Recensione di Darwinia+ - Recensione

Recensione di Darwinia+ di Console Tribe

Darwinia è un mondo virtuale affetto da un virus che lentamente ne sta distruggendo la popolazione digitale.
Un videogame che ha visto la luce prima su PC viene ora riproposto in formato arcade per Xbox Live. Una storia semplice, un gameplay che mescola azione e strategia, il tutto confezionato in stile retrò. Riusciranno questi elementi a far sì che il titolo abbia successo? Scopriamolo insieme.

Malati digitali

Un po’ tutte le grandi scoperte della storia sono nate per caso, quasi per sbaglio; stessa sorte è toccata al mondo di Darwinia. Il Dott. Sepulveda, creatore di quest’universo digitale, infatti, è riuscito nella sua impresa solo dopo il fallimento di un altro suo progetto: il Protologic 68000. Questo era il nome di un ambizioso computer in grado di rivoluzionare il concetto stesso di personal computer, ma purtroppo la genialità del Dott. Sepulveda non è stata capita e il Protologic 68000 si è rivelato essere un completo fallimento. Alcuni mesi dopo il lancio sul mercato del suo nuovo prodotto, il Dott. Sepulveda fa una scoperta ancora più incredibile: le macchine da lui create sono in grado di comunicare tra di loro. Ben presto la fitta rete di comunicazione digitale fa nascere una sorta di piccola comunità virtuale, nascono così i darwiniani. Il lavoro del Dottore rinasce a nuova vita ed ha come unico scopo quello di seguire l’evoluzione di questa nuova “specie”.

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Quasi a ricordare l’evoluzione dell’umanità danneggiata più volte da carestie e pestilenze, un virus è pronto a minacciare l’esistenza dei darwiniani. Nonostante i danni riportati nel piccolo mondo virtuale, c’è ancora speranza per questo popolo, ed è a questo punto che le sorti di Darwinia sono nelle nostre mani.
Questo l’incipit di una trama tanto semplice quanto funzionale al contesto di gioco. Gli eventi ci vengono narrati direttamente dal Dott. Sepulveda che ci fa da guida turistica e al tempo stesso ci illustra quale sia il nostro compito: debellare il virus e ripopolare Darwinia.

The real antivirus simulator

Se il nostro compito è quello di salvare un mondo virtuale affetto da un virus, bisogna conoscere come quest’opera di disinfezione avrà modo di compiersi. Il gioco si presenta come uno strategico in tempo reale, nel quale al giocatore è richiesta la gestione di alcune truppe al fine di riportare Darwinia ai fasti di un tempo. Quando gli RTS vengono trasportati su console, un primo difetto che può inficiare l’esperienza giocata è legata ai controlli. Per fortuna sin dalle prime battute di gioco si instaura subito un buon feeling pad alla mano: con gli stick analogici possiamo esplorare completamente la mappa mentre per interagire con le truppe basterà la pressione di un tasto e con la stessa semplicità si potranno impartire degli ordini; insomma, pochi comandi affidati ad altrettanti tasti. Una piccola nota di demerito su questo sistema si avverte usando i plotoni d’attacco, infatti in queste fasi comparirà un mirino controllabile con lo stick analogico: nonostante la scelta sembri ottimale, il risultato finale si traduce comunque in una mira a volte un po’ imprecisa. Tuttavia questo è un semplice neo in un sistema di controllo affidabile e facile da gestire.

