Recensione di Kung Fu Panda 2 - Recensione

Recensione di Kung Fu Panda 2 di Console Tribe

Torniamo nel lontano Est

Da quando il cartone in computer grafica ha rimpiazzato l’animazione classica è sempre più facile vedere nuovi capitoli di una serie di particolare successo. Il principio è sempre lo stesso: il pubblico ha gradito, i personaggi funzionano, i modelli sono già pronti, i fondali anche; si aggiunge una nuova sceneggiatura, qualche nuovo protagonista e abbiamo un seguito pronto ad incassare milioni di dollari.
L’industria videoludica ha preso esempio dalla sua sorella (non più) maggiore e ha sempre lavorato sull’iterazione e sul prodotto licenziato, a volte anche fino allo sfinimento. L’uscita di Kung Fu Panda 2 nelle sale è quindi un’ottima occasione per ripetere di nuovo questo sodalizio tra le due arti, grazie all’omonimo gioco sviluppato da Griptonite per THQ.

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Il mondo delle arti marziali

Dopo la selezione del profilo siamo subito introdotti nell’originale menù iniziale dove possiamo muovere il braccio destro per evidenziare una delle modalità e il sinistro per suonare il gong e confermare, sul retro Po il panda muove le sue braccia a specchio. La stessa interfaccia, che vedremo utilizzata in tutti i menù, pur essendo una boccata d’aria fresca rispetto ai soliti timer visti negli altri giochi per Kinect, poteva essere ottimizzata meglio visto che quando ci sono poche opzioni e non abbiamo la guida del panda si fa fatica a capire dove e quanto muovere il braccio.
A ben vedere sembra quasi di aver inserito un dvd/blu ray visto che, oltre ai sottotitoli e ai riconoscimenti, il gioco prevede due sole modalità: Storia e Gioco Libero.
La storia inizia immediatamente dove finisce il secondo film e si dipana attraverso lunghe cutscene facendoci conoscere e riconoscere i vari protagonisti che già abbiamo visto nella pellicola. Le prime sezioni sono introdotte da vari tutorial dove Po ci spiega come giocare, mentre i successivi capitoli servono a mettere in pratica le nozioni appena apprese.
Il sistema di combattimento a turni prevede una fase di attacco, dove colpire con calci, pugni e attacchi super, e una fase difensiva, dove possiamo parare e schivare.
Si inizia scegliendo una delle tre posizioni del kung fu: fulminante, fluida o potente. A detta del nostro insegnante antropomorfo, gli stili dovrebbero influire sulla forza degli attacchi e sulla durata dei turni ma non si riesce a percepire una differenza sostanziale, dal momento che anche le animazioni dei colpi rimangono invariate tra loro. La visuale, in terza persona e spostata a 3/4 verso destra, ci permette di vedere agilmente il nostro alter-ego panda e il suo nemico.

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La strategia di gioco è sempre la stessa per tutti i nemici che incontreremo: colpire senza pietà se la guardia è aperta, usare il doppio pugno o il salto (con doppio calcio annesso) se invece stanno parando e infine usare il calcio se stanno schivando; negli ultimi due casi intontiremo l’avversario che sarà così aperto ad un ulteriore attacco, suggerito da un’icona in basso a destra.
Nel finale possiamo eseguire un colpo di grazia ripetendo la posizione di uno degli stili o chiamare in nostro aiuto uno dei cinque maestri che si esibirà in un colpo spettacolare.
La fase difensiva comprende le parate, da fare con i movimenti delle braccia, e le schivate, che ci chiedono di abbassarci o di spostarci lateralmente.
Entrambe le fasi sono abbastanza semplificate con indicazioni a schermo abbastanza chiare e una lunga serie di parti in slow-motion che ci danno tutto il tempo di intervenire correttamente senza troppi problemi. Purtroppo la risposta del Kinect decisamente sotto gli standard, le poche animazioni dei personaggi che si ripetono all’infinito e la visuale atipica non aiutano ad immedesimarci pienamente con il protagonista sullo schermo, che risulta lento, goffo e fastidioso da vedere.
A dare un po’ di respiro tra i vari capitoli di combattimento ci pensano tre semplici minigiochi: nel primo dovremo servire ai nostri avventori dei piatti di spaghetti lanciandoli direttamente al tavolo, nel secondo guideremo un risciò con gli spostamenti del corpo e, infine, nel terzo dovremo lanciare delle pietre ai nemici mirando con il braccio sinistro e lanciando con il destro. Facili e immediati, si rivelano essere dei brevi divertissement, a volte introdotti nella storia in maniera quasi forzata.
Purtroppo questo ci porta direttamente al prossimo grande problema del gioco: la storia principale, di una banalità disarmante, e raccontata anche peggio; le parti d’azione, troppo brevi ma comunque noiose e ripetitive, sono continuamente interrotte dalle interminabili scene di intermezzo, e, a gravare ulteriormente sul ritmo, ci sono il numero decisamente elevato di caricamenti e le continue schermate di conferma che appaiono ad ogni fine capitolo.
Sulla modalità Gioco Libero, invece, c’è ben poco da dire: si tratta infatti delle stesse sfide (minigiochi e combattimento) viste nella storia, queste sono però selezionabili singolarmente in 5 diversi stage e con l’aggiunta di tre livelli di difficoltà differenti.

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A fare da contorno al tutto un reparto tecnico a dir poco imbarazzante e sicuramente poco ottimizzato. Da un gioco con dei caricamenti così frequenti ci saremmo aspettati un impatto grafico diverso, invece troviamo nell’ordine: modelli poligonali mediocri affetti da problemi di bad clipping, un numero estremamente limitato di ambienti ridotti al minimo del dettaglio e animazioni ridicole sia nelle parti cinematiche che durante il gioco.
Anche i personaggi che possiamo vedere sullo schermo contemporaneamente sono abbastanza esigui: vi basti pensare che difficilmente incontreremo più di 4/5 nemici in ogni stage (che al massimo si ripete uguale con gli stessi nemici) e che nelle scene che richiedono più attori gli sviluppatori hanno preferito usare tristi FMV renderizzati con lo stesso motore di gioco, una tecnica che pensavamo essere caduta nell’oblio da una decina abbondante di anni.
Unico punto veramente positivo il doppiaggio completamente in italiano che, anche se funestato da qualche errore di traduzione grossolano e dal solito labiale asincrono, fa del suo meglio per rendere l’esperienza più simile a quella del film.

Un brutto colpo

Kung Fu Panda 2 purtroppo non fa altro che confermare ancora una volta la maledizione dei tie-in a cui va aggiunta anche la scelta poco fortunata di uscire per Kinect, periferica che probabilmente deve ancora essere compresa a fondo dagli sviluppatori.
Il lavoro fatto sul doppiaggio non riesce a compensare la trama banale, la narrazione a singhiozzo, il sistema di gioco lento ed estremamente ripetitivo, i controlli poco precisi ed i pesanti problemi tecnici.
Ci sono momenti in cui vorremmo tornare bambini per assaporare nuovamente le piccole gioie della vita, rilassarci con spensieratezza e divertirci con le cose semplici. Purtroppo, si sa, il tempo scorre inesorabile e intacca irrimediabilmente la nostra genuinità, lasciandoci con l’amaro in bocca ed un vago sentore di nostalgia.
Prendete questa sensazione e amplificatela mille volte prima di pensare a quello che vi può lasciare questo titolo che, anche visto con gli occhi innocenti di un fanciullo, si rivela per quello che è: una produzione di basso livello che fa solo male al mercato videoludico e alla stessa licenza che sfrutta.