Recensione di Battlefield: Bad Company - Recensione

Recensione di Battlefield: Bad Company di Console Tribe

Nonostante Battlefield sia un franchise conosciuto ed affermato, approdare nuovamente nel panorama next gen potrebbe essere un’impresa tutt’altro che facile, specie per l’ormai esponenziale diffusione di sparatutto ed il gran proliferare dei “sub-generi” in grado di rendere tortuosa la tanto ambita scalata al successo. Per fronteggiare al meglio una prova che si preannuncia davvero ardua, gli sviluppatori di Dice hanno deciso di cambiare abito al colossal dell’ultima annata introducendo due novità evidenti e senza dubbio degne di nota. Battlefield: Bad Company si presenta infatti sin dall’inizio distaccato dai precedenti capitoli e con l’obiettivo di sradicare il perno dominante dell’intera serie, senza però rinunciare all’amalgama perfetta che da anni contraddistingue il brand. Per la prima volta, infatti, invece di puntare tutto sull’online, gli sviluppatori hanno creato una campagna single player davvero ricca di eventi e guidata da uno storyline con tanto di plot e scene d’intermezzo cariche d’ironia capaci di donare un inedito stampo cinematografico al titolo. A ciò si aggiunge un’interattività dei fondali destinata a cambiare le regole del gioco nonché i canoni ai quali siamo soliti avere a che fare in uno sparatutto. Le premesse di una buona riuscita ci sono tutte, vediamone insieme i dettagli.

Quando le cattive compagnie conducono all’oro…

Impersonando Preston Marlow, veniamo spediti nella Bad Company, il reparto di fanteria più scalcagnato dell’intero esercito USA, con lo scopo di aprire un varco all’avanzata delle truppe regolari americane chiamate a sedare una delle ennesime schermaglie dell’est Europa. Negli scomodi panni del novellino di turno, scopriamo di essere finiti in una sgangherata task-force dove gli indesiderati vengono arruolati nella speranza che l’altissimo tasso di pericolo delle operazioni non permetta loro alcun speranzoso ritorno a casa. Faremo la conoscenza del sergente Redford e dei due nostri pari-grado Haggard e Sweetwater, due veri duri nonché scalmanati capaci di sfoggiare al contempo dosi di infantilità ed uno sprezzo del pericolo che va a braccetto con l’incoscienza.
Opponendoci ai nostri avversari, scopriamo che il capo di un gruppo di spietati mercenari paga le truppe per mezzo di lingotti d’oro, così una volta resoci conto di essere stati ufficialmente abbandonati dall’esercito regolare, non ci resterà che rimanere vivi e portare a casa quanto più oro possibile.

Schiamazzando di gioia sotto una pioggia di proiettili

Una volta lanciato il gioco ci troveremo dinanzi ad un sobrio menu pronto sin da subito a trasmetterci l’aria scanzonata del titolo. Saremo infatti accolti da un jingle in loop dalle sonorità ironiche e chiaramente esplicative per ciò che ci aspetterà sul campo di battaglia. Tuffandoci a capofitto nel bel mezzo dell’azione di gioco, ci rendiamo conto di come il gameplay di Bad Company sia strutturato in modo tale da seguire un rigido sistema a missioni che ci vedrà protagonisti lungo vaste aree di dimensioni ragguardevoli ed esplorabili per zone in base agli obiettivi da portare a termine; un indicatore su schermo ci svelerà uno o più target che spesso comporteranno far saltare in aria punti strategici per poi assumerne il pieno controllo. Avremo modo di percorrere mappe che alternano vastissimi spazi aperti ad aggregati di casolari e gli spostamenti tra un’area ed un’altra saranno spesso favoriti dalla possibilità di usare mezzi di trasporto militari di vario genere: terrestri, acquatici ed aerei. Questa meccanica di gioco, di primo impatto eccessivamente lineare ed ermetica, trova pieno riscatto non appena si scende sul campo, dove sin dalle prime battute è possibile apprezzare quanto sia dinamico ed esente da qualsivoglia vincolo il completamento dei diversi obiettivi; a ciò va aggiunta la quasi totale assenza di eventi pre-compilati nel corso dei cruenti scontri a fuoco, nei quali saremo protagonisti di rapidi blitz avendo sempre piena libertà sulle modalità di ingaggio.