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Il buon sistema di controllo fa ovviamente da apripista ad una meccanica di gioco profonda e ben strutturata. Lo scopo finale è pur sempre quello di debellare il virus, per cui necessiteremo di armi e personale specifico pronto all’azione. Nell’arena di gioco sono presenti alcuni punti fondamentali: virus, truppe, darwiniani, postazioni di controllo e trasporto. Tutti questi elementi sono in grado di creare un gameplay semplice ma piuttosto divertente. Il primo passo da fare è quello di creare le nostre truppe: plotoni ed ingegneri. Ai plotoni spetta il lavoro sporco, sono loro infatti ad eliminare il virus. La meccanica è piuttosto intuitiva: con una leva analogica controllerete i movimenti, con l’altra il mirino dove indirizzare i vostri colpi. Con il proseguimento del gioco saranno ovviamente disponibili nuove armi come granate, laser e via dicendo. Gli ingegneri sono il cervello del vostro squadrone: quasi totalmente autonomi sono in grado di svolgere numerose funzioni, come ad esempio liberare delle postazioni, recuperare oggetti e le anime digitali dei darwiniani. Questi ultimi rinasceranno in apposite postazioni dette incubatrici sfruttando le anime dei nemici caduti; una volta stabilito un leader di questo gruppo basterà indicare una direzione da seguire, per l’appunto portarli in salvo. L’anima strategica del gioco risiede proprio in questo, ovvero riuscire ad eliminare il virus prima che colpisca di nuovo i darwiniani facendo sempre attenzione che non ci siano nuove infezioni pronte a colpire. I nemici infatti spopoleranno per quasi la totalità delle ambientazioni, questi potranno assumere varie forme e dimensioni: ragni, serpenti, semplici linee colorare. Insomma la fauna nemica è piuttosto folta e pronta a distruggervi.
Il gameplay risulta fluido e veloce, senza annoiare o stancare grazie ad una meccanica che non conduce il giocatore verso scelte troppo drastiche o forzate. La strategia vincente è sempre quella che richiede un sapiente studio dell’arena di gioco ed un vigile controllo sui virus. A fronte di tutto questo lavoro intellettuale c’è comunque la gradita mattanza attraverso l’utilizzo dei plotoni d’attacco che rende piacevole ed immediatamente fruibile il tutto.
Gli stessi elementi di gioco vengono riproposti nella modalità multiplayer. I giocatori potranno sfidarsi in diverse arene per portare alla vittoria la propria popolazione darwiniana. Il netcode risulta stabile e le partite si susseguono senza problemi di sorta. Sul piano ludico il divertimento tuttavia non è lo stesso: la velocità d’azione e l’impossibilità di poter pianificare adeguatamente le proprie mosse fanno sì che l’aspetto strategico diventi un po’ confusionale. Effetto collaterali si manifestano anche sui controlli che, vista la velocità di gioco, non reggono il confronto con il binomio mouse e tastiera più indicato per azioni veloci e repentine. Il divertimento è comunque presente, nonostante non sia alla pari con la campagna principale.

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Retro-evoluzione

È chiaro come gli arcade non possano godere di un comparto grafico ad alta spettacolarità ricco di texture e dettagli. Agli sviluppatori è quindi richiesta una certa dose di fantasia e di gusto artistico non indifferente quando si tratta di creare le loro opere videoludiche. I ragazzi di Introversion sotto questo aspetto hanno fatto davvero un buon lavoro. Sin dal primo bootloader che precede il menu iniziale si capisce come l’intento degli sviluppatori sia stato quello di dotare il gioco di un’anima tipicamente retrò. Le schermate di gioco richiamano quindi i vecchi pixel e lo stile grafico di qualche generazione fa, ma allo stesso tempo riuscendo ad essere tremendamente attuale.
Le arene di gioco sono costituite da texture e ambienti spogli, che richiamano ancora una volta il retrogaming; stessa voglia di nostalgia appare in determinati elementi che ricordano vecchie glorie del passato come Lemmings, Space Invaders e tanti altri titoli. La palette di colori è vivace in alcuni punti e quasi smorta in altri, creando un effetto chiaro scuro decisamente ben riuscito.
Il sonoro purtroppo è quasi impalpabile, a fronte di un lavoro così ben curato dell’aspetto grafico ci aspettavamo dei suoni capaci di rievocare vecchi ricordi di giornate passate davanti ai cabinati, ma così non è stato. Musiche scialbe si ripeteranno per tutta la durata dell’avventura; a risollevare le sorti del comparto ci sono alcuni effetti sonori ben realizzati che ben si sposano all’azione di gioco.

Ciao Darwinia

Darwinia+ è un’esperienza affascinante, coinvolgente ed appagante. Il suo fascino tipicamente retrò è una gioia per i giocatori di vecchia data. Il gameplay poggia su basi solide e riesce ad appagare il giocatore per il giusto tempo, nonostante qualche imperfezione riscontrabile nel multiplayer.
L’aspetto grafico datato è voluto e sebbene non sia di grande fattura riesce a impreziosire il dettaglio grafico. Il sonoro purtroppo non regge il confronto con il comparto visivo, restando di fatto un elemento quasi accessorio e trascurabile dell’intera produzione.
Un arcade consigliato a tutti gli amanti del genere, tuttavia se non siete avvezzi alla tipologia di gioco in questione e il fascino del retrogaming non suscita in voi grandi emozioni, vi consigliamo di lasciar perdere.
Il mondo di Darwinia è in pericolo… siete in grado di rispondere a questa chiamata?