Recensione di Beowulf The Game - Recensione

Recensione di Beowulf The Game di Console Tribe

Danimarca. Alto medio evo.

Il castello di Herot, fortemente voluto da re Hrothgar, vive i soliti
preparativi per l’ennesimo banchetto. Ma un’ombra nera e l’odore della
morte aleggiano sull’umore degli astanti: Da più di 11 anni un
gigantesco ed informe mostro, attratto dagli schiamazzi dei festanti
guerrieri danesi, colora di rosso sangue la Sala dell’idromele dove
il re e i suoi sudditi sono soliti festeggiare le nuove vittorie o le
grandi conquiste cariche d’oro. Ed ancora una volta i presagi sono meno
infausti della realtà. Il folle mostro, Grendel, animato da un odio
misterioso, raggiunge i festanti vichinghi e compie un’altra
carneficina, risparmiando un manipolo di superstiti tra cui il re e sua
moglie, la bellissima regina Wealthrow. E’ tempo di chiudere la sala
dell’Idromele. Di rinviare ogni giornata di festa. Di mettere in palio
il più splendente dei tesori della corona, il corno d’oro, se non il
trono stesso, per un eroe capace di uccidere il mostro e liberare la
terra del nord dall’incubo che la assale. Ma chi può compiere questa
impresa? Chi è il mortale cosi forte e coraggioso da sfidare
quest’incubo? Esiste un eroe degno del trono di Danimarca?




“Io sono potenza, io sono gloria io sono lussuria!”



Impersoniamo Beowulf, leggendario guerriero re dei Geati, un pezzo
d’uomo con la criniera di Hercules e il corpo di Conan il Barbaro,
dotato della forza di 30 uomini e della rabbia degli orsi del nord.
Arrogante ed egoista, affamato di oro e di gloria, affronteremo sotto
le sue spoglie un difficile viaggio verso la Danimarca per distruggere
la bestia assetata di sangue che semina distruzione e morte su quelle
innevate lande di ghiaccio. Una volta sul trono di Danimarca dovremo
affrontare le conseguenze della nostra ingordigia e malvagità.
Guideremo i nostri cavalieri in battaglie volte a ulteriori conquiste,
spazzando via nemici e sterminando mostri e troll che minacciano il
nostro regno. Avremo due vie da seguire, quella dell’eroe e quella
dell’uccisore di mostri. E solo alla fine sapremo se la strada che
abbiamo percorso è quella che ci conduce all’alloro della gloria
eterna.




Il padre dell’epica europea



La storia su cui si basa Beowulf è tratta da uno dei poemi più antichi
scritti in inglese arcaico. Per secoli è stato cercato, oltre che il
senso recondito delle parole e delle metafore dell’anonimo autore,
anche una flebile traccia di verità storica, cercando di collocarlo in
un periodo che gli studiosi alla fine hanno qualificato intorno al 450
e il 600 D.C. grazie ai riferimenti presenti nel lunghissimo poema.
Carico di un grande valore allegorico e dei contenuti canonici dello
scontro fra l’eroe e il mostro, nonché di svariati riferimenti
simbolici che per decenni sono stati oggetto di studio, e lo sono
tutt’ora, il testo è stato anche ispirazione per tantissimi grandi nomi
del mondo dell’intrattenimento globale: Tolkien e Michael Crichton per
la letteratura, Christopher Lambert, Gerald Butler, fino all’ultimo
lavoro in motion Capture diretto da Robert Zemeckis, per quanto
concerne il cinema. E tanti sono i riferimenti in videogiochi del
passato, dagli scarponi” Beowulf” di Dante in Devil may cry 3 alla
spada Hrunting, la stessa del nostro eroe, in Castlevania: Aria of
Sorrow. E potremo continuare a lungo, per far capire quanto questa
storia sia stata madre di idee riportate in tantissime opere di
fantasia più o meno recenti.




