Recensione di Battlefield 3 - Recensione

Recensione di Battlefield 3 di Console Tribe

Il 28 ottobre si è consumato uno dei day one più importanti di questa ricca stagione videoludica. Battlefield 3 è finalmente tra noi e dopo mesi di intenso hype è giunto finalmente alla fatidica prova del nove. Per la maggior parte dei giocatori questa si basa sulla qualità del multiplayer, già ampiamente messo alla prova qualche settimana fa grazie ad una versione beta che, malgrado le buone intenzioni, aveva compromesso le altissime aspettative. Ma sarebbe da sciocchi giudicarlo esclusivamente da questo punto di vista. Battlefield 3 fa infatti sfoggio, per la prima volta nella serie, di una imponente campagna in singolo. E trattandosi del progetto più ambizioso dei ragazzi del team DICE, non vi è neanche spazio per sorridere un po’. Salutiamo quindi l’ironia e la simpatia della “Bad Company” e prepariamoci ad affrontare qualcosa di molto più intenso e dannatamente spettacolare.

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Non mi credi?

Che cosa succederebbe se, nei panni di un soldato americano, veniste arrestati ad un passo dallo sventare un attacco terroristico in quel di New York? Come vi sentireste se la CIA non credesse alla vostra versione dei fatti?
Eppure eravate così vicini a salvare l’umanità da un’eventuale terza guerra mondiale mentre, adesso, vi ritrovate all’interno di un ufficio, immobilizzati su una sedia e sotto interrogatorio. È ciò che scopriremo nei panni di Henry Blackburn, accusato di complicità in una serie di atti terroristici. La vicenda prenderà forma attraverso una serie di flashback azionati dall’interrogatorio, il quale fungerà dunque da intercalare per tutte le missioni che, non necessariamente, vedranno come protagonista il nostro alter-ego. Avremo infatti l’occasione di schierarci tra le fila russe e assistere a salti spazio-temporali controllati comunque da alcune scelte registiche veramente azzeccate. La trama di Battlefield 3, nonostante intrecci a tratti contorti tra i personaggi, risulta molto comprensibile e, malgrado non sia poi così originale, anche godibile. Due fattori non da poco che quantomeno permettono all’utente di crearsi un filo conduttore in grado di ricongiungere tutte quelle missioni che, se prese singolarmente, non avrebbero senso di esistere. Ci troveremo infatti catapultati da una metropolitana a ventri metri sottoterra a un jet F-18 a diecimila metri d’altezza, passando per le strade urbane dell’Iran dove carroarmati ed RPG mischiano ormai l’inconsuetudine alla normalità. Il punto che congiunge tutto ciò è appunto l’ufficio della CIA, che in qualche modo riesce a portare il tutto alla realtà e ad unire i vari pezzi del puzzle prima di essere scagliati verso un nuovo contesto. Il livello di varietà è dunque estremamente elevato, nonostante una longevità discreta e una marcata linearità possano far storcere il naso a qualcuno. Anche se comunque non si tratta di veri e propri difetti: le circa sei ore necessarie per completare la campagna sono molto intense, mentre l’elevata spettacolarità, che segue una struttura di gioco lineare, non permetterà mai alla noia di sopraffarci. Se cercate quindi qualcosa di impegnativo e che metta a dura prova le vostre abilità, questo non lo troverete sicuramente in Battlefield 3, ma potrete gustare una trama comprensibile e infarcita di parecchie scene entusiasmanti.

