Gli orrori della guerra sconvolgono Dubai con Spec Ops The Line - Recensione

Sono pochi i videogames che mostrano i veri orrori della guerra. Ne abbiamo letto nei romanzi, lo abbiamo visto nei film. Yager Development ci rende protagonisti di una storia che affonda le radici nella pazzia e nella spietatezza degli esseri umani con Spec Ops The Line.

Sono pochi i videogames che mostrano i veri orrori della guerra. Ne abbiamo letto nei romanzi, lo abbiamo visto nei film. Yager Development ci rende protagonisti di una storia che affonda le radici nella pazzia e nella spietatezza degli esseri umani con Spec Ops The Line.

Benvenuti a Dubai

Vestiremo i panni del Capitano Martin Walker che, accompagnato dal radiofonista Lugo e dal cecchino Adams, sarà incaricato di trovare e riportare negli Stati Uniti il colonnello John Konrad, scomparso insieme al 33° battaglione in una missione di recupero in quel di Dubai. La città è però colpita improvvisamente dalla più grande tempesta di sabbia che si sia mai vista ma il problema è un altro: forse il 33° non vuole essere trovato. E’ l’inizio di un viaggio all’interno dell’orrore. Spec Ops The Line ha il pregio di mantenere una narrazione serrata, continua, cruda. Il giocatore si troverà davanti ad avvenimenti sconcertanti, a scene macabre, a individui psicopatici ed irrazionali. Adattata dal romanzo cult Cuore di Tenebra (a cui si ispirò anche Francis Ford Coppola per il suo Apocalypse Now) la trama del gioco tiene il giocatore incollato allo schermo ed ipnotizzato dagli avvenimenti narrati. I personaggi sono credibili e ben caratterizzati e la narrazione non lascia mai a piedi lo spettatore, accompagnandolo per mano fino allo sprofondo, facendogli scoprire la terribile realtà in cui vivono i pochi superstiti di Dubai.

Scampagnate nel deserto ed alberghi a 5 stelle

The Line si presenta come il più classico degli sparatutto in terza persona. Il gioco ci riverserà addosso decine di nemici, armati di tutto punto. Noi dal canto nostro avremo a disposizione le solite armi e l’ormai immancabile sistema di copertura. Si è puntato sul sicuro quindi, margini di fallimento estremamente risicati. Ed invece Yager ha messo il piede in fallo proprio dove non avrebbe dovuto. Se infatti le sparatorie sono divertenti grazie al buon feeling delle armi e ad un level design a dir poco ispirato, a giocarci contro saranno delle mancanze clamorose nei comandi ed una risposta di questi a dir poco macchinosa. Per fare un esempio: il tasto della corsa non necessiterà di essere tenuto premuto per effettuare uno sprint, ciò significa che premendolo vedremo il nostro personaggio iniziare una corsa forsennata finchè non tireremo indietro la leva analogica ed il tutto è molto più scomodo di quanto possa sembrare; come la mancanza di un qualsivoglia tasto per rotolare, saltare o schivare ed il fatto che con la levetta del movimento il personaggio potrà muoversi solo in quattro direzioni. Il gameplay poi vive di un generale squilibrio di fondo, che risiede nel livello di difficoltà: la sfida di base è abbastanza impegnativa visto che i nemici avanzano senza paura ed hanno una buona mira. Tuttavia agiscono solo ed esclusivamente come singoli, non attuando mai un minimo di cooperazione. Hanno però un’arma segreta: le granate, tante granate.La quantità di esplosivo che vi riverseranno addosso vi costringerà a cambiare riparo molto di frequente ma la macchinosità dei comandi talvoltà renderà vani i vostri tentativi di uscire dal raggio dell’esplosione. Il fatto che poi le munizioni siano drasticamente scarse vi obbligherà continuamente ad aggirarvi per il campo di battaglia in cerca di un arma carica o addirittura cercare di abbattere i nemici in melee, esponendovi pericolosamente al fuoco nemico.Il tutto è reso ancor più difficile dai vostri inutili compagni di squadra. Lugo e Adams non forniscono il ben che minimo aiuto in battaglia e anzi, molto spesso, vi costringeranno a correre in loro soccorso dopo che si sono lanciati a testa bassa contro uno squadrone di nemici. Anche il comando di supporto, che potrebbe fornire un piccolo vantaggio nelle situazioni più affollate, si rivela del tutto vano visto che pur indicando il bersaglio da colpire i due intelligentoni non lo abbatteranno quasi mai, lasciando a noi l’onore di spedire il poveraccio di turno al creatore, anche se nel frattempo altri dieci simpaticoni ci stanno vomitando addosso tonnellate di piombo. Tuttavia dopo qualche ora di gioco, pur con parecchia frustrazione sulle spalle, riuscirete a trovare divertenti i molti scontri a fuoco, grazie anche all’unica particolarità che il gioco ci fornisce: le trappole di sabbia. Di tanto in tanto i nemici si troveranno davanti ad una vetrata, a delle malmesse barriere che reggono a malapena una tonnellata di sabbia. Basterà quindi sparare alla superfice per regalare ai nostro antagonisti una sepoltura più che dignitosa. Il gioco purtroppo soffre anche di una certa ripetitività e le circa 7 ore necessarie per completare l’avventura di Walker e compagni non vi vedranno praticamente mai in una situazione diversa dallo sparare e rientrare in copertura ripetuto all’infinito.

