Recensione di Left 4 Dead 2 - Recensione

Recensione di Left 4 Dead 2 di Console Tribe

Guardo l’intera popolazione riversarsi sulle strade, tutti di fronte a me. Guardo padri di famiglia, preti, madri, avvocati, poliziotti, muratori. Li guardo tutti e tiro un lungo interminabile respiro. In una situazione normale sembrerebbe che io sia il primo nemico pubblico. A guardarmi bene, mentre pianto un piede di porco nel cervello di un tizio, sembro proprio uno pscicopatico assassino, uno di quelli che vedi alla tivù sulle foto segnaletiche. Mi ripulisco la T-shirt dei Depeche Mode dal sangue e guardo ancora una volta la popolazione che inesorabilmente si avvicina. Tiro un respiro ancora più lungo, uno di quelli che non finisce mai.
Al mio fianco i miei amici, ancora una volta pronti per lottare per la nostra sopravvivenza.
Noi quattro, i sopravvissuti, gli psicopatici assassini di non-morti che cercano di portare a casa la pelle.

2 Settimane Dopo

Prendi un virus letale, una popolazione piuttosto ampia e quattro persone intenzionate a scampare all’infezione. Sangue quanto basta, anzi a volontà. Questi, grossolanamente, gli ingredienti di Left 4 Dead 2; dallo scorso anno sembra che la ricetta messa a punto da Valve non sia affatto cambiata.
Gli sviluppatori ancora una volta c’invitano ad entrare nella loro grindhouse videoludica riproponendoci un canovaccio narrativo simile al precedente capitolo. Sono passate solo due settimane dal contagio e i danni ormai non si contano, i nostri quattro sopravvissuti hanno come unico scopo quello di portarsi in salvo presso un avamposto militare situato nella Louisiana.
Come da tradizione il plot narrativo è basilare, con timidezza c’illustra quelli che sono gli eventi, senza mai scendere in lunghi dialoghi o intricati meccanismi narrativi. La storia è essenziale, minimalista. Ancora una volta ci saranno più scenari di gioco: idealmente contraddistinti da cinque diversi film, il termine d’ogni pellicola rappresenta l’inizio di un’altra, quasi a voler dare un continuum spazio-temporale tra le diverse campagne giocabili.
Se storia e narrazione sono rimaste pressoché invariate, le ambientazioni di gioco hanno subito invece un netto restyling, infatti ogni locazione è ora più particolareggiata e dotata di un senso artistico più raffinato e cinematografico. Da un centro commerciale in fiamme a un lugubre Luna Park, giungendo poi in una palude ricca di liquami e di morte.
In poche parole ogni campagna ha i suoi tratti distintivi e risulta essere totalmente diversa da quella precedente.

