Lost Words: Beyond the Page - Recensione

Cosa sono le emozioni e come sono gestite dall’animo umano? Domanda sicuramente complessa e di non certo facile soluzione, per uno degli istinti più radicati e tipici del nostro essere, capace di fare capolino nei momenti, e per le cause, più impensabili. Un meccanismo quanto mai soggettivo, che potrebbe portare una persona a piangere al cospetto di un banale sasso, come a rimanere impassibili dinanzi al canonico cucciolo dagli occhioni sgranati. Ed è proprio attorno alle emozioni, ai sentimenti, che ruota l’intera esperienza vivibile attraverso Lost Words: Beyond the Page, delicata e assai peculiare avventura realizzata dai ragazzi di Sketchbook Games.

 

La sofferenza del crescere

Izzy è una ragazzina come ce ne sono tante, appassionata di racconti, disegno ed amante della natura. Izzy ha anche una nonna, come tanti altri bambini e bambine simili a lei, a cui è legata in maniera molto forte: assai stravagante e sempre pronta alla battuta, la donna è uno dei punti saldi del suo microcosmo familiare, l’asse attorno a cui ruotano lei, i genitori ed il fratellino. Non c’è giorno, gioco o avvenimento che non passi attraverso un contatto diretto tra le due, situazione che da così vita ad una piacevole routine affettiva che caratterizzerà per sempre la vita della giovane. E proprio dalla nonna la ragazzina pare aver ereditato l’immensa fantasia che la contraddistingue, che trova il suo sfogo nel diario che, quotidianamente, viene inondato di pensieri, bozzetti e frammenti di sensazioni, che danno vita ad una versione tangibile del suo essere. Il cartaceo confidente, inoltre, diverrà presto la tela sulla quale Izzy darà vita ad un suo personalissimo racconto fantasy, ambientato nel fiabesco mondo di Estoria, in cui una fanciulla tanto simile a lei si ritroverà a vivere un’avventura che non potrà mai dimenticare. Inutile dire come il reame immaginario non sia altro che lo specchio della quotidianità di izzy, contaminato come è da situazioni e sentimenti che si ritrova a vivere sulla propria pelle. E sarà proprio uno di questi attimi, forse il più drammatico di sempre, a stravolgere per sempre l’equilibrio tra reale ed irreale, che finiranno per fondersi ancor di più in profondità e scavare così un solco indelebile nell’animo della giovane. Assai esile come intreccio, ma non nel senso negativo del termine, la storia narrata in maniera eccellente da Lost Words: Beyond the Page è un qualcosa che chiunque di noi potrebbe aver vissuto in prima persona, ed è proprio questa sua spiazzante banalità a renderla così speciale, oltre che capace di dare vita ad un florilegio di emozioni davvero difficili da gestire. Un racconto di crescita interiore tratteggiato in maniera magistrale da una Rhianna Pratchett in forma strepitosa, che è riuscita a rendere unico ed indimenticabile il più semplice degli intrecci. Ogni momento del percorso di Izzy, che sia vissuto tra le pagine del diario che nel regno di Estoria, emerge per la forza dirompente della sua scrittura, capace di dare vita, con poche e semplici parole, ad un qualcosa che saprà insinuarsi con veemenza nell’animo del giocatore, il quale non potrà fare a meno di ridere, gioire e, ahilui, piangere ininterrottamente al fianco della piccola Izzy. Una storia che riesce a riempire alla perfezione le circa 5 ore necessarie a giungere ai titoli di coda, ma che dispiace davvero salutare, in virtù dell’umanità che trasuda in ogni singola parola, o azione, impressa sullo schermo.

