Mickey’s Wild Adventure resuscita su PSN! - Recensione

A distanza di ben 15 anni ritornano le avventure di Topolino. Il PSN accoglie così una vecchia gloria uscita su Playstation e la ripropone, a distanza di tanto tempo, in un contesto del tutto differente e oramai orfano del videogioco "vecchia scuola". 

L’attuale mercato videoludico lascia poco spazio alle sperimentazioni e ancor meno alle nuove idee. Produrre un videogioco è diventato un investimento e per non rischiare si preferisce rimanere all’interno di quei quattro pali che delimitano la “standardizzazione” di un prodotto. Certo, esistono quei pochi casi che non seguono questa regola ma per poter apprezzare a fondo la creatività e originalità di un videogioco, il retrogaming è sicuramente il reparto più affollato. Non abbiamo neanche il coraggio di definirli vecchi, proprio perché un titolo come Mickey’s Wild Adventure, pur avendo ben 15 anni d’età (era il 1996 quando veniva lanciato su Playstation) non li sente minimamente. Andiamo a scoprire perché.

La vecchia accademia

Per chi malauguratamente se lo fosse perso per la prima console di casa Sony, il titolo che compariva sulle custodie dell’originario Mickey’s Wild Adventure era Topolino E Le Sue Avventure. Le avventure di cui stiamo parlando si riferiscono ovviamente alla serie di livelli che dovremo affrontare, tutti legati da un filo conduttore piuttosto debole. Nei panni del Topolino moderno, ripercorreremo infatti i migliori cortometraggi per cercare di salvare il Mickey Mouse del passato dai pericoli del cartone animato di turno. Un viaggio che inizierà negli scenari di Steamboat Willie, il cartone in bianco e nero in cui appare anche Gambadilegno, e che coinvolgerà altri come Mad Doctor, Moose Hunters, Lonesome Ghosts, fino ad arrivare al più recente The Prince And The Pauper, creato solo qualche anno prima dall’uscita del gioco. Il titolo si sviluppa in sequenze platform in due dimensioni dalle meccaniche molto semplici. Al nostro protagonista vengono infatti affidate poche mansioni utili a schivare e districarsi tra innumerevoli pericoli. Tuttavia il gameplay possiede un’elevata difficoltà, un tratto distintivo delle produzioni di un tempo. Un sistema di controllo decisamente impegnativo rende più che sufficiente la basilarità delle meccaniche di gioco che affida a Topolino solo una manciata di compiti: saltare, chinarsi e lanciare biglie per danneggiare i nemici. Ciò richiede comunque un certo impegno per riuscire a padroneggiare la struttura dei livelli, tant’è che tra le alte pretese vengono perdonati solo pochi errori. Il loro numero si fa sempre più piccolo all’aumentare dei tre livelli di difficoltà e sarà dunque sempre più facile incappare nel temutissimo Game Over. Quest’ultimo incute timore in quanto butta all’aria tutta la dedizione che ci abbiamo messo per poter arrivare così lontano; una semplice morte ci farà ripartire dal checkpoint, mentre il Game Over ci costringerà a rigiocare da capo il livello, con annesse imprecazioni davanti al televisore. L’ira potrebbe sì scattare, ma non per via dei difetti del gioco, anzi. Il sistema delle collisioni giudica con correttezza i nostri errori, lasciando che le morti ed i fallimenti siano di responsabilità del giocatore, ma non sempre risulta preciso. La minima colpa che si può affibbiare al gioco sta nella fisicità, in quanto la sensazione di impatto, di risposta alle sollecitazioni, risulta alquanto scarsa: quando veniamo colpiti la nostra figura diventa trasparente per qualche istante, lasciandoci così invulnerabili, ma oltre a ciò non vi è alcun altro tipo di feedback. Certo, non è che sia un grande difetto, è semplicemente una caratteristica dei titoli dell’epoca, diciamo anche da tempo fuori moda. Insomma, un titolo vecchia scuola destinato, non necessariamente, al pubblico più giovane. Il grado di sfida tutt’altro che ridotto si concretizza in un design dei livelli forse troppo punitivo, con pericoli che appaiono dal nulla, qualche situazione apparentemente poco chiara e salti nel vuoto. Ma i casi di “ingiustizia” sono veramente pochi.

Stilisticamente giovane

Dal punto di vista tecnico, Mickey’s Wild Adventure incanta come già aveva fatto quindici anni or sono, quando al tempo era considerato ben oltre gli standard. L’atmosfera, la cura nei dettagli e la colonna sonora (curata da Michael Giacchino) compongono un quadro che, nonostante il peso degli anni, riesce ancora a dar vita ad un’esperienza audiovisiva non comune. Topolino, inoltre, vanta un campionario di frasi provenienti dal doppiatore originale, un buon numero di varie animazioni adatte ad ogni contesto proposto. Ciò che colpisce ancora oggi, però, non è sicuramente la qualità, dato che possediamo giganti come Uncharted 3, ma lo stile. Un po’ come accade in Rayman Origins: grafica pulita, colonna sonora orecchiabile e gameplay semplice ma estremamente divertente.
Non si tratta infatti di una conversione in alta definizione, ma “liscia”. Esattamente come lo avevate lasciato su Playstation, lo ritroverete adesso su PSN giocabile sia tramite PS3 che PSP. Ciò comporta un gap per la console next-gen, in quanto giocare il titolo su un televisore in HD è molto penalizzante. Un vecchio tubo catodico o il piccolo schermo della PSP sono in grado di rendergli giustizia.

Lo compriamo a 5,99 €?

Chi si ritrova per la prima volta a sentir parlare di questo titolo o è in procinto di giocarlo, potrebbe lasciarsi ingannare dal fatto che riporta il marchio Disney, e quindi destinato ad un pubblico molto giovane. Mickey’s Wild Adventure è però indirizzato anche ad un’utenza più matura, agli appassionati e a chi ha potuto vedere i vari cortometraggi di Topolino. L’elevato grado di sfida, seppur regolabile entro i tre diversi livelli di difficoltà, si rivela un cattivo biglietto da visita per i più piccoli. Così come il primo livello non riesce a presentare adeguatamente la qualità del prodotto, che cresce tantissimo soltanto dopo; tuttavia basteranno un paio di ore per consumare tutti i livelli, molto vari e in grado di proporre diverse situazioni, per cui non è neanche prevista la possibilità di salvare e se si vuole veramente godere a fondo dell’ottima esperienza di gioco bisogna avere la costanza di esplorarlo fino alla fine. E anche un po’ di pazienza.

Un Commento a “Mickey’s Wild Adventure resuscita su PSN!”

  1. Deadly Fagilo on

    Eh gallina vecchia fa buon brodo……..personalmente (imho imho imho) sono dell'idea che questo detto ,negli anni a venire, sarà "meno applicabile" alla corrente generazione….

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