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I nostri viaggi tra una landa apparentemente desolata e l’altra non si susseguiranno in armonia, del resto i quattro superstiti stanno intraprendendo un viaggio della speranza, non un picnic. Come di consueto, a dominare la schermo sono le orde di infetti che, diversamente dai convalescenti zombie visti nelle più svariate pellicole, sono veloci ed aggressivi (quasi a ricordare gli infetti di Io sono Leggenda).
Contrastare cotanta putrefazione non è certamente compito facile e per questo i quattro protagonisti sono pronti ad imbracciare qualunque oggetto possa risultare utile allo scopo. Ed è proprio questa la prima novità del titolo: diversamente dal passato è ora possibile utilizzare gli arnesi più disparati per mettersi in salvo; coltelli, asce e persino padelle sono solo alcuni degli esempi di strumenti utilizzabili nel gioco. Le armi bianche, apparentemente innocue rispetto a fucili e armi da fuoco convenzionali, sono invece dei veri e propri strumenti di morte, capaci di spazzare via in pochi istanti più infetti contemporaneamente, risultando particolarmente utili in molte situazioni. La novità non risiede unicamente nella possibilità di utilizzo, ma anche in alcune variazioni del gameplay, che di conseguenza, vista l’impossibilità di colpire a distanza, va letteralmente a modificarsi mostrando scorci di gioco non apprezzabili nel precedente capitolo.
L’approccio con le armi bianche è divertente ed immediato, peccato solo che al di là della motosega ogni arma ha praticamente lo stesso effetto sui nemici, sia che si tratti di un machete sia che si tratti di una chitarra. Sì, avete letto bene, del resto l’ironia di fondo che accompagna il titolo traspare anche da questo aspetto. Restando in tema novità è da segnalare la presenza di defibrillatori per rianimare i compagni caduti, particolarmente utili nelle partite online.
Se le nostre possibilità di salvezza sono aumentate grazie a nuovi gingilli, vanno a ridursi per la presenza di nuove terrificanti creature. Tra gli infetti speciali, infatti, faranno la loro comparsa Spitter, Charger e Jockey. Mescolandosi con le altre aberrazioni le Spitter sono in grado di sputare un acido capace di sottrarre molta energia ai malcapitati; i Charger si comporteranno come dei giocatori di football e vi trascineranno per parecchi metri per poi placcarvi al suolo; i Jockey, dalle scimmiesche sembianze, sono i nemici più subdoli ed imprevedibili del gioco: spesso nascosti in angoli bui vi salteranno addosso per poi letteralmente cavalcarvi e spingervi lontano dai compagni.
Oltre gli infetti speciali, i ragazzi di Valve hanno arricchito la popolazione dei non-morti con nemici caratteristici per ogni area. Sono infatti presenti Clown capaci di attirare a sé molti più nemici del solito, soldati rivestiti di una corazza antisommossa e uomini fango capaci di accecarvi con una particolare melma. La presenza di questi nuovi infetti, unitamente alle vecchie conoscenze, va ad arricchire l’esperienza di gioco non solo per la maggior quantità di nemici ma anche per le situazioni spiacevoli cui potete andare incontro.
Tutte queste aggiunte sarebbero da considerarsi quasi come un contentino se non si sposassero con un concept di gioco migliorato per l’occasione. Se nel primo capitolo si potevano riconoscere essenzialmente due fasi di gioco – respingere l’orda ed esplorazione – ora invece l’esperienza giocata si rivela più ricca. Durante le campagne non vi limiterete ad avanzare tra gli infetti ma ci saranno situazioni particolari in cui dovrete avanzare velocemente per disattivare un allarme mentre i nemici v’inseguono. Oppure ancora dovrete recuperare della benzina per far partire un’automobile. E come non citare la folle corsa sulle montagne russe mentre una miriadi di infetti vi è alle calcagna…
Nel complesso l’esperienza di gioco, per tutte queste aggiunte, risulta notevolmente migliorata e va a creare nel giocatore uno stato di adrenalinica ansia mai avvertita prima.

!==PB==!
La terra dei morti e dei viventi

Un comparto online non si basa sulla quantità di modalità a disposizione ma piuttosto sul feeling e la motivazione di giocare in gruppo. Sotto quest’aspetto Left 4 Dead 2 è uno dei titoli meglio riusciti. L’esperienza offline, pur regalando gran divertimento, non riesce a creare nel giocatore la sensazione di cooperare con i compagni, di far parte veramente dei survivor. Per certi versi il comparto multiplayer riesce in questa nuova incarnazione ad amplificare la modalità online, portandola ad un livello superiore di intrattenimento videoludico. Pianificare con i compagni una strategia, richiamare chi sbaglia o semplicemente aiutare un amico in difficoltà, dona al giocatore grandi soddisfazioni.
Oltre a poter affrontare la campagna principale e la classica sfida a squadre, il pacchetto offerto da Left 4 Dead 2 si arricchisce di nuove modalità: Realtà e Cercatore. La prima sembrerebbe priva di novità e prevede lo svolgimento di una delle campagne, seppur con alcune importanti modificazioni. Per prima cosa gli aiuti grafici per individuare compagni e nemici saranno del tutto disattivati e l’intera popolazione dei non-morti è più agguerrita e resistente. Apparentemente si potrebbe trattare di un semplice aumento del livello di difficoltà, ma non è così. La sensazione offerta è parecchio diversa. In Realtà si vive con più intensità l’intero svolgimento del gioco e ci si sente maggiormente inseriti nel contesto della sopravvivenza. Ogni giocatore deve sempre tenere d’occhio i compagni e l’ambiente circostante, dal momento che non ci sono segnalazioni. Un’esperienza che nel complesso regala enormi soddisfazioni ed offre un tasso di sfida davvero elevato.
In Cercatore i survivor dovranno recuperare delle taniche di benzina mentre la squadra degli infetti tenterà di disturbare le operazioni di recupero. Questa modalità si rivela quindi come un’aggiunta che va a diversificare le azioni di gioco e regala anch’essa piacevoli ore di divertimento.
Discorso diverso per il Survival: visto che è già stata testata dai giocatori che hanno acquistato il DLC rilasciato per il primo episodio, possiamo dire che si tratta di una “mezza novità”.
Tante modalità e tanto divertimento, il tutto supportato da un netcode davvero stabile; buono anche il matchmaking che in pochi istanti ci catapulterà in una partita già in corso oppure, se non si vuole perdere nessun attimo di gioco, le opzioni di ricerca ci permetteranno di individuare unicamente le sale pre-partita.

