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Recensione Recensione di Ghostbusters The Video Game

Recensione di Ghostbusters The Video Game di Console Tribe

di: Redazione
Sentir parlare di fantasmi spesso c’intimorisce, ci fa paura ma
allo stesso tempo c’incuriosisce. Serie televisive e film hanno
tratto da questi esseri storie raccapriccianti e tenebrose, e nessuno
mai si è sognato di vivere quel tipo d’avventura. Unica
eccezione è l’opera del regista Ivan Reitman, in cui un
gruppo di quattro “acchiappafantasmi” sfidavano gli ectoplasmi con
ironia ed uno stile unico. Tutti almeno una volta abbiamo sognato di
indossare la divisa di questo team, e soprattutto girare con lo zaino
d’ordinanza a bordo dell’Ecto-1.

Questa opportunità ci viene oggi data videoludicamente grazie
all’impegno dei ragazzi di Terminal Reality che hanno ridato vita
a tanto amati Ghostbusters.





If there’s again something strange in your neighborhood



Il primo giorno per una recluta è sempre il giorno più
difficile. Ansie, timori, paure si affollano sulle spalle schiacciando
il nuovo venuto sotto il peso delle pressioni. Se a questo aggiungete
che il vostro compito è testare un pericoloso ed instabile zaino
protonico, allora le cose si complicano ulteriormente. E’ proprio
dal primo giorno di lavoro di “The Rookie” che prende il
via la nuova avventura dei Ghostbusters,
pronti a combattere anche nel nuovo millennio contro vecchie
conoscenze. Ivo Shandor è tornato e, nonostante la batosta presa
nel sequel del 1989, ha intenzione di fare quello gli riesce meglio:
conquistare il mondo camminando sui cadaveri dell’umanità
intera. Il malefico architetto anche questa volta ha scelto una tattica
di sicuro impatto: confondere la popolazione con un’orda assassina di
fantasmi per poi liberare il prezzo pregiato della collezione, il
Distruggitore, sfruttando come chiave per l’evocazione il sangue
nobile di una dolce (e da Peter sedotta) donzella. Su questa linea
narrativa s’inserisce la perfetta caratterizzazione dei
personaggi che non risentono del passaggio dal film al videogioco, anzi
conservano tutta la loro verve e il loro schietto umorismo. Il mitico
quartetto dei pompieri dell’impossibile è in grande
spolvero e la sceneggiatura, scritta come nella migliore tradizione da
Ray alias Dan Aykroyd, gli permette di dare il meglio di sé tra
gag esilaranti e location al limite dell’impossibile. La guerra
contro Shandor li porterà a ripercorrere i luoghi cult che li
hanno resi famosi. La caccia al verdognolo fantasmino Slimer e la
passeggiata tra le strade di New York dell’omino dei marshmallow
sono ancora il pezzo forte della serata, a metà tra revival
nostalgico e citazione d’obbligo. Proprio le citazioni e i cammeo
dei precedenti episodi costituiscono il punto forte del titolo: la
mancanza di un soggetto originale nel vero senso della parola non
è nascosta ma anzi costituisce un elemento d’ironia da
parte degli stessi acchiappafantasmi, ormai consapevoli della fama
raggiunta e del tempo passato. L’eredità cinematografica
è parte integrante del titolo, che si concede spesso splendide
cut-scene in computer grafica che aumentano ulteriormente la sensazione
di trovarci di fronte ad un vero e proprio Ghostbusters 3.





I aint’ afraid of no ghost



Quella che ci viene proposta non è una semplice trasposizione
cinematografica ma una nuova opera che quasi potremmo definire
“The Real Ghostbusters Simulator”. La perizia con cui
l’intero concetto di gioco è stato realizzato ha
dell’incredibile, e contribuisce a creare un clima divertente ed
appassionante.

Impersonando la nuova leva della squadra degli acchiappafantasmi ci
viene data (finalmente) la possibilità di catturare i fantasmi
in prima persona, andando ad utilizzare gli strumenti che tutti i fan
sicuramente ricorderanno con un pizzico di nostalgica passione. Tramite
un veloce tutorial iniziamo subito a prendere confidenza con i comandi;
nelle prime battute questi risulteranno un po’ ostici ma col
dovuto rodaggio riusciremo ad assimilarli diventando in poco tempo veri
esperti.

