Recensione di Crysis - Recensione

Recensione di Crysis di Console Tribe

Arrivato su suolo europeo nel 2007, Crysis ha letteralmente squarciato il vaso di pandora del mondo degli FPS per PC, imponendosi in pochissimo tempo come uno dei migliori sparatutto mai concepiti. Sviluppato dal team tedesco dei Crytek, reso celebre dallo splendido Far Cry (si ok, ma basta con queste Y! ndr), Crysis brillò al tempo non solo per un gameplay fresco e coinvolgente, preso di peso dalle meccaniche tipiche dei sandbox, ma soprattutto per la bellezza del suo motore grafico capace, tanto allora quanto oggi, di mettere in difficoltà gran parte degli hardware dei possessori di PC. Rimasto per lungo tempo appannaggio esclusivo dei possessori di computer di fascia alta, Crytek ha finalmente (e recentemente) deciso di trasportare la sua perla anche nel mondo console, approfittando non solo dell’uscita del secondo capitolo della serie, ma soprattutto del suo nuovo motore grafico, il CryENGINE 3, versatilmente concepito tanto per lo sviluppo su personal computer quanto che per il mercato console. Prepariamoci dunque ad indossare di nuovo (o per la prima volta?!) le nostre fighissime nanosuit! Crysis è finalmente arrivato su console!

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I puntini sulle ypsilon

Chiariamo subito una cosa. Seppur goda di diversi ritocchi grafici, dovuti più che altro al fatto di essere stato convertito dal motore originale al CryENGINE 3, Crysis è in tutto e per tutto lo stesso gioco che qualcuno di voi avrà già giocato nel 2007, pertanto sia la trama che le meccaniche finanche i menù e lo stile grafico, ripercorrono i passi del gioco originale, ponendo la prova di Crytek a metà tra una rimasterizzazione ed una vera riedizione, ma non certo un remake. Detto ciò, nessuna meraviglia che la trama, sebbene nella sua banale semplicità, sia la medesima, così come è rimasto inalterato il sistema di gioco, ovviamente ridisegnato per le esigenze del moderno mercato console, achievement/trofei e controlli pad inclusi. Ci pare quindi ovvio che certe informazioni le elencheremo per cronaca (come la trama), mentre altre le ometteremo volutamente data l’età del gioco, preferendo piuttosto concentrare la nostra analisi su quelle che sono le “variazioni” che hanno permesso a Crysis di approdare su PS3 e Xbox 360.

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The beginning of (the) Crysis

Oggi come allora, la trama di Crysis non potrebbe essere più semplice e, paradossalmente, più efficace. Un gruppo di archeologi risulta disperso su di una isola coreana, vittima probabilmente del rapimento di un gruppo terroristico locale. I motivi di tale azione sono ignoti e toccherà alla squadra speciale Raptor scoprire la verità in quella che, almeno inizialmente, sarà poco più che una missione di salvataggio. Nei panni di Jake “Nomad” Dunn, uno dei super-soldati del team armato di nanosuit (iper-tecnologica tuta capace di diverse meraviglie), saremo chiamati ad indagare e salvare il gruppo archeologico. Senza svelare altro a chi il titolo non se lo è ancora goduto, con il trascorrere delle ore di gioco Crysis imbastirà una trama che porterà alla luce cospirazioni, segreti e “incontri del terzo tipo”. La trama è insomma infarcita di buona parte dei clichè narrativi tipici di un qualsiasi action movie fantascientifico americano in cui gli eroi tutti d’un pezzo si ritrovano, loro malgrado, a fronteggiare la tipica ed inarrestabile minaccia, povera di colpi di scena e di pathos, ma coinvolgente perché ricca di azione e pallottole. “Povera” quindi non tanto per la quantità, ma piuttosto per l’acerbezza della narrazione, tant’è che con il senno di poi è stata intrapresa una strada diversa per il celebre e recente sequel del brand. In ogni caso, lontano dal plot, l’esperienza di Crysis è coinvolgente e ben cadenzata e mescola con un certo fascino proiettili, tecnologia ed un’atmosfera, quella della giungla, decisamente agli antipodi di quanto solitamente offerto dagli sparatutto bellici, e proprio per questo assolutamente affascinante.