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I segni della tecnica

Il divertente gioco del massacro creato dagli sviluppatori è ancora una volta supportato dal motore grafico Source. Solido, preciso e dotato di un’ottima capacità di calcolo, riesce magistralmente a gestire la gran mole di elementi presenti su schermo. Primi tra tutti gli zombie, che in questo nuovo capitolo appaiono ancora più numerosi ed agguerriti; il motore grafico riesce nell’intento di ricreare l’orda nemica riuscendo anche a garantire una discreta variabilità tra gli infetti presenti su schermo. Stesso discorso può essere fatto per le ambientazioni di gioco: appare evidente come gli scenari siano più vari e ricchi di dettagli, difficilmente vi ritroverete ad ammirare macabri paesaggi simili tra loro. La quantità è quindi una delle peculiarità del Source, che a discapito delle situazioni riesce quasi sempre a gestire le dinamiche del gioco senza rallentamenti o artefatti grafici.
Ma come si sa la potenza è nulla senza il controllo. Tralasciando l’aspetto puramente numerico, il motore messo a punto da Valve mostra anche molte incertezze: contorni poco definiti, superfici in bassa risoluzione ed un livello generale di texture non all’altezza delle ultime produzioni. Noterete subito come personaggi e nemici, seppur migliorati rispetto al passato, siano dotati di un numero piuttosto basso di poligoni. Le ambientazioni, sebbene siano ora più ricche di dettagli, restano ancora decisamente scarne, e nonostante l’alto contenuto stilistico non riescono a creare quel pathos necessario a far immedesimare ulteriormente il giocatore.
Prezioso è stato il lavoro svolto per affinare animazioni ed effetti particellari. Il comparto animazioni è decisamente migliorato rispetto al capitolo precedente: sia durante gli spostamenti che negli attacchi, gli infetti sono ora più variegati e allo stesso tempo più credibili. Per quanto riguarda gli effetti particellari, si rivelano ottime le esplosioni, il fuoco e la polvere, rendendo l’esperienza di gioco sufficientemente coinvolgente.
Tanta quantità su schermo è coadiuvata da un campionamento audio di ottima fattura. Le musiche scelte per il gioco sono appropriate per la situazione e rendono il ritmo delle sequenze giocate più intenso ed appassionante. Buone anche le campionature degli spari, così come degni di menzione sono gli effetti sonori che accompagnano lo smembramento di una parte del corpo degli infetti; insomma, una piccola e sadica soddisfazione. La colonna sonora è varia e si modifica in base alle contesto, passando da una musica cupa fino ad un metal rock adrenalinico.

Non aprite quella confezione?

Ancora sporchi del sangue degli infetti torniamo salvi nelle nostre dimore. L’esperienza vissuta è stata tutt’altro che rilassante, per fortuna aggiungeremmo. La nuova fatica Valve si rivela ancora una volta come un prodotto dalla forte carica emotiva e divertente, capace di appassionare per la sua semplicità. La straziante corsa alla sopravvivenza, il malsano uccidere nemici su nemici: questi i punti focali di un gameplay che fa del minimalismo la sua componente migliore.
A spiccare per importanza è sicuramente il comparto multiplayer che, con qualche modalità in più rispetto al precedente episodio, si mostra nuovamente tra i migliori di questa generazione. Divertimento e cooperazione sono le fondamenta del gioco, che purtroppo vede nel comparto tecnico i suoi difetti maggiori.
Consigliato a chi fa dell’online un aspetto di primaria importanza per l’acquisto di un gioco. Chiunque voglia invece vivere un’avventura ricca di pathos e di emozione nonché sorretta da una trama più imponente, farebbe meglio a volgere lo sguardo altrove.
Non vi resta che chiamare tre amici prima che sia troppo tardi, letteralmente.