Recensione di Call of Juarez - Recensione

Recensione di Call of Juarez di Console Tribe

Ubisoft presenta l’ennesimo FPS disponibile per la console di casa
Microsoft, caratterizzato da aspetti senza dubbio innovativi in grado
di trasportare il giocatore all’interno un contesto decisamente
differente da quello tradizionale che caratterizza la quasi totalità
dei titoli del medesimo genere, ed offrendo la possibilità di gestire
due personaggi diversi caratterizzati da due modalità di gioco
contrastanti.

E’ su questa interessante dicotomia che punta Call
of Juarez, titolo ambientato nel selvaggio West che si propone di far
vivere al giocatore in maniera alternata i 15 episodi che narrano le
avventure di due personaggi fortemente contrapposti: il giovane
messicano Billy Candle e l’austero reverendo Ray McCall.

Tale caratteristica rende il titolo particolarmente
innovativo, mantenendo viva e attiva l’esperienza di gioco anche
davanti ad una trama abbastanza scontata e piatta.

STORIA E GIOCABILITA’

La storia inizia proprio nel panni di Billy, il
quale dopo anni di vagabondaggio e di solitudine giunge al villaggio
dove è cresciuto alla ricerca del conforto della madre; allorché il
giovane raggiunge la fattoria i genitori vengono barbaramente
trucidati.

Il terribile evento, oltre che costringere Billy a
fuggire, scatenerà l’ira del reverendo Ray McCall, il prete del
villaggio nonché zio acquisito del ragazzo, abilissimo pistolero in
gioventù e ora servo del Signore, dal quale pensa di aver ricevuto
l’incarico di sopprimere tutti coloro che rifiutano la fede e che non
accolgono il verbo divino.

La psicologia ed i caratteri fortemente
differenziati dei personaggi si riflettono in modalità di gioco
altrettanto diversificate.

L’interpretazione del personaggio di Billy è
contraddistinta da un’impronta decisamente stealth, caratterizzata da
un uso molto esiguo di armi, un frequente ricorso alle doti atletiche
del personaggio al fine di trovare nuove vie di evasione, l’affronto di
svariate situazioni in cui la fuga da una moltitudine di nemici è
l’unica opzione al fine di sopravvivere.

Di contro l’interpretazione del reverendo Ray è
prettamente improntata sull’azione tipica degli ultimi FPS, offrendo un
generoso arsenale e interessanti modalità di conflitto tra cui spiccano
senza dubbio il concentration mode,
ovvero una micidiale tecnica che permette di sterminare i nemici
sparando a due mani in slow-motion, e la classica raffica di revolver,
allorché il reverendo riporrà la onnipresente Bibbia ed impugnerà
un’unica pistola in mano ponendo l’altra sul cane per sparare in
rapidissima successione.

Purtroppo non è stata prestata la dovuta cura alla
precisione di mira, per cui diventare maestri negli head-shots o
concludere il gioco con la massima parsimonia per le munizioni non
rientrano sicuramente tra gli obiettivi di questo gioco.

Una giocabilità innovativa ed interessante inserita
all’interno di un’ambientazione tecnicamente coinvolgente e ben
realizzata viene purtroppo penalizzata da una scarsa libertà di
movimento nonché interazione con l’ambiente, in quanto i personaggi
sono vincolati a percorrere sentieri obbligatori e a compiere solo le
azioni prestabilite dal tessuto narrativo.

REALIZZAZIONE TECNICA

Come appena accennato, la realizzazione tecnica,
soprattutto per quanto concerne il comparto grafico, è particolarmente
degna di nota.

Il motore grafico compie il suo lavoro in maniera
impeccabile, le textures sono dettagliatissime e le ambientazioni, in
particolare gli scenari naturalistici, sono resi in maniera egregia, a
tratti sfiorando quasi il fotorealismo; di contro come sottolineato in
precedenza la nota negativa consta nella limitata interazione per cui
lo scenario, seppur molto definito, fa solo da corollario all’azione.

Minore seppur apprezzabile è stata la cura per i
personaggi, anche se dal punto di vista dell’animazione dei modelli i
movimenti risultano abbastanza legnosi ed innaturali, oltre al fatto di
non essere stati caratterizzati da un elevato livello di IA.

Rimanendo sull’aspetto tecnico, un commento negativo
va al comparto audio, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi,
giacchè non è contemplata la localizzazione in Italiano (nemmeno per i
sottotitoli).

Anche qualora si conosca l’inglese, sovente la comprensione risulta
abbastanza difficile, soprattutto per l’ampio ricorso a frasi fatte e a
slangs vari dal significato dubbio, per cui a tratti risulta quanto
meno impegnativo ricondurre il parlato all’azione.

Per quanto concerne la musica, per un gioco del
genere sarebbero state d’uopo le magnifiche melodie del maestro Ennio
Morricone, ricordando le quali, almeno a giudizio del sottoscritto,
ogni sottofondo differente passa sicuramente in sordina.

MULTIPLAYER E LIVE

Per quanto riguarda l’aspetto multiplayer e Live, le
modalità disponibili sono molteplici, tra cui vanno senza dubbio
segnalate Skirmish Mode, Robbery e Famous Event.

Skirmish è una sfida a due squadre come da
tradizione: vince chi annienta l’avversario; robbery invece si pone
come obiettivo rubare dell’oro e trasportarlo nella zona prevista entro
il tempo limite; Famous Event mette a disposizione dell’utente una
selezione di mappe basate su eventi celebri del vecchio West.

Come al solito tramite Xbox Live è possibile creare
match personalizzati finalizzati unicamente al divertimento oppure
scontri utili alla scalata della classifica on-line.

CONCLUSIONI

Per concludere, mi sento di affermare che
all’interno dell’esperienza che il titolo Ubisoft vuole offrire non
manca certamente alcun cliché tipico del contesto Western, dalle rapine
alle sparatorie agli scontri diretti ai saloon colmi di ragazze molto
disponibili e cowboys in preda ai fumi alcolici; dunque gli
appassionati del genere troveranno in Call of Juarez un prodotto
appagante, incline ai propri gusti, ben realizzato e sicuramente
innovativo.