Recensione di Dead Rising 2 - Recensione

Recensione di Dead Rising 2 di Console Tribe

Terror is Reality: mai nome fu più azzeccato per un programma televisivo.
In questo show la morte è diventata spettacolo, la sofferenza è diventata sceneggiatura e il sangue è semplicemente un oggetto di scena. Il guaio purtroppo è che questo terrore è clamorosamente vero. È passato molto tempo da quando l’infezione ha cambiato le nostre vite e, inevitabilmente, ha cambiato noi stessi; quello che non è cambiato, invece, è l’amore di Chuck Green per la figlia Katey. Ecco perché, in questo momento, è in sella a una moto che più che un veicolo è uno strumento di morte, ecco perché tutto quello che Chuck desidera da Terror is Reality si riassume in una serie di fogli di carta verdi. Al di là del terrore, al di là della gloria, tutto quello di cui ha bisogno Chuck sono solo dei dannatissimi soldi. Ma la vita, si sa, è diversa dai reality, anche quando si vince può riservarti qualche tiro mancino. È vero, lo show finirà presto ma la storia di Chuck ha inizio proprio quando cala il sipario su questo macabro spettacolo. È così infatti che ha inizio un terrore ancora più reale, ancora più profondo e buio: ecco che ha inizio Dead Rising 2.

Dead Rising 2: vi porta la morte in diretta, anche in HD!

Dead Rising 2 si apre proprio con lo show a cui Chuck decide di prendere parte, ma a spettacolo concluso la sua vita verrà sconvolta da un nuovo scoppio epidemico dell’infezione che tramuta tutti in terrificanti non-morti. Ancora una volta la vita di Chuck è segnata da questo virus che non solo costringe la figlia a iniezioni continue di Zombrex ma gli ha anche strappato prematuramente la moglie. Come se la lotta per la sopravvivenza non rappresentasse già una sfida abbastanza difficile, qualcuno sta pure cercando di incastrarlo, infatti una ripresa televisiva conferma Chuck Green come responsabile del rilascio di alcuni zombie che hanno poi dato via all’epidemia. Suo malgrado, quindi, Chuck dovrà sia scagionarsi sia tentare di portare a casa la pelle, il tutto tenendo sempre d’occhio la figlia Katey che, senza il miracoloso farmaco conosciuto come Zombrex, è pronta a trasformarsi anch’essa in un’aberrante creatura.

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Questi gli eventi che danno il via al plot narrativo di Dead Rising 2. Le similitudini con il primo capitolo si sprecano: un’infezione improvvisa, un mistero da svelare, personaggi ambigui; molti degli elementi narrativi non possono che ricordare da vicino le gesta di Frank West. Ma a conti fatti adesso la trama è più matura e approfondita. Lo stesso Chuck appare più umano, considerando anche la sofferenza emotiva che lo accompagna dall’inizio del gioco. Anche gli elementi di contorno appaiono meglio articolati e approfonditi. Su tutta l’intera vicenda, infatti, girano eventi, personaggi e organizzazioni che danno l’idea di un universo più curato rispetto a quanto visto in passato. La stessa idea di Terror is Reality, seppur goda di un’anima tipicamente arcade, non fa altro che riflettere la tendenza della società moderna ad estremizzare e spettacolarizzare qualunque cosa possa creare audience. Troviamo pure l’organizzazione C.U.R.E., una sorta di associazione umanitaria a tutela dei diritti dei non-morti, trovata assolutamente innovativa per qualunque storia di zombie vista finora. Il lavoro svolto per rendere il plot narrativo più intrigante possibile, abbraccia ogni aspetto del gioco ma, allo stesso tempo, si piega alle volontà ludiche del videogiocatore che, nelle settantadue ore virtuali a disposizione, potrà semplicemente scegliere di girovagare per Fortune City ignorando i vari eventi, lasciandosi alle spalle ogni qualsivoglia approfondimento o retroscena.

Dead Rising 2: manuale di bricolage per sterminatori di zombie col vizietto dell’alcol!

Giusto qualche riga più sopra, si era fatto riferimento alla possibilità di poter in qualche modo evitare gli eventi che caratterizzano la trama. La meccanica di fondo, infatti, così come nel precedente capitolo, vede alcuni elementi della narrazione possibili solo se riusciamo a trovarci nel posto giusto al momento giusto. Il tempo è una componente essenziale del gameplay e scandirà ogni evento del gioco, dai momenti più importanti fino alle cutscene secondarie. La continua sensazione di dover fare presto, di correre letteralmente contro il tempo, restituiscono un senso di ansia e preoccupazione senza pari che, nonostante qualche momento da imprecazione davanti al teleschermo, non fanno altro che aumentare il tasso di immedesimazione.
Spesso, e soprattutto durante il primo playtrough, il giocatore è costretto a far delle scelte in base al tempo che ha a disposizione: seguire una missione di salvataggio o scoprire qualche dettaglio sulla trama? Eliminare questo nemico ostico oppure restare in attesa che l’evento principale sia disponibile oppure semplicemente andare a caccia di qualche arma interessante? Queste sono solo alcune delle situazioni in cui potremo imbatterci. Indipendentemente se siano missioni principali o richieste dei vari personaggi secondari, un semplice menù – attivabile col D-pad – ci riepiloga i nostri obiettivi con annessa barra che indica la quantità di tempo a disposizione. Gestire le nostre azioni non è semplice e spesso saremo costretti a pianificare percorsi specifici per massimizzare i risultati, senza contare che, ogni ventiquattro ore, la nostra cara Katey necessita della sua dose di farmaco. Ogni elemento in Dead Rising 2 è strutturato in modo tale da creare angoscia e tenere costantemente sotto pressione il giocatore.