Il perno centrale del gioco è sicuramente la cattura dei
fantasmi, i quali secondo questo criterio possono essere divisi in due
categorie: catturabili e abbattibili. I primi, per diventare innocui,
necessitano di tre fasi di battaglia: nella prima fase è
richiesto al giocatore di indebolire il fantasma con ogni tipo
d’offensiva, nella seconda di posizionare la trappola e nella
terza, ovviamente, di rinchiudere per sempre la creatura. Questa
tipologia di combattimento regala sin da subito ampie soddisfazioni,
riuscendo a non stancare mai e allo stesso tempo restando fedele
all’opera originale. Il punto di forza del titolo è
proprio questo: non solo catturare i fantasmi risulta divertente ma il
giocatore ha veramente la sensazione di essere un Ghostbuster, quasi
stesse rivedendo una delle celebri pellicole diventata improvvisamente
interattiva. Sotto quest’aspetto il lavoro degli sviluppatori
è stato davvero encomiabile, sorprendendoci pienamente.

Il secondo tipo d’ectoplasma con cui avremo a che fare risulta
molto più semplice da abbattere, infatti questi nemici, che
possiamo definire “fisici”, necessitano unicamente di una
singola fase di battaglia. Tuttavia non bisogna sottovalutarli,
perché oltre ad attaccare in branco risultano in certi frangenti
davvero ostici e capaci di causare molti danni al giocatore.

La scelta di dividere gli avversari in categorie è sembrata
essere vincente, andando a creare uno stile di gioco variegato e
frenetico che diverte in quasi tutte le sue componenti.

Affrontare dei nemici incorporei non è semplice, per cui si
avverte il bisogno di un arsenale vario: le armi a nostra disposizione,
tramite i potenziamenti offerti da Egon, saranno quattro ed ognuna
è dotata di doppia tipologia di fuoco. Le soddisfazioni maggiori
ci vengono regalate dal “Fucile Protonico”, capace di stordire i
fantasmi e al tempo stesso indispensabile per la cattura degli stessi e
nello spostamento degli oggetti. Altra chicca è lo “Sparamelma”,
arma che si rivela utile in molteplici situazioni. Importante quindi
è anche la scelta dell’arsenale più adatto a
seconda del fantasma che si ha di fronte. Inoltre, l’arma citata
pocanzi, grazie al fuoco secondario definito Lacciomelma, riesce a
creare situazioni paragonabili a puzzle ambientali, in cui il giocatore
può spostare oggetti e risolvere piccoli enigmi.

Purtroppo le armi degne di nota finiscono qui, infatti salvo rari casi
difficilmente vi stancherete di usare questi due attrezzi. Peccato
quindi che nel complesso non riescano a creare quella varietà di
gioco e di situazioni che tanto avremmo desiderato.

I nemici sono credibili e ben si adattano allo stile di gioco; buona la
realizzazione dei colpi inflitti e la diversificazione degli stessi. Di
buona fattura anche i boss di fine livello, che regalano un gran numero
d’emozioni e aggiungono un tocco di tatticità al titolo.

Per spezzare il ritmo delle frenetiche battaglie ci vengono offerte
varie fasi d’esplorazione, ed è in questi momenti, tramite
gli stessi rivelatori visti nel film, che dovremo scovare ectoplasmi
nascosti e altri elementi provenienti da altre dimensioni. A queste
sessioni di gioco sono associate una ricca guida sui fantasmi ed un
gran numero d’oggetti segreti chiamati “manufatti”,
rintracciabili solo usando l’apposito rivelatore.

Sia gli strumenti offensivi che quelli utilizzati durante le fasi
d’esplorazione sono potenziabili: tramite un apposito menu
potremo accedere ad una discreta gamma di upgrade. Sicuramente
un’ottima scelta che risulta ben implementata per impreziosire ancora
di più il gameplay.

Insomma, una struttura di gioco credibile, divertente e variegata che
riesce ad immergere il giocatore creando lo stesso clima visto nelle
produzioni televisive e cinematografiche.





Don’t get caught alone, oh no



Divertirsi da soli è un conto ma divertirsi in compagnia
è una storia a parte. Per questo motivo gli sviluppatori hanno
pensato bene di inserire una corposa modalità online. Il
multiplayer è diviso in sei diverse modalità, in cui il
giocatore può scegliere se impersonare la recluta o qualunque
altro membro del team.