Mondi che si toccano

Ludicamente parlando, Lost Words: Beyond the Page è suddiviso in due distinti tronconi, uno ambientato tra le pagine del diario di Izzy, l’altro all’interno dei confini del reame di Estoria. La prima sezione, pur essendo puramente narrativa, non relega assolutamente in disparte l’attiva partecipazione del giocatore (anzi), il quale si ritroverà a muovere la silhouette abbozzata della bambina in un bizzarro scenario dai tratti platform. La pagina diverrà, difatti, un livello in cui dovremo sfruttare lo scritto di Izzy per muoverci all’interno dello spazio un tempo bianco, in cerca di indizi e parole in grado di sbloccare i pensieri successivi. L’operazione è in verità molto semplice, ma il metodo con cui i ragazzi di Sketchbook Games hanno studiato la scena è sicuramente convincente ed originale, pur ricordando per certi aspetti alcuni momenti di quel capolavoro che risponde al nome di What Reamins of Edith Finch: per creare il percorso giusto, difatti, dovremo talvolta giocare con le parole, spostandole per creare piattaforme improvvisate, oppure manipolandole per dare vita all’azione in essa descritta, così scatenare una serie di effetti e situazioni sempre sorprendenti. Molto, in tal senso, aiuta anche il peculiare stile con cui il tutto è realizzato, che affianca alle candide pagine del diario, ed al peculiare modo di scrivere di Izzy, un utilizzo corposo di elementi acquerellati, capaci tratteggiare un quadro scenico unico ed emozionante, sia da vedere che da leggere e giocare. Le sezioni ambientate ad Estoria, invece, risultano più canoniche, e si configurano come un classico platform a scorrimento, mai veramente proibitivo, ma caratterizzato anche in questo caso dal peculiare ruolo delle parole: l’avatar fiabesco di Izzy, difatti, entrerà ben presto in possesso di un libro magico, all’interno del quale verranno poco a poco immagazzinati dei vocaboli, ognuno caratterizzato dal potere che indica, che dovremo sfruttare per interagire con l’ambiente, magari per sollevare un pilastro, oppure per rendere attraversabile un mare di lava incandescente. Pur nella sua linearità, tutto funziona in modo egregio (forse si poteva rendere leggermente più comodo il sistema di controllo, ma si tratta davvero di un’inezia), dando vita ad un’avventura collaterale parimenti interessante, sia per il modo in cui affronta gli sconvolgimenti emotivi subiti da Izzy, sia per come anche in questo caso la scrittura di Rhianna Pratchett si è dimostrata quanto mai efficace. Ed anche la porzione ludica in questione esce rafforzata dalle scelte stilistiche operate dal team, che ha scelto di tratteggiare Estoria ed i personaggi che la animano con uno stile lineare ed essenziale, ma non per questo sciatto e privo di un suo fascino: mai come in questo caso il vecchio detto less is more potrebbe risultare più appropriato. E poi c’è la colonna sonora, firmata da David Housden, emozionante come non mai, in grado di accompagnare in maniera impeccabile l’altalena emotiva che caratterizza la progressione di Lost Words: Beyond the Page, a cui si affianca un doppiaggio in cui svetta la maiuscola prestazione di Sidonie Maria Šakālis, capace di rendere viva più che mai la piccola Izzy. Ah, e tutto è pure tradotto in un ottimo italiano.

Giudicare Lost Words: Beyond the Page se privato dalla sua marcata componente emotiva è davvero difficile, dato che poche altre volte come in questo caso risulta molto arduo tarare in maniera oggettiva l’impatto che la produzione Sketchbook Games può avere su ciascun giocatore. Pertanto, mai come in questo caso, il voto che leggerete in fondo alla recensione sarà quanto mai personale e soggettivo. Ho vissuto l’avventura di Izzy assieme a mia figlia, di poco più grande della protagonista del titolo, ed entrambi siamo stati letteralmente rapiti dal modo in cui la Pratchett ed i ragazzi del team sono riusciti a costruire questo piccolo ed intimo quadro familiare, sia per quanto concerne il lato ludico che quello narrativo. Lost Words: Beyond the Page è semplice e diretto, sia per gli occhi che per le mani, ma è proprio questa sua essenzialità, questo essere così dannatamente quotidiano, a rappresentare uno dei suoi maggiori pregi, il suo saper raccontare una storia che potrebbe appartenere a chiunque. Un’universalità che riesce comunque a risaltare in virtù di uno stile quanto mai peculiare, in cui le parole assumono connotati ludici unici ed indimenticabili.

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