!==PB==!
ExperYmental sandbox

Più che parlare del gameplay, praticamente invariato dal 2007, e sostanzialmente molto simile a quello di Crysis 2, ci pare più giusto concentrarci, come detto, sulle differenze e le migliorie di questa riedizione, che trova la sua più consistente novità nell’introduzione di un sistema di gioco appositamente concepito per l’uso di un pad per console. In questo ambito Crytek ha svolto un lavoro certosino, sicuramente semplificato dallo sviluppo di [I]Crysis 2[/I, ma non per questo meno interessante. Controllare Nomad e le opzioni offerte dalla nanosuit, così come la gestione delle armi e delle loro modifiche, è assolutamente semplice ed intuitivo e permette, mediante l’uso di praticamente tutti i tasti del pad, di avere un controllo semplice e completo dell’azione di gioco. Largo dunque all’uso dei dorsali e dei grilletti per la gestione della nanosuit e del fuoco, mentre ai tasti frontali sono adibiti la ricarica dell’arma, lo switch dell’armamentario ed il salto. Alla croce direzionale è invece affidato l’equipaggiamento di supporto, come la visione tattica e quella termica, mentre gli stick controllano, come prevedibile, telecamera movimenti e, previa pressione, lo scatto. Unica pecca da additare alla versione console è la totale assenza di un comparto multiplayer, cosa che riduce drasticamente la longevità di un titolo incapace di godere di chissà quale rigiocabilità. Seppur immerso in un ambiente sandbox, Crisys resta sostanzialmente un FPS, la cui varietà è garantita dal modo che ha il giocatore di approcciarsi al suo gameplay. Come per il suo successore, il titolo Crytek permette infatti tanto un’azione sparacchina e “a stesta bassa”, quanto una più ponderata scelta tattica (invero quest’ultima opzione è perfino incoraggiata dagli strumenti a disposizione di Nomad). Tuttavia ci pare difficile che i più sceglieranno di rigiocare la trama più e più volte, salvo i più stoici estimatori del titolo o i più efficienti trophy hunter/achievement unlocker. Il gioco resta comunque una perla di godibile giocabilità e di discreta libertà decisionale, tanto da poter mettere d’accordo diverse fasce di utenti golosi di bellicosità videoludica.
Passando alla difficoltà del gioco, ricordavamo sinceramente la versione PC molto più tosta, il che ci lascia pensare che il livello di difficoltà sia stato settato decisamente verso il basso, tanto da consigliare ai giocatori più esperti un settaggio iniziale verso l’alto. A ciò si aggiunge poi un difetto non da poco che affligge il gioco sin dalla sua prima incarnazione, ossia quello dell’I.A. nemica, per nulla stupida ma quasi consapevole, forse onnisciente su quelle che sono le azioni che intraprenderà il giocatore. Gli approcci stealth, in tal senso, sono spesso deficitati. Basta infatti un minimo errore, anche a distanza di chilometri, o un proiettile da cecchino che non fa centro al primo colpo (e parliamo di miglia e miglia di distanza) per far scoppiare il panico generale tra le fila nemiche, che non esiteranno a quel punto a venirvi a stanare… ma senza neanche sapere dove siate! In ogni caso, questo cruccio non rovina affatto un gameplay divertente e votato allo sperimentalismo. Ammesso che, s’intende, la voglia di provare ce l’abbiate già.

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Ambientato su di un’isola dalla vegetazione lussureggiante, e dunque in un contesto diametralmente opposto a quello presentato dalla sua seconda incarnazione, Crysis propone uno scenario di gioco non solo affascinante ma anche riccamente rappresentato, il cui fiore all’occhiello è l’immensa mole poligonale rappresentata dalla giungla e la sua verdeggiante essenza. Chiariamolo: non parliamo dello stesso incredibile effetto che si ebbe ai tempi dell’uscita del gioco in versione PC (e chi aveva un computer tanto potente da far girare il gioco al pieno del suo potenziale capirà cosa stiamo dicendo), ma di un prodotto comunque notevole, complice l’uso ottimizzato dell’ottimo CryENGINE 3 che, in virtù di qualche poligono in meno e di texture appena meno rifinite, ha aggiunto alla produzione nuovi filtri di luce ed una palette di colori più intensa, incorniciata da contrasti decisamente più marcati, con il risultato di un engine bello, performante e soprattutto definito, tanto che forse parliamo del titolo in digital delivery con la migliore grafica di sempre, capace di tenere sotto scacco senza problemi tantissime delle produzioni medio-alte di entrambi i mercati console (e non ci pare poco! ndr). Le uniche pecche sono da riscontrarsi in un effetto ragdoll non sempre perfetto, anzi forse sin troppo artefatto (soprattutto quando si parla di oggetti che si rompono o esplodono), e per alcuni sporadici rallentamenti nelle situazioni estremamente concitate.

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Don’t crY!

Passano gli anni, eppure Crysis è sempre tosto e freschissimo. Il titolo Crytek si rivela, a distanza di anni, ancora un piatto interessantissimo nel mondo dei first person shooter, assolutamente a suo agio nel mercato console e decisamente all’altezza delle aspettative e della concorrenza.
Crysis è un titolo divertente, godibile e soprattutto appagante, forse addirittura più del suo successore se si considera la particolarissima ambientazione ed il suo maggior senso di libertà. Per circa 20 € ci si porta a casa un prodotto decisamente buono, i cui compromessi grafici e l’assenza del comparto multiplayer a conti fatti non pesano quanto ci si aspetterebbe. Parliamo infatti di quello che sostanzialmente (e semplicemente) è un ottimo sparatutto. Un’esperienza da provare per tutti gli amanti del genere, e di sicuro un’ottima alternativa per quelli che sono stanchi degli eventi scriptati cui sono ormai infarcite tutte le teste di serie di questo amatissimo genere. In virtù di script spettacolari, Crytek propone un modello di gioco molto più snello ed appagante, il cui fascino e divertimento è dato direttamente al giocatore ed al suo modo di approcciarsi al mondo di gioco. La libertà di azione, il fascino dell’ambientazione e la bellezza del contesto (ludico e non), sono le portate principali di un menu ricco ed appagante i cui limiti, forse, sono da riscontrarsi in un denso senso di déjà-vu, vista l’uscita del gioco decisamente troppo a ridosso del suo fresco e novello successore. Superato questo scoglio, indossare la nanosuit ancora una volta sarà semplicemente un piacere.