Recensione di Cars 2 - Recensione

Recensione di Cars 2 di Console Tribe

Ecco, ci siamo… Concentrati… Velocità, sono pura velocità. Un vincitore, 42 perdenti: i perdenti io me li mangio a colazione. Colazione? Forse avrei dovuto fare colazione, ora mi sentirei meglio… No no no, resta concentrato… Velocità… Sono più che veloce. Sono più che rapido, sono una saetta!
Con questa frase, nel 2006, il regista Jonh Lasseter e i ragazzi dietro a Pixar Animation Studios, regalarono alla storia del cinema lo scattante e borioso Saetta Mc Queen, il protagonista indiscusso del fortunatissimo Cars.
Ebbene, dopo cinque anni di attesa, la compagnia di automobili di Radiator Springs, sito nella contea di Carburator (come sono soliti ricordare), è pronta ad irrompere nuovamente, oltre che sul grande schermo, anche su tutti i monitor e le TV delle nostre case.
Pronti a diventare anche voi dei letali, silenziosi e catalitici agenti segreti?

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Il mio nome è Attrezzi, Carl Attrezzi…

Dopo una spettacolare sequenza introduttiva, che ricalca in parte quanto è possibile vedere al cinema, veniamo subito accolti dal menu principale, tramite il quale è possibile accedere sin da subito a quella che sarà la modalità principale di gioco, ovvero sia la sezione Missioni C.H.R.O.M.E., l’equivalente della più canonica e conosciuta carriera single player. Comunque non prima di aver provato (e portato a termine) l’addestramento capace di renderci un vero agente segreto a quattro ruote. Durante questo tutorial interattivo, difatti, ci verranno illustrati i principali controlli di gioco, prima sotto forma di simulazione virtuale, quindi direttamente su pista, in quelli che costituiranno un assaggio di tutte le principali tipologie di gara in cui ci andremo a cimentare nel proseguo del gioco.
La formula ludica adottata da questo Cars 2 è prettamente arcade, non troppo distante dal solco tracciato nel corso dei decenni dai vari Mario Kart e company. Quindi siate pronti ad aspettarvi uno stile di guida scarno, privo di fronzoli fisico-tecnici, interamente votato alla velocità e al divertimento. Essendo destinato principalmente ad un target decisamente poco adulto, il titolo di Avalanche Studios non ci presenterà, difatti, un set di comandi estremamente ostico da padroneggiare, anzi, il tutto verrà gestito in nome della semplicità e dell’immediatezza.

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L’accelerazione verrà regolata dal dorsale destro, la frenata sarà adibita al sinistro, mentre tramite la pulsantiera sarà possibile gestire il salto, il turbo, l’utilizzo delle armi e l’immancabile freno a mano, utilissimo per affrontare le curve più insidiose senza perdere velocità. Ma la vostra abilità nella guida non sarà l’unica discriminante utile a determinare il successo sugli avversari, dato che per poter avere la meglio sugli altri corridori in gioco diventerà fondamentale l’utilizzo del già citato turbo, bonus a cui potremo avere accesso eseguendo dei semplici, ma divertenti trick acrobatici, oltre che recuperando le speciali lattine di carburante sparse lungo il tracciato. Le piste, difatti, non lesineranno curve particolarmente ostiche, scorciatoie, rampe ed ostacoli che saremo chiamati a superare attraverso l’impiego del salto, di modo da rimanere per un manciata di secondi sospesi in aria: in questi frangenti, tramite l’utilizzo dello stick analogico sinistro, sarà possibile far compiere al nostro veicolo giravolte e capriole e, contemporaneamente, verremo ricompensati con una iniezione di energia extra, a patto di atterrare correttamente sull’asfalto. Come se ciò non bastasse, sempre tramite il suddetto stick, potremo iniziare a guidare in retromarcia (con conseguente inversione del meccanismo di sterzata), oppure “sportellare” con forza chiunque abbia l’ardire di sfrecciare al nostro fianco.
Avete presente Burnout? Bene, “antropomorfizzate” le vetture del capolavoro Criterion, semplificate ulteriormente le meccaniche di gioco ed avrete un’idea più precisa di quello che vi aspetterà in Cars 2.
Fortunatamente le missioni in cui sarete chiamati a cimentarvi non si ridurranno esclusivamente ad una banale lotta contro tutto e tutti, ma saranno in grado di proporci un discreto numero di sfide differenti, tutte usufruibili anche in modalità multigiocatore.
In Caccia ci ritroveremo in pista, pronti a inseguire e distruggere il maggior numero di veicoli nemici prima che il timer raggiunga lo zero. In Arena (guarda caso!) saremo catapultati all’interno di alcuni livelli chiusi e nostro compito sarà quello di resistere a cinque ondate di nemici, sfruttando tutti i power-up che troveremo sparsi nell’area di gioco per abbatterne il maggior numero possibile. In Sopravvivenza dovremo cercare di mantenere attivo il più a lungo possibile il nostro scudo energetico, raccogliendo delle apposite batterie disseminate lungo il percorso di gara, al fine di non venire inceneriti dal mortale raggio del Professor Zündapp. Infine potremo cimentarci in Disgregatore, una sorta di cattura la bandiera a quattro ruote.
La varietà sembrerebbe non mancare, peccato che nonostante i sei atti di cui è composto il gioco, a loro volta suddivisi in diverse sotto missioni, la ripetitività degli eventi, unita ad un tasso di sfida decisamente sotto la media, tenderà a minare troppo presto un meccanismo di gioco che, nonostante sia solido e divertente, avrebbe senza dubbio beneficiato di una profondità maggiore.

