Gears of War 3: Beta Multiplayer - Articoli

A circa cinque mesi dalla data di uscita dell'attesissimo Gears of War 3, parte la beta multigiocatore che ci ha permesso di testare le qualita' del nuovo comparto online del futuro capolavoro Epic Games. Qualora siate intenzionati a scoprire tutte le migliorie destinate al gameplay, come ad esempio le nuove armi e le nuove uccisioni finali, vi invitiamo a proseguire con la lettura! Marcus e compagni vi attendono a braccia aperte! Che state aspettando?

A circa cinque mesi dalla data di uscita dell’attesissimo Gears of War 3, parte la beta multigiocatore che ci ha permesso di testare le qualità del nuovo comparto online del futuro capolavoro Epic Games.

New and improved!

Cominciamo elencando le novità inerenti alle armi, ai personaggi e alle mappe. Accedendo per la prima volta, avremo a disposizione soltanto due personaggi, Marcus e Dominic, gli altri verranno sbloccati con il progressivo salire di livello. Le armi a nostra disposizione per iniziare la battaglia sono stavolta ben cinque: tra i fucili d’assalto troviamo il classico Lancer (la cui potenza di fuoco è stata lievemente incrementata), l’Hammerburst (il cui mirino di precisione è stato reso molto simile a quello del Longshot ed il rinculo leggermente diminuito) e il nuovo Retro-lancer, un’arma primitiva risalente alle guerre Pendulum, efficacissimo dalla breve e media distanza ma praticamente inutile sul lungo raggio, dato il poderoso rinculo che lo rende estremamente impreciso. È equipaggiato con una classica baionetta: tenendo premuto il tasto B vedremo il nostro personaggio prendere la rincorsa e, qualora dovessimo trovare sulla nostra strada un nemico, lo vedremo letteralmente impalato dalla nostra lama. Attenzione però, durante la rincorsa saremo estremamente vulnerabili agli attacchi nemici, quindi sarà bene effettuare questo attacco solo se si è certi di colpire il bersaglio.
Le armi secondarie comprendono il noto Shotgun Gnasher (che troviamo leggermente depotenziato sulla media distanza) e l’inedito fucile a canne mozze. Quest’arma si rivela a dir poco devastante sulla brevissima distanza, consentendoci talvolta di eliminare facilmente due nemici contemporaneamente. Il rovescio della medaglia è la sua scarsa portata (solo 4 pallettoni), la sua totale inutilità dalla medio-lunga distanza ed i secolari tempi di ricarica che, qualora dovessimo mancare un colpo, ci condannerebbero a morte certa.
Un arsenale iniziale incredibilmente versatile che ci permetterà di equipaggiarci sia per combattimenti a corto raggio sia per scontri dalla lunga distanza, favorendo lo stile di gioco che più ci aggrada.

Dopo le versioni dorate dei fucili d’assalto già viste nello scorso capitolo, quest’anno Epic ha permesso al giocatore di personalizzare esteticamente il proprio equipaggiamento ed il proprio soldato. Ogni arma avrà diverse colorazioni e i personaggi almeno due costumi bonus, ovviamente tutti sbloccabili all’aumentare del grado. Gradevole anche la possibilità di esporre i propri successi attraverso le medaglie. Queste terranno conto di obiettivi specifici e conteranno cinque livelli di prestigio, tra tutte le medaglie che avremo sbloccato potremo sceglierne una che comparirà a lato della nostra gamertag durante le partite. Tra le armi che potremo invece trovare sulle mappe di gioco, per ora abbiamo soltanto due new entry: il Digger Launcher, un fucile in grado di sparare missili organici che viaggiano nel sottosuolo in grado di uccidere all’istante il primo nemico che si porrà sulla loro traiettoria e l’incredibilmente potente One Shot, una sorta di gigantesco cannone laser di precisione capace di uccidere il nemico al primo colpo.
Buttate nella mischia anche le granate incendiarie, letali se colpiranno in pieno il nemico ma anche una valida scelta tattica per impedire agli avversari di raggiungere una determinata zona, coprendo il pavimento di fuoco e rendendo così l’area temporaneamente inaccessibile, oppure, lanciate alle spalle, impediranno al nemico di ripiegare.
Se si può apprezzare l’introduzione del Digger Launcher, in quanto permette nuovi approcci alla battaglia (grazie alla possibilità di raggiungere il bersaglio anche dietro le coperture), c’è un po’ di perplessità per quanto riguarda il One Shot, un’arma talmente potente da non lasciare praticamente scampo a chi viene designato come bersaglio da chi la imbraccia. Tuttavia ha una portata di colpi limitata e raggiungerla in tranquillità non sarà mai facile in quanto i due team si contenderanno furiosamente l’area del suo respawn.
Un discorso a parte va fatto per il ribilanciamento subito da tutto il comparto granate. La granata a inchiostro, ad esempio, ora esplodendo stordirà temporaneamente l’avversario mentre diminuirà l’area infestata dal veleno. Anche i fumogeni stordiranno per un po’ di tempo chi ne subirà l’esplosione, consentendogli tuttavia di continuare a muoversi ma creando una cortina di fumo molto più fitta e duratura. Tutte le granate poi, se usate come mine di prossimità, consentiranno di scampare ad una morte prematura, in quanto il tempo che intercorre tra il nostro passaggio e l’esplosione è stato lievemente allungato per evitare di creare trappole eccessivamente efficaci e penalizzanti.

