Recensione Nioh 3
di: Simone CantiniLa storia dietro allo sviluppo di Nioh è alquanto travagliata e per certi aspetti bizzarra. Annunciato nel lontano 2004 come eredità spirituale della sceneggiatura mai completata di Oni, film ideato dal maestro Akira Kurosawa, l’IP in questione ha vissuto per anni in un limbo in odor di vaporware. Con il passare del tempo, del gioco sviluppato da Koei Tecmo sembrava divertirsi a latitare sulle scene, lasciando serpeggiare il dubbio di un silente abbandono. Poi, come per magia, nel 2017 l’avventura di William riuscì a dissipare ogni nebbia che aleggiava attorno a questa mitologica creatura, dando il via ad una saga che, in pochissimi anni, è andata ad arricchire con successo la line up delle console Sony. Con l’ultimo arrivato che risponde non a caso al nome di Nioh 3, e che si porta in dote una ricca serie di novità, utili a giustificare quel numeretto che compare di fianco al nome.
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A spasso nel tempo
Vi avevo già parlato qualche tempo fa di Nioh 3, durante il rilascio della demo estiva dell’ultima fatica targata Koei Tecmo e Team Ninja. Un incontro preliminare che mi aveva lasciato addosso sensazioni più che positive, e che hanno felicemente trovato conforto nel codice review finale, come potete ben vedere dal voto che campeggia in chiusura di recensione. Prima di sviscerare i motivi che mi hanno portato a premiare la terza sortita di questo riuscitissimo soulslike, vale la pena soffermarsi un poco sul substrato narrativo di questa nuova avventura a base di Amrita e yokai. Stavolta la storia prende il via nel periodo Edo (1603 – 1868), con il nostro protagonista che verrà nominato successore ufficiale del leggendario Ieyasu Tokugawa. Il problema per Takechiyo (questo il nome dell’eroe, che potremo liberamente personalizzare tramite il solito e ricco editor) risiede nel fratello Kunimatsu, che geloso della scelta fatta dallo shogun, deciderà di far assalire da un branco di yokai il castello, a poche ore dalla cerimonia di successione.
Scampato per miracolo all’assalto, Takechiyo si ritroverà misteriosamente catapultato indietro nel tempo, materializzandosi nel bel mezzo dei tumulti che portarono alla fine dell’era Sengoku (1467 – 1603), dove si troverà a combattere proprio al fianco di un ben più giovane Ieyasu. Il viaggio sarà solo il primo tassello di una cospirazione demoniaca di portata assai più ampia, che affonda le proprie radici nell’antico regno Yamatai e che avrà alla base i soliti demoni desiderosi di mettere a ferro e fuoco l’arcipelago nipponico, trascendendo il tempo e lo spazio. L’unico modo per sventare questa antica minaccia sarà quella di distruggere i Crogioli, anomalie dimensionali che hanno squassato differenti periodi storici, che dovremo visitare prima di dare il via all’immancabile scontro finale. Corposa e ben stratificata, la campagna principale di Nioh 3 vi porterà via decine di ore prima di essere completata, arrivando a superare le 60 ore qualora voleste dedicarvi anche a tutte le numerose missioni secondarie che la impreziosiscono.
Un monte ore ovviamente soggetto alla vostra abilità, dato che in fin dei conti parliamo sempre di un soulslike particolarmente aggressivo, ma che non si vergognerà di accrescere la propria consistenza anche una volta giunti ai titoli di coda, sia grazie all’immancabile difficoltà Crepuscolo (stesso gioco ma ancora più cattivo) e all’azzeccato comparto multiplayer, che saprà intrattenere tutti coloro che desiderano falciare yokai in compagnia. Sotto il profilo contenutistico, quindi, ci sono davvero pochissimi appunti che si possono muovere al titolo sviluppato da Team Ninja, che ancora una volta ci propone un’esperienza in grado di intrattenere in maniera abbondante ed efficace.
Orizzonti aperti
Il generoso monte ore messo sul piatto da Nioh 3 nasce anche dalla prima, grande novità che caratterizza questa stuzzicante IP: sto parlando della sua struttura open world, che ci accompagnerà per la maggior parte dell’esperienza. Ad eccezione di un paio di momenti più affini al passato lineare della serie, i differenti periodi storici che andremo a visitare ci presenteranno delle mappe alquanto estese, che si apriranno poco alla volta sotto i nostri occhi, premiando l’esplorazione con basi da liberare, boss opzionali da sconfiggere, spiritelli benevoli da scovare e task accessori da completare. Un approccio non certo originale nella sua ossatura, ma che riesce a garantire un respiro più ampio alla produzione, oltre a mitigare in parte la consueta difficoltà non proprio docile dell’IP. La possibilità di lenire con l’esplorazione gli inevitabili momenti di grinding, difatti, rende meno tedioso e sicuramente più stimolante il processo di accumulo delle anime necessarie al level up, scongiurando la presenza di momenti in cui si procederà meccanicamente verso il potenziamento di Takechyo. Sotto questo punto di vista il lavoro svolto con Rise of the Ronin è evidente sin dalle prime battute, al punto che Nioh 3 può essere idealmente visto come una sorta di soulslike che ibrida il lavoro dell’esclusiva PS5 con le suggestioni della serie Ghost di casa Sucker Punch: il figlio decisamente più cattivo e intrattabile nato da questo ipotetico matrimonio.
