Recensione di Guitar Hero: Warriors of Rock - Recensione

Recensione di Guitar Hero: Warriors of Rock di Console Tribe

A volte succede che qualcuno, chissà perché e per come, abbia un’idea talmente buona da poter essere considerata rivoluzionaria, anche se poi si tratta magari semplicemente di vendere il prodotto giusto al momento giusto. È questo il caso di una delle più popolari serie di giochi musicali di sempre, ossia Guitar Hero. Tralasciando qualsiasi possibile dissertazione sul marketing è infatti innegabile come il brand di Activision (il cui capitolo originale – sviluppato da Harmonix – è targato Novembre 2005) si sia quasi da subito imposto come precursore della “nuova” filosofia alla base dei giochi musicali, convincendo della bontà del suo gameplay buona parte dei giocatori di tutto il mondo. Prima fenomeno di costume (perché in qualche modo fa “figo” – piuttosto che nerd – sfoggiare tra gli amici una chitarrina di plastica), poi vera e propria icona di una tipologia di giochi, i rhythm game, da sempre considerati troppo di nicchia, se non per i clienti delle intramontabili sale giochi dove, tra simulatori di ballo e varie, i giochi a base di “ritmo” conservavano stoicamente la loro piccola fetta di mercato. Sdoganato il concetto che il rhythm game può, e deve, essere divertente a casa come in sala giochi, Guitar Hero cominciò quindi ad invadere il mercato di nuovi e promettenti capitoli (non tutti all’altezza dei primi due bellissimi episodi) e di una moltitudine di strumenti di plastica che, a rigor del vero, non impoverirono la sua anima squisitamente arcade, anzi la amplificarono, trasformando il brand Activision da gioco “in solitaria” ad un’attività di gruppo. Di acqua sotto ai ponti ne è passata, e molti sono i brand che si sono fatti avanti (Rock Band su tutti) per conquistare il titolo di “migliore rhythm game su console”, sfidando (e magari copiando) quella che fu sostanzialmente un’idea dannatamente buona venduta in un momento dannatamente giusto. Non tutti ci sono riusciti e, a dire il vero, anche Guitar Hero ha cominciato a subire il peso degli anni, incapace di rinnovarsi profondamente, se non nella tipologia di brani proposti dalla sua folta tracklist. Con gli ultimi capitoli decisamente più improntati ad “accontentare tutti” piuttosto che i puristi del genere, Activision pareva ormai destinata a subire un arresto nelle vendite, data la perdita del consenso di molti, forse troppi, fan. Esperimenti pop come Band Hero hanno confuso e deluso molti dei puristi della chitarrina di plastica e proprio per questo si pensava che, forse, il tempo di Guitar Hero fosse definitivamente agli sgoccioli. Lo pensavamo un po’ tutti, ma questo prima di imbatterci in Guitar Hero: Warriors of Rock. Un’impresa epica. Anzi, sarebbe meglio dire un’“Impresa Eroica”.

L’Epica del Rock ed i suoi Dei

Qual è il succo di ogni “modalità carriera” presentata da giochi come Guitar Hero? Semplice: crea il tuo rocker, vestilo di tutto punto, fagli imbracciare uno strumento, e diventa assieme a lui la più grande rockstar di sempre. Niente di particolarmente complesso insomma, niente che sembri vagamente ricordare una storia, o comunque qualcosa di poco più che simulativo. Se, ad oggi, Guitar Hero non era stato da meno in tal senso, la prima e più grande novità di questo nuovo capitolo è proprio la sua coinvolgente modalità carriera, per l’occasione ribattezzata “Impresa Eroica”. Il Semidio del Rock, da sempre impegnato in una devastante battaglia contro le macchine è infine caduto. La sua potente chitarra è smarrita ed egli stesso è stato imprigionato. Toccherà a noi, vestendo di volta in volta uno dei personaggi della serie (li conoscerete quasi tutti: Johnny Napalm, Axel Steel, Lars Umlaut, ecc.) accumulare il potere necessario per trasformarci in una nuova e potente forma da guerriero, così da formare un manipolo di eroi e liberare la potente e rockeggiante divinità.

