Recensione di Dynasty Warriors: Gundam 2 - Recensione

Recensione di Dynasty Warriors: Gundam 2 di Console Tribe

Dopo il discreto successo di vendite di Dynasty Warrior: Gundam,
Omega Force ed il binomio Koei/Namco Bandai propongono un seguito di
questo particolare titolo a solo un anno dalla sua pubblicazione. Nato
come una fusione delle meccaniche hack and slash di Dynasty Warriors e Samurai Warriors con l’universo dei mech di Yoshijuki Tomino, Dynasty Warrior: Gundam
era riuscito a conquistare il (masochistico) cuore delle migliaia di
otaku del Sol Levante offrendo una gradita alternativa
all’inflazionata ambientazione del romanzo dei tre regni.

Squadra che vince non si cambia?





Balle Spaziali



La varietà di gameplay non è mai stata il punto forte delle produzioni Koei
e, purtroppo, anche in quest’ultima incarnazione la
ripetitività sarà la nostra compagna di giochi. I
semplici comandi (un tasto per l’attacco corpo a corpo, uno per
gli attacchi a distanza, uno per la tecnica speciale, uno per lo
scatto, uno per difendersi, uno per il salto… solita vecchia storia)
vengono crudelmente affiancati a combo indegne di tale nome: non
importa quale mobile suit sceglieremo, quale pilota mentalmente
instabile impersoneremo o quanti ultra-mega-super-laser rifle
possederemo, le (poche) combinazioni di attacchi saranno sempre le
stesse, con ovvie variazioni grafiche a seconda del modello di mech
utilizzato. Un’opportunità di riscatto non sfruttata da
Omega Force, che aveva avuto il merito di inserire nelle rigidissime
meccaniche di gioco alcuni elementi interessanti come la
capacità di effettuare attacchi in salto (finalmente!) e la
possibilità di selezionare separatamente pilota e mobile suit,
ognuno con le proprie caratteristiche, in modo da rendere il piccolo
distruttore di eserciti più affine ai nostri gusti demolitori.

La ricetta è comunque sempre la stessa: verrete catapultati in
uno scenario diviso in sezioni dove dovrete semplicemente eliminare,
rischiando un artrosi reumatica alle mani, l’esercito avversario
(che cade magicamente dall’alto) per conquistare il settore
occupato e così via fino ai canonici scontri con i boss che, con
la loro comparsa, oltre a variare gli obiettivi delle missioni offrono
un discreto diversivo con i soliti scontri in quick time event.

L’IA dei nemici è invece inversamente proporzionale alla
loro quantità sui campi di battaglia e spesso ci è sorto
il dubbio che alla guida degli Zaku di Zeon ci siano delle scimmie
ammaestrate invece che militari addestrati o quindicenni complessati. I
nemici vi guarderanno massacrare i loro compagni e non tenteranno mai
manovre evasive o azioni di accerchiamento ed il paragone più
immediato che ci viene in mente è quello con Resident Evil 5
ed i suoi zombie che, dopo aver corso per tutto lo scenario, si fermano
davanti alla canna della vostra magnum urlando:
“Massacrami”.

La possibilità di far evolvere il proprio pilota tramite
l’esperienza acquisita sui campi di battaglia, assegnandogli
delle nuove tecniche e migliorando le sue statistiche, e di sostituire
varie parti del nostro mobile suit con altre più performanti
(senza purtroppo alcun cambiamento estetico), non riescono a rendere
più coinvolgente un’esperienza di gioco eccessivamente
penalizzata da un gameplay rigido, superficiale ed estremamente
ripetitivo.





Art Attack



Prendete delle texture provenienti dalla precedente generazione di
videogiochi. Fatto? Cercate delle patetiche costruzioni sproporzionate
e indistruttibili nell’80% dei casi. Fatto? Ora attaccate il tutto con
abbondante colla vinilica ad uno spazio PIATTO (letteralmente) ed
inseritelo in un Blue-ray o in un Dvd. Complimenti! Avete creato la
vostra personale copia di Dynasty Warrior: Gundam 2.

Lo sviluppo parallelo per PS2 ha avuto effetti devastanti su un engine
grafico incapace di sfruttare le enormi potenzialità della
settima generazione di console: le poche e spoglie (anzi desertiche)
ambientazioni presentano delle improponibili texture a bassa
risoluzione utilizzate sia nella realizzazione del terreno che negli
sproporzionati edifici, le meccaniche di impatto tra i corpi sono
fortemente approssimative e la fisica è un’assente
ingiustificata. Sono stati finalmente risolti i gravi problemi di frame
rate del primo episodio, ma la stabilità del comparto visivo,
capace di sostenere egregiamente l’enorme quantità di
mobile suit su schermo, e l’ottimo lavoro svolto nella creazione
di mosse speciali altamente spettacolari, sono rovinati dalle
rigidissime animazioni dei mech, provenienti direttamente da Ragdoll Kung Fu.
L’apice del trash è comunque raggiunto nelle battaglie
spaziali: che combattiate sulla Terra, ai confini dei Bastioni di
Orione o alle porte di Tannhäuser, i mobile suit si scontreranno,
salteranno e cadranno su una superficie piana. Forse gli sviluppatori
di Omega Force sono convinti sostenitori della teoria dello spazio
piatto?