Come già accennato nell’introduzione, la vera novità che Bad Company introduce nel mondo degli fps odierni è costituita dal suo esordiente motore grafico, battezzato dagli sviluppatori col nome di Frostbite. Laddove un sistema di copertura rappresenta una condizione indispensabile per lo sviluppo di qualsiasi titolo improntato sull’azione, l’ultima fatica dei ragazzi di Dice smonta letteralmente a pezzi questo concetto decretando con tutta probabilità un nuovo strabiliante standard. Avremo a che fare infatti con un’eccezionale gestione della fisica dell’ambiente di gioco che farà sì che nel campo di battaglia non ci si possa mai mettere al riparo dal fuoco nemico e viceversa, difatti come mai prima d’ora, ciascun soffitto, muro, albero o staccionata che incontreremo sul nostro cammino potrà essere raso al suolo, sia con l’utilizzo delle armi, sia dei veicoli. La sensazione di libertà e di guerra “vera” che ne scaturisce è di grande impatto e, vista l’ampiezza degli scenari, il campo di battaglia si manifesterà ai nostri occhi vibrante e caotico come mai avevamo immaginato. Il fuoco delle moltissime postazioni fisse presenti sul nostro cammino, siano esse mitragliatrici, lanciarazzi o mortai, non farà altro che accrescere il nostro tasso di immedesimazione, tanto più che martellando incessantemente sulle nostre teste, ci costringerà ad operare delle scelte in tempi brevissimi, distruggendo di prepotenza qualsiasi opportunità di fermarsi a riflettere.

Il combattimento con i veicoli si propone come un’ottima e valida alternativa e ci si sente del tutto padroni della situazione, sia che si tratti di un Hammer dotato di mitragliatrice sia di un carro armato o un fuoribordo. La guida sarà sempre fluida e parecchio istintiva e la capacità di passare rapidamente da una zona all’altra ci permetterà di rispondere con velocità e decisione alle tattiche nemiche. L’arsenale bellico da cui dipenderà la nostra salvezza è stato realizzato con cura maniacale, ogni arma possiede infatti una sua personalità ed un approccio unico, tanto che presto ci ritroveremo in perfetta sintonia con le nostre preferite. Si passa dagli usuali fucili d’assalto al fucile a pompa e dal fucile da cecchino alle mitragliatrici leggere e lanciarazzi, fino ad arrivare agli esplosivi come bombe a mano, mine anticarro e C4. Nonostante l’alto numero dei ferri del mestiere, sarà possibile portare con noi solo un’arma principale, una d’appoggio ed uno strumento. Quest’ultimi caratterizzano ulteriormente la varietà del gameplay, potremo infatti utilizzare un trapano per riparare i veicoli, delle cariche esplosive per far saltare in aria punti strategici e un comando via radio per richiedere bombardamenti aerei e così via. Tuttavia, date le limitate capacità di trasporto, una scelta ragionata della strumentazione si renderà talvolta di fondamentale importanza affinchè ciascun obiettivo possa essere portato a termine col minimo sforzo. Sebbene tutto ciò sia nettamente incentrato sul realismo, presenta d’altro canto due aspetti in controtendenza: in primo luogo il medikit, costituito da una siringa, sarà sempre disponibile e soprattutto inesauribile, difatti l’unico limite imposto è un breve conto alla rovescia tra un utilizzo ed un altro; a ciò si aggiunge il cosiddetto respawn del nostro alter-ego, infatti nel caso dovessimo passare a miglior vita, invece di ricominciare il livello dall’inizio, rinasceremo immediatamente sul campo di battaglia senza che i nemici uccisi in precedenza si presentino nuovamente dinanzi ai nostri occhi. Quantunque queste scelte siano apprezzabili poiché garantiscono scorrevolezza, assenza di intoppi o motivi di frustrazione, dall’altro fanno innegabilmente a pugni con il realismo che riveste moltissime sfaccettature del titolo.
L’intelligenza artificiale, sia amica che nemica, difficilmente metterà a dura prova le nostre capacità strategiche, piuttosto assisteremo ad alti e bassi. Se da un lato le manovre nemiche saranno quasi sempre compatte e coordinate, dall’altro capiterà magari di trovarci a pochi metri da un avversario totalmente ignaro di tutto ciò che lo circonda; è proprio per questa ragione che diventa consigliabile giocare la campagna single player al livello di difficoltà più alto, ancor più che i medikit, come accennato poco sopra, sono infiniti e sempre a nostra disposizione.
Una coop a 4 giocatori sarebbe stata senza dubbio ben accetta, tanto più che la caratterizzazione dei quattro militari è davvero degna di nota ed a tratti azzeccata per quanto concerne la personalità del prodotto. Il nostro augurio è quello che possa essere magari implementata in futuro come contenuto scaricabile.

