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Recensione Battlefield 6

di: Donato Marchisiello

Non si può esattamente affermarlo con matematica assolutezza, ma il vecchio adagio “dalle stelle alle stalle” vale, spesso e volentieri, anche al suo contrario. Un intro dovuto quando, con benevolo ottimismo, si approccia a Battlefield 6, novello capitolo della storica saga ritornata sul mercato 5 anni dopo il non particolarmente apprezzato, almeno nelle battute iniziali, Battlefield 2042. Un ritorno dopo anni di test in quel del Battlefield Labs, dove sparuti fortunati hanno potuto saggiare la lenta evoluzione del prodotto. Dunque, Battlefield 6 riuscirà a riportare in auge lo stendardo di Dice? Scopriamolo con la nostra review per Xbox Series X.

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Battlefield 6 è uno sparatutto in prima persona, dall’animo fortemente multiplayer online ma che non disdegna anche un comparto in single player. Ed è bene sottolinearlo da subito: il prodotto di Dice non è particolarmente adatto ad un pubblico che ricercasse una campagna dalla storia avvincente o dall’alta rigiocabilità. Il single player di Battlefield 6 è incentrato su di un “battibecco” geopolitico tra una NATO in totale disfacimento e la spietata corporazione militare privata Pax Armata, in mezzo alla quale troviamo la squadra di Marines statunitensi Dagger 1-3 che tu guarda un po’, sono gli unici in grado di porre fine al conflitto.

Dagger 1-3 è un gruppo piuttosto archetipico e scontato, composto dai classici “duri e puri” che la cinematografia nord-americana ci ha fatto deglutire, a forza, per decenni. Questo potrebbe essere tutto sommato anche sufficientemente “perdonabile”, se le missioni stesse sembrassero più sapientemente concepite. Ma quasi tutte assomigliano, invece, più ad un guazzabuglio generico di obiettivi generici uniti da un filo conduttore piuttosto forzato. Il tutto, quindi, finisce per somigliare ad una sorta di tutorial molto cinematografico per il multiplayer, come una serie di partite multigiocatore di prova contro bot nemmeno particolarmente intelligenti. Nella migliore delle ipotesi, quindi, la campagna è un’introduzione prima di passare all’online che, per fortuna, è dove Battlefield 6 dà il meglio di sé.

Battlefield 6A

Se volessimo ridurre ai minimi termini il cuore pulsante dell’esperienza online confezionata da Dice, potremmo affermare che l’approccio di Battlefield Studios al multigiocatore sembra semplice, sulla carta, ma è proprio questa sua “semplicità calcolata” che rende Battlefield 6 un gioco enorme ed un gradito ritorno. Da conflitti a fuoco dinamici e scoppiettanti, a edifici che possono sgretolarsi come biscotti in un attimo, fino a quel combattimento veicolare convincente, sia in cielo che in terra, che è poi uno dei centri assoluti dell’esperienza; tutto ciò che i fan conoscono e amano di Battlefield è qui, e funziona bene già dal day one, con l’alchimia tra questi ingredienti che crea infiniti momenti “like reality”, che le recenti iterazioni hanno faticato a concretizzare. V’è da specificare che, per i veterani, è semplicemente un ritorno al passato: Battlefield 6 è il figlio prediletto di quella che, personalmente, ritengo essere la migliore iterazione della saga, ovvero Battlefield 3.

Ma entriamo più in profondità: l’esperienza è piuttosto variegata: vi sono modalità a obiettivi di ogni tipo, come Conquista e Corsa. Varianti più incentrate sullo shooting, come il deathmatch a squadre. Mappe giganti con veicoli terrestri e aerei, mappe più piccole e ravvicinate e tutto ciò che sta nel mezzo. Anche le esperienze personalizzabili di Portal tornano, così come i bot, se i giocatori li vogliono usare. L’offerta è veramente ampia e per tutti i gusti, rendendo Battlefield 6, di base, la migliore esperienza di gioco shooting online se si è alla ricerca di qualcosa che somigli molto da vicino alla realtà.

Quando si allineano tutti i pianeti, con una squadra bilanciata, tutti impegnati a svolgere il proprio ruolo, l’armonia che ne risulta nella guerra di squadra è ancora ineguagliabile, con modifiche semplici e intelligenti (come la possibilità per tutti i compagni di squadra di rianimarsi a vicenda indipendentemente dalla classe) che forniscono miglioramenti graditi. Anche in Battlefield 6, vi saranno le canoniche “classi” che, in varie salse e colorazioni, hanno caratterizzato l’esperienza Battlefield nel tempo. Dopo la sfortunata sperimentazione di 2042 con gli Specialisti, Battlefield 6 ripropone l’iconico e più classico sistema di classi della serie, seppur con alcune modificazioni rispetto al passato.

Battlefield 6A

La classe Assalto è ancora quella, sulla carta, perfetta per chi ama il “fronte”, gli Ingegneri rimangono abili nella guerra antiveicolo, i Supporti sono la linfa vitale di qualsiasi squadra ed una classe piuttosto versatile, rifornendo le scorte e defibrillando gli alleati abbattuti nel mentre sono dediti al fuoco di soppressione, mentre i Ricognitori sono più adatti come guerrieri solitari a lungo raggio. Vi saranno al contempo tante armi ed accessori da sbloccare e fra cui optare, anche se all’apparenza l’esperienza da accumulare necessaria per farlo appaia leggermente “lenta”.