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Dove si va? Ah, di qua

Per riprendere il discorso che abbiamo appena affrontato, le missioni sono costituite da una sequenza di corridoi molto ben mascherati da ambienti pseudo-liberi. Pur alternando spazi al chiuso ad altri all’aperto, risulta costante la sensazione di essere guidati per mano dall’inizio alla fine lungo una struttura rigida. Il percorso preconfezionato è infarcito di eventi “scriptati” che però conferiscono una certa epicità a delle missioni sicuramente votate ad una evidente spettacolarità. Già dopo pochi minuti di gioco si può capire come la volontà di DICE penda tutta sul ricreare nel movimento delle labbra del giocatore la parola “wow”, a scapito del gameplay vero e proprio. Ciò è particolarmente evidente in una delle prime missioni, dove letteralmente abbattiamo un cecchino nemico e l’intera facciata dell’hotel che lo ospitava, oggetto del famoso trailer Fault Line. Ma anche, e soprattutto, in quella a bordo del jet: questa è sicuramente una delle missioni più belle mai viste sinora in uno sparatutto… almeno scenograficamente. Saremo semplicemente chiamati a sganciare dei flare come contromisura agli attacchi nemici ed abbattere una manciata di aerei.
Battlefield 3 manca dunque di quella immedesimazione che con molta probabilità gli avrebbe fatto guadagnare la targhetta di “miglior simulatore bellico”. Fortuna che c’è spazio per momenti in cui la direzione artistica raggiunge livelli molto alti. È il caso della missione da cecchino, nella notturna Teheran, dove la spettacolarità si unisce finalmente a quella finora mancata immedesimazione che tanto si è lasciata attendere.
Insomma, la voglia di spettacolarizzare ogni istante di gioco, seppur sia riuscita a meraviglia, ha aperto qualche falla nel gameplay, sicuramente limitato in più frangenti. Il più chiaro esempio è rappresentato dalla I.A.. Anche ai livelli di difficoltà più elevati non verremo mai messi veramente con le spalle al muro, i nemici si sposteranno poco e se lo fanno si muoveranno lungo brevi percorsi che nulla hanno a che vedere con i nostri movimenti. Il loro comportamento è quindi tutto mirato, funzionale alla progressione scriptata e lineare che DICE ha progettato per noi.
A ciò si aggiunge il fatto che, dal punto di vista del gameplay, Battlefield 3 non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già visto nei tanti FPS che si accumulano sui nostri scaffali. In realtà rifiuta persino di sfruttare interessanti feature offerte dai suoi congeneri, come ad esempio il sistema di copertura. Riteniamo infatti che sarebbe risultato azzeccatissimo per un titolo simile, per via del motore grafico del gioco in grado di offrire un ambiente distruttibile. Del tutto assente anche la possibilità di impartire ordini alla propria squadra, in quanto saremo noi a ricevere istruzioni e, nella maggior parte delle volte, costretti a eseguirli alla lettera. Insomma, ci troviamo di fronte ad un gameplay senza innovazioni e incapace di distinguersi dalla massa. Anche rispetto agli spin-off “Bad Company”, il titolo non aggiunge nulla ma, anzi, ne è privo di qualcosa.
Tuttavia le ore necessarie al completamento del gioco scorrono in maniera piacevole, sia grazie all’elevata varietà delle situazioni sia all’altissimo tasso adrenalinico tipico, ormai, di ogni produzione che sfoggi il marchio Frostbite, soprattutto se parliamo della sua seconda versione. Da segnalare per ultima, ma non per questo meno importante, la curatissima realizzazione delle bocche da fuoco, ognuna diversa dall’altra per rateo, rinculo, estetica, animazioni… e per quindi unica in tutto e per tutto.

!==PB==!
Meglio soli che mal accompagnati, sarà vero?

Il comparto multiplayer è un po’ l’antitesi della campagna in singolo giocatore. I limiti che affliggono quest’ultima, qui scompaiono. La linearità per forza di cose va a farsi benedire, l’I.A. è più umana di quanto ci si possa aspettare e il divertimento è presente in quantità industriale. Perché? Comandare un elicottero o un carroarmato a proprio piacimento è qualcosa di estremamente divertente, anche per via di una distruzione ambientale apparentemente maggiore che mai ci lascerà completamente al sicuro.
Giocare in multiplayer sarà inoltre veramente competitivo, le mappe saranno infatti affollate da un massimo di 24 giocatori, i quali si divideranno in due fazioni per dare vita – in una delle nove mappe disponibili – a partite nelle classiche modalità (come Team Deathmatch) e soprattutto in quelle specifiche della serie, come Rush, Squad Rush e Conquest. La prima, per chi non la conoscesse, è una modalità a obiettivi nella quale gli attaccanti hanno il compito di armare e far esplodere delle coppie di ordigni. Una volta conseguito tale obiettivo, verrà sbloccata la successiva area della mappa in cui si concentrerà il match. Qui infatti verrà attivata una nuova coppia di ordigni, e così via. Lo scopo dei difensori è ovviamente impedire che tutto ciò avvenga e, per strappare una vittoria, dovranno portare a segno un certo numero di uccisioni. Il contatore si azzererà ogniqualvolta la squadra avversaria sarà riuscita a far esplodere gli ordigni. La seconda, invece, mette in campo le stesse regole ma per fazioni dimezzate per partite 8 vs 8. La terza invece è il classico Dominio, in cui le due squadre si contenderanno il controllo di tre bandiere, una in ogni base e la terza nel bel mezzo della mappa. Catturandone una sarà possibile far perdere all’avversario respawn preziosi che, una volta esauriti, decreteranno la sconfitta.
L’esperienza si fa doppiamente competitiva in quanto la scalata dei livelli è stata resa molto più lunga ed impegnativa di quanto altri concorrenti, Call Of Duty in primis, ci hanno abituati finora. Oltre alla crescita del proprio avatar, ci saranno ben quattro classi da portare avanti indistintamente, ognuna adatta per uno stile di gioco diverso.
Sarà lungo il percorso che dovremo percorrere per poter arrivare all’ultimo livello ma l’esperienza sarà sicuramente all’altezza delle aspettative. Il prodotto finale rivendica infatti le aspettative ridimensionate poco tempo fa tramite la beta multigiocatore. I vari bug e glitch che l’affliggevano sono stati risolti; certo, le imperfezioni non mancano ma sono state ridotte veramente all’osso. Resta comunque presente un certo squilibrio nel sistema dei danni che, pur prevedendo una manciata di colpi per assestare una uccisione, talvolta non calcola in modo equo i colpi sparati alla testa piuttosto che al corpo.
La qualità del netcode non delude e, superati i primi giorni dall’uscita, possiamo dire che si è finalmente stabilizzato. Il lag è infatti diminuito notevolmente e la ricerca di una partita non richiede più lunghe attese, anche se, in ogni caso, sarà possibile scegliere direttamente da una lista il server al quale accedere. Riconfermiamo l’ottimo bilanciamento delle armi anche nel multiplayer così come il disorientamento provocato dall’abbagliamento di torce o raggi laser che in ogni situazione favoriscono chi le monta negli scontri ravvicinati. Sperando che i difetti minori vengano risolti al più breve tramite una patch, possiamo concludere definendo il multiplayer decisamente equilibrato, adatto al gioco di squadra e maledettamente divertente. Anche se in un paio di mappe molto vaste si sente il bisogno di qualche ulteriore soldato, ma non possiamo chiedere di più da un prodotto che già ha dato così tanto.
Chiudono infine il quadro alcune missioni cooperative, realizzate sullo stile di quanto già visto in Modern Warfare 2. Le sei messe a disposizione si rivelano sicuramente un’aggiunta di valore, in grado di intrattenere voi ed un vostro amico dopo aver sviscerato così velocemente una corta campagna in singolo.

