Recensione di Burnout Paradise - Recensione

Recensione di Burnout Paradise di Console Tribe

Io sono Paradise City.
Paradiso per alcuni inferno per altri.
La mia essenza è velocità pura, mi nutro d’adrenalina e schianti.
L’asfalto nero e bollente è la mia pelle lucida e calda.
Sono un dedalo infuocato d’emozioni, di sfide e di rampe, d’azione pura o d’oblio.
Padroneggia il tuo bolide e sfidami…
hai abbastanza fegato?





The cars and the City



La protagonista assoluta di questo nuovo episodio di Burnout è proprio
Paradise City: la città dove si svolge l’intero gioco è la perfetta
trasposizione videoludica di una grande metropoli americana.

A differenza dell’impostazione tipica dei vecchi episodi, in cui il
giocatore doveva necessariamente compiere una serie di eventi per
sbloccare i successivi, in questa nuova incarnazione della saga ci sarà
data l’opportunità di percorrere Paradise in lungo e in largo grazie
all’introduzione del concetto di “free roaming game” caro ai più
moderni videogame (GTA su tutti).

Quest’impostazione all’inizio può disorientare i giocatori meno
smaliziati: la città è vastissima e superbamente realizzata, complessa
e viva, roboante di traffico e piena zeppa di scorciatoie, strade
secondarie e viuzze di ogni tipo. La curva d’apprendimento di Paradise
è per questo un po’ elevata, girerete a zonzo per un bel po’ prima di
capire che strada prendere per vincere una data gara o in che zona
andare per dare il meglio di voi nelle acrobazie quando si attiva un
evento di tipo “stunt”.

Ad aiutare il nostro senso d’orientamento nelle nostre scorrazzate
metropolitane ci penseranno due strumenti di bordo: una mini-map e un
comodo navigatore satellitare. La mini-map zoomerà quando rallentiamo
(per darci un’idea più precisa di ciò che ci circonda) e viceversa
allargherà il campo quando la nostra velocità raggiungerà numeri a tre
cifre (dandoci così un’idea di massima del percorso da seguire). In
ogni caso, alla pressione del tasto select avremo accesso all’intera
mappa navigabile della città con tanto di segnalini che ci indicheranno
i vari shop e tutti gli eventi presenti a Paradise. Peccato solo non
sia stata implementata la possibilità di aggiungere i segnali a nostro
piacimento, sarebbe stata una scelta davvero utile per tenere a mente
particolari zone d’interesse della tentacolare metropoli. Il navigatore
satellitare si trova in alto sullo schermo, un segnale giallo punterà
sempre dritto al nostro obiettivo, mentre all’approssimarci degli
incroci vedremo apparire due indicatori che mostrano chiaramente le
strade che avremo al centro, a sinistra e a destra. Se si è in gara, il
nome della strada da seguire lampeggerà accompagnato da un grazioso
jingle comune a molti GPS reali come TOMTOM o Route66, per intenderci.

Sostanzialmente, la città è suddivisa in quartieri che insistono
attorno ad importanti edifici cittadini: avremo il quartiere dello
stadio, della zona balneare o, ancora, quello montano ricco di curve e
tornanti.

A congiungerli una miriade di strade più o meno larghe o trafficate e
piene zeppe di incroci e semafori. Proprio gli incroci sono il cuore
nevralgico di Paradise, ogni crocevia racchiude infatti un determinato
evento semplicemente attivabile mediante la pressione simultanea di
L2+R2 (acceleratore e freno) quando si è a bassa velocità.
Quest’espediente aumenta notevolmente la sensazione di trovarci di
fronte ad una città ricca, viva e pulsante. Nessun menù da percorrere,
nessun caricamento o discontinuità tra le fasi free roaming e
l’attivazione di un evento. Basta posizionarsi in un incrocio e in alto
a destra apparirà la tipologia della gara a disposizione, una leggera
pressione ai due tasti di cui sopra e via! Verso la gloria o verso una
sonora sconfitta.

Già, perché a Paradise non conta arrivare secondi… solo ai primi è
concessa la fama… e DJ Atomica di Crash FM, voce (suadente, tutta
italiana e molto, molto femminile) della grande metropoli è lì a
ricordarcelo ad ogni nostro tentennamento, ad ogni imprevedibile
sconfitta.