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Eliminata (ma solo in questa fase) la possibilità di crearsi la propria rockstar, la modalità principale di Warriors of Rock si snocciola quindi in una manciata di stage, ognuno dei quali atto a liberare la forma nascosta di uno dei protagonisti del gioco. Come in passato, ogni livello necessiterà di un certo numero di stelle (diverse di volta in volta) affinché il rocker in questione si trasformi nella sua mostruosa e potentissima forma, ed il livello sia quindi completato. Sebbene vi sia quindi una story mode decisamente più corposa, è comunque doveroso segnalare che le meccaniche di base di Guitar Hero non sono cambiate portando, più che altro, ad un nuovo modo di concepirle. Evoluzioni in tal senso sono certamente da identificare negli stage e nei personaggi, liberi della loro funzione originale (qualunque essa fosse) ed ora al servizio della nuova modalità carriera. Se prima, infatti, avevamo sostanzialmente un livello che faceva solo da sottofondo estetico, con una sequenza di tracce associate quasi alla rinfusa, ora ogni livello (e di conseguenza ogni rocker) è associato chiaramente ad uno stile di riferimento, creando in questo senso un effetto finale decisamente più omogeneo. Ci sono quasi tutti, e parliamo di generi come il Metal, il Punk Rock, il Glam Rock, il Goth, e così via.
Ogni rocker ha il suo stile, e di conseguenza ogni livello rappresenta quella che è una scaletta (decisamente degna) del genere di riferimento. Anche i personaggi in questione hanno assunto una funzione decisamente più convincente, poiché ad essi (che si siano trasformati o meno in mostruose creature alla Brutal Legend) è associato un determinato tipo di potere capace di influire, e non di poco, sulle nostre prestazioni musicali. Si passa dall’aumentare il moltiplicatore, all’accumulare una dose massiccia di star power, sino a moltiplicatori capaci di premiare i giocatori più virtuosi. Ogni personaggio è così unico, rendendosi capace di poter risultare più o meno utile ai fini del componimento di una band in base ai gusti, ed alle esigenze, del giocatore. Non un manichino con una chitarra in mano, ma un eroe ben definito in carisma e poteri, capace di rendersi parte di una determinata strategia di gioco. Un po’ come quando si sceglie con quale personaggio affrontare le sfide di un picchiaduro.

Il Lato Oscuro della Forza

Tutto chitarre e fiori quindi? Ebbene no. Se da un lato è infatti palese come l’Impresa Eroica sia decisamente molto meglio costruita di qualsiasi altra modalità carriera vista in passato in questa serie, dall’altro ci sono alcuni dettagli che, sebbene possano non influire sul prodotto finale, lasciano intendere un concept dall’enorme potenziale, ma ancora acerbo. Su tutto è evidente come da un lato sia stata posta grande importanza alla formazione delle scalette degli stage che, come abbiamo detto, sono una raccolta ben definita di determinati generi musicali, senza però tener conto di come questi stage risultino, a conti fatti, decisamente stantii. È infatti ovvio come una tracklist votata ad un determinato genere (talvolta composta anche da otto/nove pezzi) a volte non invogli determinati giocatori al completamento, magari proprio perché il genere di riferimento (qualunque esso sia) mal si sposa con i gusti dell’utente. Anche i succitati poteri dei personaggi, per quanto sembrino decisamente un’idea giusta, a conti fatti risultano quasi controproducenti per lo stesso gioco, incapace di proporre una sfida che possa anche lontanamente risultare insormontabile. Sebbene infatti la difficoltà del gioco sia stata (finalmente) riportata a livelli un po’ più alti, e di pari passo siano state aumentate le stelle massime ottenibili in un singolo pezzo (alle origini appena cinque, oggi addirittura quaranta!) pare evidente che con i poteri e tutto il resto le tracce risultino sempre in qualche modo completabili, ed anche nelle sessioni più complesse difficilmente si concluderà la traccia senza il massimo delle stelle conquistate già abbondantemente prima della fine! Insomma, salvo restare imbambolati con la chitarra in mano davanti allo schermo, pare si possa essere dei Guitar Hero sempre e comunque, salvo aver selezionato i poteri giusti.

