Minecraft Dungeons - Recensione

Se la memoria non mi inganna, da quando scrivo sul Tribe non sono riuscito a portare a termine una recensione soltanto in un caso, ovvero quando mi sono trovato a dovervi raccontare la versione X360 del gioco firmato da Marcus “Notch” Persson. Confesso di averci provato, di essermi impegnato, ma proprio non sono riuscito a digerire in alcun modo quel, per me, non gameplay, al punto di vedermi costretto ad abbandonare il titolo dopo pochissime ore. Ora che siete venuti a conoscenza di questo piccolo aneddoto, sicuramente vi starete chiedendo perché mi trovi oggi a scrivere di Minecraft Dungeons, nonostante l’incompatibilità che nutro da sempre verso il titolo Mojang. Beh, la risposta è semplice: del capostipite porta solo il nome e la grafica.

Un mondo a cubetti

Si narra che un tempo, un piccolo abitore finì per diventare malvagio, dopo essere stato cacciato dal villaggio in cui viveva. Mosso da un sentimento di vendetta, decise di scatenare orde di creature malvagie su tutto il territorio, così da farla pagare a coloro che lo avevano umiliato e deriso. E a chi toccherà mai mettere fine a questo diabolico piano? Ovviamente a noi, che dovremo attraversare 10 livelli generati proceduralmente, in questo ARPG, che strizza fortemente l’occhio a Diablo, pur scalfendo soltanto la superficie delle meccaniche che hanno reso celebre la serie Blizzard. Della storia trovo quanto mai superfluo parlarne, dato che praticamente vi ho già detto tutto quello che c’è da sapere, e visto che è solo un esilissimo pretesto per gettarci nella mischia senza troppi problemi. Minecraft Dungeons, difatti, è un titolo all’insegna della semplicità più totale: nessun personaggio da creare, nessuna classe da scegliere o statistiche da far crescere. Sarà sufficiente selezionare una delle skin proposte nella schermata iniziale (stona in questo senso vederne 6 a pagamento) e dare il via al tutorial. Le meccaniche ludiche si baseranno su di un attacco corpo a corpo ed uno a distanza, con la possibilità di schivare e utilizzare sino a 3 manufatti, in grado di garantirci bonus oppure fornire attacchi magici più potenti. Ad ogni passaggio di livello, inoltre, verremo ricompensati con un punto abilità, da spendere per upgradare una delle caratteristiche uniche di ciascuno dei tre oggetti equipaggiabili (arma primaria, secondaria ed armatura): queste spazieranno da bonus passivi ad effetti speciali. A dispetto di ciò, comunque, data l’esigua possibilità personalizzazione offerta, non sarà possibile creare vere e proprie build, elemento che rende Minecraft Dungeons, anche in virtù dei semplicissimi controlli, più adatto ad un pubblico di giovanissimi che a quello di veterani. Il potenziamento del personaggio, oltre che al level up, ruoterà quindi attorno al drop di oggetti, che è risultato invero molto risicato all’interno dei vari livelli, oltre che profondamente aleatorio: non sono state rare le situazioni in cui gli item recuperati fossero sensibilmente più deboli di quelli già in mio possesso, elemento che rende talvolta inutile l’esplorazione completa degli stage, in cerca di forzieri e segreti. E poco aiutano, in questo senso, i due NPC che troveremo all’interno del nostro accampamento, l’HUB in cui faremo ritorno al termine di ciascuna missione: in cambio delle gemme che recupereremo in-game, questi ci permetteranno di acquistare un’arma o un equipaggiamento, la cui natura sarà però casuale anche in questo frangente, così da non consentirci di pianificare a dovere la nostra dotazione.

Increspare la superficie

Alla luce di queste criticità, quindi, cosa rende Minecraft Dungeons un titolo comunque degno della sufficienza? I motivi sono da ricercare proprio in questa semplicità di approccio, che è stata in grado di dare vita ad un gameplay efficace, a patto di non avere chissà quali pretese. La natura procedurale degli ambienti, seppur gesta da un algoritmo non proprio eccellente, garantisce comunque una buona dose di rigiocabilità, senza contare che dopo le circa 5 ore necessarie a giungere al termine dello story mode, sarà possibile sbloccare un livello di difficoltà superiore (e poi un altro ancora), che ci metterà davanti a nemici più ostici, ed in alcuni casi nuovi, oltre che ad equipaggiamenti più potenti. Benvenuta la possibilità di giocare in cooperativa con altri 3 giocatori, sia in locale che online, anche se in questo ultimo caso non è possibile accedere ad un matchmaking casuale, ma solo a sessioni ad inviti diretti. Alquanto incomprensibile come cosa. Per quanto concerne, invece, il comparto tecnico, Minecraft Dungeons offre un quadro in linea con il nome che porta, pertanto se non siete amanti dello stile della serie, difficilmente riuscirete ad apprezzare quanto vedrete a video. I fan, però, si troveranno a vivere ambientazioni e creature note da un punto di vista sicuramente differente, che non mancherà di sorprendere e soddisfare le aspettative.

Stavolta sono riuscito a superare il mio blocco: la recensione di Minecraft Dungeons è realtà. E tutto è ovviamente legato al fatto che dietro al titolo si nasconde un basilare ARPG, lontano anni luce da quello che la serie ci ha abituato a giocare. Il risultato? Un gioco semplice e simpatico, ma che proprio per questo sfiorare soltanto la superficie del genere in questione, basando il tutto sui differenti livelli di difficoltà sbloccabili, finisce per risultare non proprio irresistibile. Sicuramente adatto ad un pubblico giovane, o a chiunque decida di avvicinarsi per la prima volta alle meccaniche care a Diablo, che si troverà per le mani un gioco tutto sommato godibile. Chi, invece, è in cerca di un’esperienza profonda e sfaccettata, farebbe meglio a dirottare i suoi risparmi altrove.

  • Meccaniche semplici ed accessibili…

  • Buona rigiocabilità

  • …anche troppo

  • Drop estremamente casuale

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