Razer Wolverine V2 Chroma messo alla prova - Articoli

Tra gli argomenti più dibattuti in redazione sul fronte console war, dovessi citarne solo due, ci sono sicuramente pad e dashboard. Tutti hanno la loro opinione su entrambi gli argomenti ma (quasi) tutti si trovano d’accordo con il dire che il pad Xbox è quello ergonomicamente migliore tra le due console.
A casa mia il rapporto console/controller (conteggiando pure le retroconsole) è praticamente 1:3, quasi un feticcio se vogliamo più che reale necessità di condividere l’esperienza di gioco con altri.
Riguardo Xbox, il miglioramento del pad è stato esponenziale negli anni, anche se in questa nuova generazione non si sono visti grossi miglioramenti rispetto a quella passata. Dovessi trovare dei difetti, questi andrebbero sicuramente verso l’estrema rumorosità nell’uso (rispetto al silenziosissimo DS4) e ai tasti che, se non premuti centralmente, spesso non registrano il comando. Per il resto non ho di che lamentarmi.
Esiste però una categoria di giocatori, quelli più avanzati, a cui il controller originale “sta stretto” sotto tanti punti di vista: sono gamer ultra competitivi a cui la più piccola frazione di secondo risparmiata fa sempre la differenza, per cui ogni comando deve essere accessibile istantaneamente ed il lag portato dalla connessione wireless diventa uno scoglio insuperabile.
In un certo senso sono la nuova frontiera per i produttori di accessori e questo lo si vede dai numerosissimi nuovi prodotti lanciati negli ultimi 2 anni dedicati a questa fetta di mercato: router che promettono minor lag di rete, monitor a latenze bassissime, cuffie, controller, sedie, guanti.
Razer è una delle aziende che sta cavalcando l’onda, grazie ad una esperienza ed una certa fama ormai positivamente consolidata nel corso degli anni dalla sua utenza.
Ho avuto modo di provare per una decina di giorni un nuovo controller, il Razer Wolverine V2 Chroma, terza evoluzione della serie pensata per la piattaforma Xbox ma usufruibile anche su PC: è un pad esclusivamente con filo (anche se questo si può togliere), dedicato appunto ai giocatori evoluti e con qualche soluzione innovativa. Ve ne parlo in questo articolo.

Che sia un prodotto premium nella costruzione e conseguentemente nel prezzo lo si coglie subito: la confezione è molto sobria, non è certo quello che ce lo fa capire, quanto la sensazione che si ha appena lo si impugna.

Plastiche di alta qualità, peso ben bilanciato al centro, tasti che definirei sublimi al tocco ma di cui vi parlerò tra poco.
Di colore nero, con texture che aiutano il grip, ricalca bene o male la linea che controller originale, distanziandosi da esso per alcune soluzioni: i comandi START e SELECT sono posti vicino ai pulsanti LB/RB, è presente al centro un pulsante che abbinato al DPAD può veicolare la chat e sono stati implementati ben 6 nuovi comandi multi funzione (battezzati M1/M6, 2 bumper dorsali più 4 grilletti). Le leve analogiche sono sfalsate e fa sempre capolino il tasto centrale con il logo Xbox. A chiudere la carrellata estetica, un profilo illuminato completamente RGB (configurabile a piacere), molto elegante e poco tamarro. Il cavo in dotazione è lungo 3 metri, non in braide ma con trama anti groviglio. Come detto questo è un comune cavo USB-A/USB-C che può essere rimosso dal pad per rendere più agevole il trasporto.
Presenti nella confezione anche due leve convesse (di cui una più alta) che posso essere sostituite tramite aggancio magnetico a quelle concave già montate ed il manuale di istruzioni (con 100 lingue presenti, meno l’italiano, almeno nella versione ricevuta da noi). Niente case per il trasporto quindi, cosa che non mi ha un po’ sorpreso dato il prezzo a cui viene proposto.

Veniamo all’uso: come detto, una volta impugnato offre una gran bella sensazione. Ben bilanciato, al contrario del pad originale, le leve analogiche si muovono con il giusto attrito e tornano immediatamente in posizione una volta rilasciate. Il pulsanti ABXY meritano un approfondimento a parte: definiti Razer™ Mecha-Tactile, garantiti per oltre 3 milioni di pressioni su ciascun tanto, secondo il produttore sono il 35% più veloce rispetto a quelli del controller originale. Questo valore è rapportato alla minor distanza necessaria per attuare il comando rispetto alla media dei controller in commercio.
Il tasto risponde con un click alla pressione, anche quando questi non è premuto perfettamente al centro. E’ sicuramente la feature che più ho apprezzato in questo prodotto.
La croce direzionale riprende un po’ quella presente sul pad Microsoft ma cerca di migliorarla offrendo switch con tempi di risposta più rapidi. Il risultato però è altalenante: nei giochi (picchiaduro, ad esempio) dove la precisione nelle diagonali è fondamentale, l’ho trovato poco performante. Viceversa dove le diagonali non sono richieste, ha fornito buone risposte.