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Da grandi poteri…

Superata l’impresa di riportare in auge il Semidio del Rock, possiamo continuare a trastullarci con una bella quanto corposa modalità, ossia la più tipica “Partita Veloce”, ribattezzata per l’occasione “Partita veloce +”. In questa sezione, come già in passato, sarà data la possibilità al giocatore di comporre la propria scaletta ideale, così da poter “schitarrare” allegramente i propri pezzi preferiti, da solo o con gli amici. La bontà di questa sezione, tuttavia, non si esaurisce nella semplice riproposizione di praticamente ogni traccia vista (e sentita) nella modalità carriera, quanto piuttosto nel diverso utilizzo che il giocatore può fare dei power-up (i poteri) sbloccati nel corso del gioco. Ogni traccia dispone infatti di un certo numero di “sfide”, ognuna delle quali è associata ad un diverso strumento. Per la buona riuscita di queste ultime, al giocatore verrà quindi chiesto di selezionare due tra i poteri disponibili sbloccati nel corso dell’Impresa Eroica, adattando il proprio stile di gioco di volta in volta. Data, infatti, l’ottima varietà delle tracce e delle sfide, ed un graditissimo ribilanciamento della difficoltà verso l’alto, una selezione non ponderata dei power up quasi mai porta il guitarrista verso il completamento della sfida, cosa che invece ci è parsa più che scontata nel corso della succitata modalità carriera. Decisamente più utile è quindi sperimentare la combinazione di poteri giusta in base allo stile della traccia, così che Warriors of Rock non svenda la sua natura arcade, ma quasi la arricchisca di un inatteso spessore tattico. Completate le apposite sfide, il giocatore potrà quindi sbloccare un bel po’ di chincaglieria per il proprio rocker digitale (creabile anche ex-novo in questa sezione) ed aumentare, inoltre, il proprio “livello” da rockstar. I punti ottenuti nelle sfide contribuiranno, infatti, ad incrementare il nostro ranking (visibile a schermo nello stile di una tipica “barra esperienza” stile GDR), con la possibilità, ad ogni livello, di poter sbloccare oggetti sempre nuovi. Parliamo a conti fatto di una modalità che, per meccaniche, pare una via di mezzo tra il vecchio ed il nuovo stile della serie ma che, proprio per questa sua voglia di osare, si dimostra forse ancora più gradevole e convincente della succitata modalità carriera! A ben vedere, infatti, la Partita veloce + non è solo divertente e ben costruita, ma è anche estremamente variegata e longeva, tale che l’esperienza di questo Warriors of Rock potrebbe durare per giorni, settimane, o forse anche per interi mesi senza mai annoiare. Infine, alla faccia di chi si lamentava della scarsa “connettività” della serie (semmai qualcuno se ne fosse lamentato), segnaliamo che in questo WoR è possibile importare, direttamente da Playstation Home o dalla Dashboard della Xbox 360, il proprio avatar (sebbene entrambi stonino, e non di poco, con lo stile del gioco alla Tim Schafer), e che è inoltre possibile “spammare” sui social network quali Twitter e Facebook praticamente ogni punteggio ed ogni progresso ottenuto nel corso delle varie sfide. In tal senso ogni guitarrista che si rispetti potrà notificare ad amici e conoscenti un punteggio particolarmente alto, o il superamento di un record imposto da un amico, secondo l’arcinoto sistema “ghost”. Come dire che ogni rockstar che si rispetti DEVE per forza farsi conoscere!

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It’s like playing your guitar on MTV!

Passando a quello che è il comparto tecnico, dobbiamo constatare, con estremo disappunto, come non sia stato fatto alcun lavoro per ciò che concerne la modellazione poligonale e la texturizzazione dei personaggi a schermo. Sebbene il tutto sia ancora gradevole da vedere, è infatti indubbio come (e questo lo abbiamo già detto in passato) il comparto tecnico soffra da diverso tempo il peso degli anni. Sebbene Activision sia palesemente interessata nel mantenere intatto lo stile grafico del titolo, è altrettanto indubbio come una bella rinfrescata al motore di gioco non farebbe che arricchire l’esperienza finale. Un peccato insomma, soprattutto a fronte di un comparto animazioni, invece, assolutamente superlativo, capace di restituire perfettamente il feedback visivo di un video musicale o di una performance dal vivo, e coadiuvato da un sync labiale assolutamente ineccepibile. Eccelso, poi, è l’uso citazionistico che si è fatto di alcune “pose” storiche di certi gruppi celebri, perfettamente ricalcate in tempistica e stile dai nostri avatar digitali grazie ai prodigi delle odierne tecniche di motion capture. Suonatevi una “rapsodia in stile bohemien” e ci darete ragione! Ultima gradita segnalazione per ciò che concerne il comparto tecnico è la nuova impostazione della “pausa” in game. Se in passato infatti, dopo una pausa, il gioco si riavviava esattamente nel punto in cui era stato fermato, con la conseguente possibilità di perdere il proprio bonus per una questione di “tempistica”, ora si è optato per un più intelligente “riavvolgimento”, grazie al quale il gioco non riprende esattamente dal punto in cui lo si è fermato, quanto piuttosto da qualche secondo prima. Si tratta ovviamente di un’introduzione assolutamente minore, che però ci è parsa estremamente intelligente e gratificante per chi, come noi, ha perso tanti punti a causa di una pausa improvvisa.

