Moons of Madness - Recensione

Gli ultimi mesi sono stati davvero fortunati per gli amanti delle atmosfere care ad H.P. Lovecraft, data l’uscita sul mercato di due riusciti titoli dedicati alle tematiche dello scrittore statunitense: Call of Cthulhu e The Sinking City. A questi progetti si è da poco aggiunto un nuovo tassello, che ha scelto di rileggere in parte il setting caro allo scrittore, traslando il tutto dalla sua contemporaneità ad un futuro prossimo, spostando il focus dell’azione su Marte. Moons of Madness, difatti, ci catapulterà a milioni di chilometri dal nostro pianeta, ma tale distanza non sarà comunque sufficiente a tenerci lontani dall’orrori e dalla follia.

Ombre rosse

Shane Newhart è un ingegnere di stanza sul pianeta rosso, membro di una spedizione scientifica imbastita dalla Manticore-Horochi, una compagnia che sta indagando su alcuni messaggi provenienti proprio dal corpo celeste. Tutto ha inizio durante una normale giornata di routine, ma non appena il nostro protagonista si ritrova a mettere piede fuori dal proprio alloggio, ci si rende subito conto che qualcosa non va: la stazione di ricerca è silenziosa ed immersa in una penombra al cui interno si agitano figure indistinte. Pochi passi sono sufficienti a scaraventarci in una sorta di incubo, in cui voci e situazioni surreali si susseguono veloci. Si tratta, però, per l’appunto soltanto di un sogno, dal quale ci risvegliamo bruscamente per riprendere il contatto con la nostra realtà, fatta di tante piccole mansioni da sbrigare. La prima ci vedrà impegnati a ripristinare il sistema di trasmissione satellitare, indispensabile per comunicare con l’equipaggio di rimpiazzo in procinto di atterrare. Ecco quindi che, dopo aver indossato la nostra tuta e fatta scorta di ossigeno, saliremo a bordo del nostro rover, guidati via radio dai nostri compagni di spedizione, e ci avventureremo sulla superficie del pianeta. I primi minuti di Moons of Madness scorrono così, molto lenti e compassati, spezzati soltanto da un paio di piacevoli enigmi, basati sull’utilizzo di batterie e coordinate da settare, svelando con prepotenza la natura di walking simulator della produzione Rock Pocket Games. È bene, però, non lasciarsi ingannare da questo incipit tutto sommato tranquillo, dato che poco a poco la situazione finirà con il precipitare, non appena le nostre folli visioni prenderanno a contaminare la realtà, in un riuscito mix tra orrore terreno e viaggio psicologico, in cui fortissimi ed evidenti sono i richiami alla mitologia e agli scritti del citato H.P. Lovecraft: tra Antichi, Necronomicon ed un accenno smaccato ad uno dei classici dell’autore (Alle Montagne della Follia), i fan di queste atmosfere cupe e malsane troveranno di che divertirsi, grazie anche ad una trama che si dipana poco a poco sotto gli occhi del giocatore, grazie a dialoghi via radio, allucinazioni e documenti disseminati lungo la base.

Discesa nella follia

Il viaggio nell’incubo di Shane saprà, quindi, intrattenere per circa 6 ore, grazie ad un solido mix capace di alternare con successo momenti più soft, incentrati sulla semplice esplorazione, a puzzle mai troppo banali e scontati, senza rinunciare a qualche incursione più action alla Outlast e compagnia cantante (invero la parte più debole del pacchetto). Fulcro dell’esperienza sarà il Biometro, un particolare strumento da polso che potremo utilizzare per scansionare l’ambiente, così da individuare gli elementi interattivi, ma anche per connettersi ai vari dispositivi elettronici, siano essi telecamere da hackerare o quadri di comando da configurare. Su tutto, però, spiccherà l’atmosfera sempre più opprimente che andrà a permeare i vari ambienti di gioco, che spazieranno dalla claustrofobica base della Manticore-Horochi, alle mortali pianure marziane, in cui il terrore di rimanere fatalmente a corto di ossigeno accompagnerà ogni nostro passo. La struttura ludica di Moons of Madness, quindi, al netto di un incipit non proprio entusiasmante, ha dimostrato di saper crescere poco alla volta, finendo con il confezionare un’esperienza horror azzeccata, in cui i pochi jumpscare presente non sono mai fini a loro stessi. Grande merito, però, va anche attribuito ad una direzione artistica e ad una realizzazione tecnica entrambe azzeccate, con la prima capace di imbastire un ambiente a tratti molto asettico, capace di creare un netto contrasto con il caos mentale che va sempre più avvinghiando la psiche di Shane. Merito anche ad un uso intelligente e riuscito dell’Unreal Engine, che è stato sfruttato a dovere dai ragazzi di Rock Pocket Games, con un impegno che si è tradotto in una grafica pulita e molto ben modellata. Come sempre, quando succede, non posso che lodare anche la volontà di presentare il tutto localizzato (per quanto riguarda testi e sottotitoli) in italiano, con il solo voice over che è rimasto in lingua inglese.

Pur al netto della sua semplicità, l’esperienza di Moons of Madness si è rivelata decisamente piacevole e riuscita. Il team di sviluppo, difatti, ha scelto di mettere sul piatto pochi elementi, ma di portarli a termine quasi tutti con successo. A fasi esplorative compassate e funzionali, coadiuvate da un’atmosfera che va sporcandosi poco alla volta, si accompagnano enigmi piacevoli ed in grado di spezzare l’azione in modo coerente. Le uniche ombre, oltre a quelle lovecraftiane, sono da ritrovare nella fortunatamente risicata manciata di momenti più action, in cui dovremo sfuggire ad una minaccia mostruosa, ma si tratta di brevi sezioni che non riescono ad intaccare un quadro tutto sommato ben riuscito. In definitiva, se amate le atmosfere dell’autore di Providence, e siete curiosi di vederle declinate in un setting tutto sommato inusuale, il mio consiglio è quello di dare seriamente una chance a Moons of Madness: difficilmente ne rimarrete delusi.

 

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