Recensione Directive 8020
di: Simone CantiniC’è voluto un bel po’, decisamente qualche anno in più rispetto alla solita scadenza fissata in circa 12 mesi a cui Supermassive ci aveva abituato con gli altri episodi di The Dark Pictures Anthology. L’ultimo incontro con il capitolo conclusivo della prima stagione della serie videoludica in questione, difatti, risale alla fine del 2022, con quel The Devil in Me che aveva iniziato a mettere in evidenza un po’ di stanchezza per il franchise. Era pertanto lecito aspettarsi un qualche cambio di rotta con Directive 8020, l’ultima fatica del team britannico, che alza il sipario su questa seconda tornata di produzioni narrative. E dopo le 9 ore trascorse in compagnia dello sciagurato equipaggio della Cassiopea, non posso che essere felice della direzione intrapresa dallo studio che, pur senza ovviamente snaturare le sue rodate fondamenta ludiche, è riuscita a far compiere al tutto quel gradito balzo in avanti. Come è che si diceva? Un piccolo passo per un software, ma un grande passo per l’utenza videoludica? Beh, più o meno…
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Kobayashi Maru o roba simile…
Nel prossimo futuro, tanto per cambiare, la Terra è oramai al collasso, con la razza umana disperatamente in cerca di una nuova patria da colonizzare e devastare in tempi più o meno rapidi. Fortuna vuole che ad occuparsi di questo esodo di massa ci sia la Corinth, che ha individuato nel lontano Tau Ceti f il pianeta più adatto ad ospitare i nostri futuristici alter ego digitali. Dopo aver esaminato per mezzo di sonde automatiche il remoto globo, spetterà alla nave spaziale Cassiopea raccogliere i dati lungo l’orbita, prima di dare il via libera all’Andromeda, l’altro vascello interstellare destinato ad occuparsi del processo di terraformazione. Un lungo viaggio della durata di 4 anni, durante i quali due ingegneri criogenici si occuperanno del benessere dei restanti membri dell’equipaggio, addormentati all’interno di alcune capsule e in attesa di risvegliarsi per mettersi all’opera una volta raggiunta l’orbita di Tau Ceti f.
Ovviamente, sempre per rispettare i cliché delle avventure spaziali, qualcosa va storto durante il tragitto: l’impatto con un meteorite a poche ore di distanza dalla destinazione finale, darà il via ad una serie di catastrofici eventi, grazie anche ad un simpaticissimo organismo alieno, tutt’altro che amichevole, in grado di replicare le sostanze organiche con cui entra in contatto. Essere umani compresi. Inutile dire come l’incontro ravvicinato con la creatura finirà per mettere decisamente in pericolo la missione della Cassiopea, trasformando ogni velleità di cambiare le sorti del genere umano in una disperata lotta per la sopravvivenza. Prendendo palesemente spunto da La Cosa (per stessa ammissione del team) e condendo il tutto con suggestioni cariche all’immaginario fantascientifico (da Alien a Moon), Directive 8020 costruisce una storia non certo originalissima nelle sue fondamenta, ma che non lesina momenti assolutamente molto riusciti, che non possono che culminare nel più classico dei plot twist finali. L’idea alla base regge e funziona a dovere, garantendo la buona dose di tensione che il genere richiede, grazie anche ad un cast che funziona nel suo insieme. E della cui sorte saremo naturalmente i primi responsabili.
Nello spazio nessuno DEVE sentirti camminare
Come detto in apertura, Supermassive non ha certo scelto di rivoluzionare il genere che ha sdoganato i suoi lavori al grande pubblico, pertanto in Directive 8020 ci troveremo ancora una volta ad affrontare un’avventura narrativa caratterizzata da bivi narrativi. L’identità ludica è la medesima del passato, il loop ludico che ci porterà a prendere alternativamente il controllo dei 5 personaggi giocabili della produzione, a cui si aggiunge un sesto controllabile nell’immancabile prologo. All’interno di ciascun frammento saremo chiamati a prendere decisioni per mezzo di dialoghi a duplice scelta, oppure a superare qualche QTE, presenti però in maniera decisamente ridotta rispetto al passato. Le sezioni scriptate, difatti, hanno lasciato il campo ad una maggiore apertura del gameplay, scelta che rende Directive 8020 uno degli episodi più giocosi dell’antologia firmata Supermassive. Ovviamente questo non rende il tutto un gioco adrenalinico ed action allo stato puro, ma i passi avanti compiuto sono comunque evidenti e palpabili.
