Recensione di Guitar Hero: World Tour - Recensione

Recensione di Guitar Hero: World Tour di Console Tribe

Rivoluzione! Non può esserci un termine diverso per definire quello che Guitar Hero ha portato, ed è stato, all’interno del panorama dei giochi musicali!

La serie di Guitar Hero
ha, difatti, portato ad uno svecchiamento sostanziale del genere e da
sola è stata capace non solo di investire il mercato videoludico
con una ventata fresca fatta di chitarre di plastica ma ha anche
riportato in voga un genere, quello dei rythm-game, invecchiato e
tenuto lontano per anni dalla grossa utenza, diventando, forse a causa
di una scarsa pubblicizzazione al pubblico dei casual gamer e di poche
idee valide, un genere di nicchia.

Abbandonato dai suoi creatori (gli sviluppatori Harmonix ora facenti parte del team del diretto concorrente Rock Band), il brand di Guitar Hero
sembra più che mai deciso a conservare saldamente la sua schiera
di fan e affezionati, nonché a conquistare una nuova e
consistente fetta di utenza.





Drum Hero?



Prima di soffermarci sul gameplay è necessario analizzare prima
la parte hardware del gioco che, nello specifico, non si riferisce alle
nostre console ma alla strumentazione propria del gioco in questione.
Oltre alla solita chitarra (che comunque non stanca mai!) si affiancano
alla scuderia anche un pratico microfono USB ed una fiammante batteria!

La novità sostanziale di questo nuovo GH è dunque
rappresentata dall’introduzione di due nuovi strumenti: il
microfono e la batteria, con quest’ultima decisamente nella parte
di nuova protagonista della scena dei giochi musicali.

Se l’utilizzo del microfono è già ampiamente collaudato da quel campione di incassi che risponde al nome di Singstar
(in effetti i microfoni dei due giochi sono praticamente identici per
estetica e prestazioni), la rivoluzione vera e propria è
rappresentata dalla batteria che, per qualità ed aspetto,
rappresenta un punto di partenza per tutta la prossima generazione di
rythm-game.

La qualità generale della strumentazione è eccelsa, tutti
gli strumenti sono solidi, resistenti e equamente calibrati nel peso e
nella maneggevolezza e sono regolabili in base alla propria statura,
per non costringerci alla scomodità di gioco.

Se, come già detto, il microfono è sostanzialmente
già collaudato, per la batteria e la chitarra (nella sua nuova
incarnazione) il discorso è diverso. La batteria è
decisamente robusta, ben costruita e soprattutto studiata per dare la
sensazione reale di trovarsi dinanzi ad una batteria vera: è
sensibile alla potenza dei colpi, è resistente all’usura
forsennata cui è costretta dalle difficoltà più
elevate del gioco e, soprattutto, (a differenza di quella di Rock Band 2)
è costituita da cinque pad, tre rullanti e due nelle veci dei
piatti (charleston e crash/ride), nonché ovviamente di un pedale
(quello della grancassa) che può addirittura essere calibrato
attraverso un software per PC.

Per ciò che concerne la nuova chitarra, per una precisa scelta
stilistica, con questa incarnazione si è deciso di non
riprodurre nessuna chitarra esistente (addio Fender e Gibson!)
creandone una ex-novo che in ogni caso simula egregiamente la
sensazione di stringere tra le mani una chitarra vera.

Su tutto, la nuova chitarra è più comoda da suonare sia
per la qualità della pressione dei tasti sia per la grandezza
del manico; su quest’ultimo, in particolare, oltre ai già
famosi cinque tasti colorati, fa la sua comparsa un touch pad che, in
determinate sezioni di gioco, permetterà al giocatore
virtuosismi come il “tapping”.

La strum bar (la barra del plettro per intenderci) e la barra del
vibrato sono più grandi e comode; la pennata risponde
precisamente anche a lunghe serie di note ed in generale è
abbastanza silenziosa. Il ponte, infine, adesso presenta ben due nuovi
tasti: il tasto start, utile per mettere il gioco in pausa, ed il tasto
dello “star power”, che permette l’attivazione
dell’apposito moltiplicatore di punti senza inclinare la
chitarra, anche se la funzione associata all’inclinazione
è ancora attiva e funzionale.





Sempre la stessa musica… o no?



Terminata la carrellata hardware, passiamo a quella prettamente software, ovvero il gioco vero e proprio.

