FPS vecchio stile con Nexuiz - Recensione

Negli ultimi anni gli sparatutto sono riusciti a conquistare una fetta importante di mercato, confermando delle pietre miliari tali da adombrare qualsiasi concorrente, lasciando poco spazio a nuove vedute e imponendo dei sistemi di gioco che hanno fatto breccia nel cuore di milioni di appassionati. In una categoria così inflazionata, ma tanto amata dai giocatori di tutto il mondo, arriva un titolo che strizza l’occhio al passato, capace di irrompere con prepotenza in un ecosistema chiuso tanto da sconvolgerne i canoni e riportare il genere alle origini. Quello che occorre è il minimalismo, ciò che si ricerca la frenesia, l’indispensabile è sopravvivere e sterminare. Questo è Nexuiz.

Negli ultimi anni gli sparatutto sono riusciti a conquistare una fetta importante di mercato, confermando delle pietre miliari tali da adombrare qualsiasi concorrente, lasciando poco spazio a nuove vedute e imponendo dei sistemi di gioco che hanno fatto breccia nel cuore di milioni di appassionati. In una categoria così inflazionata, ma tanto amata dai giocatori di tutto il mondo, arriva un titolo che strizza l’occhio al passato, capace di irrompere con prepotenza in un ecosistema chiuso tanto da sconvolgerne i canoni e riportare il genere alle origini. Quello che occorre è il minimalismo, ciò che si ricerca la frenesia, l’indispensabile è sopravvivere e sterminare.
Un arcade che ci ricorda quello che negli FPS contava realmente, quando non era fondamentale trovare un riparo e trivellare di colpi il nemico con strategie da guerriglia tattica, ma semplicemente sparare all’impazzata e a più non posso.


In lotta per l’Universo

Di fronte ad un’esperienza di gioco del genere, la narrazione soccombe all’azione. Non avremo una trama vera e propria e, fatta eccezione per il brevissimo filmato iniziale e qualche informazione durante le schermate di caricamento, nulli saranno i richiami alla storia. Al giocatore basterà sapere che impersonerà un combattente delle legioni di due evolutissime contrapposte e belligeranti razze aliene, tecnologicamente progredite e impegnate in un’annosa battaglia per la conquista dell’universo. Saputo il motivo per cui si combatte, non resta che imbracciare le armi e scendere nell’arena.

Luci, salti, spari e adrenalina

La giocabilità è ciò che fa la differenza tra Nexuiz e gli altri titoli dello stesso genere. Le modalità di gioco si fermano a due soltanto: una online, vero cuore del titolo; l’altra offline, destinata ad essere un semplice allenamento contro un’ I.A. che lascia parecchio a desiderare. L’allenamento Bot, così denominato, porterà a battagliare da soli, aiutati da compagni di squadra governati dalla CPU e scagliati contro avversari che si dimostreranno scarsamente resistenti. Tuttavia, si tratta di un buon modo per accumulare esperienza, utile a prendere confidenza con le diverse mappe presenti e necessario per conoscere bene le armi a disposizione. Il comparto online è maggiormente strutturato e prevede la possibilità di ospitare delle sessioni di gioco che impegneranno fino ad un massimo di otto giocatori contemporaneamente, quattro per ogni squadra contrapposta.
Sebbene la formula si riduca a quella dei più rodati run and gun, Nexuiz è divertente e appagante, difficilmente frustrante e mai poco coinvolgente. I comandi sono semplici e bastano pochi minuti per padroneggiare al meglio il proprio alter ego alieno. Sparare in continuazione e all’impazzata rincorrendo i nemici ha quel sapore di un “guardie e ladri” altamente tecnologico che non tarderà a far apparire, nel viso di chi gioca, un sorrisetto di scherno per aver freddato la “propria preda”. Non c’è tempo per mirare, men che meno per ragione e individuare luoghi strategici per una sana attività di cecchinaggio. Bisogna muoversi e fare in fretta. Girare in tondo, correre e saltare, schivare, fuggire e colpire, sono le uniche azione utili da fare all’interno di nove arene di combattimento, scarne di ripari e dalle dimensioni piuttosto ridotte. Gli scenari sono arricchiti con: cunicoli, passaggi segreti, jumper per fare salti maggiorati e raggiungere aree altrimenti inarrivabili, portali di teletrasporto che collegano due o più punti della schermata e vie di fuga di vario genere per sottrarsi al fuoco nemico. L’arsenale futuribile è ben assortito e, aggiunto a vari mutators dinamici disseminati nello spazio di gioco, aumenta l’imprevedibilità degli eventi. Per mezzo di questi “modificatori” è data possibilità al giocatore di influire sull’andamento della partita ricevendo delle migliorie temporanee (per lui o per l’intera squadra di cui fa parte) che, a seconda dei casi, potranno conferire: un aumento dei punti energia, uno scudo potenziato, l’opportunità di rinascere in determinate aree di gioco e via dicendo. Non mancano, ancora, munizioni varie e oggetti sparsi qua e la, vere e proprie scorte utilissime mentre si è impegnati in battaglia.