Venti cavalieri e un castello



Beowulf è essenzialmente un’avventura action in terza persona che
attinge a piene mani dalla serie di God of War. Il nostro uccisore di
mostri solcherà le terre del regno di Danimarca con il suo esercito,
che diverrà sempre più numeroso con il passare dei capitoli (da un
minimo di 4 fino ad un massimo di 20 cavalieri), nel tentativo di
sgomberare la terra del nord dalle minacce che la affliggono, siano
esse mostri, barbari, malefiche sacerdotesse o giganteschi troll. A
questa nutrita compagnia dovremo far da balia: se tutti i soldati
verrano uccisi mentre noi ci dilettiamo in altre faccende ignorando le
loro grida di soccorso, ammireremo un bel game over grondante sangue
sullo schermo davanti a noi. Il gioco ci vedrà inoltre signori del
castello di Herot, dal quale potremo decidere le nostre destinazioni
per le campagne di liberazione del regno, la nostra dotazione in armi e
quali aspetti upgradare delle nostre caratteristiche belliche. Beowulf
ha infatti due aspetti predominanti, da una parte la “Furia carnale”,
un caratteristica che ci consentirà di sprigionare una rabbia cieca e
sanguinolenta, dall’altra avremo il comando “Eroismo”, in grado di far
prevalere la nostra carica di giustizieri e di infondere coraggio nelle
nostre truppe, entrambi da dosare sapientemente durante le battaglie
poiché saranno a discapito della nostra linea della vita (l’indicatore
eroico), che si assottiglierà secondo il numero delle volte che
utilizzeremo tali azioni. Entrambe potranno essere implementate e
rafforzate: accedendo all’angolo di Unferth, viscido ciambellano di
corte fedele al vecchio re Hrothgar, per quanto riguarda la nostra
forza carnale, e al tavolo tattico di Wiglaf, nostro fedele braccio
destro, per gestire i potenziamenti eroici e la conduzione dei
cavalieri, tramite le runie o i punti abilità che avremo ottenuto con
il nostro operato. Dal balcone di Wulfgar, il vecchio saggio che ci
condurrà al castello lungo il sentiero del re, potremo scegliere quale
campagna affrontare, selezionando il territorio sulla cartina della
Danimarca che ci verrà mostrata. Nella camera da letto invece
interagiremo con la bellissima Wealthrow, ma solo per ammirare i tesori
conquistati e la nostra dotazione di armi.

Queste potranno essere reperite lungo lo scenario di gioco e durante il
corso delle nostre violente scorribande a caccia di mostri, e spaziano
dalle semplici spade agli scudi, dalle lance stregate ai martelli alla
Thor, dalle asce alla picca, fino a grossi bastoni, pietre, e svariati
elementi dei fondali, riciclabili come armi, quali pilastri, casse,
stalattiti e tronchi d’albero. Le armi, salvo rari casi, come la spada
Hrunting o la lancia di Odino piuttosto che l’ascia dei troll, sono dei
beni deteriorabili (tenere sempre d’occhio l’indicatore che ci rammenta
lo status dell’arma), e dopo il massiccio uso che ne faremo verranno
sbriciolate dalla nostra forza prorompente. Esplorare lo scenario e i
livelli per estrarre l’ennesima spada nella roccia sarà un continuum
dell’azione di gioco. Ma se proprio non ne potremo fare a meno avremo
sempre le mani dalla nostra parte. A suon di pugni, calci e prese degne
dei migliori wrestler avremo modo di scoprire varie modalità per
eliminare un nemico. E più saremo stilosi nell’effettuare le uccisioni
più guadagneremo punti vita e nuove combo da eseguire. Vagando per i
territori nel tentativo di sgomberare il campo dai nemici ci
imbatteremo in svariate sottoquest dedicate ad incrementare il numero
di cavalieri al nostro seguito, ai quali, mediante una semplice
interfaccia, potremo impartire ordini quali aprire porte, spostare
massi, muovere ingranaggi. I nostri compagni verranno resi più forti e
motivati dai comandi Eroismo e Incitamento. Particolarmente
interessante il secondo, che ci vede intenti, come nei giochi musicali
più noti, a seguire il ritmo della musica o dei canti dei nostri
guerrieri e premere i tasti visualizzati a schermo con il giusto
tempismo. Se saremo in grado di arrivare alla fine della canzone senza
fare errori potremo far compiere ai nostri fidi alleati azioni come far
virare l’imbarcazione di turno nel tentativo di evitare una scogliera,
attrarre mostri con i canti altisonanti delle gesta del nostro eroe o
spostare immensi impedimenti al nostro cammino nel minor tempo
possibile. Tutto ciò accompagnato da una cornice splatter dove il
sangue, la crudeltà, il massacro, volendo anche di innocenti, sono i
veri protagonisti del gioco.




