Recensione di Dead Island - Recensione

Recensione di Dead Island di Console Tribe

I morti si sono alzati e hanno cominciato a camminare. Vagano per le spiagge di un’isola della Papua Nuova Guinea, alla ricerca di qualcosa. Certe persone affermano che siano esseri senza anima. Alcuni pensano che la malattia che li ha fatti tornare in vita provenga dallo spazio. Qualcuno ha avuto anche il fegato di legarne uno al letto e cercare di girare un disgustoso ma originale film a luci rosse.
In altre parole la popolazione del luogo, o quel che ne rimane, è impazzita completamente. Perché, nonostante le voci che circolano siano bizzarre, la verità la conoscono tutti: centinaia di zombie hanno invaso Banoi e sono a caccia di prede con cui placare la loro insaziabile fame.
Voi sopravvissuti cercate di fuggire da questo inferno, se riuscite. Ma state in guardia, perché non si sa mai cosa possa celarsi dietro ogni palma…

“Banoi, dove i sogni diventano realtà!” sponsored by Royal Palm Resort

L’isola di Banoi è un luogo di villeggiatura magnifico: bianche spiagge incontaminate, immensi spazi verdi costellati di palme, magnifici hotel a cinque stelle immersi nella natura e divertenti feste organizzate ogni giorno da esperti animatori. La storia di Dead Island, ultima fatica targata Techland, comincia proprio la mattina seguente ad uno di questi splendidi party, pieni di belle ragazze e litri di alcool – uno di quegli eventi che noi non ci perderemmo per nulla al mondo.
Solo che, in questo gioco, il post-sbronza è meno piacevole del solito. Il protagonista, selezionabile tra quattro possibili personaggi, si sveglia all’interno della propria camera disturbato dai suoni provenienti dai corridoi. Una persona normale penserebbe che urla simili siano di ragazzini scapestrati, ma un giocatore veterano può facilmente intuire che qualcosa al Royal Palm Resort è andato storto. Nemmeno il tempo di uscire dalla camera e fare pochi passi ed ecco la triste verità: scie di sangue e cadaveri sparsi per tutto l’hotel confermano i timori dei più pessimisti. Qualche istante per riprendersi dallo shock iniziale ed ecco gli zombie correre verso di voi.
E con zombie non ci si riferisce a quelli che popolano le leggende haitiane, uomini privati della loro volontà e ridotti in schiavitù dai bokor, terribili stregoni indigeni. Ci si riferisce piuttosto ai non-morti cannibali creati dalla fantasiosa mente di George Romero nel lontano 1968. Forse proprio per questo il protagonista, alla vista di questi mostri sanguinolenti affamati di carne umana, fugge via veloce come una lepre.
Benvenuti a Banoi…

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“Royal Palm Resort, solo il meglio per te!”

Ciò che colpisce più di tutto in Dead Island è l’originale ambientazione. Lo shock iniziale che si ha nel vedere un hotel tanto bello, con una meravigliosa vista sull’oceano, zeppo di sangue e bestie violente, è grande. Quando poi, dopo pochi minuti di gioco, ci si ritrova fuori dall’edificio, nel bel mezzo dell’isola e del verde, e si capisce che i nuovi padroni di Banoi sono gli zombie, un brivido freddo percorre la schiena. Ecco quindi il mare tinto di rosso, bungalow messi a soqquadro, strade piene di carcasse umane e macchine distrutte, la capitale totalmente devastata. E tanti, tantissimi zombie, ovviamente erranti o intenti a saziarsi di cadaveri.
Il vostro scopo è quello di sopravvivere, aiutando al contempo le decine di sopravvissuti scampati all’epidemia. Avete capito bene: oltre al protagonista, che misteriosamente è immune al contagio, ci sono tante altre persone che sono riuscite a fuggire dalle orde di bestie cannibali e si sono rinchiuse al sicuro, ovunque fosse possibile. Se il primo gruppo con cui si viene a contatto quindi riesce a trovare riparo in un luogo protetto in tempi rapidi, tutti gli altri vanno trovati e salvati setacciando l’isola. Se già questo incita ad esplorare le vaste aree di gioco, le missioni principali e secondarie costringono ad andare un po’ ovunque e a svolgere ogni tipo di incarico: cercare cibo, acqua o medicinali, pezzi di ricambio per ogni sorta di macchinario, preparare armi e attrezzare veicoli per gli spostamenti più lunghi… la varietà in altre parole non manca. Spesso si tratta perlopiù di andare da un posto all’altro e completare i semplici obiettivi assegnati, ma la cosa è camuffata bene e non fa che donare ulteriore atmosfera ad un titolo che già ne ha da vendere. E le tante ore che si spendono svolgendo questa o quella missione scorrono veloci come non mai. Da un punto di vista di mera longevità, quindi, il titolo non delude minimamente.

