Recensione di Captain America: Super Soldier - Recensione

Recensione di Captain America: Super Soldier di Console Tribe

Giunto di recente anche nelle sale cinematografiche nostrane, Captain America: The First Avenger ha avuto il duplice merito di essere non solo l’ultimo tassello del progetto che mira a portare tutti i Vendicatori sul grande schermo, ma anche quello di rappresentare un’ottima alternativa al classico connubio Supereroi/film da quattro soldi.
Grazie a una storia ben congegnata, a una recitazione sempre valida e a una ricostruzione storica persino convincente (se escludiamo le licenze prettamente fumettistiche), il regista Joe Johnston è riuscito a confezionare una pellicola scorrevole ma non per questo banale, adatta sia ai fan storici del Cap sia alle nuove leve, magari poco avvezze allo spirito tipicamente a “stelle e strisce” incarnato dalla Sentinella della Libertà.
Dopo tutte queste lodi poi, come esimersi dal cimentarsi anche nell’immancabile trasposizione videoludica senza arte né parte, giusto per cavalcare l’onda del successo? Eppure, strano a dirsi, sembra proprio che per una volta ci sarà da ricredersi. Come il siero del Super Soldato è riuscito a tramutare Steven Rogers in Captain America, così Next Level Games è riuscita a trasformare l’ennesimo tie-in in un gioco valevole ben al di sopra delle aspettative. Cosa si nasconderà sotto la maschera?

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U.S. Army wants you

L’anno è il 1942, la Seconda Guerra Mondiale sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa e in America migliaia di uomini salpano per il vecchio continente pur di dare man forte al blocco alleato. Tutti tranne il piccolo Steven Rogers. Scartato alla visita di leva a causa del suo gracile fisico e le cagionevoli condizioni di salute, Steve continua a coltivare il sogno di poter dire la sua in questa guerra. La determinazione di voler andare oltre mare per prendere a calci nel sedere quegli spacconi dei Nazisti gli vale le attenzioni del Dr. Erskine, il quale gli propone di prendere parte al segretissimo “Progetto Rinascita”, finanziato dal governo Americano al fine di creare il soldato definitivo.
Il risultato è un successo, Steve si ritrova così dotato di una forza sovrumana paragonabile a quella di quattro uomini, niente raggi laser dagli occhi, poteri cinetici o poteri kitsch di questo genere, ma tanto basta per far protendere l’ago della bilancia in favore degli americani se il risultato venisse riportato su larga scala.
Peccato che, come spesso accade in situazioni analoghe, le cose non vanno sempre come dovrebbero: il Dr. Erskine purtroppo viene assassinato da una spia Nazista e il siero del super soldato viene distrutto, rendendo di fatto il giovane Rogers tutto ciò che rimane di anni e anni di ricerca. Tuttavia, un talento come il suo sarebbe sprecato dietro a una camera di laboratorio, così sotto ordine del governo viene prima impiegato come strumento di propaganda contro il Nazismo (da qui la prima storica, e anche un po’ ridicola, tutina) e in seguito come vera e propria arma sul campo.
Senza andare oltre coi dettagli sulla trama del film (fino a qui comunque piuttosto fedele alla controparte a fumetti), le avventure di Captain America: Super Soldier si collocano esattamente a metà di quanto viene narrato al cinema.
La figura del Capitano Rogers è ormai realtà in tutto il mondo (da qui il secondo costume decisamente più accettabile), tanto da convincere il governo ad assegnare a lui e alla sua squadra una pericolosissima missione in Bavaria atta a debellare la minaccia dell’Hydra, l’organizzazione militare di stampo nazista capeggiata dal malvagio Red Skull e intenzionata a impadronirsi del mondo.
Fatte le opportune premesse, è bene segnalare che, nonostante i svariati intermezzi presenti nel gioco, la trama difficilmente offrirà spunti particolarmente interessanti e/o colpi di scena degni di nota. Questo per via della natura stessa del prodotto, concepito a livello narrativo come una mera appendice delle vicende principali vissute sul grande schermo. Si sa dove si inizia e grossomodo come finisce. Fortunatamente, questo non inficerà in maniera così drastica l’esperienza di gioco globale, anzi offrirà lo spunto per visitare una delle ambientazioni più affascinanti che un gioco basato sui supereroi abbia mai messo a disposizione: Willkommen in Bayern!