Il pessimo impatto visivo del titolo contrasta con la buona
realizzazione poligonale dei Gundam utilizzabili nel gioco, arrivati
all’incredibile cifra di 62 (contro i 19 del primo episodio):
avremo infatti il (dis)piacere di pilotare tutti i modelli più
famosi della saga di Yoshijuki Tomino, dalle versioni di Mobile Suit
Gundam, a quelle di Mobile Suit Zeta Gundam, Mobile Suit Gundam ZZ,
Mobile Suit Gundam: Char’s Counterattack, Gundam Wing e
così via.

Il comparto audio è caratterizzato dalla presenza di semplici
tracce orchestrali ripetitive e prive di ispirazione ed il discreto
lavoro di doppiaggio in inglese (imperdonabile la mancanza delle voci
originali in giapponese come nel primo capitolo) si accompagna ad
un’ottima localizzazione nella nostra lingua per quanto concerne il
testo scritto, elemento che rende sicuramente più comprensibile
i complessi intrecci narrativi della saga di Tomino.

Rimaniamo increduli di fronte alla progressiva involuzione dei prodotti
legati all’universo di Gundam, del tutto incapaci di entrare
nella generazione dell’alta definizione e di dimostrarsi
qualitativamente superiori alle centinaia di titoli su licenza di Namco
Bandai. Le coraggiose seppur maldestre innovazioni apportate in Federation vs Zeon
(battaglie acquatiche, possibilità di volare e missioni
alternative) sono state del tutto cancellate nelle ultime apparizioni
della saga robotica, che non ha saputo sfruttare l’occasione di
rivitalizzare, in un colpo solo, due serie in continua crisi creativa.





L’armata Brancaleone



La grande quantità di contenuti disponibili in Dynasty Warriors: Gundam 2
è sicuramente il suo miglior pregio e l’incredibile
longevità del titolo (sono necessarie oltre 50 ore per
completarlo al 100%) rispecchia la profondità narrativa della
cronologia Universal Century di Tomino. Così oltre
all’inevitabile modalità ufficiale, che ci
permetterà di rivivere gli avvenimenti principali della serie
impersonando Amuro Ray (Mobile Suit Gundam), Char Aznable (Char’s
Counterattack, new entry assoluta della saga), Judau Ashta (Mobile Suit
Gundam ZZ) e Kamille Bidan (Mobile Suit Zeta Gundam), Omega Force ha
implementato una nuova modalità “Missione” in cui
dovremo utilizzare gli altri piloti disponibili e portare a compimento
obiettivi di varia natura, come ottenere determinati pezzi di ricambio
o migliorare il nostro rapporto d’amicizia con gli altri
protagonisti. Tuttavia, indipendentemente dal nostro nobile scopo,
l’apatico e ripetitivo sterminio delle orde di mobile suit zombie
sarà un’amarissima pillola che gli obiettivi multipli e i
colossali boss non riusciranno a farci ingoiare facilmente.

Incredibilmente, le principali innovazioni degne di nota riguardano il
comparto multiplayer. Oltre all’interessante introduzione della
modalità cooperativa in split screen (non sempre disponibile),
sono infatti presenti due differenti tipologie di match online: la
modalità “War Mode”, in cui fino a quattro
giocatori, scortati dai propri inutili alleati, si contendono la
vittoria portando a compimento obiettivi differenti, ed il classico
Deathmatch a squadre, entrambi, fortunatamente, esenti da lag.

Il vero problema rimane comunque trovare dei giocatori talmente
innamorati dei Gundam da sopportare la straziante monotonia offerta dal
titolo.





For (hardcore) fans only?



A volte la passione fa superare ostacoli insormontabili, altre volte ci
rende ciechi di fronte all’evidenza, altre ancora ci trasforma in
una persona completamente diversa ma, fidatevi, giocare e completare Dynasty Warriors: Gundam 2
è un atto di puro masochismo digitale, non un gesto
d’amore. Se amate veramente i mech, dedicate il vostro prezioso
tempo (ed i vostri sudati risparmi) a titoli più meritevoli,
come Armored Core for Answer.

Bocciato senza riserva.