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Recensione 33 Immortals

di: Donato Marchisiello

Nonostante il manierismo la faccia quasi integralmente da padrone, ogni tanto il mondo dello sviluppo indipendente ci propone, tra coraggio e “follia”, prodotti di un indubbio valore sperimentale, concettuale ed anche meccanico. Ed è il caso di 33 Immortals, titolo action che strizza l’occhio agli mmorpg senza esserlo completamente, al contempo offrendo un’ambientazione ed alcune meccaniche interessanti e personali. Ma bando alle ciance, ecco al review del gioco nella sua versione Xbox.

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33 Immortals è un gioco d’azione in due dimensioni con visuale dall’alto, impreziosito da elementi ruolistici e multiplayer. Infatti, ed è necessario specificarlo sin da subito, il prodotto di Thunder Lotus Games, per quanto possa esser esperito largamente in singolo, ha un evidente animo da gioco massivo multiplayer. Ma andiamo con ordine: nel gioco, vestiremo gli eterei panni di un’anima senza volto e dannata, un ribelle che ha rifiutato un destino, all’apparenza, immutabile, sguainando la propria spada per lottare contro Dio e cambiare il proprio fato.

Un incipit interessante ma che, è ovvio, pesca da un’opera letteraria immortale nostrana. L’ambientazione, anche per i “detrattori” della cultura tutta, non può non far immediatamente pensare alla Divina Commedia di Dante Alighieri, una delle opere maxime dell’ingegno umano globale. Anche perché, in sostanza, tutti i personaggi non giocanti ma cruciali del gioco, saranno proprio gli stessi protagonisti dell’immortale opera letteraria del genio fiorentino, seppur leggermente “modificati” (Virgilio sarà, in realtà… “Virgilia”).

Ma come funge il gameplay loop del gioco? Partiremo da un hub centrale, la mitica selva oscura dantesca, che fungerà da riparo sicuro, oltre che da quartier generale dove poter accedere agli npc necessari al nostro potenziamento, oltre che le nostre armi d’offesa. Il titolo ha al momento quattro armi tra cui scegliere: spada, arco, pugnali e bastone, ognuna delle quali offre stili di gioco, mosse e poteri diversi seppur siano tutte caratterizzate da un attacco leggero, uno pesante ed una mossa speciale che potrà esser attivata solo attraverso l’ausilio di altri giocatori. Lo scopo del gioco, in sostanza, sarà risalire ogni piano del mondo ultraterreno dantesco, ovvero, in quest’ordine, inferno, purgatorio e paradiso, per potersi finalmente liberare dal “giogo” divino. Non appena avremo varcato il portale dimensionale, si apriranno le porte di una delle esperienza videoludiche migliori dell’anno: 33 Immortals, in questo senso, rivelerà la propria natura mmorpg.

La mappa, piuttosto ampia e visivamente ben caratterizzata, sarà cosparsa di (tanti) nemici, dungeon speciali e, ovviamente, altre anime dannate con cui dovremo collaborare (anche se, ahimè, al momento non v’è una funzione rapida per creare un party). Abbattere i nemici ci consentirà di ottenere diverse currency, alcune temporanee ed altre, invece, fisse. 33 Immortals, infatti, conserva al suo interno diverse meccaniche roguelike che, naturalmente, vedranno un soft reset di alcune caratteristiche alla nostra morte. Ad esempio, avremo facoltà di raccogliere delle ossa o ottenere della polvere dai mostri abbattuti o scovare potenti reliquie, tutte “monete di scambio” utili al potenziamento del nostro personaggio che, però, svaniranno nel momento del nostro (ennesimo) trapasso. Però, al contempo, scoveremo anche perk e diamanti, questa volta elementi fissi che garantiranno potenziamenti passivi che non evaporeranno con la nostra incorporea dipartita.

Il loop ludico sarà questo: nelle battute iniziali, girovagheremo per la mappa abbattendo nemici o cercando forzieri e scrigni di varia natura, per potenziarci. Dopo un tot, dei dungeon speciali si apriranno: l’obiettivo di tutti gli “immortali” presenti sulla mappa, sarà quello di completare 6 dungeon diversi, al fine di poter accedere alla battaglia contro il boss finale. Un loop concettualmente semplice, così come semplice e diretto è in generale il costrutto meccanico complessivo del gioco, ma che conduce ad una formula ludica divertente ed assuefacente. Il gioco è mediamente impegnativo ma, al contempo, strutturato per partite piuttosto rapide e dinamiche. Probabilmente, al momento, l’unico reale neo della produzione è una certa limitatezza di contenuti generali e qualche angolo da smussare (specialmente, per quanto concerne l’hitbox e l’IA dei nemici), ma nulla più.

Tecnicamente ed esteticamente, 33 Immortals è un’opera di raro pregio che, per certi versi, ricorda la cura e la ricercatezza di Cuphead. In generale, il lavoro profuso di Thunder Lotus Games è un mix di pregevoli disegni a mano e, al contempo, di una estensiva ricerca bibliografica ed artistica sull’immaginario dantesco, a tutto tondo. Basta una non troppo lunga ricerca per rendersi conto dello studio, piuttosto accurato, condotto sui miti e le credenze che hanno ispirato, anche a livello “grafico”, l’opera immortale di Dante Alighieri, per notare la fortissima influenza sul design complessivo di scenari e personaggi. Da un punto di vista tecnico, le animazioni sono fluide e il gioco funziona molto bene sia su console che su PC. Durante il test, sono state davvero poche le imperfezioni riscontrate: probabilmente, la questione più spinosa riguarda le disconnessioni, non frequentissime ma “definitive” poiché fanno perdere senza possibilità di recupero i progressi fatti durante una specifica sessione. Anche il comparto sonoro, va degnamente citato: nonostante una limitatezza numerica di effetti e musiche, il lavoro profuso dallo studio è immenso. Le colonne sonore che faranno da sottofondo alle nostre peripezie sono fenomenali (la soundtrack del purgatorio è eterea ed “ossessionante” allo stesso tempo).

33 Immortals è una rivelazione, ad un prezzo irrisorio rispetto a quello che il gioco offre. Nonostante una certa limitatezza dei contenuti (ma è un accesso anticipato), il prodotto è esteticamente superbo, concettualmente intrigante e meccanicamente divertente, poggiandosi su di un sistema semplice all’apparenza ma sufficientemente profondo da consentire una certa rigiocabilità. Uno “steal” e, già da adesso, uno dei migliori giochi dell’anno, senza se e senza ma.