Due anime in un solo corpo
Le modifiche apportate ad una routine tutto sommato rodata, comunque, non si esauriscono certo qua, ma vanno anche ad impattare su quello che è il core dell’esperienza, che non poteva essere da meno visto che parliamo di Team Ninja. Nioh 3, difatti, abbraccia alcune novità anche in merito al suo raffinato e appagante combat system, e lo fa affiancando alle classiche stance dell’assetto di combattimento standard quella che nel gioco è chiamata modalità Ninja. Si tratta, di fatto, di un assetto accessibile in ogni momento premendo il grilletto destro del pad, che va a variare in maniera sensibile le possibilità di approccio agli scontri, oltre a permetterci di counterare gli attacchi più devastanti se switcheremo tra le due forme al momento giusto. Se la modalità Samurai è la classica impostazione vista nei due Nioh precedenti, questa inedita interazione rende il nostro avatar più veloce e scattante, oltre a rendere utilizzabili le Arti Ninjutsu, ampliabili in numero progredendo nel gioco, soggette a fisiologico cooldown accelerabile attaccando senza sosta e legate alla pressione del dorsale destro in aggiunta ai pulsanti frontali.
Abituarsi a questo assetto inedito richiederà qualche battaglia, dato che cambia le carte in tavola anche per quanto riguarda la gestione del flow dei combattimenti: se in modalità Samurai sarà sempre possibile attuare il recupero del Ki (la stamina) premendo al momento giusto il dorsale destro, in modalità Ninja questa tecnica non sarà disponile (si potrà fare a gioco inoltrato sbloccando particolari perk), sostituita dalla possibilità di accedere a schivate ancora più rapide. A rendere più interessante questa variabile, ci pensa la facoltà di associare uno spirto guardiano unico a ciascuno dei due stili, con conseguente sblocco di due abilità di lotta peculiari per forma, che potranno essere attivate riempiendo l’apposito indicatore.
Che Team Ninja abbia deciso di cambiare sostanzialmente le carte in tavola una volta in combattimento, si evince anche dal ruolo che le anime rilasciate da alcuni yokai hanno nella struttura della build: sarà possibile equipaggiare fino a 6 di questi nuclei, a seconda della direzione in cui faremo progredire Takechiyo, così da avere a disposizione summon e talismani magici accessori, che vanno ad affiancare il nutrito numero di consumabili presenti sin dal debutto della serie. Condite il tutto con varie tipologie di armi, che comprendono lame uniche per Samurai/Ninja e due new entry, e avrete chiaro come il quadretto bellico di Nioh 3 sia davvero corposo e stimolante. A voler essere pignoli si potrebbe avere da ridire sull’abnorme quantitativo di drop per i pezzi di equipaggiamento, che tra armi e parti di armature ci poterà ad avere l’inventario ricolmo di oggetti, spesso di dubbia utilità, già dopo pochissime ore di gioco: capisco che si tratta di uno dei punti distintivi del brand, ma una limata verso il basso ritengo non farebbe male alla gestione delle nostre risorse.
Dèjà vu
Per un discreto numero di aggiunte che vanno ad arricchire l’esperienza, Nioh 3 non poteva fare a meno di scadere un poco anche in un’operazione di mero riciclo, che è andata ad impattare prevalentemente il comunque corposo e variegato bestiario della produzione. Per quanto non manchino yokai nuovi di zecca, tutti ottimamente caratterizzati e dalla personalità spiccata, sono presenti anche moltissime creature già viste e squartate nelle precedenti avventure (boss compresi), che sebbene non rappresentino chissà quale problema, non possono che far aleggiare una cappa in salsa déjà vu che avrebbe potuto essere arginata un po’ di più. Poi però ci si trova a smadonnare dopo l’ennesimo game over causato da uno dei bellissimi boss inediti, e come per magia tutto passa in secondo piano.
Nel solco della tradizione resta anche il comparto grafico della produzione, che presenta la classica accoppiata di preset prestazioni/qualità, che offrono sostanziali modifiche prevalentemente lato frame rate. E visto il tipo di gioco mi pare inutile sottolineare quale sia da preferire, pur al netto di qualche sensibile calo (fortunatamente mai troppo invasivo) che si verifica a partire principalmente dal secondo periodo storico visitabile. A non tradire è il colpo d’occhio, anche esso familiare ma comunque accattivante, tanto per i vecchi squartatori di demoni che per le new entry della saga. Ottimo, come sempre, il doppiaggio in lingua giapponese (c’è anche il superfluo, almeno per me, voice over in inglese), che affianca una soundtrack azzeccata e una perfetta localizzazione testuale in italiano.
Il 2026 di Koei Tecmo è iniziato davvero con il piede giusto, visto che dopo l’ottimo DLC rilasciato per Dynasty Warriors: Origins, la casa nipponica è pronta a continuare a titillare i nostri pad grazie ad un Nioh 3 davvero ben confezionato. La nuova avventura della visione soulslike di Team Ninja, difatti, mantiene fede alle promesse fatte in fase di anteprima, regalandoci una reinterpretazione della serie indubbiamente riuscita. Il maggior respiro conferito dalla struttura open world, difatti, si sposa alla perfezione con il rinnovato ed ampliato combat system, da sempre marchio di fabbrica della saga. L’introduzione della modalità Ninja rende gli scontri ancora più tecnici ed appaganti, fornendo un inedito punto di vista combattivo anche ai più incalliti veterani del brand. Peccato soltanto per l’immancabile riciclo di parte degli asset, a cui si accompagna un frame rate che meriterebbe una piccola aggiustatina, ma tolti questi sassolini dalla scarpa, l’esperienza proposta da Nioh 3 non potrà che soddisfare tutti coloro che sono in cerca di un soulslike sicuramente esigente, ma anche dannatamente appassionato ed appagante.