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“L’unico limite al divertimento a Banoi è la tua fantasia!”

Sebbene la visuale adottata in Dead Island sia quella in prima persona, il titolo pubblicato da Deep Silver è lontano dall’essere definito uno sparatutto. È più corretto considerarlo un hack’n’slash. Durante l’avventura le armi che il giocatore utilizza di più sono quelle “bianche”, da mischia, con cui difendersi o aggredire i non-morti che si incontrano. Certo, si utilizzano anche pistole e fucili vari, ma mazze da baseball, coltelli di ogni sorta, tubi di ferro, remi di barche e manici di scope rimangono i protagonisti assoluti, assieme agli zombie. Ogni oggetto contundente o da taglio che si trova è perciò strumento di morte – se così si può dire parlando di nemici simili – da utilizzare con un briciolo di strategia e di parsimonia. Questo per due motivi.
Il primo riguarda proprio gli avversari: essendo gli zombie tantissimi, e di varie tipologie, non si può utilizzare la stessa arma per ciascuno di essi. Per alcuni non-morti, quelli comuni, è meglio usare delle armi d’impatto, efficaci per gli scontri contro singoli nemici; per quelli più forti o veloci meglio sfruttare le lame, tagliando loro gli arti e rendendoli meno pericolosi; per quelli kamikaze o per i folti gruppi, invece, si consiglia il lancio di armi da distanze di sicurezza o l’utilizzo di esplosivi, necessari per evitare scontri in cui difficilmente uscireste vincitori. Insomma, andare contro i non-morti a testa bassa non paga, come avrete capito.
Il secondo motivo riguarda il deterioramento degli arnesi. Utilizzare le armi senza un briciolo di buon senso porterebbe alla loro prematura rottura e, visto che non si trovano proprio dietro ogni angolo, questo potrebbe significare una rapida morte. Quindi conviene assestare i colpi con precisione, cosa per cui serve un po’ di pratica, per logorare meno i vostri oggetti e concludere gli scontri rapidamente. Sfruttare inoltre gli attacchi corpo a corpo può rivelarsi una carta vincente, se ben sfruttata: dare un calcio a un nemico già indebolito può farlo cadere per terra, risultato simile lo si può ottenere anche caricandolo. Così si guadagna tempo ed è possibile organizzare i combattimenti in modo migliore. Una volta caricata una determinata barra vicino a quella della salute, il giocatore può attivare inoltre la modalità furia, trasformando così per pochi istanti il proprio personaggio in una macchina di distruzione, rendendo gli scontri particolarmente più facili. Il bonus però dura appunto pochi secondi, e una volta esaurito si tornerà a giocare normalmente, quindi bisogna utilizzarlo nella maniera più appropriata.
Nel caso vi trovaste disarmati comunque non è detta l’ultima parola: sparsi un po’ ovunque sull’isola ci sono degli utilissimi tavoli da lavoro, che dietro una spesa in denaro permettono di riparare ogni arma usurata, potenziarla o combinarla con altri oggetti per crearne una nuova e più micidiale. Ma si possono assemblare nuovi strumenti solo se si hanno i progetti necessari per farlo, ottenibili esplorando Banoi e superando le quest assegnate. Ciò richiede tempo e pazienza, ma una volta che si ha in mano una mazza chiodata, un coltello elettrificato o una granata potenziata, giusto per citarne alcuni, i combattimenti diventano sia più divertenti che vari.

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“Visita Banoi: sarà un’esperienza indimenticabile!”