Dubai è troppo polverosa

Anche tecnicamente Spec Ops The Line non eccelle. Se la qualità generale dei modelli poligonali dei personaggi e delle magnifica ambientazioni è di buon livello, è nei dettagli che il titolo Yager si perde in un bicchier d’acqua. Le texture appaiono piatte, la gestione delle ombre grossolana ed il frame rate talvolta mostra qualche rallentamento. E dire che effetti particellari ed illuminazione non sarebbero nemmeno male visto che sono anche accompagnati, come si diceva sopra, da un level design ispirato e da ambientazioni veramente d’impatto. Purtroppo anche le animazioni sono veramente poco convincenti, soprattutto quelle dei nostri nemici che talvolta sono affetti anche da pesanti bug che ce li faranno letteralmente “pattinare” davanti da un lato all’altro dello schermo, come le paperelle del tiro a segno al luna park. Sonoro invece di ottimo livello con campionamenti credibili ed un doppiaggio convincente sia in italiano che in inglese. Ottima la colonna sonora che ci accompagnerà per tutta l’avventura in maniera pressochè impeccabile.

Io il single e tu il multi

Evidentemente Yager si doveva essere affaticata parecchio nel perfezionare la campagna del titolo (si come no…) ed ha quindi deciso di affidare a Darkside Games Studios il compito di realizzare il comparto multiplayer del gioco. Tuttavia le banali modalità di gioco a squadre e gli anonimi perks con cui personalizzare i nostri personaggi non rendono l’online del titolo appetibile, vista anche la spietata concorrenza che c’è in questo settore. Buona l’interazione ambientale durante le partite ed il netcode fa abbastanza bene il suo lavoro ma la personalità manca e questo fa la differenza. Inspiegabile poi la mancanza di una qualsiasi modalità cooperativa visto che la possibilità di affrontare la campagna con due amici c’era ma evidentemente sarebbe risultata troppo divertente.

Talento sprecato

Ciò che più ci ha infastidito di Spec Ops The Line è il fatto che il gioco poteva tranquillamente rivelarsi una piccola perla, vista la storia mozzafiato che ha il privilegio di raccontare. Anche il gioco in se poteva essere infinitamente migliore con un semplicissimo lavoro di perfezionamento delle meccaniche. Purtroppo il team di sviluppo non ha avuto il tempo, la voglia o forse i mezzi per fare di più, non lo sappiamo. Resta il fatto che The Line ci si palesa davanti come una grande occasione sprecata. Un gioco che chiedeva e poteva dare molto e che invece si ritrova a vivacchiare tra il buono e il sufficiente, nel ben poco onorevole limbo della banalità.

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