Poligoni al posto giusto e un sound dell’altro mondo

Il comparto grafico non eccelle, ma convince. Buone le strutture poligonali usate e curati, quanto basta, i diversi scenari di gioco. Sebbene non si raggiunga l’eccellenza, l’impiego del motore grafico CryEngine 3, lo stesso usato in Crysis 2, fa il suo dovere. Ridimensionata la sua potenza, il risultato è comunque gradevole. Il frame rate è di tutto rispetto, le azioni sono fluide e non si avvertono, anche durante le fasi più frenetiche, fastidiosissimi rallentamenti che deprimono l’esperienza di gioco, aspetto importante soprattutto quando si ha a che fare con titoli che puntano tutto sulla componente multiplayer.
Lodi come se piovesse, infine, alla componente sonora. L’accostamento di musiche psichedeliche, elettroniche e metalliche, avvicinate a fiati e a tinte cyberpunk, rendono l’ascolto un vero piacere. Anche i rumori e gli spari sono ben bilanciati e si amalgamano perfettamente con la cornice avveniristica che il titolo regala.

Si fa battaglia in compagnia

Il multiplayer è stato ben sviluppato. Il gioco punta tutto sul coinvolgimento di utenti Xbox Live e riesce nell’obiettivo, quanto meno, di catalizzare su questa modalità l’attenzione degli utenti. La scelta iniziale determina il differente approccio al tipo di guerriglia cui si vuole dar vita. Si va dalla tipica caccia alla bandiera al death match, fino ad arrivare alla creazione di veri e propri gruppi personalizzati (invitando i propri amici), con squadre contrapposte e formate al massimo da quattro giocatori a fazione. Purtroppo i tempi di allestimento delle battaglie sono notevolmente lunghi, con caricamenti il più delle volte noiosi per la troppa attesa. Non capita spesso, ma purtroppo accade, che i server non svolgano bene il proprio lavoro, “inchiodando” alla schermata di caricamento e costringendo a riavviare il gioco. Scelta infelice da parte dei programmatori è stata quella di non consentire l’inserimento di nuovi giocatori a sessione avviata. Fatte le squadre, se malauguratamente uno dei componenti perde la connessione, il gruppo si troverà a dover combattere in minoranza per tutta la durata dell’intero turno, senza poter riequilibrare le forze in campo.
Finito il massacro, una schermata di riepilogo stilerà una classifica riassuntiva mettendo in ordine i giocatori che hanno totalizzato il punteggio migliore (maggiori uccisioni, numero di decessi, minuti di attività nel gioco, ecc.), dando così vita ad una classifica all’interno delle singole competizioni.

Future Battle or Old Battle?

Chi ha speso non poche ore in passato davanti a giochi come Unreal Tournament o Quake III, avrà le lacrime agli occhi per la commozione di aver ritrovato un pezzo di storia videoludica. Si respira “aria di casa” di fronte a scenari angusti e ricchi di cunicoli, jumper e scarsi ripari utili. A fronte di sole due modalità effettive di gioco, il prezzo d’acquisto è tutto sommato abbordabile, soprattutto se si considera un divertimento destinato a durare nel tempo, ammesso che vi piaccia il genere. Nota positiva è quella di trovare una nutrita schiera di fan pronti a cimentarsi in battaglie online a qualsiasi ora, senza rischiare di sentirsi soli, pronti a perdonare anche i lunghissimi caricamenti degli scenari e qualche sporadica incertezza dei server.
Un tuffo nel passato fa sempre piacere a chi il passato l’ha vissuto, mentre i giocatori che non hanno più di un decennio di onorata carriera videoludica sulle spalle, potrebbero non apprezzare. Al di là dei gusti e dei bei ricordi, va comunque fatto un plauso ai ragazzi del team IllFonic per aver tirato su un buon prodotto digital delivery.