Musica per le mie orecchie!

Nessuna remora invece per il profilo acustico, da sempre fiore all’occhiello della produzione, ed ancora una volta ad altissimi livelli. 93 sono i brani disponibili nel gioco, con l’ormai consolidata possibilità di importare le tracce di uno qualsiasi dei titoli successivi al controverso GH: World Tour. Attraverso un apposito menu è possibile inserire il codice presente nella confezione di uno dei precedenti GH (Metallica incluso!) per vedere aumentare esponenzialmente la propria scaletta! Presentate nella migliore qualità audio disponibile, le tracce della scaletta sono estremamente variegate, e compongono, probabilmente, quella che è una delle migliori scalette mai composte per un titolo musicale come questo. Ci sono praticamente tutti i generi rock noti, eseguiti da alcuni dei più celebri gruppi di sempre quali: Dire Straits, Pantera, Offspring, ZZ Top, Linkin’ Park, Queen. Una scaletta assolutamente varia, ma soprattutto divertente da suonare. Inoltre, come se ciò non bastasse, Activision ha prestato ancora maggior attenzione alla sincronizzazione tra le note suonate e le note a schermo, così che è stata ancor di più diminuita l’impressione di suonare note a vuoto, o comunque note facenti parte di strumenti completamente estranei a quello che si imbraccia (come quando in passato si suonava il pianoforte con la chitarra…). Un comparto audio di assoluta qualità, quindi, in cui, se proprio si deve ricercare un difetto, lo si riscontra certamente in tracce dove, per motivi legati alla distribuzione, termini espliciti sono stati censurati, lasciando un “vuoto canoro” simile a come lo si può sentire in reti televisive come MTV. Un vero peccato di Dio (del rock).

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L’Ascia del Potere!

Infine, prima di concludere, ci pare giusto ragguagliarvi su quella che è la nuova (e bellissima) strumentazione disponibile per questo WoR. Parliamo in effetti della nuova chitarra (unico strumento disponibile in bundle con il gioco), da oggi completamente ridisegnata per un feeling decisamente più aggressivo. Dall’avvenente forma di un’ascia, la nuova chitarra si è dimostrata da subito estremamente solida, nonostante un leggero abbassamento del peso che però non ha compromesso la qualità delle plastiche. Il feeling solido, si associa poi ad un’estrema maneggevolezza della nuova impugnatura (ora più comoda) e dal nuovo feed dei cinque tasti. Decisamente più precisi che in passato. Ma le novità non finiscono qui! Innanzitutto è stato rimosso lo slider tattile (decisamente difficile da usare, se non per i puristi, e probabilmente considerato inutile dai più), ed è stata data al giocatore la possibilità di smontare, nel vero senso della parola, quelle che rappresentano le “lame” dell’ascia, così che si possano sostituire con eventuali rilasci futuri della casa madre. Precisa, leggera e decisamente bella da vedere, la nuova chitarra si farà strada anche nei cuori di tutti i maniaci del tuning musicale.

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Join the Army!

Poche modifiche, ma tanta sostanza. È forse questo il succo di questo Guitar Hero: Warriors of Rock. È infatti innegabile come, almeno dal punto di vista del gameplay, non sia cambiato praticamente nulla se non quanto già detto in merito ai power-up. L’idea è che Activision e Neversoft abbiano lavorato affinché la serie ritorni alle sue origini più squisitamente arcade, tralasciando ogni velleità simulativa. Siamo lontani dalle promesse di (ri)rivoluzione perpetrate da Activision, tuttavia la bontà che sta alla base di questo WoR è sostanzialmente innegabile. Parliamo infatti di un titolo lungo, ricco e soprattutto divertente, ottimo in solitaria quanto tra gli amici. Il miglior Guitar Hero di sempre? Probabilmente no, piuttosto il miglior Guitar Hero della nuova generazione! Non un nuovo punto d’arrivo, quanto piuttosto un nuovo punto di inizio assolutamente consigliato, che potrà essere apprezzato tanto dalle nuove leve, quanto dagli aficionados. Dove Harmonix ed MTV stanno cercando di ricreare il massimo della simulazione musicale, Activision torna brillantemente sui suoi passi, con le ottime premesse per un nuovo (e futuro) successo. Chi la spunterà? La parola ora a Rock Band 3.