Recensioni

Recensione Keeper

di: Luca Saati

Spesso, all’interno della nostra chat redazionale, si apre il classico discorso sull’impostazione delle recensioni su questo sito, e io mi ergo puntualmente come l’unico e il solo che farebbe tranquillamente a meno del voto finale numerico. Lo ritengo, ormai, una pura formalità e ininfluente nel giudizio complessivo, oltre a essere un fastidio per chi scrive. Ma purtroppo—o per fortuna—Console-Tribe è presente su alcuni aggregatori e, alla fine, la mia battaglia per l’eliminazione del voto si conclude con un nulla di fatto.

Il perché di questa piccola filippica sui voti nelle recensioni? Semplicemente, perché nel pensare a questo articolo mi sono trovato nella classica situazione da “e ora che voto gli do?”Keeper meriterebbe qualcosa che va ben oltre il classico numeretto finale e limitare il tutto a, per l’appunto, quel numeretto non gli renderebbe affatto giustizia.

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C’era una volta, un faro e un uccello marino…

Keeper è il nuovo videogioco di Double Fine Productions, esclusiva per Xbox, creato da Lee Petty, l’art director di Brütal Legend e Broken Age. Nasce dall’idea di immaginare un mondo in un futuro lontano, senza esseri umani.

L’avventura inizia quando un uccello marino, inseguito da una tempesta oscura, trova rifugio presso un faro che, nel proteggere la creatura, si risveglia dopo millenni scacciando il male con la sua luce. Pochi attimi dopo, il faro si sgretola e cade a terra, ma si rialza grazie a delle gambe che gli spuntano all’improvviso. I primi passi sono come quelli di un bambino che sta imparando a camminare: il faro fatica a restare in piedi, riuscendo però a trasmettere alla perfezione quell’inerzia claudicante al pad.

In compagnia dell’uccello marino, il faro intraprende un viaggio verso la vetta della montagna al centro dell’isola. Ben presto, il protagonista scopre di poter proiettare il proprio fascio di luce sul mondo, generando nuova vita con la crescita delle piante e danneggiando al contempo la presenza maligna. Anche l’uccello marino ha un ruolo attivo: lo si può guidare in punti specifici dello scenario per manipolare gli oggetti.

Keeper regala un’avventura interamente incentrata sull’esplorazione e sui puzzle. La morte non è contemplata — non esiste nemmeno un game over — e la telecamera accompagna dolcemente il giocatore, mettendo in risalto non solo i punti interattivi ma soprattutto la bellezza di questo mondo. I puzzle non sono mai complessi: alcuni semplici, altri particolarmente brillanti e ben pensati, come quelli che giocano sullo scorrere del tempo (già intravisti nel trailer di annuncio). Non aggiungo altro per evitare spoiler che potrebbero rovinare la sorpresa.

L’incedere è lineare, alternando momenti calmi e riflessivi a sezioni inaspettatamente dinamiche nelle fasi più avanzate, in cui ci si lascia trasportare dagli eventi. Anche qui non approfondisco per non cadere nel campo degli spoiler, ma preparatevi a qualche bella sorpresa.

La narrazione è priva di dialoghi e parole: a parlare sono i gesti, le espressioni e i silenzi dei protagonisti e delle creature che popolano questo vivace mondo. L’opera di Double Fine tocca temi come la nuova vita, la solitudine, l’amicizia, il cambiamento e la capacità di adattarsi a esso, offrendo però anche una lettura estremamente personale. Sono certo che ogni giocatore vi leggerà significati differenti.

Il mondo di Keeper è vivo e surreale, ispirato a pittori come Max Ernst e Salvador Dalí. Come un quadro in movimento, il gioco incanta con colori vibranti e luoghi ultraterreni, popolati da insolite e pittoresche forme di vita. La colonna sonora e i suoni ambientali risultano sempre azzeccati e puntuali, anche se le musiche, purtroppo, non lasciano il segno e non restano impresse nella mente.

Ogni viaggio ha una fine

Keeper è una piccola grande opera di poetica videoludica. Double Fine riesce ancora una volta a sorprendere con una visione artistica intensamente emozionale, che parla attraverso la luce, i gesti e il silenzio. È un viaggio che lascia un segno profondo, capace di far riflettere senza mai alzare la voce. Nonostante una longevità non elevata (ma giusta per il tipo di esperienza) e una colonna sonora un po’ sottotono, Keeper è una delle esperienze più delicate e umane apparse su Xbox negli ultimi anni da non lasciarsi assolutamente scappare per nessuna ragione al mondo.