Everything’s fine

Parlando ora dell’aspetto più importante è doveroso segnalare che attualmente i server dedicati non sono ancora attivi e che le partite continueranno ad essere hostate tra console. In caso di disconnessione dell’host la partita entrerà in pausa finché non ne verrà designato uno nuovo, ovviamente attraverso l’analisi delle migliori connessioni presenti.
Nonostante questo particolare, la stabilità del netcode è pressoché totale ed i passi in avanti rispetto al precedente capitolo sono pachidermici. Le partite si svolgono in totale assenza di lag nonostante l’host abbia ancora un piccolo vantaggio, estremamente ridotto però se confrontato con quanto visto in Gears 2.
Da tutto questo deriva anche il nuovo sistema di gestione delle collisioni. Sia i colpi sparati che gli attacchi melee infliggeranno una diversa percentuale di danno a seconda della parte del corpo colpita. Ad esempio sarà più facile atterrare un avversario sparando alle gambe oppure un attacco ravvicinato risulterà più efficace se portato alle spalle. L’attacco in mischia è stato reso nettamente meno efficace (in potenza e raggio d’azione), in modo da sfavorire la famosa e detestata combo “gomitata e sparo”, fatale in quasi ogni occasione.
Tra le nuove aggiunte troviamo anche la possibilità di recuperare l’energia una volta a terra in maniera autonoma. Una volta raggiunta una zona sicura (strisciando) dovremo premere velocemente il tasto A per vedere il nostro alter-ego rialzarsi e rimettersi in piedi, tuttavia avere vicino un fido compagno di squadra pronto a rianimarci sarà sempre una situazione molto più congegnale.
Finalmente risolto anche il famoso “risucchio” che affiggeva la motosega del Lancer e che permetteva di “agganciare” (o essere agganciati) il nemico ed ucciderlo anche trovandosi relativamente distanti da esso. Stavolta per eseguire un’uccisione con la motosega bisognerà essere veramente vicini al bersaglio per evitare di rincorrerlo venendo così falciati dai colpi nemici.
Tra le nuove mosse disponibili segnaliamo il pubblicizzato “calcio in faccia” allo scavalcamento di una copertura con il quale stordire ed allontanare momentaneamente un avversario nascosto dietro il nostro stesso riparo, e la possibilità di attaccare una granata ad un nemico preso come scudo umano, scaraventandolo poi verso i suoi compagni per provocare una clamorosa esplosione collettiva.
Una nota negativa è rappresentata dal nuovo sistema di raccoglimento di armi e munizioni: non basterà più premere il tasto X ma occorrerà tenerlo premuto per un paio di secondi. Una scelta a dir poco discutibile e poco pratica che espone ai pericoli del campo di battaglia chiunque esegua quest’azione.
Tra le aggiunte più interessanti segnaliamo anche la possibilità di scambiarsi le armi con i proprio compagni di squadra; mirando verso un compagno e tenendo premuto X potremo “chiedere” a un nostro commilitone se vuole scambiare la sua arma con la nostra, un fattore molto utile quando ci si troverà a secco nelle situazioni più delicate o qualora si volesse lasciare un’arma importante, come il Longshot o l’arco Torque, al compagno più esperto. Infine è bene sottolineare come la visuale sia stata leggermente allontanata dal personaggio, in questo modo si avrà una visione di gioco più ampia, soprattutto quando si è in copertura.
Per il resto il ritmo d’azione resta sempre frenetico, avvicinandosi per caratteristiche più al primo capitolo, dove i movimenti e la corsa dei protagonisti erano più veloci e l’azione era sempre serrata, senza un attimo di respiro. Il merito è anche delle nuove mappe (per ora quattro) realizzate in modo tale da incanalare l’azione in punti specifici senza favorire il famoso “camping” e quindi fastidiosi momenti di stallo.