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Recensione Active Matter

di: Donato Marchisiello

Il genere degli sparatutto tattici ad estrazione sta vivendo una fase di forte trasformazione, ma anche di saturazione. Da quando alcuni titoli storici hanno dimostrato che la paura di perdere l’equipaggiamento può generare un’adrenalina unica, molti studi si sono lanciati nella mischia limitandosi a replicare le formule già viste e, naturalmente, contribuendo ad una standardizzazione ed impoverimento concettuale della formula. Per emergere servono idee coraggiose e una personalità chiara. I ragazzi di Matter Team, sotto l’egida di Gaijin Entertainment, hanno raccolto la sfida e creato il proprio “dixit” sull’argomento, ordendo un incubo fantascientifico in cui fisica, tempo e gravità smettono di seguire le leggi della natura. Ecco la recensione della versione Xbox Series X di Active Matter.

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Active Matter è uno sparatutto in prima persona dalle tinte oscure e sci-fi, costruito sulla formula classica degli extraction shooter. La narrativa si discosta dai canoni del genere e abbraccia un immaginario di fantascienza, fisica quantistica e paranoie apocalittiche in stile Guerra Fredda. Il gioco ci vede parte integrante di spedizioni in cui ci troviamo in zone d’ombra isolate e instabili: complessi di ricerca segreti degli anni Cinquanta dove esperimenti andati oltre ogni limite hanno lacerato il tessuto di spazio e tempo. Nei panni di un operatore intrappolato in un loop temporale quantistico, il nostro obiettivo non è solo arricchirci o fuggire, ma sopravvivere agli effetti di una sostanza aliena chiamata “Materia Attiva”.

La storia non arriva tramite lunghi dialoghi o cutscene, ma attraverso la narrazione ambientale: nastri magnetici arrugginiti, documenti burocratici sovietici, laboratori abbandonati in fretta e architetture distorte. L’atmosfera è opprimente e decadente, e la sensazione di calpestare un territorio al tempo stesso sacro e maledetto resta costante dall’inizio alla fine. In questo senso, gli sviluppatori sono riusciti a creare un’ambientazione piuttosto originale e di spessore, che già di base distingue Active Matter dalla pletora (spesso, senz’anima) di titoli del settore.

Active Matter

Pad alla mano, la struttura del gameplay è un mix teso di caccia alle risorse, combattimento tattico PvPvE e continua valutazione del rischio/ricompensa. Una miscellanea piuttosto classica del genere ma che, già in prima battuta, si mostra sufficientemente articolata e profonda da garantire un’esperienza sempre piuttosto intensa. Ogni spedizione si svolge su una mappa quantistica soggetta a un conto alla rovescia: prima che il loop temporale si resetti, bisogna setacciare il territorio, recuperare la Materia Attiva (la più importante risorsa del gioco), raccogliere armi e risorse extra e raggiungere un punto di estrazione. Ovviamente, la morte è sempre dietro l’angolo: vuoi per un mutante, vuoi per un’imboscata tesa da altri giocatori, vuoi per la fine del tempo, morire in Active Matter sarà all’ordine del giorno e renderà ogni partita sempre tesa.

Nonostante una deriva spirituale sci-fi/horror, il gioco meccanicamente si muove in modo piuttosto “realistico”. Il gunplay è volutamente pesante e rigoroso. Il rinculo si fa sentire su ogni arma, il peso del personaggio influenza inerzia e stamina, e la fisica dei proiettili punisce chi si lancia all’attacco senza riflettere. La minaccia non arriva solo dagli altri operatori umani, pronti a eliminarti per il bottino: ci sono anche entità mutanti e costrutti quantistici che popolano le strutture abbandonate, costringendoti a decidere continuamente se ingaggiare uno scontro o procedere in modalità furtiva. Dunque, pensare prima di sparare sarà un po’ il motto di ogni spedizione (e probabilmente la differenza tra il tornare a casa vivi e lo sparire con quella specifica istanza temporale).

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La vera intuizione che differenzia questo titolo dagli altri extraction shooter, è nelle meccaniche legate alle anomalie della Materia Attiva. Durante le perlustrazioni si incontrano zone in cui le leggi della fisica sono alterate: aree a gravità modificata che permettono balzi enormi ma ti espongono al fuoco nemico, bolle temporali che rallentano i proiettili o distorsioni visive che generano “echi” o phantom di altri giocatori. Saper sfruttare o evitare queste trappole trasforma ogni scontro in una partita a scacchi tridimensionale. Estrarre la Materia Attiva richiede strumenti specifici che producono rumore e ti lasciano vulnerabili: bisogna quindi valutare se valga la pena spingersi al centro di un’anomalia per il materiale più pregiato o accontentarsi di un bottino più modesto.

La progressione meta-game è profonda ma ostica per chi non è abituato al genere. La Materia Attiva portata a casa serve come valuta principale per potenziare l’hub, sintetizzare equipaggiamento, sbloccare trattamenti genetici e personalizzare le armi. Il ciclo dà dipendenza, ma la difficoltà favorisce nettamente il gioco di squadra coordinato. Esistono comunque le modalità Isolated (PvE puro), più accessibili per chi gioca da solo, anche se la tensione resta superiore in compagnia. Il titolo è piuttosto longevo, a patto di apprezzare la progressione high risk/high reward tipica del genere. Gli sviluppatori hanno già annunciato una roadmap di aggiornamenti stagionali con nuove mappe, eventi e linee di equipaggiamento. Al day one la varietà di location basta per diverse decine di ore, ma la longevità reale dipenderà dalla costanza dei contenuti futuri.

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Sul fronte tecnico e dell’interfaccia su Xbox Series X il contrasto è evidente. Il Dagor Engine regala scorci e interni di grande impatto, con una resa convincente di superfici metalliche, nebbia ed effetti delle distorsioni spaziali. Tuttavia, se la console punta ai 60 fotogrammi al secondo, durante i combattimenti più caotici all’interno delle anomalie ad alta densità di effetti particellari si registrano cali di framerate, accompagnati a volte da screen tearing e dal caricamento ritardato delle texture negli interni. Un altro punto debole è la gestione di menu e inventario, piuttosto macchinosa da sviscerare con il pad.

Di primissimo ordine è invece il comparto sonoro, fondamentale in un extraction shooter quanto la mira. Il sound design, arricchito dalla colonna sonora di Akira Yamaoka, è preciso ed efficace: il ronzio della Materia Attiva avverte della vicinanza di un’anomalia, il contatore Geiger segnala le radiazioni, e l’audio posizionale distingue nettamente passi umani da quelli di una creatura. La musica interviene con parsimonia, lasciando spazio a rumori d’ambiente e frequenze disturbate che alimentano costantemente l’ansia. Il gioco supporta inoltre Xbox Play Anywhere, quindi è giocabile sia su console sia su PC tramite Xbox Store.

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 Active Matter si conferma un’interpretazione solida e fortemente atmosferica del genere extraction shooter. L’unione tra fantascienza delle anomalie quantistiche e gunplay tattico ed esigente regala momenti di tensione autentica e scontri memorabili, ideali per chi cerca un’esperienza cooperativa con personalità. Qualche incertezza sulle prestazioni su Series X (soprattutto nelle situazioni più intense), un’interfaccia inventario poco adatta al controller e una esperienza in solitaria ancora da perfezionare, impediscono al titolo di raggiungere le vette più alte della categoria. Resta comunque un prodotto solido e già tra i più promettenti del settore  ad un prezzo più che ragionevole.