Guitar Hero è stato rivoluzionario, e su questo siamo
quasi unanimemente d’accordo, tuttavia da quel lontanissimo
esordio, nonostante il gameplay abbia subito alcuni cambiamenti, oggi
comincia a sentire il peso degli anni.

Sostanzialmente il gioco è rimasto fedele a se stesso: una serie
di cerchi colorati scende su schermo lungo un tracciato lineare e al
giocatore spetta il compito (più o meno arduo a seconda della
difficoltà) di intercettare questi cerchi al momento giusto
attraverso la combinazione dei vari tasti delle periferiche secondo il
principio “vedi un cerchio verde = premi il tasto verde, vedi un
cerchio rosso = premi un tasto rosso” e così via.

Detto così sembra tutto riduttivo, ed in effetti potrebbe
esserlo, ed in questo il gioco trova il suo più grande limite,
ovvero una eccessiva ripetitività che potrebbe stancare
più o meno persone a seconda della loro passione per i rythm
game in generale. I brani sono tantissimi ma la varietà musicale
(una varietà immensa se vogliamo dirla tutta, con brani che
spaziano tra i generi più disparati) a volte non sembra in grado
di colmare la noia di una modalità principale
(“Carriera”) piatta e uguale a se stessa in cui basta
semplicemente suonare una canzone fino alla fine, non importa se bene o
male, per poter andare avanti.

In questo, GH forse non ha imparato nulla! Certo, la possibilità
di suonare con il touch pad della chitarra aggiunge una nuova, seppur
piccola, variante al gameplay, tuttavia rispetto alla più
corposa e divertente modalità carriera del diretto concorrente Rock Band, si ha l’impressione di essere fermi sempre allo stesso punto.

Inoltre il gioco non supporta i trofei e dunque difficilmente si
potrebbe essere spinti a voler ripetere l’esperienza di gioco,
soprattutto se non si ha la possibilità di sperimentare la nuova
strumentazione che, per l’eccessivo costo (circa 180 €),
farà gola a molti ma sarà alla portata di pochi.





Guarda! È Ozzy Osbourne!



Graficamente il titolo conferma lo stile scanzonato e quasi
caricaturale già apprezzato nelle precedenti incarnazioni del
brand, il motore grafico è il medesimo di GH 3 con alcune
leggere migliorie per ciò che concerne la qualità delle
texture ed il numero di poligoni dei personaggi su schermo.

Gli ambienti ed i modelli poligonali sono animati egregiamente ed in
generale l’effetto che si ottiene è gradevole e mai
ripetitivo o stancante; un’aggiunta notevole e molto divertente
è data sicuramente dalla presenza di alcuni volti noti della
musica come i celebri Sting e Ozzy Osbourne che, grazie ad un certosino
lavoro di motion capture, risultano quanto mai realistici e credibili
sia nei movimenti sia nell’esecuzione dei brani, con un movimento
labiale ben calcolato e realistico. E’ ovvio che una cura particolare
è stata data alle star che hanno prestato il proprio volto al
gioco, i cui modelli sono davvero simpatici e curati nel dettaglio,
tuttavia anche il resto dei modelli si comporta egregiamente, talvolta
imitando alcune movenze note nel caso di determinate canzoni (come un
“moonwalker” durante l’esecuzione di “Beat it” di
Michael Jackson), altre volte semplicemente comportandosi come una vera
star al momento di una qualsiasi esibizione.

Anche l’editor, gustosa componente del gioco che permette di
crearsi un alter-ego personalizzato, è curato nel dettaglio,
potendo contare su una vastissima scelta di parametri fisici sia per il
nostro personaggio che per la strumentazione in uso sul palco. La
varietà è molto buona, l’editor è semplice
da usare ed ha una ampiezza di parametri selezionabili abbastanza
soddisfacente: anche in questo caso la grafica è curata, le
texture sono rifinite non risultando mai sgranate o sgradevoli.

Un accenno anche agli effetti di luce, capaci a volte di regalare
davvero la sensazione di trovarsi immersi su di un palco con ombre e
giochi luminosi tipici di un concerto rock.





Musica maestro!



Ovviamente il campo acustico è la perla del gioco (a ben dire,
è un gioco musicale!), le tracce da scegliere sono molte e
spaziano tra diversi generi. Per intenderci si può suonare un
pezzo degli italianissimi Negramaro o un pezzo dei Van Halen, dai Tokio
Hotel ai Metallica; il tutto con una cura dell’audio davvero
maniacale! Le tracce sono identiche alle originali, tanto che talvolta
non si capirà se siano o meno una cover.