Il class system è simile a quello dei giochi precedenti, ma ora con una personalizzazione molto più ampia per ciascuna. Non solo abilità, ma anche sottoclassi, nuove abilità e qualsiasi classe può usare qualsiasi arma principale seppur vi saranno degli specifici vantaggi in base all’accoppiata classe/arma. Ad esempio, mentre la classe Assalto ha un bonus sui fucili d’assalto, niente impedisce di darle anche un fucile di precisione e qualche trappola. Tuttavia, lo stile di gioco generale e le abilità rimangono invariati, come la possibilità per il medico di rianimare rapidamente tutti, cosa che gli altri non possono fare.

Eppure, in una modifica ancora più interessante, qualsiasi classe può effettuare una, per così dire, “lenta” rianimazione dei propri compagni di squadra. Mentre il defibrillatore del Medico è una resurrezione istantanea, altre classi possono afferrare un giocatore, tirarlo di lato e rianimarlo lentamente, un po’ come accade nella maggior parte dei giochi battle royale, ad esempio. Per quanto piccola, essa è una aggiunta di peso che incoraggia il team working. In generale, fatta salva la paradigmatica necessità di bilanciare ancora più a fondo l’esperienza che, per tutte le variabili e possibilità, resta per definizione profonda e complicata, il gameplay di Battlefield 6 è potente e divertente, seppur non osi, nella sua ossatura ludica, nulla per modificare o proporre innovazione. Battlefield 6 potrebbe esser tranquillamente definito come un Battlefield 3 on steroids, vista la specularità innegabile fra i due capitoli.

Battlefield 6A

Per quanto concerne le mappe, anch’esse sono solidamente ancorate alla tradizione di Battlefield. Colline, montagne, città, strade, corridoi: ve n’è per tutti i gusti e anche nelle modalità con mappe più grandi, i giocatori possono scegliere il ruolo che desiderano interpretare in questa guerra virtuale. Concettualmente parlando, non v’è stata una modificazione dello stile e le aree di scontro, sapranno di “Battlefield” dal primo istante e sono (quasi) tutte già piuttosto solide e bilanciate nella loro esperienza. Un pregio indubbio, che nasconde però il limite intellettuale della “mancata” evoluzione, in questo senso, delle possibilità (sulla carta, illimitate) che la saga offre, ma solo di una (comunque eccellente) riproposizione. Probabilmente, l’unica reale novità in questo senso è l’abbandono di una certa misurazione delle mappe “ultra-large”, in favore di un ripensamento degli spazi complessivi in cui avvengono gli scontri ed un complessivo compattamento delle aree in cui avvengono i clash principali.

Tecnicamente parlando, Battlefield 6 è un prodotto di alto livello. Gli ambienti di gioco sono vasti e dettagliati grazie al potente Frostbite engine seppur vi sia una fisiologica repetita di stage e ambienti secondari. Il taglio cinematografico del gioco è sempre presente, con la distruttibilità degli edifici a farla da padrone (distruttibilità che pare essere in linea con 2042, senza apparente amplificazione). I modelli poligonali sono tutti di alto livello e riescono a rendere l’esperienza visiva quasi indistinguibile da ciò che (purtroppo) osserviamo in televisione.

L’esperienza è sicuramente sublimata dalla cura estetica impressa nel gioco che, al contempo, offre il suo più classico “modus vitae” in un pacchetto con sorprendentemente pochi bug al lancio (ma questo, ovviamente, lo si deve al lungo tempo passato in beta). Probabilmente, l’imperfezione più fastidiosa presente al momento è, talvolta, la mancata registrazione dei colpi riversi sugli avversari, seppur resti occasionale e piuttosto infrequente. Nulla da eccepire anche per quanto concerne la complessiva fluidità: su Series X, entrambe le modalità di visualizzazione, ovvero Performance (sino a 120 fps) e Quality, funzionano egregiamente e non danno adito a singhiozzi di nessun tipo nonostante il “caos meraviglioso” che domina.

L’eccellenza come valore di produzione è eguagliato dal sound design del gioco, che bilancia perfettamente ampiezza e chiarezza nel catturare il puro rumore e le sfumature del dinamico paesaggio sonoro della guerra, dal crepitio di un fucile da cecchino in lontananza al rombo infernale di un carro armato. Sarà addirittura possibile selezionare un differente “codec” dei “suoni di guerra”, in modo da personalizzare lo stile complessivo degli effetti.

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Battlefield 6 è caos magistralmente controllato. E’ cinema e furore, oltre che dinamico divertimento ed un, necessario, ritorno alle origini. Il prodotto di Dice, nonostante la sua eccellenza, è “spaccato”: se il multiplayer di Battlefield 6 è ludicamente eccellente, il single player resta limitato e trascurabile. Un altro limite è, poi, concettuale: il gioco è più che solido e curato in quasi tutti i suoi aspetti, ma manca di “coraggio” (probabilmente, quello che ha avuto 2042 sulla carta, seppur non performando come avrebbe voluto). Resta un’esperienza eccellente e la migliore per quanto concerne la “simulazione” di conflitti su larga scala.