C’è del marcio in Danimarca



Purtroppo queste che potrebbero sembrare delle ottime premesse per un
gioco maturo e non privo di qualche tocco di originalità si rivelano
essere solo delle caratteristiche abbozzate e non pienamente
sviluppate. La caratterizzazione dei personaggi, se si esclude l’eroe
principale, non entra a fondo nelle psicologie degli attori in gioco,
dando per scontati interi aspetti della trama presenti nel film e non
rappresentati nel titolo Ubisoft: Il rapporto tra Beowulf e la sovrana,
l’antefatto alla base delle cruente vicende narrate, i rimorsi del
vecchio re Hrothgar e i segreti che la sua anima cela. Alla fine la
ripetitività dell’azione, scenari che sembrano sempre uguali ed
eccessivamente lineari, come i nemici e le situazioni in cui ci
troveremo protagonisti, riescono presto a stancare facendoci
abbandonare l’iniziale godimento dovuto alla forza bruta di Beowulf.
Seppur aiutato da una miriade di combo atte all’eliminazione dei
numerosi nemici che incontreremo, il nostro condottiero finirà per
utilizzare sempre le stesse combinazioni di colpi, spesso schiacciando
tasti alla rinfusa, cosa che ci consentirà di ottenere comunque ottimi
risultati. Si rivelerà per cui inutile accedere all’inventario per
studiare le nuove combo acquisite durante l’azione (un pò come avviene
in Tekken, dove anche è possibile mettere in pausa il gioco e studiare
nuove combinazioni di colpi). In generale poi l’IA di quelli che
dovrebbero essere i nostri acerrimi rivali è decisamente livellata
verso il basso, motivo per cui l’eliminazione degli avversari minori
risulterà distinguersi solo leggermente da quella dei nemici principali
. Stancano anche gli scontri con i Boss di fine livello con le
molteplici sequenze di tasti da seguire, che demandano azioni di lotta
sempre uguali alla precisione con cui si premono i comandi, generando
frustrazione e noia. Anche la diversità con cui si affronta
l’avventura, secondo i dettami dell’Eroismo piuttosto che della forza
Carnale, in realtà incidono poco sulle vicende e sul risultato finale.
Sia che si decida di essere semplicemente degli uccisori di mostri,
utilizzando a piè sospinto il tasto che ci trasforma in degli
incredibili HULK color rosso sangue animati da puro spirito di
devastazione, sia che si dilapidi la nostra riserva di vita con il
comando che rende eroici noi e i nostri guerrieri, alla fine
completeremo la storia allo stesso modo, senza particolari differenze,
magari solo con qualche vita innocente sulla nostra coscienza. La Furia
carnale renderà infatti impossibile controllare il nostro personaggio
che dilanierà allo stesso modo nemici e compagni d’avventura. Cosa
Moralmente inaccettabile e che ci farà guadagnare lo sprezzante
appellativo di egoista uccisore di mostri. Ma il fatto di poter far
resuscitare i nostri soldati compiendo delle gesta eroiche o incitando
la truppa in maniera perfetta con le quest musicali, di fatto rende
totalmente inutile la superflua divisione tra la via del bene e quella
del male, che aveva la pretesa di indicizzare moralmente le azioni del
nostro guerriero, ma che alla fine si rivela una ottima idea non
implementata a dovere. Anche l’artificio di associare una zona
particolare del castello ad una specifica opzione di gioco (l’upgrade
della Furia carnale, la scelta delle armi, la mappa del territorio da
ripulire ecc) alla fine si rivela una mancanza. L’impossibilità di
vagare liberamente per Herot e le schermate fisse dei vari angoli della
magione danno un senso di costrizione e immobilità al giocatore, che si
vedrà costretto a saltare da un angolo all’altro tramite la pressione
dei tasti dorsali. Ciò, oltre che limitare il realismo dell’avventura,
inficia anche il processo di identificazione e immedesimazione con il
personaggio e la storia.




Uno…Yeti per il mio regno!



