Recensione It Reaches
di: Simone CantiniQuando si tratta di horror, vista la piega che ha preso il genere negli ultimi anni, di solito ci troviamo al cospetto di due distinte impostazioni ludiche: o si scappa e basta o ci troviamo a controllare un protagonista anche in grado di reagire. Se guardiamo all’anno in corso, un ottimo esempio di quest’ultima incarnazione non può che essere l’imprescindibile Requiem, mentre orientiamo le nostre antenne nell’altra direzione, è sufficiente prendere un qualsiasi prodotto indie. I titoli indipendenti, da Outlast in poi, sembrano difatti aver sposato con convinzione l’idea che la paura venga amplificata a dovere da un personaggio inerme. Il che è anche lecito, ma ha portato ad una serie di iterazioni copia/incolla non sempre in grado di tenere testa all’eccellente titolo firmato Red Barrels. A ribaltare le convinzioni ci ha pensato allora It Reaches, che tra alti e bassi è riuscito a rompere in maniera interessante questa consuetudine sin troppo abusata.
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Era una notte buia e tempestosa…
Sembrava una notte di servizio come un’altra quella vissuta dall’agente di polizia Jason Thompson. Difficile pensare, difatti, che quella chiamata con cui gli si chiedeva di indagare in merito ad alcuni misteriosi rumori provenienti da un ospedale abbandonato, potesse trasformarsi nel più cupo degli incubi. Difficile se non si è il protagonista di un videogame, ovviamente. Questo è l’incipit di It Reaches, che sfruttando una visuale in stile bodycam decisamente azzeccata, ci catapulterà all’interno di un survival horror con una forte componente psicologica, in cui il passato tormentato di Jason si fonderà con quello tutt’altro che rassicurante della struttura dismessa. Braccato da orrori deformi tutt’altro che amichevoli e ricordi che sembravano sepolti tra le pieghe del tempo, il nostro sventurato poliziotto ci accompagnerà per circa 4-5 ore, regalandoci un’avventura sfaccettata e tutto sommato ben costruita.
A stupire in primis, nel lavoro firmato Emberflight Games, sarà soprattutto il ritmo di gioco, che al netto di qualche scivolone grossolano nelle ultimissime fasi dell’esperienza, si attesterà su ritmi davvero ben dosati e calibrati. La prima metà gode di un equilibrio invidiabile, capace di tenere il passo di produzioni ben blasonate, visto il modo efficace con cui riesce ad alternare momenti al cardiopalma ad altri più riflessivi ed improntati alla pura esplorazione. Peccato, allora, per una sceneggiatura che non riesce a tenere testa alle premesse disseminate in apertura, che finiscono per scivolare lungo binari tutto sommato alquanto prevedibili, fino a giungere ad una conclusione sin troppo affrettata e non proprio memorabile.
Ritmo, ritmo, ritmo!
Per quanto non ovviamente originale ed innovativa, la struttura ludica di It Reaches riesce a pescare felicemente dal mare magnum delle produzioni horror videoludiche, estrapolandone concetti già noti, ma che hanno finito per essere amalgamati in maniera coerente e ben dosata. Non lasciatevi ingannare dalla porzione iniziale che strizza l’occhio al citato Outlast, in cui sarà principalmente necessario nascondersi dalle minacce in agguato, premurandoci di trattenere anche il respiro (premendo il dorsale del pad al bisogno) per non essere individuati. Per quanto alcuni momenti stealth permangano durante tutta l’avventura, la situazione cambierà non appena Jason entrerà in possesso delle risicate (ma da non sottovalutare) armi da fuoco presenti nel gioco. È da questo punto che la situazione cambia, rendendo It Reaches un titolo decisamente più action, per quanto permangano creature invincibili (più o meno) e le risorse sparse nei livelli non siano abbondantissime.
Ci troviamo al cospetto di una tensione attiva, che saprà bilanciare con dovizia la necessità di centellinare i colpi e il senso di rivalsa nei confronti degli orrori che l’ambiente ci vomiterà contro, prima di giungere all’epilogo. E lo faremo per mezzo di un gunplay indubbiamente basilare, ma anche molto efficace, a cui si accompagna la possibilità di upgradare i nostri strumenti di offesa. A bilanciare ulteriormente l’esperienza ci pensano anche alcuni enigmi ambientali, non certo rivoluzionari o particolarmente provanti, ma che si dipaneranno lungo un canovaccio che saprà alternare risoluzioni più rilassate ad altre decisamente più pericolose. Con anche un palese omaggio a The Last of Us che vi invito a scoprire in prima persona. L’amalgama, alla fine dei giochi, è risultato estremamente funzionale e ben dosato, al netto dei citati svarioni, che hanno finito per rendere a tratti un po’ tediosa e farraginosa l’ultima porzione di gioco.
Primissima persona
L’altra carta vincente di It Reaches è da ritrovare anche nella particolare impostazione visiva utilizzata, che sfrutta l’espediente della bodycam utilizzata dalle forze di polizia per presentare una prospettiva in prima persona alquanto efficace. Interferenze e distorsioni visive, unite ad un movimento che accompagna i picchi ansiogeni vissuti da Jason, riescono a veicolare in maniera dannatamente efficace il terrore provato dal nostro protagonista. Un espediente che è servito anche a mascherare in parte i limiti di budget della produzione, visto il modo in cui riesce a filtrare la natura della grafica generale, il cui fisiologico ridimensionamento ben si sposa con la bassa definizione delle immagini catturate dalla videocamera. Pur in presenza di tali limiti, però, l’impatto estetico è risultato tutt’altro che sgradevole, grazie anche ad una direzione artistica che funziona, soprattutto in ambienti “umani”. E altro non dico…
Funziona anche il comparto audio, che ha soprattutto nell’espressività emotiva di Jason il suo punto di forza: sentirlo gemere ed ansimare in preda al terrore laddove l’ambiente pare inesorabilmente pronto a stritolarlo nella sua morsa, riesce a rendere palpabile la tensione generale. Efficace anche l’effettistica generale, che sa sempre come corroborare il disagio avvertito, grazie anche ad una buonissima resa posizionale. Inutile dire come il meglio It Reaches lo dia se giocato in cuffia. Rivedibile la localizzazione testuale in italiano, che per quanto benvenuta presenta alcuni macroscopici errori, che sembrano più il frutto del lavoro di un client IA che di un essere umano in carne ed ossa.
It Reaches si impone come un esperimento riuscito a metà, ma comunque significativo nel panorama dell’horror contemporaneo. Pur senza reinventare davvero la formula, riesce a rimescolare con intelligenza elementi già noti, proponendo un equilibrio tra vulnerabilità e capacità offensiva che rompe la monotonia di tanti indie fotocopia. La scelta della visuale bodycam, espediente semplice ma estremamente efficace, amplifica tensione e immedesimazione, compensando con stile i limiti produttivi e valorizzando un comparto audio sorprendentemente curato. I suoi difetti, soprattutto una scrittura che non mantiene le promesse iniziali e un finale affrettato, non cancellano però la solidità di un’esperienza compatta, ben ritmata e capace di regalare più di un momento memorabile. Non sarà il nuovo punto di riferimento del genere, ma resta un titolo che merita attenzione, soprattutto per chi cerca un horror breve, teso e con qualche idea abbastanza coraggiosa da distinguersi nel mare degli emulatori di Outlast.