Recensione Coffee Talk Tokyo
di: Marco LicandroCoffee Talk è ormai una saga ben piazzata e apprezzata dal suo pubblico, grazie al suo unico mix di generi tra Graphic Novel e Coffee Brewing Sim, creando un miscuglio lo-fi che lo rende particolarmente unico e rilassante. Il suo target: uno specifico tipo di giocatore che, stanco dell’azione e della frenesia, vuole rifugiarsi in uno slice of life fittizio e con elementi fantasy, dove ciò che ci verrà chiesto è ascoltare le vicende dei clienti mentre gli prepareremo delle meravigliose bevande. Addentriamoci quindi nel terzo capitolo della saga, chiamato Coffee Talk Tokyo, e immergiamoci nel suo calore.
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Tè o caffè?
Quando scoprii il primo capitolo di questa saga, mi persi totalmente nella sua narrazione tranquilla e rilassata, tanto che, nella redazione di Console Tribe, il titolo è ormai ancorato categoricamente al sottoscritto, marchiato praticamente a fuoco per tutti gli anni a venire. Nonostante non fosse il mio genere preferito, ho finito per apprezzare questo gameplay rilassante, questo stacco completo rispetto alle richieste sempre più esigenti dei videogiochi odierni.
Se non conoscete la saga, e non sapete di cosa si tratta, ve lo spiego in breve. Coffee Talk Tokyo è esattamente quello che sembra: entreremo nei panni di un barista, servendo bevande ad una clientela unica e che prende ispirazione dalla tradizione Giapponese, mischiando razze feline, yokai, e persino fantasmi. La nostra caffetteria, aperta esclusivamente di notte, è il ritrovo perfetto per chi cerca un momento di riposo dalla routine e dallo stress, dando modo di ritrovarsi con amici o condividere pensieri con perfetti sconosciuti, parlando della vita (e oltre) e ricevendo opinioni e consigli, spesso anche dallo stesso barista, su argomenti che toccano qualsiasi tema sociale e personale.
Ciò che Coffee Talk fa bene è farci immergere nelle storie, raccontate per mezzo di normalissimi dialoghi da caffetteria, rivelati poco a poco senza fretta, scoprendo non solamente i personaggi ma anche il loro passato, le loro ambizioni, e le loro paure.
In una futuristica Tokyo, la caffetteria avrà il suo tocco personale, sfoggiando un look retro e ispirato alla musica. Troveremo scaffali in legno, vinili musicali perfettamente ordinati, ed un look vintage totalmente in disaccordo con il Giappone e tutto ciò che rappresenta, fornendo una visione molto personale e per così dire originale della nazione.
Dopo la tragica scomparsa del creatore, questo nuovo Coffee Talk è stato preso in mano da Toge Productions e portato avanti in suo onore, offrendo un more of the same, ma ricco di quella calma che è era possibile trovare nei primi due titoli.
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Le abilità del nostro barista, così come l’offerta della nostra caffetteria nipponica, saranno entrambe migliorate. Una piacevole sorpresa è stata la possibilità di creare, finalmente, bevande fredde. La presenza di ghiaccio, e persino del gelato, permetterà di servire bevande di tutti i tipi, soddisfando le aspettative di tutti i clienti, e persino le nostre.
Spesso non avremo la ricetta alla mano, e ci toccherà scoprirla da noi, ascoltando attentamente la richiesta del cliente, e sperimentando fino ad ottenere la bevanda perfetta.
La struttura rimarrà uguale a quanto proposto sin dall’inizio, avendo un ingrediente principale, uno secondario, ed infine un terzo tocco finale, ma questa volta potremo scegliere sin da subito se la bevanda dovrà essere calda o fredda.
Il latte art rimane presente, senza nessun tipo di aggiunta al sistema di controllo, creando sfumature al latte che sembra spray pixelato piuttosto di assomigliare a qualsiasi tipo di schiuma, ma per lo meno il team ha deciso di arricchire l’offerta aggiungendo gli stencil: un modo pratico e realmente efficace per creare qualcosa di vagamente artistico sulla nostra tazza.
Questo è quanto per ciò che riguarda il gameplay vero e proprio. Al solito, servire una bevanda sbagliata, o dare una risposta anziché un’altra, andranno ad influenzare non solo le risposte date dai clienti, quanto il loro arco narrativo. Per via di una struttura a finali multipli, e di relazione tra personaggi, il giocatore deve fare uno sforzo sia come barista che come amico. L’app di Tomodachill 2.0, è ora un social a tutti gli effetti, dove potremo guardare i post dei nostri amici/clienti, controllare i commenti e le foto postate, tenendo traccia della loro vita anche al di fuori della caffetteria.
La versione per Nintendo Switch 2 testata presenta anche la possibilità di usare sia lo schermo touch che la modalità mouse, mostrando un puntatore a schermo, permettendoci di godere del titolo come mai prima d’ora. Utile per chi abbia voglia di giocare sul monitor, o comodamente sul tavolo con la Switch in modalità portatile.
The Same
Il gameplay proposto da Coffee Talk Tokyo è esattamente quanto già visto finora, senza nessun cambio, quasi come fosse una espansione del titolo originale, che mescola le carte ma lascia tutto invariato.
Cambia lo sfondo della caffetteria, cambiano i personaggi e le loro storie, ma il motore di gioco, il gameplay, nonché le animazioni mostrano esattamente quanto proposto in precedenza. Il terzo capitolo della saga sembra quasi aver esaurito le idee, proponendo una narrazione molto più semplice e decisamente meno coinvolgente rispetto al passato. Nonostante le tematiche siano sempre solide, toccando temi importanti o controversi come il bullismo, il poliamore, o semplicemente riuscire a fare amicizia da adulti, la maniera con la quale vengono narrate è parecchio scialba e dalla scrittura semplificata.
Dopo due titoli pressoché identici, era forse un po’ ovvio aspettarsi un terzo leggermente diverso e vagamente innovativo, o che abbia almeno una componente narrativa forte, ma Coffee Talk Tokyo si limita a fornire quanto già visto, con dialoghi a volte al limite delle tipiche chiacchiere da ascensore, dove la conversazione sembra stirarsi senza un perché.
La delusione è stata tale da pensare che, arrivati a questo punto, il team potrebbe tranquillamente vendere il proprio Coffee Talk Maker ai fan, così che ognuno possa creare la propria storia cambiando le sprites e i dialoghi, visto che il lavoro in questo senso sembra molto più amatoriale di quanto il progetto non lo sia mai stato.
Per ultimo, ancora una volta, manca del tutto la localizzazione italiana, segnando ancora una volta una mancata occasione di poter fornire supporto al nostro pubblico, limitandolo a varie lingue tra cui Inglese, Francese, Spagnolo, ma anche Turco, Giapponese, Coreano, Cinese… ma niente Italiano. Un peccato.
Senza giri di parole
Coffee Talk Tokyo giunge con un titolo fuorviante, offrendo un’esperienza fin troppo familiare e sensibilmente più superficiale rispetto ai capitoli precedenti. Nonostante il peso dei temi affrontati, la componente narrativa cede il passo a una scrittura poco incisiva, incapace di raggiungere la sensibilità e la profondità che avevano contraddistinto la serie.
Con tutta la stima che nutro per il lavoro svolto dal team nel tentativo di preservarne l’eredità, Coffee Talk Tokyo dimostra come non tutte le storie siano destinate a continuare. A volte, per rendere davvero onore a ciò che una saga ha rappresentato, è necessario trovare il coraggio di percorrere nuove strade e riconoscere il momento giusto per scrivere la parola fine.