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L’aspetto più semplice del gameplay è sicuramente il sistema di combattimento e relativo utilizzo di vari strumenti. Come già annunciato nella recensione di Case Zero, novità assoluta di questo secondo capitolo è la possibilità di combinare più oggetti per creare delle armi tanto assurde quanto letali. Accanto a creazioni semplici e più o meno credibili, come mazze chiodate e armi con la baionetta, si possono creare strumenti assurdi come lanciafiamme fatti con pistole giocattolo, sedie a rotelle muniti di fucili e persino chitarre elettriche capaci di far saltare letteralmente in aria la testa dei poveri zombie. La varietà, già ottima nel primo capitolo, assicura ogni volta un’esperienza nuova e il giocatore faticherà parecchio prima di trovare tutti gli arnesi e tutte le varie combinazioni possibili. Per aiutarlo nell’impresa ci sono una serie di combo card sbloccabili una volta raggiunti determinati livelli o punti del gioco. Accanto ai semplici potenziamenti del nostro arsenale, ritorna anche la crescita del nostro protagonista che, salvando i superstiti e uccidendo mostri e tizi psicopatici, vedrà di volta in volta accrescere le sue caratteristiche fisiche. Il combat system si basa tutto esclusivamente sullo sviluppo di Chuck Green e sull’utilizzo di armi via via più potenti. Eliminare i cerebrolesi nemici che ci si parano davanti è facile e divertente ma purtroppo questa meccanica semplificata mostra qualche debolezza durante i combattimenti più impegnativi. Il nostro Chuck, nonostante le indubbie qualità, non dispone poi di nessun tipo di scansata o parata e quindi contro gli avversari più ostici (alcuni dei quali capaci anche di atterrarci in un solo colpo) risulta essere inadeguato e poco funzionale. Ma è anche vero che questi scontri si risolveranno perlopiù scoprendo una tattica semplice e soprattutto sfruttando armi potenti ed ovviamente recuperando quanti più oggetti curativi possibili.
Gli oggetti curativi, unitamente a quelli offensivi, risultano essere un ulteriore elemento che aggiunge varietà al gioco, anche grazie alla possibilità di combinarli. Da tenere in considerazione anche gli effetti dannosi dell’alcol che, se assunto in dosi massicce, finisce per danneggiare il povero Chuck.
Nonostante ogni schermata pulluli di strumenti da raccogliere, sono anche presenti alcuni negozi in cui acquistare oggetti difficili da reperire come il già citato Zombrex. Il denaro può anche essere speso per prendere parte a semplici mini-giochi. Dead Rising 2, infatti, nonostante una trama profonda, lascia comunque enorme divertimento ludico al giocatore, servendosi anche di una sorta di autoironia: basti pensare alla possibilità di vestire Chuck con abiti assurdi e irriverenti o persino dotarlo di mise femminili da scompisciarsi dal ridere.
La vera pecca del gameplay è che purtroppo, nonostante la varietà proposta, questo può finire per stancare a causa di una ripetitività di fondo già presente nel primo episodio. Difatti per rimediare gli sviluppatori hanno creato missioni secondarie più profonde e articolate: di tanto in tanto vi capiterà di imbattervi in pericolosi psicopatici che vi faranno sudare non poco prima di essere abbattuti; allo stesso tempo anche portare in salvo i superstiti sarà più appagante, anche grazie ad una migliorata I.A., e spesso dovremo anche soddisfare alcuni pre-requisiti prima che i malcapitati si decidano a farsi portare in salvo.

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Dead Rising 2: tutti insieme sanguinosamente!