All’inizio del gioco si deve scegliere con quale personaggio cominciare l’avventura: c’è Xian Mei, primo personaggio reso noto al pubblico, abile nell’utilizzare tutti i tipi di lame; si passa poi a Logan, il più testardo di tutti ed esperto nel lancio delle armi; si continua con Sam B, tipico rapper dalla collana in oro amante delle risse con mazze e bastoni, e si conclude poi con l’ultimo dei personaggi rivelati, Purna, ex-poliziotta dalla mira infallibile. Ognuno di questi quattro protagonisti, oltre a godere di statistiche iniziali lievemente differenti, può apprendere numerose abilità nel corso del gioco. Questo perché Dead Island fonde con cura la principale componente action con una secondaria prettamente GdR, rendendo il gameplay di fondo più ricco e articolato. Ecco quindi che uccidendo le migliaia di zombie che affollano lo schermo e superando le decine di missioni assegnate, gli eroi ottengono continuamente preziosi punti esperienza e salgono di livello, migliorando le loro statistiche e guadagnando preziosi punti da spendere per acquisire le abilità di cui si è accennato. Queste si dividono nel menù principale in tre rami differenti: uno legato allo stato di furia, uno legato allo stile del combattimento di ogni personaggio, un altro alle caratteristiche generiche legate all’ottenimento di denaro, al recupero di energie e molto altro. Per ogni eroe ce n’è una manciata simile, ma le altre sono ben differenziate e permettono di creare protagonisti totalmente differenti tra loro, obbligando ad utilizzare stili di combattimento lievemente differenti per ogni scelta effettuata. Le numerose sfide presenti, alcune particolarmente lunghe per essere completate, sono capaci inoltre di elargire grandi quantitativi di esperienza, permettendo al giocatore di potenziare il proprio alter-ego più velocemente e allungando la durata generale del gioco.

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Merita una menzione la possibilità di giocare in cooperativa con altri tre amici: ciò rende le carneficine più divertenti, nonostante il numero di zombie non aumenti con l’aumentare dei compagni, e dà luogo a situazioni di gioco varie e certamente più articolate. Organizzarsi torna quindi utile, rendendo gli scontri ulteriormente tattici – anche se un po’ più semplici – e dando la possibilità ad ogni utente di venire in soccorso a chi si trova in difficoltà, obbligando così al gioco di squadra. Certo, il fatto di poter entrare in partite popolate solo da giocatori di pari o inferiore livello pone alcuni limiti tecnici al multiplayer, con il rischio di ritrovarsi in mezzo ad alleati dalle capacità e armi inferiori alle proprie, ma tutto sommato questo difetto non si rivela poi particolarmente fastidioso.
Insomma, massacrare zombie con gli amici potrebbe rivelarsi un passatempo piuttosto piacevole.

“Niente di meglio di una vacanza a Banoi!”

Dead Island certamente non è privo di difetti, specialmente dal punto di vista grafico. Il motore di gioco muove costantemente ambientazioni vaste e ricche di numerosi dettagli e non è raro imbattersi in qualche texture caricata troppo lentamente o in un pop-up in talune situazioni evidente. Anche vari bug grafici fanno la loro comparsa, così come la compenetrazione poligonale – che riguarda soprattutto le armi troppo vicine ai muri. Ciononostante il Chrome Engine svolge a dovere il suo lavoro e il colpo d’occhio che si ha con Dead Island è sempre buono; oltretutto le animazioni di protagonisti e zombie si rivelano naturali e fluide.

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Il comparto sonoro che accompagna quello grafico si dimostra all’altezza di tutte le aspettative: tra musiche di ottima qualità, effetti sonori ambientali e delle armi davvero realistici, un doppiaggio in inglese curato – sottotitolato in italiano – e le urla di zombie agghiaccianti, non c’è proprio di che lamentarsi.
Quindi, a conti fatti, le qualità e i pregi del gioco sono davvero tanti e giustificano l’acquisto di Dead Island a chiunque cerchi un gioco dalle tinte horror, pieno di zombie ed azione. Ma anche a chiunque voglia sperimentare un titolo che fonde combattimenti all’arma bianca con elementi da GdR, o a chi vorrebbe divertirsi in compagnia di qualche amico per un bel po’ di ore. In effetti il titolo potrebbe piacere anche a chi cerca un gioco che pone grande importanza sulla sopravvivenza in un terreno decisamente ostile, o a chi cerca un free-roaming originale e ricco di missioni da completare.
Se voi rientrate in una di queste tipologie di giocatori, dunque, valutate seriamente l’acquisto di Dead Island, altrimenti correte a provarlo, perché potrebbe sorprendervi ugualmente.