Recensione di Alpha Protocol - Recensione

Recensione di Alpha Protocol di Console Tribe

Viaggiate milioni di anni luce combattendo le più insolite battaglie e stringendo rapporti d’alleanza con le razze aliene più astute dell’universo. Benvenuti in Mass Eff…”
…scusate, abbiamo sbagliato gioco. Ricominciamo.

“Post apocalisse: il mondo è distrutto a causa di una guerra senza precedenti che vede da un lato gli umani e dall’altro le locuste. Benvenuti in Gears of W…”,
…scusateci ancora, qualcosa è andato storto e il gioco non è questo. Riproviamo.

“Siete l’agente segreto più spietato e preciso che ci sia. Risolvete intrighi politici e militari ai limiti della legge, confrontandovi faccia a faccia con i peggiori terroristi internazionali. Benvenuti in Splinter Ce…”,
…niente da fare, abbiamo sbagliato di nuovo gioco. Infinite scuse.

Ah, ecco qual era: “Benvenuti in Alpha Protocol“.

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Un milkshake, grazie!

A volte accade, soprattutto negli ultimi anni, che i giochi tendano a mischiare le carte in tavola presentandosi ai giocatori con un approccio molto insolito. Stiamo parlando della scelta, da parte di alcune software house, di non indirizzarsi verso un “solo e specifico” genere videoludico, ma di attingere da gameplay differenti al fine di presentare un prodotto più ricco rispetto agli standard. I ragazzi di Obsidian Entertainment abbracciano proprio questo tipo di scelta e la loro ultima opera digitale, Alpha Protocol (d’ora in avanti AP), è la loro prova schiacciante: in parte gioco di ruolo, in parte azione e in parte stealth.

Come in ogni GdR che si conosca, AP vi apre le porte di quelle che sono le decisioni che andranno a formare la vostra personale avventura, a partire dalla formazione di base (Soldato, Agente sul Campo, Tecnico Esperto ecc.), fino a giungere alla personalizzazione estetica e d’abilità del vostro alter-ego. Queste ultime vengono acquisite attraverso un sistema ormai rodato di punti-livello, ovvero più missioni porterete a termine e maggiori saranno i punti ottenuti dalla vostra esperienza in un determinato parametro: combattimento, furtività, dialogo e abilità fisica. Insomma, più si andrà avanti con la storia e maggiori saranno le scelte che si ramificheranno di volta in volta in modo sempre più completo, dandovi la possibilità di optare per le sotto-classi e/o specializzazioni particolari che si adattano al vostro approccio ludico preferito.

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Non ho tempo di fare due chiacchiere…

Un altro elemento che può incidere sul corso dell’avventura è il sistema di interazione tra i personaggi attraverso un sistema di dialoghi nominato (non a caso) “Ripple Effect”. Ogni volta che la storia progredisce, il giocatore ha la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di risposte, ognuna delle quali genererà un diverso risultato finale; grosso modo si possono raggruppare in professionalità, intimidazione, rispetto, cortesia, adulazione, maleducazione e ironia; tutti strumenti di dialogo con i quali il giocatore dovrà interfacciarsi. Le conversazioni possono avere anche dei risvolti “pratici”, per esempio l’uccisione diretta di un personaggio o (udite udite) ammiccamenti amorosi, opzioni che permettono di andare incontro a uno dei diversi finali scritti per la campagna.

Proprio come accade in Mass Effect o ancor prima in Knight of the Old Republic, le opzioni di dialogo sono un aspetto molto determinante. Purtroppo, però, in Alpha Protocol questo sistema non è per nulla facile da utilizzare e si avranno solo pochi istanti per decidere quale risposta dare: non appena il personaggio non giocante ha finito il suo discorso avremo una barra temporale per dare la nostra risposta, ma il più delle volte non avremo tempo “fisico” per sceglierne una giusta o, perché no, quella che fa più al caso nostro. Certo, un sistema del genere permette di dare una maggiore fluidità di dialogo nei botta e risposta ma inficia notevolmente sul prodotto finale che spesso dà l’impressione di essere “guidato” un po’ a casaccio.

