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Recensione Cultic

di: Simone Cantini

Sono un boomer e non ho problemi ad ammetterlo, anche perché mentire sarebbe quanto mai superfluo vista l’età. E da bravo player agé non posso che essere cresciuto con intorno lo shooter più boomer di tutti, ovvero l’immortale e immarcescibile Doom. Sarà per colpa di questo retaggio, che non posso fare a meno di fiondarmi su ogni FPS moderno che scelga, consapevolmente, di omaggiare quell’epoca felice del genere in questione, magari solo per riprovare l’agrodolce magia della gioventù. Ed è per questo che oggi vi parlo di Cultic che, dopo un debutto parziale avvenuto qualche anno fa su PC, è pronto a detonare in forma definitiva la sua brutalità retrò anche su console: preparate asce, accendini, dinamite e pallettoni, che si va a caccia di cultisti!

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Vedo la gente morta. Tanta gente…

Cultic mette subito in chiaro le cose sin dai primissimi secondi di gioco, quando nei panni di un muto individuo ci risvegliamo sepolti da una catasta di cadaveri mutilati. È l’interruttore che accende in un lampo i riflettori sulla violenza serrata che ammanta la creazione solitaria di Jason Smith. Un lavoro, quello pubblicato sotto l’egida Atari/3D Realms, che ha davvero dell’incredibile per qualità e complessità strutturale, pertanto non lasciatevi ingannare dalla definizione di boomer shooter: Cultic è vecchio solo nella presentazione scenica, per il resto è uno FPS moderno e decisamente più sfaccettato di quello che si potrebbe pensare ad un primo sguardo.

Laddove il titolo firmato Jasozz Games rende pienamente omaggio ai suoi predecessori, è relativamente al comparto narrativo, che appare più come un mero pretesto per dare il via alla solita carneficina. Al centro di tutto, come lascia intuire il titolo, troveremo una setta che ha deciso di trucidare quanti più esseri umani possibile, ovviamente in onore delle solite aberrazioni demoniache. Questo ci porterà, come prevedibile, a sbudellare ingenti quantità di nemici, senza porsi troppe domande. Ad accompagnare chi ama sviscerare i perché dietro alle azioni proposte da un videogioco, ci penseranno allora i consueti documenti sparsi all’interno dei livelli, che forniranno indizi accessori, senza però andare a snaturare l’indole scacciapensieri della produzione. Si poteva fare di più in tal senso? Ovviamente sì. Era poi così necessario? Decisamente no.

Sparare non è mai stato così dolce

Come detto in apertura, l’edizione console di Cultic ci propone l’esperienza completa del lavoro iniziato nel 2022 in esclusiva PC. Una volta avviato il tutto, ecco allora che troveremo ad attenderci il primo capitolo originale, a cui si accompagneranno il secondo e conclusivo atto, un paio di livelli demo ed una modalità sopravvivenza. Insomma, tutto quello che serve per garantire un monte ore davvero considerevole di gioco, che hanno ovviamente nella duplice campagna il piatto più sfizioso. Questo è composto innanzitutto da un gunplay di prim’ordine, capace di garantire una soddisfazione blastatoria indubbiamente di spessore: reattività e feedback delle varie bocche da fuoco sono degne di produzioni ben più blasonate, oltre che caratterizzate da budget a nmila zeri.

Tale bontà è resa possibile anche dall’ottima varietà dell’arsenale a nostra disposizione, che pur presentando strumenti di offesa in linea con le nostre aspettative, non manca di proporre anche qualche stuzzicante variazione. Se pistole e fucili rappresentano piacevoli déjà vu, il discorso si fa più interessante laddove parliamo di esplosivi: candelotti di dinamite e molotov, difatti, stupiscono per il modo assai dinamico con cui colpiscono gli avversari, oltre che per la loro capacità di mettere in mostra la distruttibilità di parti dello scenario. Strizzando l’occhio alla modernità, tutto è anche potenziabile presso appositi banchi di lavoro, ovviamente investendo risorse spesso ben nascoste negli stage.

Chi è stato?

Lo stesso approccio ai vari livelli di gioco, rende Cultic meno boomer di quello che appare, vista l’ampiezza che ne caratterizza una buona parte. Parliamo di un approccio open map che premia differenti modalità di approccio: si potrà caricare a testa bassa gli obiettivi richiesti, così come optare per infiltrazioni più accorte e silenziose, il tutto in nome di una libertà tutt’altro che disprezzabile. Questo è ovviamente reso possibile da un level design che colpisce nel segno, tanto per pura geografia che per costruzione, soprattutto laddove è la verticalità degli ambienti a prendersi la scena. Ovviamente non mancheranno anche momenti più lineari e guidati, ma anche in questi casi le sorprese non mancheranno. Così come a non latitare saranno gli scontri con boss e midboss, la cui natura non sarà sempre poi così prevedibile.

Ecco, allora, che l’anima retrò di Cultic non può che emergere grazie ad un comparto tecnico sporco e volutamente low fi, in cui sarà la presenza massiccia di pixel evidenti a tenere banco. Nonostante questa scelta, l’impatto estetico sarà comunque coerente e piacevole, pur con qualche fisiologica limitazione insita nella natura one man band della produzione. A spiccare in negativo è il riciclo di asset e texture che, vista anche una longevità generale generosissima, non potrà che rendere a tratti monotono l’incedere visivo. Anche il bestiario, pur non essendo affatto risicatissimo, risente in parte di questa problematica, con nemici che dopo un po’ inizieranno a ripetersi in maniera abbondante.

L’aspetto old school del comparto tecnico si scontra, inoltre, con un livello di difficoltà tutt’altro che docile (anche a settaggi inferiori), causato da una precisione balistica dei nemici che ha dell’impressionante: gli avversari sono capaci di centrarci anche distanze siderali, ma non sarà semplice individuare da dove provengano i colpi, dato che la bassa definizione tenderà a rendere indistinguibili le minacce poste a distanza ragguardevole. Unite il tutto ad una aggressività elevata dei vari mob ed al loro considerevole numero, ed ecco che vi troverete spesso a soccombere solo per non essere riusciti a neutralizzare in tempo questi occhi di falco. Si tratta indubbiamente di peccati veniali, che non potranno scalfire l’esperienza per i veterani del genere, ma i meno pazienti potrebbero indubbiamente gettare la spugna dopo qualche morte un po’ troppo gratuita. Senza infamia e senza lode il sonoro, che è risultato efficace e calzante, mentre spiace (ma non si può certo condannare) l’assenza della localizzazione testuale in italiano.

Cultic è uno di quei titoli che dimostrano come il termine boomer shooter possa essere tanto una dichiarazione d’amore quanto una maschera dietro cui si nasconde un progetto sorprendentemente moderno. Pur abbracciando senza pudore l’estetica sporca e la brutalità dei classici anni ’90, il lavoro di Jason Smith riesce a innestare su quella struttura un design più ampio, un arsenale più creativo e una verticalità che non appartenevano affatto ai suoi antenati. Non è un’esperienza perfetta: la ripetitività di alcuni asset, la ferocia talvolta ingiusta dei nemici e l’assenza dell’italiano potrebbero far storcere il naso ai giocatori meno temprati. Ma chi cerca un FPS capace di unire nostalgia e freschezza, brutalità e libertà d’approccio, troverà in Cultic un compagno ideale per tornare a sporcare le mani di polvere da sparo. E per noi boomer, beh… è un po’ come tornare a casa.