Tra le novità più succose che il titolo sviluppato dai ragazzi di Blue Castle c’è sicuramente l’introduzione del multiplayer online. Vogliamo essere franchi, inizialmente quest’aggiunta ci aveva lasciato un po’ perplessi visto che, a conti fatti, la tipologia di gioco non aveva meccaniche poi così adatte allo scopo. Il risultato finale, invece, è piuttosto soddisfacente ed è composto dalla presenza, ormai classica, sia di una modalità cooperativa che competitiva. La prima ci permette di affrontare la storia vista nel single player insieme ad un amico; entrare in una partita è piuttosto semplice e, grazie al sistema di personalizzazione, si può anche limitare questa funzione unicamente ai nostri amici oppure semplicemente lanciarci noi stessi all’interno di qualche partita pubblica già in corso. La cooperativa aggiunge quel pizzico di pepe in più ad un single player già di per sé appagante ed offre un rapido sistema per sbaragliare i non-morti in maniera più facile e divertente.
Le sfide competitive, invece, sono una serie di rivisitazioni basate sullo show Terror is Reality, per cui i quattro partecipanti dovranno sfruttare gli zombie presenti per accumulare quante più uccisioni possibili e di conseguenza aggiudicarsi la vittoria. Accanto al semplice match in cui salire sulla nostra fidata moto, ci sono gare dove il nostro alter-ego indosserà una testa d’alce da usare per sbaragliare i nemici e raccoglierli su un’apposita “bilancia”. La varietà delle sfide offre un discreto divertimento, tuttavia il cuore di questo multiplayer risiede nella fantastica cooperativa. Da segnalare in positivo la possibilità, una volta terminate le sfide, di riversare i soldi e punti esperienza accumulati sul relativo profilo offline e quindi usarli durante il proseguimento dell’avventura.

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Dead Rising 2: vietato contare i pixel su schermo!

Una buona veste grafica spesso si basa sull’impatto visivo che riesce a creare, e in questi casi, il più delle volte, a fronte di un dettaglio elevato c’è una penuria di oggetti, statici o in movimento che siano. In altri casi, invece, accade proprio il contrario: l’impatto visivo non è dei migliori ma il motore grafico riesce a muovere su schermo una mole impressionante di personaggi e lo scenario è ricco di oggetti da utilizzare. Questo è il caso di Dead Rising 2, in cui il dettaglio grafico non è elevatissimo ma ogni ambientazione è ricolma di zombie. Il motore grafico, quindi, è parte integrante del gameplay fornendo al giocatore tutto quello che ha bisogno per vivere un’avventura dinamica e soprattutto terrificante.
Le ambientazioni sono sicuramente l’aspetto migliore della produzione: ogni area, oltre ad essere piena di non-morti, è anche ricca di particolari grafici. Il design generale dei livelli è davvero elevato e risulta credibile e in linea con l’atmosfera generale. La modellazione poligonale dei personaggi risulta invece essere un po’ deludente, purtroppo ogni aspetto che compone i protagonisti del gioco è decisamente sotto la media rispetto ai titoli attualmente presenti sul mercato. Lo stesso Chuck appare poco curato e soggetto a diverse imperfezione grafiche. Discrete le animazioni che risultano abbastanza fluide e credibili in quasi tutti i frangenti. Il character design invece soffre degli stessi alti e bassi del comparto grafico: personaggi carismatici fanno il paio con altri più anonimi, tuttavia bisogna anche considerare che visto il numero incredibili di superstiti con cui interagire è normale che qualcheduno sia meno appariscente.
Da segnalare in negativo i continui, e soprattutto lunghi, caricamenti del gioco, che più di una volta spezzano il ritmo dell’avventura.
Il comparto audio è di buona fattura soprattutto grazie ai numerosi pezzi rock che accompagnano alcuni momenti. Anche il doppiaggio fa il suo sporco lavoro, sebbene sia scalfito da una sincronizzazione labiale poco precisa e credibile.

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Dead Rising 2: Case Review!

Questa era la nostra prova di Dead Rising 2. Abbiamo preso parte alle avventure di Chuck Green accompagnandolo in una trama ben studiata ed appassionante. Colpi di scena, empatia e la costante sensazione di terrore sono solo alcuni degli elementi che contraddistinguono questa narrazione. Dead Rising 2 però si rivela comunque un titolo in cui il comparto ludico fa da padrone, permettendo al giocatore di divertirsi come meglio crede, tra un giro per eliminare i non-morti e una missione per scoprire la verità.
Il tempo che scorre è parte integrante del sistema di gioco che riesce a regalare enormi soddisfazioni ma anche momenti decisamente frustranti.
Tra i difetti non possiamo non citare una ripetitività di fondo, caricamenti troppo lunghi e il sistema di salvataggi che i giocatori meno abili sicuramente odieranno. Il gioco nel suo complesso appare come una versione riveduta e corretta del primo capitolo, in cui l’aggiunta delle armi combo rinvigorisce ulteriormente l’azione di gioco. Le vere novità sono rappresentate dal comparto multigiocatore: una coop tra le più divertenti mai viste e una serie di sfide competitive fanno aumentare la longevità totale già di per sé di buon livello.
Preparate le valige, si parte per Fortune City! Mi raccomando, non dimenticate di prendere un cactus, un rastrello e qualche spicciolo per giocare alle slot machine e soprattutto sincronizzate gli orologi che il tempo stringe, stringe per davvero.

Tic-tac, tic-tac, tic tac…