!==PB==!
… e neanche di sparare

La mediocre realizzazione che permea il sistema di dialoghi la ritroviamo nostro malgrado anche nel gameplay vero e proprio e nelle sessioni di combattimento. Entrambe ci sono risultate sin da subito molto spoglie e incomplete e purtroppo, anche dopo un’attenta analisi, non abbiamo avuto modo di ricrederci: le meccaniche che regolano il sistema di mira sono imprecise e, in alcuni casi, persino ingiocabili a causa di un sistema di coperture realizzato terribilmente (rubato di sana pianta dall’ormai stra-clonato Gears of War). Ci si para premendo il tasto apposito nei pressi di una parete, e con i due grilletti (prima sinistro e poi destro) sbucheremo di tanto in tanto per colpire i nemici: fattore completamente inutile e mal gestito anche a livello ruolistico, in quanto non è tenuto in considerazione come abilità evolutiva del personaggio, ma soprattutto risulta piatto e omogeneo anche utilizzando armi di diverso tipo.
Armi che, tra l’altro, sono molto difficili persino da selezionare, causa un sistema di menu/inventario realizzato in modo un po’ confusionario.
Piuttosto che subire interminabili minuti di banali sparatorie, spesso e volentieri sarà più divertente uscire allo scoperto ed eliminare i malcapitati in uno scontro diretto ma non aspettatevi intricate combo di tasti o scazzottate dal taglio cinematografico alle quali siamo (oramai) più che abituati.

Ci pensa a riparare, in piccolissima parte, una timida e abbozzata componente stealth. Il lato negativo, però, è che non basteranno poche telecamere di sorveglianza, qualche gadget fuori moda e alcune ambientazioni in notturna per allietare le vostre abilità furtive: Alpha Protocol non solo non può competere con quanto visto in circolazione negli ultimi anni ma non regge il confronto persino al cospetto del primissimo Splinter Cell (datato 2002, ben otto anni fa!) che a tutti gli effetti rimane molto più attuale e innovativo. Senza contare l’indiscutibile Metal Gear Solid, che a livello narrativo-interattivo ha cambiato e dettato molte delle regole di questo difficile genere.

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Infine, di tanto in tanto, verrete chiamati in causa per risolvere alcuni mini-giochi: inutile dire che anche questo aspetto, ormai trito e ritrito in molte salse videoludiche, serve a spezzare la noia di alcuni combattimenti o sessioni stealth troppo longeve. In AP vi troverete a dover risolvere alcuni puzzle cibernetici con lo scopo ultimo di accedere a file top-secret di computer, violare sistemi di sorveglianza o sbloccare armadietti segreti. Alcuni di questi mini-giochi sanno difendersi bene (anche se alla lunga stancano un po’), altri invece sono realizzati con un’approssimazione sconcertante e snervante, il sistema di hackeraggio “à la Matrix” sopra tutti: dovrete far coincidere alcune righe di codice con altre presenti sullo schermo, ma si rivelerà da subito un’impresa impossibile sia in termini di tempo che di giocabilità… anche se muniti di un manuale d’istruzioni.

(Dis)piacere per gli occhi

A livello tecnico, Alpha Protocol presenta un problema che vogliamo chiamare affettuosamente “taglio&cucito”: sembra essere vittima di un montaggio grafico dell’ultimo minuto che ha notevoli ripercussioni sulla resa finale. L’aspetto più fastidioso tra tutti è un sistema davvero approssimativo di telecamere, che tenderà a stringere troppo il campo sul vostro alter-ego lasciandovi quindi poca visuale per l’azione e lo scrutamento dell’area di gioco, requisiti fondamentali in un action/stealth game.
Le animazioni sono rigide e prive di vita, elementi riscontrabili specialmente nelle sessioni di dialogo: pessime imitazioni del potenziale mostrato (e osato) ampiamente in capolavori come Mass Effect. Il concept delle ambientazioni non è male e i paesaggi (interni ed esterni) si sposano discretamente sia a livello stilistico che architettonico, ma si ripetono fin troppo spesso già dalle prime battute presentandosi denutrite e insipide anche agli occhi meno esigenti.

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Il comparto audio accompagna faticosamente le sessioni di gioco, arrancando qui e lì con tracce musicali non di primo livello ma comunque piuttosto abbordabili e coerenti con il tema “spionaggio”. Il doppiaggio, purtroppo solo in lingua inglese, è apprezzabile ma ben poco espressivo se confrontato ad alcuni dei titoli sopra citati, e tra l’altro poco godibile a causa di una copiosa quantità di testo da leggere.

Hai fatto la frittata!

Alpha Protocol sembrava avere tutte le carte in regola per dare un po’ di frescura a quella che si sarebbe preannunciata come la “siccità videoludica estiva”, presentandosi già da mesi con un’aspettativa molto positiva. Purtroppo, la bassa e scontata realizzazione tecnica/artistica e un generale e triste déjà-vu appiccicato come olio bollente per tutta la durata del titolo, rendono Alpha Protocol una delle peggiori “occasioni mancate” che si siano viste negli ultimi anni. Troppi generi “incompleti” vengono buttati senza misure in una padella dalla quale, forse, gli stessi sviluppatori speravano di uscirne soddisfatti, ma che invece si è rivelata una frittata tutt’altro che “bella e buona”.
Insomma, un gioco poco commestibile per tutti e comunque da prendere a piccole dosi.
Pena l’indigestione.