Recensione NBA The Run
di: Donato MarchisielloDa qualche anno a questa parte, l’universo delle simulazioni sportive digitali vive una sorta di dorata ma soffocante stagnazione, dove l’assoluto monopolio commerciale di pochi brand ha finito per trasformare i campi da gioco virtuali in gigantesche, iper-realistiche macchine da fatturato. Tra menù complessi che ricordano fogli di calcolo aziendali, fisiche esasperate fino al millimetro e un’ossessione a tratti molesta per le microtransazioni e la messinscena televisiva, si è progressivamente smarrito quel senso primordiale di gioia immediata che solo i vecchi capisaldi arcade sapevano regalare. Chi è cresciuto a pane e campetti di asfalto nei primi anni duemila non può non guardare con una punta di struggente nostalgia a monumenti del passato come la serie NBA Street, capaci di sublimare la cultura urbana del basket da strada in un concentrato puro di stile, agonismo e sfrontatezza. Dunque, si può osare contro i giganti della perfezione simulativa? Play by Play Studios ha accettato questo pesante guanto di sfida con l’intento di dimostrare che c’è ancora spazio per un divertimento viscerale, immediato e orgogliosamente lontano dai canoni della simulazione tradizionale, sfruttando le tecnologie odierne per dare una scossa a un mercato fin troppo adagiato sui propri allori. Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione Xbox Series X di NBA The Run.
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NBA The Run è un gioco di basket dedicato alla federazione nazionale americana, in questa sede traslata forzosamente in un ambiente urbano e “street”. Com’è già intuibile dalle parole spese nell’intro, il gioco offre uno scorcio arcade e super dinamico della palla a spicchi, in netto “contrasto” a simulazioni più realistiche e “fotografiche”, ma nella sua ottica street. La scelta dell’ambientazione in cui affronteremo altri giocatori non si limita ad una mera selezione di sfondi cartolina intercambiabili, ma rappresenta un vero e proprio atto d’amore verso la sottocultura del basket da strada globale. Passare dal calore californiano e dalle iconiche reti metalliche di Venice Beach fino alla densa e coloratissima gabbia di cemento di The Tenement nelle Filippine restituisce una sensazione di appartenenza geografica e culturale verace e lontana dalla perfezione patinata delle competizioni maggiori. Questo approccio così radicato nella cultura di strada si fonde in maniera magistrale con un gameplay che fa della reattività e della spettacolarità i propri punti di forza assoluti, regalando un feeling dinamico pad alla mano sin dalle primissime battute. Appena avviato il gioco, verremo sin da subito accolti da un menù minimale che ci mostra il nostro team da tre, da comporre selezionando giocatori da una roster abbastanza vasto di copie “cartoon” dei grandi dell’Nba attuale. Un accoglienza diretta e senza fronzoli che, però, evidenzia sin da subito due notevoli limitazioni: la prima è la mancanza di un vero e proprio tutorial, in grado di spiegarci la (ricca) mole di comandi e combinazioni di tasti. Vi sarà, infatti, un semplice shootaround con un elenco dei comandi possibili, che non renderà estremamente facile la vita dei neofiti.
La seconda, conseguenziale, è la presenza sostanzialmente di una sola modalità di gioco, ovvero una sorta di torneo ad eliminazioni costituito da partite tre contro tre condito da alcune micro-variabili in game (come, ad esempio un maggior punteggio ottenuto dalle schiacciate ecc.) e che potrà essere affrontata con altri due giocatori o controllando l’intera squadra. Le partite iniziano senza una canonica palla a due, ma con una frenetica e caotica corsa verso il pallone posizionato a metà campo, un dettaglio squisitamente grezzo che chiarisce fin da subito il ritmo della contesa. La grande scommessa vinta dagli sviluppatori risiede nell’aver implementato un’architettura di rete basata sul rollback netcode, una tecnologia in grado di azzerare qualsiasi input lag e che permette di eseguire crossover spezza-caviglie, cambi di mano fulminei e modifiche della traiettoria di tiro a mezz’aria con una precisione chirurgica. Le stelle della lega presenti nel roster sono state tradotte nel codice di gioco non attraverso freddi parametri numerici, ma tramite le cosiddette abilità “In the Zone”, abilità iconiche esagerate che esaltano le caratteristiche uniche dei vari atleti: vedere Stephen Curry mandare a bersaglio triple fantascientifiche scagliate quasi dalla metà campo avversaria, o Victor Wembanyama muoversi come un alieno filiforme capace di stoppare conclusioni apparentemente imprendibili grazie a una portata di braccia spaventosa, dona ai match una verticalità e un sapore quasi fumettistico. In NBA The Run sarà possibile utilizzare combinazioni di tasti per innescare trick spettacolari ed evoluzioni “spaziali” sopra il ferro, ma anche la difesa (piuttosto impegnativa, data la velocità del gameplay) sarà ovviamente centrale. Invece di limitarsi a una passiva attesa del tiro avversario, la difesa in questo gioco è piuttosto chirurgica e ben implementata, nel suo animo naturalmente arcade, e dovrà esser appresa velocemente poiché, nel gioco, è davvero facilissimo segnare (com’è giusto che sia).