Welcome to the jungle



Appena avremo familiarizzato con i comandi, molto semplici ed intuitivi
(anche se si avverte la mancanza di un’opzione per riconfigurare il
pad) e con le dinamiche di gioco, saremo pronti a darci dentro con gli
eventi, ce n’è per tutti i gusti: prove da stuntman in cui sarà
necessario compiere spericolate acrobazie per avere la meglio, sfide
oramai classiche come “furia stradale” in cui dovremo aprirci una via
verso la vittoria a suon di takedown sugli altri agguerritissimi
avversari e nuovi eventi mai visti prima d’ora nella serie Burnout.

Le novità introdotte sono, infatti, sostanziali ed intriganti. Oltre
alla già citata impostazione di gioco “free roaming” sono state
implementate situazioni del tutto inedite che ribaltano il concetto
stesso di gara, elevandolo all’ennessima potenza. Tra le nuove sfide
troviamo “Uomo nel mirino” che probabilmente è una delle più riuscite.
Niente di complicato: si tratta di una pura caccia all’uomo! Inutile
dire che l’uomo in questione è il giocatore o meglio, il nostro bolide.
Mentre altri veicoli, guidati da una buona intelligenza artificiale, ci
daranno costantemente la caccia cercando di impedirci di arrivare al
traguardo, noi dovremo raggiungere uno specifico punto della mappa sani
e salvi. Non importa come, non importa quale percorso decidiamo di
percorrere, l’importante è arrivare alla meta tutti interi.

Molto interessante pure la sfida “Asfalto Rovente”, un evento a
cronometro alla quale potremo accedere utilizzando solo particolari
macchine (esiste un evento di questo tipo per ogni singolo modello di
macchina) e che, se ci vedrà vittoriosi, sbloccherà una nuova e
fiammante super car, in genere diretta evoluzione della vettura che ci
ha portato al trionfo.

Uscendo vittoriosi da un certo numero di sfide miglioreremo la nostra
condizione di pilota avanzando su una scala numerica a punti e la
nostra patente si evolverà di conseguenza.

Si parte da una tristissima patente di tipo D (la patente iniziale)
fino ad arrivare alla mirabolante Elite Burnout. Avere tra le mani una
licenza di guida piuttosto che un’altra influenzerà parecchi parametri:
in primo luogo la difficoltà delle gare in cui dovremo destreggiarci
crescerà esponenzialmente, così come aumenterà il traffico presente in
città o le distanze per raggiungere determinati obiettivi.

Avanzando nel gioco (e di conseguenza migliorando il nostro ranking)
sbloccheremo nuove e fiammanti autovetture. Il gioco ne comprende ben
75 e, anche se queste non attingono alla realtà, ci sono vetture
davvero per tutti i gusti.

Una volta che la macchina sarà sbloccata DJ Atomica ci avvertirà che il
nuovo bolide sfreccia per le vie della città, per farlo nostro dovremo
scovarlo e mandarlo in takedown. Compiuta tale operazione la nuova
macchina ci aspetterà presso il più vicino Junk yard (sfascia
carrozze). Qui potremo cambiare auto o personalizzare le macchine già
in nostro possesso con le livree e i colori che più appagano il nostro
insano livello di tamarraggine (!).

Le auto sono suddivise secondo tre tipologie che ne identificano la
caratteristica principale: velocità, stunt e aggressività. Ogni
macchina ha parametri propri con i picchi massimi appunto su velocità,
resistenza e turbo. Sta a noi scegliere la macchina giusta per ogni
evento.

Chiaramente se cerchiamo di superare una prova stunt con una macchina
molto resistente (e dunque pesante) avremo qualche difficoltà nelle
evoluzioni da eseguire, di contro l’elevata resistenza è un fattore
essenziale per sfide come “uomo nel mirino” o “furia stradale” in cui
l’arrivare “vivi” al traguardo sarà la nostra principale
preoccupazione.

Molta adrenalina, tantissima velocità, ma anche una certa dose di strategia.





Gimme the heat!



Un grosso applauso va fatto ai ragazzi di Criterion Games per come
hanno saputo trasportare, con coraggio e determinazione, la serie di
Burnout verso la next-gen dando nuovo vigore a un titolo che ormai pareva
non fosse più in grado di rinnovarsi. Come già detto il gameplay ha
subito gustosi ritocchi e miglioramenti, ma ciò che lascia davvero di
stucco è il nuovo e fenomenale impatto estetico.

