking è altrettanto ottimo e le partite vengono
trovate molto rapidamente, complice anche la notevole presenza di
giocatori.

Solo due cose sono richieste per poter usufruire a pieno della
modalità online: aver sbloccato tutte le carte segrete e molta,
molta pazienza. Se la ragione della prima è chiara e legata alla
disparità di forza tra un mazzo base e uno integrato, la seconda
è meno evidente e legata alla poca sportività degli
avversari, sempre pronti a disconnettersi poco prima di perdere. La
mancanza di punizioni si fa sentire e speriamo vivamente che un
intervento di Wizard o Microsoft in questo senso non tardi ad arrivare.





Noob tutorial, nulla di più



Al di là di Magic Online (servizio ufficiale e a pagamento di Wizard) non esiste nulla che sia più vicino al gioco reale. Nonostante ciò Duels of the Planswalker fatica ad essere un buon titolo in ottica generale; se per i neofiti o per coloro che considerano Magic alla stregua di una partita a Uno
il titolo è appetibile e in grado di far apprendere velocemente
le complesse meccaniche di gioco, per i più esperti l’appeal
è nullo.

L’impossibilità di creare un mazzo, la presenza di carte
estremamente limitata e il banale sistema del mana decisamente poco
funzionale, rendono questo titolo consigliabile solamente a chi di Magic
sa poco o nulla. Chiaramente Wizard punta molto sul suo servizio
online, ma avere un gioco che comprenda tutte le carte (o quasi) uscite
fino ad oggi, con la possibilità di mescolare le espansioni,
resta ancora una volta per gli appassionati un sogno, un sogno che
speriamo si realizzi presto.