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Qualcuno ha visto la mia mascella?

Dopo aver parlato non proprio bene del gameplay, subordinato da una meravigliosa spettacolarità, prendiamo sotto esame il comparto tecnico.
In realtà c’è ben poco da dire. Nonostante sia su PC che la produzione DICE rende al meglio, il titolo riesce comunque a difendersi bene anche sulle piattaforme casalinghe, giunte, secondo il pensiero di molti, quasi alla fine del loro ciclo vitale. Probabilmente ci troviamo di fronte al comparto visivo migliore di questa generazione, in grado di offrire ambienti tanto diversi tra loro e notevolmente ricchi di dettagli. Che sia il deserto, il cielo, l’oceano o le strade urbane di Parigi e New York, piuttosto che gli spazi al chiuso di un centro commerciale, ufficio o enorme villa, Battlefield 3 riesce sempre a convincere. Non sono molti i prodotti che riescono ad offrire sullo schermo un così elevato numero di dettagli in spazi così ampi e infoltiti di edifici e veicoli che altro non sono che ordigni pronti a esplodere sotto i colpi delle nostre armi. C’è da dire però che il livello di distruzione ambientale sarebbe potuto essere più elevato: sì, bucare una parete per cogliere il nemico di sorpresa ha il suo fascino, così come vedere un palazzo cadere pezzo dopo pezzo dopo un colpo di cannone, ma ciò non vale per ogni edificio, ovviamente. La regola vale infatti soltanto per le strutture governate dagli script. Avremmo quindi gradito un livello di interazione più alto e non solo limitato agli alberi, ai pali della luce e a qualche altro oggetto di contorno o precisamente designato da uno script, l’ennesimo. Tuttavia abbiamo un’ottima fluidità, una buona pulizia globale, effetti particellari incredibilmente carichi d’adrenalina e uno spettacolare sistema di illuminazione dinamico. Resta comunque da segnalare un bagliore fin troppo accecante proveniente da alcune fonti luminose che risultano talmente fastidiose da dover richiedere l’intervento della nostra fidata pistola.
Per quanto riguarda il comparto sonoro non abbiamo assolutamente nulla di cui lamentarci. DICE si dimostra ancora una volta maestra del settore e con Battlefield 3 ha confezionato in tutto e per tutto un’invidiosa melodia per le nostre orecchie. Oltre al più che buon doppiaggio in italiano, arricchito da quel piglio interpretativo che non guasta mai, l’audio viene confermato al vertice della categoria grazie alle incredibili campionature ambientali e all’ottima direzione acustica. Consigliamo da questo punto di vista di sfruttare un impianto dolby surround e di applicare l’opzione “Nastri di Guerra”, il quale donerà un livello qualitativo extra andando a sottolineare in maniera imponente i bassi e in generale ogni altra tonalità.

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In sintesi?

Battlefield 3 conferma tutte, o quasi, le aspettative che per mesi hanno riempito le discussioni tra i giocatori. Dibattiti che, nella maggior parte dei casi, riguardavano lo scontro con Modern Warfare 3. Per il momento DICE ha detto la sua, proponendo una campagna estremamente spettacolare ma che ha convinto solo a metà per via di un gameplay fin troppo limitato. L’eccessiva linearità, una durata solo discreta e una I.A. da rivedere, rendono chiaro che il cuore pulsante della produzione risiede nel multiplayer, maledettamente divertente, fin troppo forse, tanto che potrebbe diventare una droga.
In definitiva, poche scuse. Battlefield 3 è un titolo da avere assolutamente anche solo per poter gustare una grafica sublime che, unita ad uno stupefacente comparto acustico, rende il comparto tecnico uno dei migliori attualmente in circolazione.