La grafica del gioco è semplicemente la cosa più veloce che ci sia
capitata di vedere su PS3. Tutto si muove alla granitica bellezza di
60fps, senza un tentennamento, senza una sbavatura. Tutto è fluido e
impeccabile. Non importa quanti “burnout” sarete in grado di far
bruciare al vostro bolide acquistando velocità da F1, non importa se
sfreccerete a 300km/h attraverso l’affollatissima strada cittadina o
davanti agli spettacolari panorami montani, tutto continuerà a scorrere
perfettamente da qualunque angolo voi lo guardiate. Si potrebbe
obiettare che le texture degli edifici sono spesso più trascurate di
quelle delle vetture e che da fermi alcuni particolari potrebbero
sembrare grossolani o poco curati. Vero, ma crediamo sia una scelta
stilistica dettata dalla volontà di alleggerire l’“immobile” per
lasciare spazio al fotorealismo delle velocissime macchine. Non è un
grosso prezzo da pagare davanti alla godibilità dei 60 fps anche
perchè, a dirla tutta, a Paradise City avrete il desiderio di far tutto
tranne star fermi.

Comunque, questi “problemucci” sono davvero insignificanti rispetto
alla mole di lavoro che Burnout è capace di far macinare al monolite
Sony per ogni singolo frame anche grazie al superbo motore grafico.

La linea visiva è vastissima, nessun bad clipping negli scontri, o
effetto blur ad offuscarci la vista. Tutto perfetto, tirato a lucido e
con una fluidità spaventosa.

Burnout Paradise non si avvantaggia di alcun motore
fisico su licenza (come il famigerato Havock per intenderci), non lo ha mai fatto e mai lo farà, ma la qualità della guida e la spettacolarità degli impatti non risente certo di questa mancanza.

Le macchine reagiranno in maniera decisamente intuitiva e immediata ai nostri comandi, questo è quello che conta nel destreggiarci tra stradoni a 3 corsie e gli angusti percorsi alternativi. Una frazione di secondo può farci perdere la scorciatoia giusta. Tuttavia, nonostante la fisica non possa definirsi fedele alla realtà, è apprezzabile la volontà dei pogrammatori di rendere visibili gli effetti dei nostri incidenti di percorso. Dopo aver urtato su un lampione, ad esempio, la lamiera dell’auto si
accartoccerà e si deformerà di conseguenza.

Quest’aspetto è stato particolarmente enfatizzato durante i rallenty
post incidente: sembra quasi di assistere ad uno di quei “crash test”
usati dalle case automobilistiche per testare la sicurezza delle loro
vetture. L’effetto è stupendo e riprodotto a regola d’arte, niente di
precalcolato, tutto reagisce fedelmente a seconda degli impatti.

Questo non riguarda solo le macchine, tutta Paradise è vincolata da
tali leggi: ogni singolo paletto divelto, ogni cassa rotta, ogni ruota
che schizza via durante uno scontro, tutto decisamente poco plausibile ma altamente spettacolare.
Oltre alla “fedele” interazione con l’ambiente, anche le macchine, la loro manovrabilità, il loro modo di reagire alle
brusche frenate, alle secche steccate di freno a mano, alle potenti
accelerazioni, sono tutti elementi riprodotti con una cura maniacale.

Di certo, ci troviamo pur sempre di fronte ad un gioco arcade e non
simulativo, ma l’impressione di guida ed il piacere che si prova nel
vedere la macchina reagire in maniera dannatamente precisa ai nostri
comandi è davvero qualcosa di impagabile.

Neppure il comparto audio è stato trascurato, il rombo dei motori è
riprodotto in ottima maniera, ascoltare il soave canto di una
“Rossolini Tempesta” non può non lasciare incantati i più viziosi
estimatori di bolidi a quattro ruote. L’eccelsa track list annovera al
suo interno ottimi remix editi da Criterion stessa e alcuni notevoli ed
adrenalinici brani rock ed elettronici: a partire dall’ovviamente
presente Paradise City dei Guns and Roses, passando per i Soundgarden e
la loro Rusty Cage, o ancora Faith No More con la loro incalzante Epic.
Tra questi grandi non manca qualche nota stonata (chi ha detto Avril
Lavigne?) ma nel complesso ci può stare, come dire: ce n’è per tutti i
gusti! Peccato non sia ancora possibile su PS3 accedere alla dashboard
in modo da poter riprodurre la nostra musica preferita durante le
interminabili sessioni di guida (opzione prevista per la versione Xbox
360).





Take me down to the paradise city



Paradise City non si limita certo a ciò di cui abbiamo già parlato, sia
in termini di sfide che di divertimento puro. L’elevatissimo numero di
“collectionable”, come ad esempio i cancelli da sfondare o i cartelloni
pubblicitari da abbattere, aggiungono altra carne al fuoco ad un piatto
già di per se molto ricco, e ci permetteranno di sbloccare macchine
bonus se riusciremo nell’ardua impresa di scovarli tutti.