In alcuni match i giocatori si sfideranno nell’intrappolare
Slimer quante più volte possibili, in altri, in pieno stile
“survival”, sarà la sopravvivenza l’unico scopo. In altre
occasioni sarà la distruzione a far da padrona, che si tratti di
fantasmi o di reliquie da polverizzare. Se il vostro spirito vandalico
finisce, è prevista anche una modalità detta
“Protezione”, nella quale si dovranno proteggere dei lavori del buon
Egon.

Combattimenti frenetici e divertenti ed un discreto numero di tipologie
di gioco sono il punto di forza del comparto multiplayer. Essenziale
l’inserimento dell’online che va a migliorare la
longevità del titolo che, nonostante le sette missioni e
quest’ultima modalità non riesce comunque a soddisfare appieno
il giocatore.





If you’re seeing things running through your head



Tra le tante sorprese che il titolo ci riserva c’è quella
dell’impatto visivo. Una cura certosina è stata dedicata
alla realizzazione degli elementi più conosciuti della serie. Lo
zaino protonico è ricco di dettagli, perfettamente coerente e
credibile. Allo stesso modo è sorprendente come Slimer e il
mastodontico omino dei marshmallow rispecchino la loro controparte
filmica, migliorandone movenze e realismo. Le due mascotte della serie
non sono un’eccezione ma anzi costituiscono lo standard: il ricco
bestiario ectoplasmico ci ha permesso di ammirare la perfetta
modellazione dei fantasmi, con picchi eccellenti per i boss eterei e
leggere sbavature solo per la loro controparte più
“fisica”.

Il motore grafico si comporta egregiamente gestendo in modo perfetto
anche le situazioni più concitate, senza mostrare alcun
rallentamento nemmeno quando ci si trova faccia a faccia con una grossa
quantità di nemici.

Gli ambienti sono stati realizzati con estrema cura, sulla falsariga di
quelli visti nei due film. I ragazzi di Terminal Reality hanno fatto
largo uso di texture ad alta risoluzione e si sono concessi il lusso di
una gestione dinamica delle luci a dir poco perfetta. Ogni location
è caratterizzata da una sua atmosfera che favorisce un ottimo
coinvolgimento emotivo, mitigato solo da una certa vena spartana negli
arredamenti e negli oggetti di contorno. Tra gli effetti speciali
d’impatto vanno annoverati i fasci protonici dello zaino che
conferiscono alle battaglie una piacevolissima visione pirotecnica, tra
scintille, bagliori e devastazione massiccia. L’interazione
ambientale è, infatti, un’altra delle note positive,
sfruttando un motore fisico in grado di gestire le collisioni e
permanenze in modo quasi perfetto: dopo un sudato scontro ci
ritroveremo spesso nel caos totale con squarci infuocati sui muri e
gran parte dei suppellettili distrutti. Sotto lo standard si trovano
solo le movenze bisontiche degli acchiappafantasmi, forse appesantiti
eccessivamente, e il non perfetto ragdoll durante il knockout, che
risulta davvero innaturale. Ad ogni modo le scarse sbavature non
riescono ad intaccare le qualità del titolo, che rimane
estremamente godibile anche dal punto di vista sonoro.
L’esaltante doppiaggio e l’utilizzo massiccio dei temi
storici fanno delle partitura musicale un pezzo fondamentale
dell’esperienza di gioco.





Who ya gonna call?


Ghostbusters si è dimostrato una sorpresa gradita. Gli
sviluppatori sono riusciti a riportare in vita un brand ormai esanime.
Per la prima volta su console potremo impersonare un vero
acchiappafantasmi ed il risultato è sicuramente positivo. Il
gameplay riesce nell’intento di divertire e coinvolgere.
Catturare i fantasmi è un vero spasso e difficilmente vi
stancherete, la storia contribuisce a ricreare quelle atmosfere ed
emozioni già amate al cinema. Il tutto è reso ancora
più spettacolare da un comparto audiovisivo di ottimo livello.
Peccato che la durata del titolo sia decisamente breve, anche
considerando il multiplayer. Consigliato a tutti i fan della saga ma
anche a chi vuole sperimentare con mano un gioco diverso dal solito.

E non veniteci a dire che ai fantasmi non ci credete…