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Il capitano che voleva essere un pipistrello

Discostandosi leggermente dalle classiche scelte che vedono i tie-in cinematografici come semplici e banali giochi d’azione nei quali ci si sposta dal punto A al punto B menando le mani contro tutto ciò che ci si para davanti, Captain America: Super Soldier propone una formula molto simile a quanto abbiamo già avuto modo di osservare e apprezzare in Batman: Arkham Asylum. Come nella celebre avventura dell’Uomo Pipistrello, anche il Capitano si ritroverà catapultato in un mondo dove la violenza sarà sì sempre una costante, ma non per questo l’unica attività contemplata. D’altronde Steve Rogers, così come Bruce Wayne, sono soltanto poco più che uomini comuni.
Ciò detto, dopo aver passato in scioltezza il rapido ed elementare tutorial e le prime stanze corridoio, il mondo di gioco inizia ad aprirsi al giocatore svelando un mondo vasto e coerente dove le varie aree risultano interconnesse fra loro, ma la cui esplorazione è vincolata dall’incedere della trama e dalle porte che man mano si sbloccheranno.
Niente abilità supplementari da acquisire dunque, Cap possiede già dall’inizio tutto ciò che gli serve per portare a compimento la missione (salvo qualche nuova acquisibile dal menù di pausa), ma fin quando non si saranno recuperate determinate credenziali in un’area, non sarà possibile accedere alla successiva. Se sulle prime tale scelta può apparire limitante, o comunque non molto diversa dal classico schema “Corridoio A/B”, una volta passati i primi capitoli si avrà la possibilità di poter visitare aree totalmente nuove e slegate dal percorso principale, oppure posti già visti, ma esaminabili da una diversa angolazione. Il tutto impreziosito da una leggera componente di backtracking, in un crescendo di esplorazione che non guasta mai.
Nonostante il più delle volte questa componente esplorativa rimarrà fine a se stessa, andando spesso e volentieri contro ciò che l’obbiettivo principale richiede, girovagare in piena libertà per le varie location risulterà discretamente appagante e non mancheranno le sorprese, siano esse semplici extracollezionabili (di cui il gioco è letteralmente infarcito), materiale bonus (appunti di diario, artwork ecc.) o più semplicemente missioni secondarie integrate con gli obbiettivi di gioco (sabotare torrette, risolvere determinati enigmi e via discorrendo). A differenza di altri prodotti di matrice simile, in Captain America: Super Soldier la curiosità del giocatore sarà sempre premiata o comunque incentivata rispetto alla semplice progressione lineare lungo la storia.
Grazie alle incredibili doti ginniche del Capitano, sarà possibile saltare di trave in trave, ondeggiare su pertiche e camminare sulle pareti come un novello Prince of Persia, in sequenze tanto spettacolari (quanto scriptate) magari solo per mettere le mani sull’ennesimo uovo di ceramica o, nel migliore dei casi, su uno dei simpatici filmati del Professor Zola, atti a spiegare succulenti dettagli circa il background dell’Hydra e soci.
Interessante e utile a tal scopo, anche se inflazionata, è la possibilità di poter ricorrere alla versione anni ’40 della modalità detective apprezzata in Arkham Asylum, quella che nel gioco viene chiamata “Visione Tattica”. Facendo ricorso a tale espediente, per qualche secondo lo schermo verrà attraversato da un leggero effetto blur e le tinte ambientali assumeranno un colorito slavato, mettendo in evidenza tutti gli elementi con cui il nostro eroe potrà interagire, siano essi trampolini di lancio, muri abbattibili, semplici elementi con cui interagire od oggetti da raccogliere. Peccato purtroppo che l’abuso di tale espediente tenda a rendere fin troppo facili alcune sezioni e il recupero di alcuni manufatti.
Va da sé che tutto ciò rimane comunque un mero orpello atto ad allungare e diluire l’avventura principale, ma la scelta degli sviluppatori di adottare questo approccio simil open-world è comunque lodevole e ben implementato. Comoda e pratica risulta a tale scopo anche la mappa di gioco, richiamabile in qualsiasi momento e in grado di mostrare sempre e comunque la posizione di Cap, il prossimo obbiettivo per proseguire nella storia e (purtroppo) anche gran parte degli oggetti bonus disseminati qua e là per le varie zone.