Tutti insieme appassionatamente con piombo a più non posso

Per gettarci a capofitto nella mischia e provare le stesse emozioni del single player insieme agli amici, ci aspetta una modalità multyplayer decisamente curata ed in grado di gestire un massimo di 24 giocatori su un totale di 8 mappe. Al momento la modalità proposta è una sola: due squadre da 12 utenti dovranno a turno affrontarsi sia in attacco che in difesa, differenziando pertanto di volta in volta obiettivi e priorità. Quando saremo chiamati all’attacco, dovremo far saltare in aria delle casse colme d’oro distribuite nel quartier generale nemico, innescando le cariche esplosive solo dopo aver ucciso i nemici di ronda. Sebbene tale obiettivo possa sembrare piuttosto semplice, non lo è affatto, difatti i soldati in difesa non solo sono sempre ben coesi e numerosi, ma hanno pure la possibilità di disinnescare la carica esplosiva che poco prima e con tanto sudore avevamo innescato aprendoci un varco tra il fuoco nemico.
All’inizio di ogni partita avremo modo di scegliere una classe tra cinque, ognuna di esse caratterizzata da un determinato equipaggiamento: dalla demolizione all’infiltrazione e dal cecchinaggio alla semplice fanteria, fino ad arrivare al soldato da supporto. Quest’ultimo agendo di soppiatto avrà il compito di mantenere in vita i compagni distribuendo medikit ai feriti più gravi e qualora diventasse necessario, uccidendo eventuali nemici allo scoperto. Se ci passerà per la testa di sperimentare una nuova classe, potremo farlo senza nemmeno attendere di giungere all’altro mondo, infatti ogni avversario ucciso lascerà sul selciato una particolare sacca che una volta raccolta ci permetterà di prendere la classe dello stesso, abbandonando di conseguenza la nostra; alternativamente, quando periremo sotto il fuoco nemico, avremo una decina di secondi per scegliere una nuova classe semplicemente premendo l’apposito tasto nel menu “post-mortem”. Cambiare classe vuol dire inevitabilmente variare le armi in dotazione, per cui sarà facile preferirne una piuttosto che un’altra in base al nostro stile di gioco.
La componente tattico-strategica di ogni partita online sarà dettata non solo dalla possibilità di scegliere una specifica classe per il nostro soldato, ma anche dalle immense mappe con cui avremo modo di interagire. Le ambientazioni di quest’ultime differirano poco o nulla con quanto già visto nella campagna single player, infatti ci troveremo a nostro agio in ampi saliscendi collinari, zone desertiche e sperduti casolari.
A tutto ciò si aggiunge un collaudato sistema di crescita del personaggio che ci consentirà di sbloccare e mettere a disposizione armi man mano più potenti e la possibilità di collezionare trofei nonché il raggiungimento di determinati obiettivi. Tale sistema prevede l’acquisizione di punti esperienza cumulabili in base alle nostre valorose azioni compiute sul campo di battaglia. Più alto sarà il nostro punteggio, maggiore sarà il grado militare ottenuto. Riceveremo inoltre anche delle targhette di riconoscimento e dei crediti che ci consentiranno l’acquisto di armi ed accessori utilizzabili nel corso delle partite.
Il lag sperimentato in fase di beta sembra essere sparito del tutto e l’unico difetto tecnico riscontrabile risiede nella suddivisione delle squadre in sotto-team. Ciascuna squadra composta da 12 giocatori viene a sua volta suddivisa in 3 sotto-team di 4 soldati, con il conseguente deficit che non sarà possibile comunicare tra sotto-team differenti, pur facendo parte della stessa squadra. Pertanto sarà episodio comune quello di non potersi coordinare al meglio se per esempio si è a bordo di un mezzo pilotato da un compagno appartenente ad un sotto-team differente al nostro. Non è da escludere che i ragazzi di Dice possano risolvere tale incoveniente mediante il rilascio di una patch correttiva, noi ci contiamo.
Non poteva certamente mancare il sistema di ranking, il quale ci terrà costantemente aggiornati sia sui nostri progressi che su quelli dei giocatori di tutto il mondo. Avremo facoltà di visualizzare i nostri successi ed insuccessi analizzando valori come il conteggio delle kill, ovvero il numero delle uccisioni inferte, quante volte siamo morti in battaglia, il livello di precisione e così via.
Nonostante non sia privo di difetti, l’online di Bad Company si propone piuttosto gustoso e divertente da giocare e la lacuna dell’unica modalità disponibile verrà presto colmata con contenuti scaricabili addirittura gratuitamente!