Il primo elemento che balza all’occhio è la maggiore apertura degli scenari, che portano ad incentivare l’esplorazione per recuperare documenti e collezionabili. Un mood che viene amplificato anche dalla presenza di piccole location opzionali, talvolta legate al reperimento di particolari codici o ad alcune peculiari interazioni. A corroborare tali premesse ludiche, ci pensano anche i gadget in forza ai protagonisti, che prevederanno alcune chiavi indispensabili per aprire particolari porte chiuse (tramite un semplice minigioco), un comunicatore da polso che permetterà di interagire a distanza con gli altri personaggi e uno scanner che sarà utilissimo per evidenziare meccanismi nascosti e creature ostili. Proprio questa ultima feature sarà indispensabile una volta che sarà introdotta la meccanica inedita più impattante del titolo: lo stealth. Sopravvivere, in Directive 8020 si tradurrà molto spesso nella necessità di muoversi furtivamente, così da sfuggire alle letali creature: l’aggiunta non raggiunge certo le vette dei massimi esponenti del genere, ma una volta calata all’interno del contesto riesce a trasmettere la giusta suspense, oltre a movimentare a dovere un concept che era divenuto un po’ troppo prevedibile.
Be kind, rewind
Gli interventi ludici apportati dal team, comunque, non si limitano al puro gameplay, ma hanno finito per impattare anche sulle diramazioni narrative che caratterizzano il plot. In maniera analoga a quanto visto in Detroit di Quantic Dream (ad oggi l’apice delle produzioni di genere), in ogni momento sarà possibile accedere al diagramma dei bivi che caratterizzano ciascun capitolo, così da modificare in tempo reale le nostre scelte e le conseguenze delle nostre azioni, richiamando a piacimento ogni singola sezione per rigiocarla. Potremo così proseguire liberamente lungo il nuovo percorso, oppure tornare semplicemente sui nostri passi qualora il risultato non sia di nostro gradimento. L’idea è semplice e funzionale in ottica di rigiocabilità, dato che non renderà necessario riavviare ogni volta una nuova partita per poter assistere ad esiti differenti. La funzione, inoltre, permettere anche di saggiare in maniera diretta la bontà degli snodi narrativi presenti, che tengono conto anche di decisioni prese a capitoli di distanza, così da rendere ancora più ampio il famoso effetto farfalla reso ludicamente celebre da Until Dawn.
Insomma, i passi avanti compiuti da Directive 8020 sono decisamente evidenti, ma qualche inciampo di percorso, per quanto marginale nell’economia della produzione, permane ancora. Si parte da qualche sezione narrativamente un pizzico più debole del resto, che si accompagna a sezioni giocate altrettanto meno incisive del resto. La recitazione digitale, per quanto sempre ottima per quel che concerne il motion capture, presta sempre il fianco a qualche momento in salsa uncanny valley che stonano con la bontà generale. Stupisce in negativo, inoltre, l’assenza degli immancabili extra dietro le quinte, sostituite da un paio di video legate al reperimento di particolari collezionabili legati al Curatore e al teaser trailer del prossimo capitolo: un po’ poco visto quello a cui eravamo abituati.
Sono però innegabili tutti i passi avanti lato tecnico compiuti in seguito all’abbandono delle macchine della passata generazione, scelta che ha permesso all’estetica generale di compiere un sostenuto boost qualitativo. La complessità generale ne esce corroborata in modo evidente, così come l’estetica complessiva, sia che si scelga di optare per l’aumento di risoluzione, oppure sull’incremento dei frame al secondo. Meno incisivo è risultato il comparto sonoro che ad un doppiaggio in lingua italiana buonissimo per intensità e mixaggio, contrappone un’effettistica che appare spesso meno consistente e incisiva. Ottima invece la soundtrack, che oltre ai brani in-game accompagna una manciata di canzoni che vanno a chiudere in modo efficace ciascuno degli 8 episodi in cui è suddivisa l’avventura. Presenti anche le consuete modalità multigiocatore, al momento solo in locale ma che andranno ad abbracciare anche quella online in seguito ad un update gratuito post lancio.
Directive 8020 non è la rivoluzione che qualcuno poteva ingenuamente aspettarsi, ma è senza dubbio il segnale più chiaro che Supermassive avesse bisogno di prendersi una pausa, respirare e rimettere a fuoco la propria identità. Il risultato è un episodio che non rinnega il passato, ma lo rilegge con maggiore lucidità: più spazio all’esplorazione, un gameplay finalmente meno ingessato, una gestione dei bivi che valorizza davvero la rigiocabilità e un impianto tecnico che, liberato dai vincoli old-gen, può finalmente mostrarsi per ciò che è. Restano alcune sbavature (qualche caduta di ritmo, un paio di sezioni meno ispirate, un comparto sonoro non sempre all’altezza) ma nulla che incrini la sensazione di trovarsi davanti al capitolo più maturo e consapevole dell’antologia. Se questo è il passo inaugurale della seconda stagione, allora la rotta è quella giusta: più coraggio, più respiro, più volontà di spingere un format che rischiava di diventare prevedibile. Non un nuovo inizio, ma un nuovo equilibrio. E per una serie che vive di scelte, deviazioni e possibilità, forse è proprio la scelta migliore che potesse fare.