Dynasty Warriors: Origins – Visions of Four Heroes
di: Simone CantiniGeneralmente si tende a vedere l’inizio di ogni nuovo anno come una sorta di punto zero, un reset psicologico della nostra vita, momento da cui ripartire con rinnovato entusiasmo alla caccia dei propri personalissimi traguardi. E non è forse un caso che gennaio 2025 sia coinciso con la rinascita del brand più longevo e conosciuto di Omega Force, che proprio grazie a Dynasty Warriors: Origins ha dimostrato di potersi scrollare di dosso con successo il suo ingombrante passato. E oggi, a poco più di 12 mesi di distanza, l’avventura del silente Ziluan si amplia ulteriormente in seguito al rilascio di Visions of Four Heroes, un corposo DLC che ci regalerà una massiccia dose di mattanze nuove di zecca, permettendoci di vivere alcuni momenti della storia originale da un differente punto di vista.
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E se?
Non è certo un espediente nuovo alla saga l’apporto narrativo offerto da Visions of Four Heroes, che si configura come il più classico degli espedienti in salsa what if. Il DLC in questione, che sarà accessibile una volta sbloccato il secondo capitolo della main story di Dynasty Warriors: Origins, ci spalancherà le porte di 4 archi narrativi, ognuno legato ad altrettanti “cattivi” che caratterizzano la progressione principale: Zhang Jiao, Dong Zhuo, Yuan Shao e Lu Bu. Ciascuno dei capitoli a loro dedicati, ci permetterà di vivere le loro storie da prospettiva ipotetica, così da stravolgere gli eventi canonici legati alla reale storia della Cina dei Tre Regni, permettendoci così di ampliare sensibilmente la già corposa longevità del gioco, pur in presenza di mini-campagne completamente lineari.
Come detto non si tratta di un espediente particolarmente innovativo per la serie firmata Omega Force, ma la dozzina di ore necessarie a giungere alla fine del DLC ha il merito di non limitarsi al mero compitino di allungare un brodo comunque già gustoso. Il team giapponese ha colto la palla al balzo per apportare alcune modifiche al flow ludico sperimentato lo scorso anno, introducendo alcune interessanti novità che, sebbene non troppo complesse o particolarmente rifinite, rappresentano indubbiamente un ulteriore tassello che mi auguro venga sviscerato a dovere in questo nuovo corso per il musou più celebre e celebrato.
Lame nuove di zecca
Il primo elemento che salta all’occhio una volta avviata l’espansione, è la presenza di un hub centrale da cui è possibile prendere parte a queste inedite sortite. Questo servirà anche come luogo in cui poter chiacchierare con i vari personaggi che incontreremo, acquistare oggetti e potenziare il nostro equipaggiamento, oltre a poter accedere ad un campo di addestramento dedicato a ciascuna delle armi presenti nel gioco, così da poter mettere le mani su alcuni oggetti speciali. Proprio questa ultima feature è risultata benvenuta, in virtù dell’introduzione di due armi nuove di zecca (con skill tree dedicato), che sarà bene testare a dovere prima di impiegarle effettivamente sul campo di battaglia. L’arco e il dardo a corda, difatti, cambiano sensibilmente le regole di ingaggio, grazie a moveset rinnovati e alquanto particolari, che comunque ben si sposano con l’azione generale, ovviamente a patto di sapere come utilizzare al meglio il loro potenziale.
Sempre parlando di skill tree, anche Ziluan avrà accesso ad un nuovo albero delle abilità, che rimarranno però confinate all’interno dell’esperienza proposta dal DLC. Ovviamente, l’accesso all’espansione, si porterà in dote il livello ottenuto nella main quest, con tanto di perk ottenuti: si tratta di una scelta che mi sento di condividere in pieno, visto che Visions of Four Heroes presenta un livello di difficoltà tarato decisamente verso l’altro già in modalità standard. Per i masochisti del settore, o per coloro che semplicemente cercano una sfida alquanto impegnativa, è comunque presente un ulteriore settaggio, capace di alzare sensibilmente la già elevata asticella.
Ora tocca a me!
Altra novità macroscopica all’interno del DLC diretto a Dynasty Warriors: Origins è la modalità Battaglia Strategica, che rende più interessante e dinamico l’accesso agli scontri su larga scala. Tramite questa funzione, in determinati momenti delle quattro storyline, il campo di battaglia si trasforma in una sorta di boardgame, in cui le truppe alleate si andranno a scontrare con quelle nemiche all’interno di una struttura a turni, terminati i quali prenderà il via la schermaglia campale. Durante ciascuno di questi turni, potremo decidere con quale plotone interagire, prendendo parte direttamente alla lotta in maniera tradizionale, così da ottenere alcuni potenziamenti noti come Tattiche Segrete: queste potranno essere giocate sia in fase di preparazione (così da potenziare i nostri uomini o diminuire le forze avversaria), quanto sul campo di battaglia vero e proprio, andando ad ampliare le possibilità strategiche presenti. Non si tratta di un sistema estremamente complesso, ma il modo in cui riesce a spezzare il flow canonico lascia ben sperare per una maggiore e più raffinata implementazione nel futuro del franchise.
Sotto il profilo tecnico, come prevedibile, Visions of Four Heroes non presta il fianco a particolari scossoni, lasciando intatto il già soddisfacente quadretto visto in occasione del lancio originale della produzione. Spiace solo constatare l’assenza di mappe realizzate appositamente per il DLC, ma dato che parliamo di una riproposizione da un’altra prospettiva di eventi già vissuti, non c’è da stupirsi poi troppo se ci troveremo a combattere in mappe già viste nella main quest.
Visions of Four Heroes non rivoluziona la formula di Dynasty Warriors: Origins, ma la arricchisce con intelligenza, ampliando l’universo narrativo e introducendo spunti ludici che mostrano chiaramente la volontà di Omega Force di sperimentare senza tradire la propria identità. Le nuove armi, l’hub centrale e la Battaglia Strategica non sono semplici aggiunte cosmetiche: sono segnali di un percorso evolutivo che, pur ancora acerbo in alcuni frangenti, suggerisce una direzione precisa per il futuro del franchise. Pur con qualche limite strutturale, su tutti la mancanza di mappe inedite, il DLC si dimostra un tassello solido, generoso nei contenuti e capace di offrire una prospettiva alternativa che valorizza sia i personaggi sia il mondo di gioco. Per chi ha apprezzato Origins, è un ritorno sul campo di battaglia che merita di essere affrontato; per Omega Force, un altro passo verso una nuova maturità creativa.