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Le cose, comunque, migliorano decisamente sul versante multiplayer, capace di ospitare sino ad un massimo di quattro giocatori in locale tramite il vetusto split screen. È in questo frangente che la produzione Avalanche riesce ad esprimere tutto il suo potenziale, a patto di avere degli amici disposti a sedere assieme a noi sul divano. Da questo punto di vista appare quanto mai sconsiderata la scelta di non implementare la possibilità di competere online, fattore che, ne siamo certi, avrebbe indubbiamente giovato alla longevità del gioco dedicato agli eroi di Radiator Springs. È inconcepibile che in una generazione in cui le software house cerchino, ad ogni costo, di introdurre il mutiplayer online in ogni tipo di produzione, anche le meno indicate, un gioco di corse si veda negata la possibilità di esprimersi pienamente sul terreno che gli sarebbe stato più congeniale, riuscendo così ad ampliare il periodo di permanenza del disco nel tray delle nostre console. Difatti, nonostante la grande mole di auto sbloccabili, unito al nutrito numero di trofei ottenibili, la campagna principale si esaurisce nel giro di una manciata di ore (siamo nell’ordine di 6 circa) e data l’impossibilità di variare il livello di difficoltà, salvare i propri record al fine di migliorarli, o semplicemente confrontare i propri tempi all’interno di una classifica online, di sicuro i giocatori più esperti saranno ben poco stimolati dall’idea di ripercorrere un’altra volta la modalità carriera.

Pochi ma buoni

Sotto il profilo tecnico il gioco, pur non facendo gridare al miracolo, riesce a farsi apprezzare in più di un occasione, grazie ad una grafica che, nonostante non possa di certo essere annoverata tra le pietre miliari di questa generazione, risulta estremamente colorata e pulita. Il tutto è gestito da un motore solido, capace di garantire la fluidità necessaria al piacevole svolgimento delle gare, comunque incapace di stupire l’occhio del giocatore con effetti particellari e luminosi troppo esaltanti. Una particolare attenzione, inoltre, è stata riservata alla modellazione delle vetture che, seppur non dotate di una complessità poligonale invidiabile, riescono a riproporre con estrema fedeltà i loro corrispettivi animati. Da questo punto di vista, inoltre, è d’obbligo citare l’ottimo lavoro effettuato in sede di doppiaggio, il quale, forte anche di (quasi) tutto il cast presente su pellicola, riesce a riprodurre fedelmente tutti i tic e le espressioni tipiche delle vetture made in Pixar. Peccato che la stessa cura non sia stata riposta nell’orchestrazione musicale, specie se si pensa alla colonna sonora che il grande Michael Giacchino è riuscito a regalare al film da cui il gioco prende spunto.
Un ultimo appunto è doveroso per quanto riguarda la versione PS3 del gioco, la quale è pienamente compatibile con la visione 3D, a patto, ovviamente, di essere dotati di un televisore abilitato alla visione stereoscopica.

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Cia-Ciao!

Decisamente lontano dagli standard a cui ci hanno abituato le produzioni tripla A, Cars 2 si presenta al pubblico come un onesto tie-in, semplice ma sorretto da una infrastruttura ludica solida e divertente. Proprio per questo motivo spiace che un simile prodotto risulti minato da una forte ripetitività, che avrebbe potuto essere facilmente aggirata grazie a dei piccoli accorgimenti supplementari. Appare, inoltre, ad oggi estremamente assurdo constatare come Avalanche Studios non abbia ritenuto fondamentale inserire l’immancabile modalità online, fattore che avrebbe enormemente giovato al titolo dedicato a Saetta Mc Queen e ai suoi amici. Nonostante tutto, comunque, Cars 2 riesce ugualmente a farsi apprezzare, grandi o piccoli che siate, a patto però di avere qualche amico pronto a condividere con voi un’esperienza di gioco decisamente spensierata e old style.