Anche la grafica del gioco mostra uno studio approssimativo. Forse la
fretta di lanciare il gioco in contemporanea con l’uscita del film,
forse l’eccessiva scommessa in un brand comunque ancora tutto da
verificare in termini di popolarità e gradimento, piuttosto che
l’incondizionata fiducia nella pubblicizzatissima tecnologia Yeti (la
stessa degli ultimi Ghost Recon per intenderci) hanno portato ad un
risultato mediocre che si stenta a riconoscere come next gen.
Nonostante l’acclamata scheda Ageia Physx l’impatto visivo degli
scenari di gioco, inizialmente accattivante, con il progredire
dell’avventura mostra la superficialità e la scarsa accuratezza del
lavoro del team Ubisoft. Texture mal realizzate si accompagnano ad
altre gradevoli ma che nell’insieme sanno di posticcio. La paletta dei
colori, sempre la stessa, associata alle diverse locazioni non riesce a
trasmettere il giusto senso di varietà dell’ambiente, rendendo il
nordico medio evo che ci troviamo a perlustrare, sempre uguale a se
stesso. L’uso di effetti visivi in sede di mappatura degli oggetti,
delle scene di gioco principali e dei personaggi (come l’ormai abusato
parallax) se da un lato arricchisce i soggetti e le cose di particolari
anche ben realizzati, dall’altro non fa che acuire la scarsa attenzione
nello studio della stragrande maggioranza delle altre location e dei
personaggi secondari. Ma anche il nostro alter ego, se in taluni casi
appare ben caratterizzato e dettagliato, in alcune sessioni di gioco
sembra uscito da un titolo proveniente dalla passata generazione di
consolle. Altrettanto si può dire per la realizzazione dell’acqua, del
fuoco, della neve, del sangue, ed in generale degli effetti che non
raggiungono mai uno standard visivo continuo, ma oscillano, secondo il
livello o la location, tra il pienamente sufficiente e l’ampiamente
scarso.

Cali di Frame rate abbastanza frequenti saranno compagni inseparabili
dell’avventura di Beowulf, ma mai troppo fastidiosi da limitare
ulteriormente la giocabilità del titolo, già di per se oberata
dall’eccessiva routine dell’azione di gioco.

Il Sonoro alterna momenti da titolo di qualità superiore a fasi da
gioco di secondo piano. Da elogiare le sessioni dove il canto e il
ritmo diventano protagonisti, con un audio ben fatto e gradevole, che
ci porta ad apprezzare gli inni che rendono omaggio al nostro uccisore
di mostri preferito. Di scarso rilievo il doppiaggio in italiano, con
voci mancanti della necessaria drammaticità, comunque diverse da quelle
del lungometraggio. Non privo di varie imperfezioni a livello di
allineamento tra labiale e parlato, spesso reso fastidioso dalla
ripetitività delle frasi pronunciate dal nostro eroe e dai continui
incitamenti della madre di Grendel che ci sollecita ad usare la furia
carnale. Se inizialmente la cosa può aiutare ad immergerci nella
storia, in seguito malediremo lei e tutte le creature che dovrà
sconfiggere Beowulf prima di arrivare allo scontato epilogo della
vicenda.




Conclusioni



E’ proprio il caso di dire :”Peccato”!

Perché il personaggio è portatore di un carisma fuori dal comune e
perché la storia necessariamente approfondita poteva dar luogo ad un
titolo interessante, forse eccessivamente carico di violenza gratuita,
ma che nell’economia di un contesto cosi particolare poteva starci se
suffragata dai giusti accorgimenti grafici e da un sonoro all’altezza.
Invece il titolo presenta lacune piuttosto evidenti fin dall’inizio,
dal prologo dell’uccisione dei tre mostri marini, che mostra subito le
magagne a livello di gameplay, fino alla resa dei conti finale, con le
evidenti mancanze a livello di spessore dei boss. Il tutto condito da
imperfezioni grafiche che piovono nell’avventura come fulmini a ciel
sereno e un ridondante “Già sentito” di effetti sonori mal campionati e spesso non all’altezza degli eventi che si vogliono rappresentare.

La sensazione di trovarsi davanti alla malattia incurabile dei Tie-in
diventa evidente nelle ripetitive sessioni di gioco dove il reiterare
gli stessi pestaggi e la stessa tiritera di combo finisce per annoiare
irrimediabilmente il videogiocatore. Da sole, le sessioni in stile
rhythm game non sollevano lo spessore dell’esperienza di gioco, per
altro resa frustrante da check point troppo lontani l’uno dall’altro,
dall’impossibilità di saltare cut scene di intermezzo che saremo
costretti a vedere e rivedere, e dalla eccessiva linearità degli
scenari e dei percorsi obbligati, che ci impediranno di utilizzare il
nostro libero arbitrio.

Considerate le 6 ore scarse necessarie per ultimare il gioco, la
mancanza di una opzione multyplayer e l’eccessiva facilità del titolo
se ne sconsiglia l’acquisto agli hardcore gamers amanti del genere.

Visto l’insuccesso della pellicola (e presumibilmente del videogioco…), difficilmente ne vedremo un seguito.

PRO
Personaggio carismatico
Storia avvincente…

CONTRO
… ma mal raccontata
Troppo ripetitivo
Longevità ai limiti storici
Tecnicamente incompleto