Signori, la distruzione è servita!

Come già accennato poco sopra, l’esordiente motore grafico sviluppato ad hoc dal team Dice noto come Frostbite, ci trasmette un grande senso di libertà ed un elevato tasso di interattività coi fondali senza precedenti. Pur non portando sulle nostre console una grafica rivoluzionaria, riesce a compiere uno straordinario lavoro sopratutto sul fronte del realismo. Alla già stellare gestione della fisica, si aggiungono gli spettacolari effetti particellari che renderanno ogni campo di battaglia un inferno di frammenti, polvere e fumo, donando all’esperienza di gioco un senso di adrenalina e maggiore coinvolgimento. Tutto fila liscio senza rallentamenti di sorta, la fluidità si attesta infatti sui 30 fps ed è possibile notare solo qualche sporadico problema di sincronia verticale dell’immagine, ma solo nelle situazioni più caotiche, pertanto nulla che possa inficiare sulla dinamicità delle nostre azioni.
La modellazione poligonale dei soldati è eccellente, mentre il livello di dettaglio delle texture, tra diversi alti e qualche basso, merita un’ampia sufficienza; gli interni dei casolari risultano spesso spogli e caratterizzati da texture ripetute sia per le superfici che per la carta da parati.
Ad innalzare la media della qualità dell’intero comparto tecnico, ci pensa un audio davvero eccelso, il quale grazie alla tecnologia denominata High Dinamic Rendering, è in grado di riprodurre ogni suono in tempo reale e si propaga tenendo conto dell’ambiente circostante: sparare tra le mura di una casa o nel bel mezzo di una vasta collina, svilupperà due esperienze sonore del tutto differenti ed indimenticabili. Il campionamento è di altissima qualità e fornisce una ricca gamma di suoni fino ad oggi inarrivabile. La colonna sonora si snoda tra sonorità country e folk donando di conseguenza ancora più carisma ed individualità al titolo e ben si lega all’atmosfera scanzonata che riveste il tutto. Il doppiaggio è interamente localizzato in lingua italiana e si dimostra decisamente all’altezza della situazione riuscendo a restituire l’umorismo che permea tutti i dialoghi dei nostri quattro pittoreschi e scurrili soldati.

Si si! Sono sano e salvo… dai, è solo qualche graffio!

Battlefield: Bad Company riesce a superare senza alcuna esitazione le già ottime premesse, dando il meglio di sé non appena si scende sul campo di battaglia. L’ottimo level design unito a un’esperienza di guerra vera sono in grado di favorire un alto tasso di divertimento ed esaltante frenesia, un mix a nostro avviso perfetto. La quasi totale distruttibilità degli ambienti annulla gli standard e le certezze a cui eravamo abituati e ci induce a reagire non solo sempre in modo nuovo ma anche andando alla ricerca della migliore risoluzione strategica del conflitto a fuoco; tutto è studiato nei minimi dettagli, dall’utilizzo dei veicoli alla vasta gamma di strumenti utilizzabili, i quali si integrano agilmente alla solida struttura portante.
Il multiplayer, da sempre il fiore all’occhiello dell’intera serie, se supportato adeguatamente dagli sviluppatori con il rilascio di nuove modalità e mappe, è destinato a imporsi e potrebbe aspirare, perchè no, a sfidare titoli ben più blasonati.
Battlefield: Bad Company si rivela dunque un acquisto consigliatissimo e quasi obbligato nel caso siate fanatici di fps militari, in caso contrario vi consigliamo comunque di avvicinarvici senza esitazione, poiché l’ottima e tangibile qualità realizzativa potrebbe farvi apprezzare per la prima volta questo genere.

 
 
PRO:
  • Vastità delle mappe
  • Demolizione totale degli ambienti
  • Multiplayer ben congegnato
  • Audio senza precedenti
 
CONTRO:
  • Assenza di una modalità cooperativa a 4 giocatori
  • Unica modalità online
  • Campagna single player poco impegnativa