Recensione Godbreakers
di: Donato MarchisielloL’uomo e dio o l’uomo è dio? Una domanda filosofica ed esistenziale, che da secoli attanaglia ed ha attanagliato alcuni dei più grandi pensatori della storia. Nel suo piccolo Godbreakers, il prodotto creativo di To The Sky e Thunderful Publishing, ha trovato una sua personale risposta alla questione: gli dei vanno “spaccati”, ma solo per poter salvare l’intero universo. Ed è proprio questo il ruolo che i giocatori andranno ad interpretare, superando insidie d’ogni tipo: ma ne varrà la pena? Scopriamolol assieme nella recensione della versione PS5!
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Godbreakers è un gioco d’azione con visuale in terza persona, con spiccati elementi ruolistici e roguelike a farla da padrone. Se volessimo crudemente riassumere l’esperienza, potremmo affermare che il gioco in questione mescola un po’ di Hades ed un po’ Risk of Rain 2, in un mash up sulla carta interessante. Come anticipato, Godbreakers ci dà un compito: letteralmente, distruggere gli dei. Il nostro ruolo in questo mondo sarà infatti quello di cercare e distruggere divinità tiranniche nel tentativo di liberare diversi mondi attualmente sotto il loro crudele giogo ed evitare la fine dell’intero universo.
Il nostro obiettivo finale è Monad, un’entità estremamente potente che governa gli altri dei con il pugno di ferro. Il titolo, com’è tradizione del settore, non avrà chissà che linea narrativa, ma il tutto serve solo per “impastare” ciò che andremo a compiere pad alla mano.
Innanzitutto, Godbreaker è veloce, frenetico e divertente. Le sue meccaniche ludiche si fondano sui classici crismi, in sostanza, degli action in terza persona ad arene, tra combo potenti e schivate al momento giusto. Muoveremo il nostro eroe in diversi stage, presentati come una serie di piccole arene in cui i nemici compaiono in massa. Ogni stage presenterà sostanzialmente la stessa conformazione lineare suddivisa in più arene collegate fra loro, con un mini boss a metà del “viaggio” che, ovviamente, scaturirà nel boss finale (ovvero, la divinità da abbattere). Abbattuta una divinità, si potrà scegliere di proseguire il proprio cammino in un altro mondo/stage, ovviamente più difficile. E parlando proprio della complessità della sfida, Godbreakers offre una curva di difficoltà piuttosto ben calibrata e che aumenterà in modo lento ma costante, non risultando mai troppo difficile ma nemmeno troppo rilassata.
Il nostro innominato eroe andrà a combattere i propri (colorati ed improbabili) avversari usando combo leggere e pesanti, scatti, attacchi in scatto e mosse speciali. Dalla nostra avremo un arsenale piuttosto fornito, tra armi ed equipaggiamenti protettivi vari, tra cui un’enorme falce, un “pilastro” contundente e un paio di lame gemelle molto veloci. In totale, avremo sei armi che andremo progressivamente a sbloccare. Ogni arma ha una mossa speciale con cooldown, come la capacità delle lame gemelle di rimbalzare tra più nemici, oltre che un attacco elementale che va dal causare un’esplosione ad area, lanciare una bomba o applicare un debuff alla vostra arma. Naturalmente, il nostro alter ego potrà indossare tutta una serie di equipaggiamenti, i quali avranno caratteristiche peculiari e ci consentiranno di elaborare delle build sufficientemente approfondite.
Una delle caratteristiche peculiari del gioco sarà data dalla possibilità del nostro alter ego di assorbire i nemici, distruggendoli con una piccola esplosione e prendendo il loro potere che, in concreto, si tradurrà in un attacco speciale o in buff one-shot. Anche i boss potranno essere assorbiti ed utilizzati al momento più opportuno. Nonostante siano mono-utilizzo, in verità sarà piuttosto facile ottenerle (almeno, quelle dei nemici “base”), quindi nel corso del gioco ci ritroveremo sostanzialmente ad usarle costantemente. Progredendo con la campagna “principale”, sbloccheremo alcune missioni e sfide extra che, pur non aumentando di molto la longevità, mettono del pepe alla portata principale.
Come anticipato all’inizio, Godbreakers ha anche elementi da ruolistico roguelike: quando periremo, la partita terminerà e verremo rispediti in una sorta di onirico hub centrale con tutto ciò che abbiamo ottenuto, che si tratti di nuovi oggetti cosmetici, armi o la valuta speciale necessaria per sbloccare potenziamenti permanenti. La ciliegina sulla torta è ovviamente la possibilità di affrontare il viaggio di “abbattimento divino” in cooperativo online, per un massimo di quattro giocatori. In solitaria, seppur frenetico e divertente, Godbreakers soffre dei classici problemi del settore, ovvero di una immediata o quasi ripetitività dei contenuti, al momento limitati a sei biomi/mondi distinti e ad un numero non particolarmente elevato di nemici da affrontare.
Dal punto di vista visivo e uditivo, il gioco è più che all’altezza. L’estetica è di un “metallico” cel shading ricolmo però di colori e sublimato da una direzione artistica curata, con ampi biomi alieni, arene surreali piene di pericoli e boss che alternano diverse fasi di attacco. Il comparto sonoro completa il tutto: impatti metallici, ondate di energia, battute vocali all’attivazione dei poteri. Tutto contribuisce a creare un atmosfera, tutto sommato, quieta in un felice contrasto con le dinamiche mazzate di cui sarà colmo il gioco. D’altro canto, sebbene i sei biomi siano distinti, la progressione stanza per stanza e alcuni tipi di nemici ricorrenti infondono occasionalmente, come detto, un senso di repetita. Sarà piuttosto semplice riconoscere le “configurazioni” dopo diverse sessioni, il che ridurrà leggermente la sensazione di “novità” dei tentativi successivi.
I controlli su PS5 sono piuttosto precisi. Movimenti e visuale risultano naturali, la mappatura dei pulsanti è intuitiva. Vale la pena notare che vi sarà una certa tendenza all’accumulo di effetti visivi “sgargianti”, i quali possono occasionalmente rendere l’azione un po’ difficile da decifrare, specialmente nelle sessioni cooperative. Nulla da eccepire invece lato pulizia tecnica: il lavoro profuso dagli sviluppatori è di buon livello e, sostanzialmente, non vi saranno sbavature tali da inficiare irrimediabilmente l’esperienza ludica nel suo complesso.
Godbreakers è divertente e dinamico. Lo stile artistico è minimalista ma curato, il combattimento è fluido e invitante, e c’è un’enorme varietà di equipaggiamenti, potenziamenti e attacchi speciali disponibili. Un pacchetto ludico di tutto rispetto ad un prezzo tutto sommato contenuto. Se però si è alla ricerca di un’esperienza profonda e diversificata, però, Godbreaker potrebbe non essere il titolo più adatto. Il gioco infatti presenta contenuti al lancio non particolarmente variegati e diversificati, rendendo piuttosto velocemente l’esperienza ripetitiva. Una ripetitività che viene parzialmente tamponata dal cooperativo online, anche se non completamente rimossa.