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Il super cazzotto del super soldato

Al di là della componente esplorativa che comunque ricopre un ruolo cardine nell’avventura, non bisogna comunque dimenticare quel “Super Soldier” che capeggia a piè titolo in copertina. Grazie al siero del Super Soldato e al suo fidato scudo, infatti, Steve potrà correre e saltare come nessuno mai, ma sopratutto pestare come un fabbro e mettere al tappeto chiunque gli si pari davanti.
Lo schema di combattimento adottato per l’occasione, anche in questo caso, è una reminiscenza di quello adoperato da Batman nel capolavoro Rocksteady. Cap colpisce principalmente grazie all’utilizzo di un solo tasto, niente combo spacca dita o combinazioni astruse di tasti, solo del sano (e poco profondo) button mashing. Certo, esiste la variante di nemici dotati di scudo, ma il tutto si risolve tramite la pressione del tasto “presa”, in grado di stordire temporaneamente il malcapitato rendendolo di fatto di nuovo vulnerabile ai colpi standard. Occasionalmente si schiva e si contrattacca tramite tasti appositi, ma fondamentalmente i combattimenti con gli avversari si attestano tutti sullo stesso livello di piattezza, tanto che spesso è possibile buttar giù interi gruppi di nemici anche solo con un repentino lancio di scudo (grilletto destro). Purtroppo queste fasi risultano le meno riuscite dell’intero pacchetto, vuoi per il livello di difficoltà tarato espressamente verso il basso (già a livello di gioco intermedio), vuoi per la scarsa varietà dei nemici affrontabili e la piattezza del parco mosse a disposizione.
Deludenti anche gli scontri con gli sporadici boss, che nulla aggiungono ai combattimenti standard se non qualche leggera variazione sul tema. Niente di troppo ostico o complesso che non si possa buttare giù con un paio di “focus attack” ben mirati. Proprio questi ultimi, eseguibili tramite la pressione del dorsale destro, tendono a rendere Cap fin troppo forte rispetto ai rispettivi avversari, che è in grado di buttare giù veri e propri colossi con un solo colpo ben mirato, al semplice costo di una tacca della barra speciale. Persino il terribile Iron Cross risulterà poco più che una passeggiata a base di Quick Time Event.
Nonostante questo neo, i combattimenti con le truppe dell’Hydra risultano ben diluiti all’interno dell’avventura e possono essere tranquillamente considerati come degli spensierati diversivi per rilassare il cervello tra un pellegrinaggio e l’altro.
A seconda che si preferisca menare le mani piuttosto che perdersi nei meandri del borgo tedesco, è comunque possibile filare dritti per la propria strada in maniera piuttosto lineare, arrivando ai titoli di coda anche in cinque ore, ma così facendo si rischia di perdere gran parte del fascino che caratterizza la scoperta di nuove aree, o la soddisfazione generata dal collezionare tutti quei piccoli segreti di cui è zeppo il gioco. Una longevità non esattamente stellare dopotutto, ma comunque supportata da un ritmo di gioco sempre elevato che lascia al giocatore la libertà di come comportarsi in base alle proprie preferenze.
Per i maniaci del 100%, oltre all’avventura principale sono presenti anche tutta una serie di sfide a tema (già sentite anche queste, vero?), incentrate tanto sullo sterminio di un determinato numero di nemici entro un limite di tempo, quanto sulla raccolta di oggetti, sopravvivenza e via discorrendo. Nulla di trascendentale, ma comunque apprezzabile soprattutto in vista della possibilità di poter sbloccare il costume originale di Cap e quello dell’universo Ultimate.

