King’s Quest: A Knight to Remember - Recensione

Ammetto che all’annuncio del ritorno della serie King’s Quest, saga nata nel 1983, creata da Roberta Williams per conto di Sierra, ho avuto un sussulto di commozione.
La saga era scomparsa dal 1998 quando salutò il suo pubblico con un ultimo capitolo, tutto fuorché memorabile.
Ecco che a distanza di 17 anni, la saga torna, ad opera dei The Odd Gentlemen, con una rivisitazione moderna nella forma, ma allo stesso tempo fortemente classica, senza perdere la sua anima a favore di una nuova platea di giocatori non troppo avvezzi alle avventure grafiche.
King’s Quest si propone in forma episodica, come vuole ora la moda, per un totale di 5 capitoli, più un sesto capitolo extra per chi acquista il pacchetto completo.

Ammetto che all’annuncio del ritorno della serie King’s Quest, saga nata nel 1983, creata da Roberta Williams per conto di Sierra, ho avuto un sussulto di commozione.
La saga era scomparsa dal 1998 quando salutò il suo pubblico con un ultimo capitolo, tutto fuorché memorabile.
Ecco che a distanza di 17 anni, la saga torna, ad opera dei The Odd Gentlemen, con una rivisitazione moderna nella forma, ma allo stesso tempo fortemente classica, senza perdere la sua anima a favore di una nuova platea di giocatori non troppo avvezzi alle avventure grafiche.
King’s Quest si propone in forma episodica, come vuole ora la moda, per un totale di 5 capitoli, più un sesto capitolo extra per chi acquista il pacchetto completo.

Nel primo di questi, A Knight To Remember, seguiremo le avventure narrate da un vecchio re Graham alla nipotina Gwendolyn. Due storie distinte per l’esattezza, la prima servirà soprattutto per prendere confidenza con i comandi e con il sistema di gioco, infatti sarà molto guidata e piuttosto semplice, mentre nella seconda ci troveremo nel gioco vero e proprio.
I più appassionati ritroveranno in queste due storie moltissimi riferimenti al primo episodio della serie, che vedeva il giovane cavaliere Graham portare a termine tre ritrovamenti per diventare re.
Uno di questi è proprio la prima storia che ci troviamo a seguire nella fase introduttiva: il ritrovamento dello specchio magico.
La seconda storia ci vede nei panni di un giovanissimo Graham, arrivato a Daventry, il regno di fantasia in cui si svolge la saga, per diventare cavaliere. Per riuscire in questa impresa, il nostro impacciato eroe dovrà portare a termine tre prove e vedersela con quattro avversari, anche loro in lizza per diventare cavalieri del re.
Ed è da questo momento che l’avventura prende forma e diventa una sfida che richiede un impegno più consono alle avventure grafiche. Il colpo d’occhio, la capacità di osservare bene l’ambiente e ricordarsi la posizione e gli eventuali commenti del nostro eroe o di chi per lui, saranno la base per portare a termine la nostra immersione nel mondo del giovane Graham.
I puristi del genere troveranno forse gli enigmi troppo semplici, ma posso tranquillizzare che in realtà la sfida è ben bilanciata e la risoluzione di questi non è così immediata. Unico appunto è che forse c’è molto backtracking e l’assenza di una mappa per muoversi velocemente può portare a rallentare un po’ il ritmo.

Il gameplay è quanto di più classico possiamo incontrare: il giocatore ha il controllo diretto di Graham in un mondo tridimensionale con inquadratura fissa. Avvicinandosi agli oggetti con cui possiamo interagire, comparirà l’icona adeguata all’azione che potremo eseguire premendo A mentre premendo X potremo utilizzare un oggetto del nostro inventario. Parlando con i personaggi che troveremo lungo la nostra strada potremo ottenere preziosi suggerimenti per risolvere gli enigmi o per capire come procedere nella nostra impresa.
Durante l’avventura ci verranno proposte anche delle fasi, che possiamo definire più di azione, condite con Quick Time Event decisamente semplici. L’idea che mi sono fatto è che queste fasi non rappresentino delle vere e proprie sfide, ma leggeri intermezzi comici con cui spezzare un po’ il ritmo dell’avventura. Da tenere presente che a differenza della maggior parte delle avventure grafiche, potremo morire, come da tradizione della serie, o per una scelta infelice o per un QTE sbagliato. Niente di grave, il vecchio Graham approfitterà per lanciare qualche freddura o per scherzare con la nipotina e poi riportare l’azione a poco prima della morte.

Graficamente, questo nuovo episodio della serie si presenta con un aspetto decisamente interessante. Mosso dall’Unreal Engine, il gioco è in stile cartoon tendente all’acquerello, i bordi dei personaggi sono marcati con l’intento di voler scimmiottare un disegno a mano. Il risultato è decisamente soddisfacente e molto piacevole alla vista. Ogni tanto capiterà di vedere qualche leggero fenomeno di tearing, soprattutto in un punto in particolare ho notato, ma niente da compromettere la nostra esperienza, trattandosi soprattutto di un’avventura grafica dal ritmo placido.
Dove invece King’s Quest: A Knight to Remember svetta è nella scrittura e nel doppiaggio. I dialoghi sono molto divertenti, ben recitati e le voci azzeccate. Le situazioni in cui si troverà il nostro Graham sono molto comiche e un paio toccanti. La regia è sempre indovinata e alcune gag non mancheranno di strapparvi più di una risata.
Per portare a termine il primo episodio serviranno all’incirca quattro/cinque ore per chi è cresciuto a pane e avventure grafiche, qualche cosa in più per gli altri. Una durata leggermente superiore alla media delle avventure episodiche.

In conclusione la serie King’s Quest ritorna in gran spolvero e questo primo capitolo mette sulla tavola un piatto decisamente interessante. Una di queste è la possibilità di influenzare il proseguo dell’avventura grazie alle nostre scelte, ma in questo primo capitolo ho notato che la cosa si riferisce solo a qualche dialogo. La speranza è che nei capitoli successivi, questa caratteristica venga potenziata. Un punto a sfavore è l’assenza della lingua italiana, né audio né nei sottotitoli. Va detto che l’inglese utilizzato non è complicatissimo e piuttosto comprensibile.

  • Il ritorno di una saga amata in una forma decisamente convincente

  • La comicità è elemento portante dell’avventura

  • Graficamente molto ben confezionato

  • Non è un gioco TellTales

 

  • Enigmi forse troppo semplici

  • Forma episodica

  • Solo inglese

 

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