Le voci dei cantanti sono sapientemente riprodotte e, anche quando si
tratta di pezzi registrati live, la qualità del suono è
sempre eccelsa, lo stesso dicasi per gli strumenti che non sfigurano
mai. Certo, c’è da dire che talvolta si ha un po’
l’impressione di suonare note “a vuoto”, tuttavia
l’artificio è riscontrabile solo alle difficoltà
più basse quando, in effetti, le note da suonare non possono
corrispondere alle effettive per ovvi motivi di…
difficoltà.

In generale, sebbene è ovvio che si goda al meglio del suono
attraverso un impianto audio competitivo, si riesce ad assaporare il
gioco anche attraverso un semplice impianto 2.0. In questo ambito si
può davvero dire che è stato fatto il miglior lavoro
possibile e che difficilmente si potrà accusare il team di
sviluppo di avere pecche nel comparto acustico.





Jam Session



Detto tutto ciò, il pezzo forte di Guitar Hero: World Tour
è la possibilità, per la prima volta, di usufruire di una
vera e propria modalità multiplayer che, grazie
all’introduzione di due nuovi strumenti, permette la creazione di
vere e proprie band aggiungendo pertanto alla tradizionale
modalità carriera “in solitaria” la
possibilità di eseguire la stessa con più persone.

GH diviene dunque un party-game puro, sociale e goliardico proprio per
via del gruppo di amici riuniti nella stessa stanza. Quantunque
l’esperimento era stato già fatto da Rock Band, Guitar Hero: World Tour
amplia il concetto grazie ad una strumentazione davvero competitiva
che, per qualità e prestazioni, da davvero la sensazione di
essere tutti riuniti per una jam session o per le prove generali di un
piccolo concertino di quartiere.

È ovvio che ciò non aggiunge niente di nuovo al gameplay,
tuttavia è proprio l’aspetto puramente sociale a spingere,
forse, un gruppo di amici a rigiocare una modalità carriera
probabilmente già finita qualche mese prima.

Oltre alla succitata possibilità di interagire con dei giocatori
offline, inoltre, Guitar Hero apre i battenti ad una modalità
online solida anche se poco “amichevole”: il procedimento
di registrazione di un secondo o un terzo giocatore offline
all’interno della lobby risulta macchinoso poiché il gioco
tende a riconoscere solo il primo giocatore, cioè il possessore
dell’account della PS3, inoltre c’è da dire che i
server sono spesso vuoti e la speranza di unirsi ad una band online
scema velocemente.

Sempre sul comparto online/multiplayer, la novità veramente
rilevante è rappresentata da un editor che permette di creare e
pubblicare (in maniera gratuita ovviamente) tracce da parte degli
utenti; questa graditissima novità è sicuramente un
ottimo punto a favore di GH che rende il gioco una piattaforma di
creazione per tutti, che permette, se non si ha la voglia di creare
nulla, di usufruire comunque del lavoro di terzi e scaricarlo sul
proprio hard disk.

Tali tracce sono un po’ “sintetiche” ed ovviamente
non raggiungono la bellezza delle ottime tracce contenute nel disco
risuonando un po’ come i file “midi” di un karaoke;
tuttavia rappresentano comunque una valida alternativa alle tracce a
pagamento offerte quasi settimanalmente attraverso i rispettivi servizi
online delle due console.





Conclusioni



A conti fatti Guitar Hero: World Tour rappresenta una
validissima facciata del mondo dei rythm-game, anche se la
novità degli strumenti di plastica è finita e le
meccaniche ripetitive potrebbero stancare al primo completamento della
carriera. Ma c’è anche da dire che con questo nuovo
capitolo, la serie di Guitar Hero raggiunge una nuova
maturazione stilistica e concettuale che, ne siamo certi, farà
da apripista alla prossima generazione di giochi musicali. Inoltre la
struttura solida dell’hardware di gioco e la possibilità
di creare da sé le proprie tracce musicali spezzano sicuramente
alcune lance in favore del titolo in oggetto rispetto alla sua
controparte firmata Harmonix. Caldamente consigliato anche a tutti
quelli che si avvicinano ai giochi musicali per la prima volta.

La scelta tra Guitar Hero e Rock Band resta puramente una questione di gusti.