I tasti dorsali sono tanti, ben 10. Sono presenti i classici LB/RB, anche questi con tempi di risposta e precisione migliori, mentre i trigger (LT/RT) offrono una soluzione denominata Trigger Stop-Switch. Cosa sia è presto spiegato: in certi giochi, tipo racing, avere un Trigger con corsa ampia permette di dosare meglio acceleratore e freno. In certi altri, dove il Trigger è usato proprio come un grilletto, meno corsa è presente e meglio è. Wolverine offre per entrambi i pulsanti (ed in maniera distinta) la possibilità di accorciare la distanza semplicemente attivando un piccolo interruttore posto sul retro. Questa modalità consente una cadenza di tiro più elevata ed un tempo di risposta più basso.

Gli altri pulsanti multifunzione e personalizzabili sono invece dislocati in due posti, uno sulla fascia dei tasti dorsali (molto comodi per certe funzioni) e 4 sul retro del controller, raggiungibili con anulare e mignolo. Di fabbrica escono mappati per replicare A/B/X/Y e L3/R3 ma possono essere personalizzabili tramite l’applicazione, scaricabile gratuitamente dallo store Xbox o da quello PC. Non si possono associare macro a questi tasti, almeno per il momento, ma molti giochi supportano già la rimappatura di alcune funzioni proprie del titolo, associandole ad un singolo pulsante.

Le leve analogiche sono molto performanti, sia nell’attrito che nella precisione. Anche qui la personalizzazione è elevata, sia nella sensibilità (da app può essere programmata in maniera distinta per ambo le leve e poi salvata e richiamata tramite profili, nel caso si volessero gestire per differenti giochi o occasioni), che per tipologia di leva. Quelle di default sono concave e standard come altezza, ma nella confezione sono incluse due leve convesse (molto più precise negli FPS), di cui una leggermente più alta. L’attacco è magnetico, solito e fatto bene. E’ chiaro che la concorrenza, a livello di personalizzazione hardware, offre molto di più, quindi mi aspettavo di meglio da questo punto di vista. Anche la vibrazione è completamente personalizzabile come intensità.

Terminiamo con il profilo RGB, personalizzabile nei colori che nel comportamento, sempre tramite app. Si può disabilitare completamente, fargli processare tutti i 16 milioni di colori supportati in loop, oppure sceglierne due e alternarli a mo’ di pulsazione. Presente inoltre la possibilità di scegliere un singolo colore che resterà quindi fisso. Ho trovato la presenza di questo profilo molto ben implementata e per nulla invadente o eccessiva, come si potrebbe in un primo momento ipotizzare.

Messo su strada, il controller si comporta molto bene con tutti i generi di giochi, tranne che per quanto riguarda (come già detto) i picchiaduro, per i quali non posso consigliarvi l’uso di questo prodotto se siete amanti del DPAD. Un appunto lo posso muovere solamente sulla dotazione: per il prezzo a cui è proposto mi aspettavo una custodia per il trasporto e qualche opzione hardware in più. Il controller Elite, giusto per citarne uno, li offre per poche decine di euro in più.
Altra questione che non ho ben capito è il fatto che il controller sia solamente utilizzabile via cavo. Per il gaming competitivo a cui è rivolto è chiaro che il cavo è un dogma: è l’unica maniera, con le tecnologie attuali, per non avere lag. Introdurre però anche il supporto via Bluetooth non sarebbe stata una cattiva idea, vista anche la possibilità che è stata data di rimuovere il cavo di collegamento.
Godere infatti di tutti i plus che questo prodotto offre, anche rinunciando volontariamente ai vantaggi che porta il cavo in termini di lag, con la comodità di non dipendere dai fili, avrebbe forse attratto all’acquisto più persone. Anche perché 3 metri di cavo possono risultare un bel vincolo per chi è abituato a giocare in un salotto bello spazioso.

Il Razer Wolverine V2 Chroma è disponibile presso tutti i negozi al prezzo consigliato di €159.99
Ringraziamo Razer per averci offerto la possibilità di testare questo prodotto.