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Quella tutina non ti dona particolarmente

Dove la controparte cinematografica è stata più volte acclamata per l’ottimo utilizzo degli effetti speciali e il generale impatto visivo, Super Soldier mostra leggermente il fianco. Purtroppo sotto questo punto di vista, ci ritroviamo in linea con la maggior parte delle operazioni volte a trasporre il più velocemente possibile un’opera da un media all’altro, con risultati altalenanti. Come spesso succede, il nostro protagonista sarà caratterizzato alla grande: plasmato sulle fattezze di Chris Evans, il modello poligonale di Cap sarà dotato di tutti i particolari che ne hanno segnato il reboot cinematografico, potendo contare su tutta una serie di dettagli e movenze più o meno spettacolari che verranno sfoggiate principalmente durante gli zoom in combattimento. D’altro canto risulta inaccettabile la generale sciattezza e superficialità con la quale sono stati realizzati i nemici comuni. Stesso discorso può essere applicato anche agli ambienti, notevoli per quanto riguarda gli esterni, ricchi di dettagli ed elementi architettonici interessanti che riprendono in maniera molto efficace lo stile costruttivo dell’epoca, ma decisamente scarni e poveri quando ci si addentra nei meandri dei laboratori dell’Hydra. Texture non sempre convincenti, un uso non proprio brillante di effetti speciali e particellari (esplosioni, laser ecc.) e un’interattività con lo scenario appena abbozzata chiudono un quadro non proprio da cartolina, in grado di mantenere una sua dignità soltanto se paragonata agli scempi passati di produzioni similari.
Il comparto sonoro si attesta su livelli piuttosto anonimi: difficilmente l’accompagnamento musicale riuscirà ad emergere oltre il classico sottofondo e rendersi protagonista, salvo qualche occasione durante gli scontri più concitati o nelle situazioni più tipicamente “hollywoodiane”. Lodevole, ma nulla di nuovo rispetto alla concorrenza, l’idea di impiegare i doppiatori originali anche in questo adattamento, rendendo di fatto il doppiaggio originale di gran lunga preferibile a quello goffo e mal sincronizzato in lingua nostrana (insopportabile la voce di Bucky) .

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You’re in, Cap

Concludendo, da quanto analizzato finora emerge un gioco con svariate lacune un po’ dappertutto, da un sistema di combattimento banale e poco profondo a una realizzazione tecnica tutt’altro che di prima scelta, passando per uno stile di gioco non propriamente originale. L’unico vero e proprio pregio di questo Captain America: Super Soldier risiede fondamentalmente nell’essere un gioco su licenza realizzato con criterio. A differenza dei vari Thor, Green Lantern, SpiderMan tratti dai rispettivi film, l’opera di Next Level Games riesce a proporre una più che discreta appendice a quanto visto al cinema, approfondendo le vicende del capitano e dei suoi amici e, perché no, magari fungendo anche da trampolino di lancio per chi i comics del Capitano non li ha mai avuti tra le mani neanche per sbaglio.
Captain America, fintanto che non si posa il pad, riesce a divertire in modo immediato e anche abbastanza ingenuo, senza troppe pretese. Certo è che magari giochi del genere andrebbero venduti ad un prezzo budget rispetto ad altre produzioni più corpose, ma se riuscite a farlo vostro grazie a qualche offerta, non vi pentirete del tempo speso a caccia di Nazisti, che siate o meno fan del mitico Cap.
In definitiva, Captain America: Super Soldier non mancherà di appassionare i giocatori più piccoli e coloro che hanno apprezzato le avventure di Rogers e compagni al cinema, ma potrebbe anche essere un ottimo diversivo per ingannare il tempo in attesa di rimettere piede ad Arkham questo inverno.