Inoltre, mediante la pressione simultanea dei tasti dorsali L1+R1 si
attiveranno le modalità “Spettacolo” e “Tempo. La prima trasformerà la
nostra vettura in una bomba (un pò come avveniva nella “modalità
schianto” introdotta già nei prequel) su quattro ruote permettendoci di
provocare divertentissimi, quanto tremendi, incidenti a catena: il
danno che riusciremo a infliggere, infatti, sarà quantizzato in soldon
Inutile aggiungere che più auto (ma anche autobus o camion) riusciremo
a distruggere, più s’alzeranno le nostre quotazioni.

La seconda, è una prova a cronometro attivabile in qualunque strada di
Paradise. Ogni singola arteria cittadina, infatti, ha i suoi record da
frantumare; una sorta di sfida continua sia in modalità offline che in
modalità online. Burnout Paradise può contare infatti su una modalita
online di tutto rispetto. Come tutte le altre opzioni che fanno da
contorno (e da sostanza) a Paradise, quei geniacci di Criterion Games
hanno ben pensato di implementare l’online senza passare da fastidiose
schermate o noiosi menù. Il tutto avviene semplicemente con la
pressione del pad direzionale, basta un tocco al “dpad” per scegliere
il tipo di evento al quale si intende partecipare (o crearlo da noi) e
si è subito in rete.

Gli eventi online sono tanti e tutti divertentissimi: si va dal
semplice “Freeburn online” a cui possono accedere fino a sette
giocatori per dar vita a scatenate prove a punti in stile stunt, alle
gare da “punto a punto” che grazie ad un semplice quanto efficace
editor ci permetterà di poter determinare perfettamente il percorso da
seguire mediante la possibilità di inserire check point ad ogni
incrocio. Ma non finisce certo qua, bizzarri e meno “seriosi” eventi ci
attendono, come la prova “parcheggio in derapata” o il “salto delle
macchine”.

Non possiamo che ritenerci pienamente soddisfatti delle modalità
multiplayer di Burnout: divertente, immediata e altamente giocabile,
del tutto priva di lag o di altri fastidiosi problemi che affliggono
altri giochi ben più noti e blasonati.




The car hiss by my window…



Dire che il gioco dei ragazzi della Criterion ci ha entusiasmato è poco.

Ci troviamo senza dubbio davanti ad uno di quei giochi che cambia la
storia stessa dei videogame, oseremo dire che con Burnout Paradise i
Criterion hanno dato vita ad un nuovo termine di paragone per il genere
“arcade racing”, ma non solo. Alcune delle idee del gameplay possono
tranquillamente essere usate in altre tipologie di giochi, tanta è
l’ingegnosità nella loro realiazzazione.

Certo, Paradise non è privo di difetti. Ci si potrebbe lamentare del
fatto che non si può ripetere immediatamente un evento che perdiamo,
costringendoci dunque a ritornare sui nostri passi per cercare, tra il
vastissimo dedalo cittadino, quella particolare gara. Oppure, si
potrebbe obiettare sulla scelta di non poter utilizzare piloti, magari
stilizzati o dai tratti bizzari, che avrebbero accresciuto, almeno dal
punto di vista estetico, l’immedesimazione con un alter ego virtuale ed
eliminato quel fastidioso senso di incompletezza che si ha quando dallo
sportello della macchina fracassata fa capolino soltanto uno sterzo
senza nessuno al volante. O, ancora, dell’impossibilità di “agganciare”
un particolare evento nella mappa e vedercelo posizionato sul GPS (un
po’ come avviene in Assassin Creed), cosa che avrebbe di sicuro aiutato
il senso dell’orientamento di molti piloti in erba.

Questi difettucci, tuttavia, non pregiudicano affatto la maestosità di
questo gioco, che è un vero titolo next-gen da possedere e giocare a
tutti i costi.

Vale ogni centesimo di euro speso per l’acquisto.

Molto consigliato ai fan del genere e non.

PRO

  • Città enorme e ottimamente realizzata
  • 60 fps e grafica al Top, la PS3 nella sua forma migliore
  • Giocabilità ai massimi livelli
  • Sfide continue sia offline che online
  • Longevità quasi infinita

CONTRO

  • Curva d’apprendimento un po’ alta
  • No GPS personalizzato
  • Piloti non visibili