Però, come già stringatamente anticipato, tutta questa straripante energia ludica s’infrange purtroppo con la succitata carenza strutturale. L’intero impianto ludico e la motivazione a proseguire la propria epopea sul cemento sono interamente delegati ad un sistema di accumulo dell’esperienza del nostro account e di progressione in un level system composto da 50 ranghi, con l’utilità di accumulare la valuta di gioco necessaria per sbloccare giocatori, costumi alternativi, esultanze provocatorie e animazioni avanzate per le schiacciate. Questa impostazione così sbilanciata verso il multigiocatore competitivo puro fa sì che, dopo una ventina di ore passate a inanellare triple e alley-oop spettacolari, subentri una strisciante sensazione di ripetitività, acuita in modo sensibile da una certa basicità strategica e comunicativa, che rende il matchmaking con utenti sconosciuti un terno al lotto caotico dove coordinare il team (che non avrà ruoli “obbligati” da rispettare) dentro e fuori dal campo diverrà faccenda complessa. Dunque, NBA The Run sembra immediatamente una scelta logica se si cerca un’esperienza mordi e fuggi, uno strumento per ammazzare casualmente un po’ di tempo. Ma, al momento, la logica evapora velocemente se si cerca qualcosa di più strutturato e a lungo termine.
Spostando lo sguardo sull’analisi tecnica della conversione per l’ammiraglia di casa Microsoft, non si può che lodare la saggia decisione del team di sviluppo di abbandonare la rincorsa a un fotorealismo a favore di una direzione artistica vibrante, stilizzata e ricca di personalità, caratterizzata da un uso superbo del cel-shading che fa sembrare il gioco una sorta di fumetto metropolitano in movimento. Questo stile grafico ricercato permette all’Unreal Engine di gestire senza la minima esitazione la risoluzione in 4K nativo a sessanta fotogrammi al secondo solidi, offrendo un gameplay fluido e bello da ammirare. Se l’impatto visivo è indubbiamente promosso, il comparto sonoro merita una menzione d’onore assoluta per la straordinaria capacità di avvolgere il giocatore e dettare il ritmo cardiaco dell’intera esperienza. Il sound design ambientale è eccellennte, capace di riprodurre fedelmente lo stridore secco delle suole delle scarpe sul cemento, il pesante rimbombo metallico dei ferri dei canestri di periferia e il brusio costante della folla a bordo campo. La colonna sonora, com’è lecito attendersi, è una selezione micidiale di tracce hip-hop e urban dai bassi distorti che si fondono perfettamente con l’azione, ma il vero colpo di genio della produzione risiede nel commento audio affidato alla leggendaria voce di Bobbito Garcia, una autentica leggenda dello street basket americano.
Tirando le somme, si può tranquillamente affermare che Play by Play Studios ha confezionato un prodotto dotato di un’identità fortissima, capace di colmare un vuoto che gli appassionati di vecchia data avvertivano da oltre un decennio, ovvero quello dell’esperienza ludica arcade e senza pensieri. NBA The Run è un titolo accessibile, spettacolare e sorretto da un’infrastruttura online eccellente. I limiti evidenti legati alla marcata limitatezza di contenuti ed un sistema di progressione fin troppo piatto e incline al grind impediscono alla produzione di raggiungere le vette assolute del genere, lasciando l’amaro in bocca a chi sperava in una struttura più densa e sfaccettata. Nonostante queste spigolosità strutturali, ci troviamo di fronte a un’ottima alternativa nel panorama dei giochi sportivi odierni ai classici “giganti pesanti” del settore ad un prezzo tutto sommato accessibile.